Indro Montanelli, l’ultimo conservatore illuminato
Esame di Stato A.S. 2008/2009 Candidato: Nicolò Cordiano Classe: 5
Informatica A
Gli esordi e il fascismo
Nato a Fucecchio, nei pressi di Firenze, il 22 aprile 1921, Indro Montanelli è considerato il più grande giornalista italiano del ventesimo secolo. Nella sua lunga carriera si fece notare anche come scrittore e come divulgatore storico.
Indro frequentò il Liceo a Rieti a causa dei numerosi spostamenti del padre Sestilio, preside di Liceo, e si laureò in giurisprudenza a Firenze con centodieci e lode, con un anno di anticipo rispetto alla durata ordinaria dei corsi, esponendo una tesi sulla riforma elettorale del fascismo in cui sosteneva che non si trattasse altro che di una mera abolizione delle elezioni.
Frequentò uno stage in scienze politiche e sociali a Grenoble, città situata a sud-est in Francia, dopodiché, con un articolo su Byron e il cattolicesimo, nel luglio 1930 debutta sulla rivista di Piero Bargellini.
Frontespizio
Grande lettore anche di altre riviste, grazie ad alcune di esse conobbe persone che diventeranno poi importanti nella sua vita: Leo Longanesi, direttore de L’Italiano, diventerà suo grande amico nel 1937 e, nel secondo dopoguerra, suo editore.
Tra le altre riviste ben viste da Montanelli, Il Selvaggio di Mino Maccari, che, con L’Italiano, fu tra i primi periodici ad andare contro il coro conformista del regime, pur essendo fascisti a loro volta.
Anche La Voce (1909-1914) di Giuseppe Prezzolini lo influenzerà molto.
L’esordio di Indro Montanelli come giornalista avviene nel 1934 a Parigi, quando prepara un articolo di cronaca nera per il Paris-Soir, collaborando contemporaneamente al quotidiano italo-francese L’Italie Nouvelle, diretto da Italo Sulliotti.
Fu mandato in Norvegia come corrispondente, da lì in Canada e fu poi assunto alla United Press, negli USA, pur continuando a collaborare con Paris-Soir.
Proprio in questo periodo intervista Henry Ford, imprenditore statunitense che fondò la casa automobilistica Ford, ancora oggi attiva e una delle più importanti aziende mondiali.
Montanelli si propose come inviato in Etiopia ma di fronte al rifiuto dell’agenzia, decise di partire volontario verso l’Abissinia come comandante di un battaglione di Ascari (soldati indigeni dell’Africa Orientale Italiana, componenti regolari del Regio Corpo Truppe Coloniali, l’insieme di truppe coloniali italiane in Africa).
Durante la campagna militare, Montanelli sposò una dodicenne eritrea, versando al padre di lei le 500 lire convenute (il cosiddetto “prezzo della sposa”) secondo i costumi locali.
Questa prima moglie lo seguì per l’intera sua permanenza in Africa; l’usanza del “madamato” (questo il nome che prendeva in Italia) venne proibita nel 1937, anno successivo all’introduzione delle leggi razziali italiane, a scopo di evitare contatti tra italiani ed africani.
Civiltà Fascista:
Dopo la sua esperienza africana, scrisse per «Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà.»
A questo punto, Montanelli tornò per breve tempo in Italia, prima di ripartire per la guerra civile spagnola come corrispondente sia per il quotidiano romano Messaggero sia per il settimanale Omnibus.
In Spagna pubblicò un articolo sulla battaglia di Santander, che la definiva una passeggiata, con unico nemico il caldo.
La sua simpatia per gli anarchici spagnoli andava crescendo, tanto da portarlo ad aiutare uno di loro a uscire dalla frontiera, gesto che venne ricompensato da “El Campesino”, capo anarchico della 46a divisione nella Guerra di Spagna con il dono di una tessera della Federazione Anarchica.
Contemporaneamente, andava calando la stima del regime nei suoi confronti: appena rimpatriato, il Minculpop (Ministero della Cultura Popolare, nato il 22 maggio 1937 a scopo di controllare ed organizzare la propaganda fascista, di censurare i documenti ritenuti pericolosi o contrari al regime e di diffondere le “veline”, disposizioni sul contenuto e l’impostazione degli articoli sui giornali) lo radiò dall’albo dei giornalisti per l’articolo su Santander, considerato lesivo dell’onore delle forze armate; inoltre, Montanelli fu sospeso dal Partito Fascista.
Il Corriere della Sera
La presa di posizione contro il fascismo gli costò la tessera del Partito, che a Montanelli non interessava riavere indietro; per evitare il peggio, si trasferì in Estonia grazie all’aiuto di Giuseppe Bottai.
Nel 1938 ritorna in Italia e incomincia la sua avventura al Corriere della Sera, grazie all’interessamento di Ugo Ojetti, occupandosi di articoli di viaggi e letteratura e con la consegna di stare lontano dalla politica.
Girò l’Europa come reporter: nel 1939 visitò l’Albania, da poco diventata colonia italiana; il 1° settembre di quell’anno a Danzica, in Germania, conobbe Adolf Hitler, incontro che ricorderà successivamente nel libro-intervista autobiografico Il Testimone.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Montanelli si spostò al fronte e seguì le invasioni della Polonia, quella tedesca in Norvegia, quella russa in Estonia e il tentativo di invasione, sempre russo, in Finlandia, schierandosi apertamente nei suoi articoli per il popolo nordico.