Estratto del documento

Tesina multimediale

Di

Paolo Russo

Classe 5° C

Ist. Tecnico Alberghiero di Erice Casa Santa

Anno scolastico

2004/05

In questa tesina ho voluto rappresentare alcuni argomenti, i quali hanno riscontrato in me un senso di interesse. Per quanto riguarda l’ordine strutturale della tesina, per problemi di collegamento, ho deciso di dividerla in due parti.

Gli argomenti che ora Vi cercherò di sintetizzarvi saranno:

  • Giovanni Pascoli;
  • La grande guerra;
  • Le obbligazioni;
  • HACCP and food safety control;
  • HACCP trattato in alimentazione in modo più approfondito;
  • L’igiene degli alimenti;
  • Il bilancio.

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli, nato a San Mauro di Romagna nel 1855, passò un’infanzia lieta e spensierata, ma era ancora fanciullo quando, nel 1867, suo padre fu assassinato da mano ignota.

Questo fu l’inizio di un periodo di lutti familiari: in pochi anni morirono una sorella, la madre e un fratello del poeta. Una vera tragedia che lasciò tracce in tutta la sua opera.

Pascoli compì i suoi studi nel collegio degli Scolopi a Urbino, poi a Rimini, Firenze e Cesena e nel 1873 vinse una borsa di studi per l’università di Bologna, dove ebbe come insegnante Giosue Carducci. Nel 1876, la morte del fratello Giacomo e l’accresciuto disagio economico della famiglia gli suscitarono moti di ribellione, inducendolo a trascurare gli studi per partecipare alle lotte di rivendicazione sociale a fianco dei socialisti e degli anarchici. Nel 1879 però, arrestato per aver partecipato a manifestazioni anarchico-socialisteggianti e assolto, abbandonò la politica per dedicarsi agli studi.

Laureatosi nel 1882, insegnò nei licei di Matera e poi in quelli di Massa e di Livorno, dove riuscì a ricostruire il “nido” familiare con le sorelle Mariù e Ida. Nel 1895 ottenne la cattedra universitaria per l’insegnamento della letteratura latina e greca a Bologna, poi a Messina e a Pisa e, nel 1905, succedendo a Carducci, quella di letteratura italiana di nuovo a Bologna.

Morì a Bologna nel 1912. Le opere principali di Pascoli furono:

Myricae

La raccolta, il titolo è dato dal nome latino delle tamerici, umili pianticelle che sono prese come simbolo di poesia senza pretese, legata alle piccole cose quotidiane e agli effetti più intimi.

Primi poemetti (1897), Canti di Castelvecchio, Nuovi poemetti (1909). In esse Pascoli si rivela sensibile poeta dei campi e dell’intimità familiare, ma anche del mistero, della morte, del cosmo.

Sono liriche che segnano una grande innovazione nella poesia italiana sia per le scelte lessicali e sintattiche, sia per le originali onomatopee e le note impressionistiche di cui abbandona la poesia pascoliana. Spesso le parole assumono un valore allegorico e simbolico arrivando alle soglie del mistero.

Poemi conviviali, odi e inni

Poemi conviviali, che trae ispirazione del mondo classico latino e greco. In Odi e inni (1906), il poeta canta soprattutto l’eroismo e la patria, tra le opere di intonazione storico-politica ricordiamo: Canzoni di re Enzio (1909), Poemi italici (1911), Poemi del Risorgimento (1913).

Il Fanciullino

Tra i saggi il più importante è Il Fanciullino, pubblicato nel 1897 sulla rivista “Il Marzocco” e, ampliato, nel 1903. Per Pascoli la poesia è il solo strumento possibile di conoscenza del mondo. Il poeta, dotato di una vista più penetrante di quella degli altri uomini, si fa il “veggente”, cioè può andare oltre le apparenze reali ed esplorare l’ignoto. Nel saggio Il Fanciullino, in cui il poeta definisce i caratteri peculiari della sua poesia basata su un fondamentale irrazionalismo, su una visione a logica e fanciullesca della realtà. Per Pascoli il poeta è l’uomo che sa ascoltare e dare voce al fanciullo che dentro di sé.

Il poeta dunque, come il fanciullo, scopre il mondo intorno a sé con meraviglia e, al di là, ne intuisce i segreti e ne esprime le voci misteriose con immediata freschezza.

La poesia dunque esprime una realtà primitiva, ma ricca di parole e di voci onomatopeiche.

  • Svela le sue trame più segrete, le corrispondenze più nascoste.

Pascoli traduce le atmosfere e gli stati d’animo in frammenti lirici ricchi di musicalità, in questo linguaggio aderente alle cose, nella scelta particolare della parola, carica di echi suggestivi.

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero

Nebbia

Sembra un aratro senza buoi, che

È una poesia a rima alternata nell’ultima strofa “ABAB”

pare

Il rumore dei panni sciacquati

Dimenticato, tra il vapor leggero.

La prima strofa è di carattere visivo, invece la seconda è di carattere uditivo.

E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare.

È una metonimia, cioè il rapporto tra due parole che hanno un rapporto effettivo.

Con tof(i) spessi e lunghe cantilene.

Riferimento autobiografico.

Frasca e rimasta assonanza, perché rimano con le stesse vocali.

Il vento soffia e nevica la frasca,

E tu torni ancora al tuo paese!

Campo

Quando partisti, come son

La prima guerra mondiale

La Prima guerra mondiale (1914-1918) ebbe varie cause, di tipo remote e di tipo politiche.

Queste cause remote erano di carattere politico, economico, militare e socioculturale.

Le cause politiche riguardavano i contrasti fra gli Stati europei ed alcuni problemi presenti al loro interno, e precisamente:

  • Il desiderio di rivincita dei Francesi rispetto alla grave sconfitta subita dai Tedeschi;
  • La secolare rivalità fra Austria e Russia per il predominio nell’area dei Balcani;
  • Il malcontento delle varie nazionalità presenti all’interno dell’Impero austro-ungarico ed in particolare degli Slavi e degli Italiani del Trentino e della Venezia Giulia;
  • La presenza di due schieramenti di Stati contrapposti: la Triplice Alleanza (Germania, Austria, Italia) e Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia, Russia).

Le principali cause economiche invece furono:

  • La rivalità economica, riguardava la Gran Bretagna e la Germania, provocata soprattutto dalla rapida crescita economica di questa ultima. Di fatti fra il 1887 e il 1912 il volume del commercio tedesco era più che raddoppiato rispetto a quello degli altri paesi industrializzati. Inoltre la Germania, dato questo suo sviluppo vertiginoso, non solo preoccupava gli Inglesi ma anche i Russi per i loro forti interessi in quelle zone;
  • La necessità per tutte le potenze industriali di espandere il proprio mercato e di garantirsi il rifornimento delle materie prime.

Le cause militari sono da ricercarsi nella politica militarista delle grandi potenze e nella “corsa agli armamenti”. In questa situazione fu determinante la spinta dei forti gruppi industriali, soprattutto dei proprietari delle fabbriche di materiale bellico e delle industrie pesanti.

Sin dai primi del Novecento alcune popolazioni manifestavano atteggiamenti favorevoli alla guerra. La scelta dei governi di dichiarare la guerra o di entrare nel conflitto già in atto fu facilitata:

  • Dal dilagante nazismo;
  • Dalle tesi razziste;
  • Dall’applicazione del darwinismo alle relazioni internazionali, cioè dalla convinzione che la guerra tra gli Stati fosse l’equivalente della lotta per la sopravvivenza nella natura;
  • Dal fatto che molti giovani vedessero nella guerra l’unica possibilità di cambiamento della situazione sociale e politica.

La situazione in cui riversava l’Europa era veramente critica, infatti bastava una scintilla per far esplodere il conflitto. E la scintilla scoccò il 28 giugno 1914, quando un nazionalista serbo uccise a Sarajevo l’erede al trono d’Austria, l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie.

L’attentato era stato preparato a Belgrado ed il governo serbo, secondo gli Austriaci, non aveva fatto nulla per impedirlo. In realtà l’Austria approfittò del grave fatto di sangue per motivare un’aggressione militare alla Serbia e risolvere finalmente la questione balcanica.

Il 23 luglio inviò alla Serbia un ultimatum che richiedeva entro 48 ore:

  • La sospensione delle organizzazioni irredentistiche degli slavi;
  • Il divieto di ogni forma di propaganda antiaustriaca;
  • L’apertura di un’inchiesta sull’attentato, condotta da una commissione mista serbo-austriaca.

Erano richieste deliberatamente umilianti. Il governo serbo non poteva che respingerle, perché accettandole avrebbe di fatto rinunciato alla piena sovranità sul proprio territorio. Di conseguenza il 28 luglio l’Austria dichiarò guerra alla Serbia.

Immediatamente si riassemblarono di nuovo le alleanze, dal conflitto fra Australia e Serbia si passò ad una guerra europea.

All’ordine di mobilitazione generale impartito all’esercito il 29 luglio 1914 dallo zar di Russia, rispose la Germania che dichiarò guerra alla Russia il 1 agosto dello stesso anno, appena dopo due giorni dichiarò guerra anche alla Francia in quanto alleata della Russia.

L’attacco della Germania ben studiato da tempo consisteva in un massiccio attacco alla Francia che prevedeva l’accerchiamento delle difese militari mediante l’attraversamento di Belgio e Lussemburgo. L’occupazione di questi paesi neutrali determinò l’intervento dell’Inghilterra al fianco della Russia e della Francia 4 Agosto 1914.

Intanto solo l’Italia decise di rimanere neutrale, nel frattempo al fronte occidentale l’attacco tedesco non ebbe il successo previsto perché solo quando arrivarono all’incirca a 40 chilometri da Parigi, i Francesi riuscirono a bloccarli sul fiume Marna, questa guerra durò dal 6 al 12 settembre nella quale persero la vita tantissimi militari di entrambi i fronti.

Sul fronte occidentale, tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, i Tedeschi sconfissero i Russi, ma ben presto si giunse anche qui ad una situazione di stallo, nel frattempo il 31 ottobre decise di entrare in guerra al fianco degli imperi centrali anche la Turchia.

Nell’agosto del 1914, il governo presieduto da Antonio Salandra proclamò la neutralità del nostro paese “Italia” appellandosi alle clausole della Triplice Alleanza, che prevedeva solo guerre difensive, ma siccome la Germania come l’Austria, non erano stati aggrediti, ma bensì avevano aggredito, l’Italia decise di rimanere neutrale.

Nel frattempo le ipotesi di una guerra accanto degli Imperi centrali, si aprì un animato dibattito su un possibile intervento contro l’Austria, con ciò l’Italia avrebbe consentito di riunire all’Italia Trento e Trieste, si formarono, due schieramenti contrapposti e, al tempo stesso, eterogenei al loro interno: i neutralisti e gli interventisti.

I neutralisti e gli interventisti

I neutralisti

La maggioranza della popolazione e la maggioranza dei parlamenti desideravano che l’Italia non partecipasse alla guerra. Fra i pareri favorevoli alla pace, spiccava quello autorevole di Giovanni Giolitti, che voleva ottenere dall’Austria Trento e Trieste offrendo in cambio proprio la neutralità dell’Italia.

Gli interventisti

Gli interventisti si dividevano in due: destra e sinistra, gli interventisti di destra erano convinti che la violenza bellica fosse un segno di vitalità della nazione. Fra gli intellettuali che davano voce a queste ideologie si distinsero Gabriele D’Annunzio e Giovanni Papini. Gli interventisti di destra avevano come obiettivo prioritario la liberazione di Trento e Trieste dal dominio austriaco.

Anche la maggior parte dei cattolici rifiutava la prospettiva della guerra.

Anche gli altri ufficiali dell’esercito e l’ambiente della corte, intorno al re Vittorio Emanuele III.

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Sintesi

Video della puntata di SkuolaTV

Segue il video della puntata di SkuolaTV in cui si parla di come scrivere una tesina originale.

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