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15/09/22, 19:49 Presentazione:

In questa tesina vengono coinvolte le materie di storia, letteratura italiana, diritto pubblico e tedesco. Verrà trattato il tema della Seconda guerra mondiale.

Si partirà dalla storia, un semplice e breve racconto dello svolgimento del conflitto: le cause, i fatti e la conclusione.

Per avere un quadro preciso dell’accaduto, non verranno affrontati approfondimenti. Ci saranno delle “parole chiave”, che permetteranno di comprendere meglio il significato di alcuni termini.

Ad esempio: se leggendo il testo si nota che si parla di Mussolini e si vuole sapere qualcosa su di lui, ad es. chi era e cosa fece, allora basta cliccare sulla parola “Mussolini”.

Dalla storia della guerra si passerà al letterato italiano che maggiormente è stato influenzato dalla guerra: Umberto Saba. Abbiamo scelto lui, tra i molti suoi contemporanei, appunto per l’influenza che ha avuto il conflitto nella sua vita e nelle sue opere.

Dalla letteratura italiana passeremo alla Costituzione: come si è formata e qual è la sua forma e il suo contenuto.

All’interno di questa tesina ci saranno dei testi in tedesco, per quanto riguarda la parte storica, in particolare per quanto concerne gli approfondimenti.

Note: Teniamo particolarmente a far presente che, essendo noi delle studentesse di un I.T.C. ad indirizzo programmatori, la tesina è stata progettata per essere vista su un terminale.

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15/09/22, 19:49 Il periodo della seconda guerra mondiale

Il periodo della seconda guerra mondiale

Storia

La seconda guerra mondiale

Animazione (Attenzione: la pagina contiene una gif animata da 2 Mb)

Cause, evoluzione e conclusione della guerra

Approfondimenti

  • Adolf Hitler
  • Il nazionalsocialismo
  • Benito Mussolini
  • Il fascismo
  • Stalin
  • Le leggi razziali
  • Le persecuzioni
  • La soluzione finale
  • La resistenza

Italiano

Umberto Saba

Vita dell’autore

Opere

Diritto

La Costituzione

Forma

Contenuto

Tedesco

Testi riguardanti il periodo della seconda guerra mondiale

Anne Frank

Die Weisse Rose

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15/09/22, 19:49 Seconda guerra mondiale

Seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale fu combattuta tra le maggiori potenze di tutto il mondo dal 1939 al 1945. Le cause principali che portarono allo scoppio di tale guerra furono:

  • Addossamento delle intere responsabilità della prima guerra mondiale alla Germania
  • Divergenza fra il punto di vista angloamericano, più moderato, e quello francese, più sospettoso, riguardo la ripresa politica ed economica consentita alla Germania
  • Insoddisfazione dell’Italia per i risultati della vittoria (non tutti i territori promessi con il patto di Londra le furono concessi).

Inoltre il disagio del popolo tedesco, causato da inflazione e miseria, portò alla rivalsa dei gruppi militaristici e nazionalisti fino all’avvento del nazionalsocialismo. Questo era una dottrina politica autoritaria, elaborata da Adolf Hitler in Mein Kampf, che si basava sull’idea della superiorità della razza germanica, e che accentuò con nuovo vigore i principi razzisti sui quali dovevano fondarsi la struttura e la politica del nuovo Stato. Questi principi si estesero anche all’Italia, quando Mussolini entrò in contatto con Hitler, alleandosi con lui con il patto chiamato Asse Roma-Berlino.

Nel 1938 Hitler fece l’Anschluss, cioè l’occupazione dell’Austria.

Guerra1.jpg (73352 bytes) Il precedente tentativo di annessione era fallito, in quanto l’Italia, non essendo ancora sua alleata, glielo aveva impedito; ma questa volta Mussolini non intervenne e nemmeno Francia e Inghilterra, che volevano evitare un’altra guerra.

Dopo aver conquistato la Boemia e sottomesso la Slovacchia, nel ’39 Hitler invase la Polonia, senza trovare la resistenza dell’Unione Sovietica di Stalin, avendo firmato un’alleanza con lui, il patto Ribbentrop-Molotov. Questa volta l’invasione causò la reazione di Francia e Inghilterra e la conseguente dichiarazione di guerra alla Germania, ma non riuscì ad impedire la conquista di tale territorio. Ebbe così inizio la cosiddetta guerra lampo, e in breve tempo Hitler conquistò Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio e Lussemburgo e nel 1940 penetrò con il suo esercito in Francia, riuscendo a conquistarla in poche settimane.

Quando ormai la Francia era allo stremo, l’Italia fascista di Mussolini le dichiarò guerra, convinto che il conflitto fosse ormai vicino alla fine, ottenendo una richiesta di armistizio (10.06.40). Entrò così anche l’Italia a far parte di questo conflitto pur essendo impreparata, convinta di ripartirsi un ricco bottino con la Germania. Subito dopo aver liquidato il fronte francese, l’Italia combatté in Africa orientale, dove ottenne iniziali insuccessi, e si allargò all’Africa settentrionale, dove però si scontrò con Francia ed Inghilterra, e fu messa in difficoltà, perdendo i territori della Libia.

Subito dopo la conquista della Francia, Hitler pensava già ad impossessarsi dell’Inghilterra, ma secondo lui l’unico modo per piegarla era bombardarla. Si avviò così una guerra aerea, tra la Luftwaffe tedesca e la RAF (Royal Air Force) inglese, la quale fece una resistenza ad oltranza e sfruttò i vantaggi di un nuovo dispositivo ancora sconosciuto ai tedeschi, il radar, con il quale si potevano individuare con anticipo le rotte degli aerei nemici. La Luftwaffe subì così gravi perdite e Hitler dovette rinunciare all’invasione. Si allarga lo scenario di guerra: il Giappone entra in guerra con Mussolini e Hitler, formando così l’asse Roma-Berlino-Tokyo.

Questi, prevedendo una conclusione positiva della guerra, si spartivano le aree di egemonia: la Germania si assicurava il controllo dell’Europa continentale, l’Italia quello del Mediterraneo, il

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Giappone quello dell’Asia. Si aggiungono anche Slovacchia, Romania, Ungheria e Bulgaria.

Mussolini decise di attaccare la Grecia, per poter raggiungere il ruolo di dominatore del Mediterraneo. Le truppe italiane cercarono di sfondare dall’Albania ma vennero bloccate da quelle greche; contemporaneamente gli inglesi erano accorsi in aiuto della Grecia e attaccarono l’Italia per mare, danneggiando la sua flotta.

L’intervento tedesco risolse la situazione nei Balcani. Dopo aver invaso la Jugoslavia (aprile 1941), le truppe tedesche si riunirono in Albania con quelle italiane; la resistenza greca fu sbaragliata e il paese venne conquistato nel maggio 1941.

Giunto ormai alla quasi totale occupazione dell’Europa occidentale, Hitler decise di dirigere il suo esercito contro l’alleata Unione Sovietica, con l’obiettivo di impadronirsi entro l’inverno delle enormi coltivazioni di grano e degli impianti industriali della Russia. Stalin venne avvisato del tradimento dai servizi segreti europei, ma, pensando che questo fosse solamente un piano per dividerlo da Hitler, non ci credette e, al momento dell’attacco tedesco, denominato piano Barbarossa, la Russia si trovò impreparata.

Hitler diresse la Wehrmacht verso l’Ucraina, il Nord Crimea e, sfondata la linea Stalin, arrivò in novembre in prossimità di Mosca. La capitolazione dell’Unione Sovietica non fu immediata e sfumò la possibilità di concludere presto la campagna. I russi adottarono la tattica del logoramento, preferendo perdere terreno pur di avere il tempo di rafforzarsi. I sacrifici furono però enormi; nelle zone occupate erano concentrate le maggiori risorse economiche del paese. Per contenere i danni, i russi evacuarono 1960 impianti industriali in un solo mese; centrali elettriche, acciaierie, officine metallurgiche vennero trasportate dai territori invasi verso l’est del paese, dove furono ricostruite. Così la Repubblica Sovietica riuscì a potenziare il proprio materiale bellico fino a superare quello della Germania.

Questa tattica diede i suoi primi risultati nel corso della Battaglia di Mosca; il freddo glaciale e la debolezza delle armate costrinsero le forze dell’Asse a retrocedere con gravissime perdite.

Mentre avveniva lo scontro tra queste due grandi potenze, le potenze alleate capirono che per sconfiggere il nazifascismo si doveva costruire un progetto politico nuovo. Con questo spirito, nell’isola di Terranova (....) il ministro inglese Winston Churchill e il presidente americano Delano Roosevelt, sottoscrissero la “Carta Atlantica”. Questa fissava i principi che avrebbero dovuto regolare il mondo dopo la vittoria sul nazifascismo. Gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Russia stabilirono di non mirare ad alcuna conquista territoriale e di rispettare il diritto dei popoli di scegliere la forma di governo preferita, di garantire la libertà ai paesi conquistati dai nazifascisti, di permettere la libera circolazione delle merci e di bandire l’uso della forza nelle controversie internazionali.

Prevedeva inoltre aiuti economici e militari agli alleati inglesi da parte degli Stati Uniti, i quali ben presto entrarono in guerra a causa dell’attacco giapponese. Il Giappone, che voleva espandersi nel Pacifico, attaccò la flotta americana nel dicembre ’41 nel porto di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii, per prevenire una loro possibile reazione a questo piano. Con il conseguimento della vittoria, il Giappone si lanciò alla conquista dell’Asia e del Pacifico e in meno di un anno si impadronì delle isole e delle penisole del sud-est asiatico. Quella che sembrava ormai un’avanzata irresistibile trovò una prima battuta d’arresto nella battaglia del Mar dei Coralli (maggio ’42), nella quale gli americani bloccarono l’espansione giapponese verso sud.

La strategia bellica del Giappone si basava su attacchi lampo mirati al massimo sfruttamento delle risorse. Nei territori occupati venne istituito il lavoro forzato che obbligò circa 300000 lavoratori ad espatriare per servire l’Impero giapponese. Anche i giapponesi crearono, fuori dal loro territorio, campi di concentramento, nei quali i prigionieri venivano trattati con disumana ferocia.

Mentre nel Pacifico infuriava la guerra navale, sul fronte orientale le forze dell’Asse prepararono una potente offensiva contro Stalingrado, allo scopo di puntare poi verso Mosca. Ma i russi difesero accanitamente la città e nel novembre le armate sovietiche scatenarono la controffensiva; il freddo, la fame, i bombardamenti decimarono gli uomini della Wehrmacht, che nel gennaio 1943 si arresero alla Russia.

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Come risposta alla Carta Atlantica, Hitler decise di dare un nuovo ordine ai territori conquistati. Uomini, donne e bambini ebrei, che erano già stati perseguitati, vennero rastrellati in tutta Europa dalle SS e Gestapo e deportati in campi di lavoro e di sterminio, come Auschwitz, Dachau, Mauthausen e Buchenwald. Una volta avviati su carri bestiame ai campi di concentramento, gli uomini validi erano costretti ai lavori forzati per le industrie tedesche, donne, anziani e bambini erano inviati nelle camere a gas.

Con l’aumento delle difficoltà in guerra per i tedeschi, si passò all’allucinante obiettivo di eliminare completamente la razza ebraica adottando la “Soluzione finale”, cioè lo sterminio di massa.

Le tecniche di sterminio si erano così perfezionate che ad Auschwitz era possibile uccidere in un solo giorno 16000 persone. Gli ebrei trucidati dai nazisti furono circa sei milioni.

La situazione dell’Africa non era sicuramente migliore di quella del resto del mondo, infatti, l’Italia dopo aver perso nel ’41 i territori nell’Africa orientale, riuscì a cacciare Francia ed Inghilterra da Egitto e Sudan, grazie al generale Rommel, mandato in suo aiuto da Hitler nel ’42. Si assicurò inoltre parte dei territori coloniali del Corno d’Africa e stabilì una testa di ponte in Tunisia. In risposta a queste conquiste, l’Inghilterra inviò il generale Montgomery che riuscì a fermare le truppe italo-tedesche ad El Alamein.

Questo contrattacco venne accompagnato Guerra2.jpg (53584 bytes) dallo sbarco anglo-americano in Algeria, che sconfisse le truppe nemiche in Tunisia nel ’43 e da qui approdò poi in Sicilia, occupandone facilmente i territori. Al momento di questo sbarco, la situazione interna dell’Italia era difficile; il regime fascista doveva fare i conti con una guerra non voluta dalla popolazione. Gli italiani ormai volevano solo liberarsi della guerra e dell’uomo che più di tutti l’aveva voluta: Benito Mussolini. Nella seduta del Gran Consiglio del 25 Luglio del ’43 un ordine del giorno dichiarò la sfiducia a Mussolini, destituito e fatto arrestare da Vittorio Emanuele III.

Il governo venne allora affidato al maresciallo Badoglio, ma l’entusiasmo popolare venne smorzato dalla dichiarazione della continuazione della guerra. Con l’allontanamento di Mussolini dal governo e l’ascesa al potere di Badoglio, la situazione italiana diventò ambigua, infatti, non si capiva se considerare i tedeschi amici o nemici. Questo dubbio si sciolse solamente quando il maresciallo Badoglio entrò in contatto con gli americani, inglesi e francesi, con i quali stipulò un armistizio, che venne reso noto l’8 settembre 1943. Dopo la stipulazione di tale armistizio, il maresciallo Badoglio raggiunse il re, che aveva lasciato Roma per rifugiarsi a Pescara, che era già sotto il controllo degli alleati.

Mussolini venne liberato pochi giorni dopo l’annuncio dell’armistizio dai paracadutisti nazisti e fu rimesso dai tedeschi a capo di un governo fascista, la Repubblica Sociale Italiana, nota come Repubblica di Salò, sul lago di Garda. L’Italia si trovò divisa in due: il nord era occupato dai tedeschi e governato dai repubblichini fascisti, il sud era controllato dagli angloamericani e governato da Badoglio.

Gli scontri tra i due eserciti trasformarono il paese in un sanguinoso campo di battaglia; le truppe della Wehrmacht contrastarono l’avanzata verso nord degli Alleati, che però il 3 ottobre 1943 riuscirono ad entrare a Napoli, già liberata dai tedeschi da un’insurrezione popolare. Il fronte si attestò un po’ più a nord, qui le forze alleate presero tempo per logorare le divisioni tedesche in vista dell’offensiva decisiva.

Subito dopo l’occupazione tedesca, anche in Italia si formarono i primi gruppi partigiani. Per coordinare l’attività della guerra partigiana, vennero creati i C.L.N. (Comitati di liberazione nazionale), nei quali confluirono tutte le formazioni in lotta. Gli obiettivi finali delle forze della

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Resistenza erano diversi; i partiti di sinistra puntavano ad un cambiamento radicale dello stato in senso democratico; i partiti moderati intendevano ritornare allo stato liberale prefascista.

Era necessario però, per le formazioni partigiane, ottenere l’appoggio degli Alleati; i CLN accettarono dunque di sottomettersi al governo. L’azione delle brigate venne così posta sotto il controllo del Corpo Volontari della Libertà, comandato da Raffaele Cadorna e dai vicecomandanti Ferruccio Parri (leader del Partito d’Azione) e Luigi Longo (comunista): essi rimasero i veri capi riconosciuti della Resistenza.

La guerra partigiana italiana durò circa due anni e costò la vita a più di 70000 persone, tutti determinati a liberare il paese dall’invasione e a creare una nuova società, libera e giusta.

Essi, nascosti tra le montagne, organizzavano azioni di guerriglia e di sabotaggio, colpendo con attacchi fulminei il nemico, che subiva la minaccia delle loro offensive. Il successo delle azioni dei partigiani era spesso favorito dall’appoggio della popolazione civile che garantiva ai combattenti nascondigli e aiuti di ogni tipo. La ferocia dei nazisti e dei fascisti della Repubblica di Salò aumentava man mano che diminuivano le speranze di vittoria: stragi, deportazioni, sanguinose rappresaglie segnarono ogni tappa della ritirata.

Dopo un periodo di stasi, gli Alleati forzarono la linea di Cassino e, congiungendosi con le truppe sbarcate ad Anzio nel gennaio 1944, penetrarono verso Nord e arrivarono a Roma; la città venne liberata il 5 giugno 1944. I contingenti alleati proseguirono poi verso la Toscana, dove la guerriglia partigiana conduceva un’efficacissima lotta contro i tedeschi. La penetrazione degli Alleati dovette arrestarsi sugli Appennini tosco-emiliani, in quella che venne definita la linea gotica.

Nel frattempo, a Roma erano avvenuti grandi rivolgimenti nel governo, grazie alla partecipazione dei partiti antifascisti; il re Vittorio Emanuele III aveva abdicato a favore del figlio Umberto e la presidenza del consiglio era passata a Ivanoe Bonomi.

L’attacco decisivo contro la Germania scattò il 6 giugno 1944: cinquemila navi, protette da una flotta aerea, sbarcano le truppe in Normandia, al Nord della Francia.

La grande concentrazione di mezzi permise alle truppe alleate di avanzare nel territorio francese, aprendosi la strada verso Parigi, mentre la guerriglia partigiana organizzava l’insurrezione popolare in diverse città. A settembre la liberazione della Francia era completata: a Parigi si insediò il governo del generale De Gaulle.

Intanto l’avanzata russa da Est obbligò i nazisti a concentrare le forze e ad abbandonare la Grecia, che venne liberata nel mese di ottobre dagli Inglesi.

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Sintesi

Tesina: La seconda guerra mondiale

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