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L’esplorazione dell’inconscio

Beatrice Vivaldi

Classe VD

A.s. 2006/2007

L’esplorazione dell’inconscio è più antica di quanto realmente si pensa e precede di molto la nascita della psicanalisi. Intuitivamente i pensatori dell’antichità avevano già gettato le basi di quella che sarà nel panorama del Novecento il grimaldello critico e la motivazione principale di ogni ricerca psicanalitica: la riflessione sull’animo umano, il conoscere se stessi.

Da Solone in poi la ricerca filosofica ha preso sviluppi diversi, il punto di arrivo attuale elaborato dalla Psicanalisi coincide con il punto di partenza proponendosi come una forma estremamente evoluta e raffinata di ontologia (ricerca delle origini).

Solo la Psicanalisi infatti ha elaborato una psicologia dell’inconscio, cioè si è servita del concetto di inconscio allo scopo di intravedere nella sua struttura e nel suo significato numerose manifestazioni della vita psichica normale e patologica. Tutte le altre specializzazioni del Sapere pur partendo dallo stesso presupposto lavorano e indagano su un oggetto che è esterno al soggetto pensante.

Ricostruire la storia dell’inconscio equivale a ricostruire la storia dell’umanità.

Possiamo tranquillamente affermare che tutta la storia del pensiero umano si muove attorno a un presupposto cardine che attinge dal materiale inconscio. La ricerca scientifica stessa da dove estrae il materiale del suo divenire storico se non dall’Inconscio stesso? Come osserva recentemente Silvia Montefoschi, una delle principali pensatrici di Psicanalisi evolutiva: da dove estrae infatti l’uomo l’immagine del “big bang” se non attingendolo dal proprio inconscio collettivo che è in sostanza il nostro codice genetico?

Il concetto di Inconscio è molto più complesso di quanto abitualmente si pensi. Jung stesso dichiarava di adoperare il concetto di inconscio in un senso molto più esteso delle normali determinazioni freudiane. Lo stesso termine può essere sostituito con il termine di Dio se consideriamo l’Inconscio la percezione dell’Inconoscibile, del Noumenico.

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L’inconscio prima della psicanalisi

L’inconscio, prima di diventare oggetto di indagine sistematica e scientifica, è stato compreso in maniera intuitiva in varie epoche e la sua conoscenza è stata prevalentemente di tipo empirico. Ha attratto l’interesse di tutte quelle discipline che hanno al centro della loro ricerca l’uomo nei suoi differenti aspetti: dalla filosofia all’arte, dalla religione alla magia.

Arte e letteratura, con il loro linguaggio simbolico, costituiscono uno dei luoghi privilegiati della sua espressione. La filosofia, invece, ha tentato da sempre di definirne natura e collocazione. I filosofi, dai mistici dell’India ai Padri della Chiesa, da Platone ai razionalisti del Seicento, sono stati costretti a postularne l’esistenza per spiegare alcuni aspetti.

Le società primitive e la medicina

Presso le società primitive, l’inconscio, identificato come anima, è stato visto come mezzo di accesso alle potenze esterne, di natura spirituale o trascendente. La sua esplorazione si è limitata alla messa a punto di una serie di pratiche e rituali impiegati nella cura di certe malattie e gelosamente custoditi e tramandati da una privilegiata casta di saggi, sciamani, stregoni e uomini di medicina.

Queste arcaiche e rudimentali tecniche di guarigione, in cui religione e magia sono strettamente congiunte, offrono sorprendenti intuizioni di molti dei principi che sono alla base delle attuali terapie psicanalitiche, tanto che in esse si può individuare la radice da cui è scaturita la moderna psichiatria dinamica.

Un connotato che accomuna la medicina primitiva alla psicoterapia odierna concerne la natura delle tecniche e dei trattamenti praticati. In entrambi i casi l’efficacia dell’intervento è resa possibile dalla fede del guaritore nelle proprie capacità, fede del paziente nell’abilità del guaritore e infine dal fatto che malattia, metodo di guarigione e guaritore siano riconosciuti e accettati all’interno della comunità.

Lo sciamano come lo psicanalista godono di grande prestigio all’interno della loro comunità. Un’altra somiglianza può essere colta nel moderno concetto di transfert e nell’idea della terapia come estrazione dell’oggetto malattia.

Secondo questa teoria la condizione patologica è determinata dalla presenza di una sostanza dannosa all’interno del corpo che deve essere estratta dallo stregone e materializzata in un oggetto esterno. Con il concetto di transfert la nevrosi è “spostata” sulla figura del terapeuta, e così oggettivata può essere analizzata e risolta.

Il cristianesimo e il concetto di inconscio

L’avvento del Cristianesimo ha contribuito a gettare una luce negativa sul concetto di inconscio, influenzando le categorie di giudizio del mondo e della cultura occidentali. Scindendo l’uomo in una metà superiore e una inferiore, ha rimosso la parte oscura, addomesticando la parte superiore per adattarla alla civiltà.

Si può cogliere un certo parallelismo tra alcune pratiche pagane e alcuni rituali della liturgia cristiana, con il concetto di peccato accentuato nel caso del Cristianesimo.

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È l’esempio della confessione che, perdendo la dimensione collettiva di cui godeva nelle società primitive, diventa un atto privato esercitato da un singolo di fronte a un altro singolo al quale si riconosce l’autorità spirituale di ricevere la rivelazione del “segreto patogeno” e concedere l’assoluzione dal peccato e quindi la liberazione dal dolore.

Tale pratica, spogliata della sua valenza religiosa, è uno dei principi su cui si fondano molte terapie psicologiche moderne, con il concetto di peccato trasformato sotto forma di “senso di colpa”.

Queste tematiche del “segreto patogeno” e della confessione influenzarono anche la produzione letteraria sia a livello di contenuti che di forma, favorendo la nascita di un vero e proprio genere, quello dell’autobiografia psicologica che comprende opere come le “Confessioni” di S. Agostino fino ai romanzi psicologici dell’Ottocento.

L’illuminismo e la psichiatria dinamica

Nella seconda metà del XVIII secolo, l’Illuminismo e il diffondersi della sua ottimistica fiducia nella capacità della ragione di decifrare e interpretare la realtà favoriscono lo sviluppo della psichiatria dinamica.

Il termine “anima”, gravido di implicazioni religiose e morali, viene sostituito con il termine “psiche”, più neutro e tecnico. La mente non viene più vista come la sede dell’integrità e della sanità, ma viene concepita come un sistema dinamico, caratterizzato dalla contemporanea presenza di processi consci ed inconsci e dal “conflitto” prodotto dalla loro interazione.

Lo studio della psiche si avvia così a diventare una scienza: la psichiatria dinamica rappresenta il primo tentativo di conoscere, interpretare e sistemare l’inconscio sulla base di principi scientifici e metodologie rigorose.

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Il romanticismo e l’irrazionale

È nella cultura romantica e nel risalto da essa concesso all’irrazionale che si può rintracciare il nucleo dell’interesse verso le regioni profonde e sommerse della coscienza.

Mentre l’Illuminismo aveva elaborato i principi dell’addestramento della volontà e la subordinazione alla ragione delle emozioni, concepite come fattore disturbante, il Romanticismo individua nella sfera inconscia della mente il punto di contatto fra l’uomo e le forze universali della natura.

Non a caso uno dei principi della cultura e filosofia romantiche è l’unità essenziale di uomo e natura, entrambi indagati al di là dell’aspetto visibile. Tutta la realtà viene vista come dominata da una legge delle “polarità”: coppie di forze antagoniste e complementari che unendosi danno luogo all’indifferenza.

L’esistenza di un principio bipolare non si esplica solo all’interno della natura nell’opposizione giorno/notte, forza/materia, ecc., ma è presente anche a livello della fisiologia umana come nei termini sonno/veglia, inconscio/coscienza, sfera vegetativa/animale, fra loro in rapporto di dinamica interazione.

Ciò determina due conseguenze: l’uomo viene esaltato per quegli aspetti “naturali” di spontaneità e di creatività che gli permettono di sentire la natura e i suoi simili.

Inoltre la natura viene antropomorfizzata, considerata come organismo vivente dotato di una sua misteriosa forza spirituale, che si cerca in vari modi di raffigurare e misurare.

Il termine “inconscio” trova impiego proprio a partire dall’età romantica: nella seconda metà del Settecento termini con significati prossimi a quello di “inconscio” furono resi popolari da Goethe, Schiller e Schelling e la parola “unconscious” si diffuse in Inghilterra soprattutto dopo il 1800, per esempio negli scritti di Wordsworth e Coleridge.

Strettamente collegata al concetto di inconscio è l’idea di un senso interiore, tramite tra l’uomo e la natura, destinato ad affiorare nell’ambito di quegli stati eccezionali della psiche (estasi mistica, ispirazione poetica, sogni) in cui vengono meno la coscienza oggettiva e il controllo della ragione.

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La scrittura autobiografica

La scrittura viene pertanto identificata come uno degli spazi privilegiati in cui si attua il confronto tra la superficie visibile e la sfera profonda della psiche, il luogo in cui può esplicitarsi la tensione fra gli opposti.

Particolare importanza riveste al riguardo la scrittura autobiografica. Inaugurata dalle “Confessioni” di Jean Jacques Rousseau, nasce ora l’autobiografia in senso moderno che cessa di essere testimonianza storica, resoconto della formazione intellettuale di uno scrittore, ma diventa indagine introspettiva nel tentativo di cogliere i legami sottili che uniscono azioni ed emozioni e giungere così alla piena comprensione dei fondamenti di un carattere e di una personalità.

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Sintesi

Introduzione. Esplorazione dell'inconscio: un percorso storico tesina

La tesina di maturità descrive il tema dell'inconscio. L’esplorazione dell’inconscio è più antica di quanto realmente si pensa e precede di molto la nascita della psicanalisi. Intuitivamente, i pensatori dell’antichità avevano già gettato le basi di quella che sarà nel panorama del Novecento il grimaldello critico e la motivazione principale di ogni ricerca psicanalitica: la riflessione sull’animo umano, il conoscere se stessi. Da Solone in poi, la ricerca filosofica ha preso sviluppi diversi, il punto di arrivo attuale elaborato dalla Psicanalisi coincide con il punto di partenza, proponendosi come una forma estremamente evoluta e raffinata di ontologia (ricerca delle origini). Solo la Psicanalisi, infatti, ha elaborato una psicologia dell’inconscio, cioè si è servita del concetto di inconscio allo scopo di intravedere nella sua struttura e nel suo significato numerose manifestazioni della vita psichica normale e patologica. Tutte le altre specializzazioni del Sapere, pur partendo dallo stesso presupposto, lavorano e indagano su un oggetto che è esterno al soggetto pensante. Ricostruire la storia dell’inconscio equivale a ricostruire la storia dell’umanità. La seguente tesina permette vari collegamenti con le materie scolastiche.

Collegamenti

Esplorazione dell'inconscio: un percorso storico tesina

Filosofia:

Il positivismo, Freud e la nascita della psicanalisi

Italiano:

Italo Svevo, La coscienza di Zeno, Arthur Rimbaud

Storia:

Tra romanticismo e positivismo, l'800

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