Estratto del documento

Studentessa: Marchesan Gloria

Classe: 5° C

Anno scolastico: 2013/2014

Locazione

Di

Diritto: contratto

Bombar-

Paesaggio dai E-government

Del causata Informatica:

Devastazione Dolce

Storia: Siria

Damenti. Iris

Urbano o o o

Casa

Casa

G.

Di

Testo Agosto

Pascoli back

Del X

Biografia lease

Pascoli: affitto

“Lease”

Poetica Analisi Ecomonia:

Italiano: and

Di

Il contratto

O o o tra Sale

Confronto il

Inglese: e italiano.

Inglese

Breve

Riconosco che il titolo della mia tesina sia poco professionale, se non addirittura un po’ infantile, tuttavia l’ho scelto perché, a mio avviso, poteva riassumere il concetto che lega gli argomenti che ho trattato in questo elaborato.

Sono partita dal presupposto di voler scrivere una tesina su un argomento che in qualche modo mi rappresentasse e così ho pensato al concetto di casa: sono una persona molto legata al proprio nido familiare, così il collegamento al Pascoli è stato praticamente immediato. Trovare un argomento attinente per Storia invece, è stato quasi un caso: mi ha sempre affascinato l’opera di Picasso “Guernica”, ispirata al bombardamento dell’omonima città basca.

In particolare mi ha colpito l’ambientazione duplice dell’opera, che è sia interna che esterna: questa simultaneità della visione è un modo per rendere con duro realismo l’orrore del bombardamento, che all’improvviso squarcia i palazzi, offrendo impietosamente alla vista tutta l’intimità domestica. Con questa idea in mente, ho pensato di parlare dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale in quanto azioni che hanno stravolto il panorama urbano e sociale, annullando il concetto di protezione, offerto dalle solide mura domestiche.

Passando poi alle materie di indirizzo, ho incentrato la sezione di Diritto sui contratti di locazione in quanto fondamentali per la registrazione e occupazione di un immobile a uso abitativo. A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione due software per la compilazione e registrazione telematica di tali contratti: IRIS e e-government SIRIA; l’esposizione di tale argomento, insieme all’e-government, rientra nella sezione di Informatica.

Passando poi alla parte di Economia, ho voluto trattare il sale and lease back, che si avvicina all’argomento di Inglese: il confronto tra il contratto d’affitto in Inghilterra e in Italia.

Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli nacque nel 1855 a San Mauro di Romagna da una famiglia della piccola borghesia rurale: il padre Ruggero era fattore della tenuta La Torre. Quando Giovanni aveva undici anni, il padre venne assassinato. A partire da questo tragico evento, la famiglia Pascoli venne segnata da una serie di lutti: morirono la madre e tre figli. Nel 1873 si trasferì a Bologna dove frequentò la facoltà di Lettere.

Negli anni universitari Pascoli subì il fascino dell’ideologia socialista. Partecipò a manifestazioni contro il governo, fu arrestato nel 1879 e dovette trascorrere alcuni mesi in carcere. L’esperienza fu per lui traumatica e determinò il suo definitivo distacco dalla politica militante.

Nel 1882 ottenne la laurea in Lettere e grazie all’interessamento di Carducci, diventò un insegnante liceale, prima a Matera, poi a Massa. Qui chiamò a vivere con sé le due sorelle, Ida e Mariù, ricostituendo così idealmente quel “nido” familiare che i lutti avevano distrutto. Durante questi anni cominciò a comporre poesie con il titolo Myricae.

Nel 1903 si trasferì a Pisa con le due sorelle. Nel 1895 escono i primi Poemi conviviali e due anni più tardi pubblicò la prosa Il fanciullino in cui enunciava i principi della sua poetica; il 1897 fu anche l’anno dei Poemetti e il 1903 dei Canti di Castelvecchio.

Nel 1906 venne chiamato all’Università di Bologna per ricoprire la cattedra di letteratura italiana che era stata di Carducci. A quest’ultimo periodo appartengono Odi e inni (1906), Poemi italici (1911). Nell’aprile del 1912 morì di cancro a Bologna. Furono pubblicati postumi i Poemi del risorgimento (1913) e i Carmina (1914).

La poetica

La produzione poetica di Pascoli è una delle più rappresentative del Decadentismo italiano.

Il fanciullino “veggente”

La sua poetica viene pienamente formulata nel saggio Il fanciullino dove l’idea centrale è che il poeta coincida con il fanciullo che sopravvive al fondo di ogni uomo: è un fanciullo che vede tutte le cose “come per la prima volta”, con ingenuo stupore e meraviglia.

L’età maggiormente poetica è, quindi, quella dell’infanzia ed il poeta è colui che riesce a mantenere viva dentro di sé la voce del “fanciullino” e comunica con gli altri individui proprio grazie al fanciullo che è sempre presente nei loro cuori. Il poeta-fanciullo ci fa sprofondare immediatamente nell’“abisso della verità”.

L’atteggiamento irrazionale e intuitivo consente quindi una conoscenza profonda della realtà, permette di cogliere direttamente l’essenza segreta delle cose. Il poeta appare come un “veggente”, dotato di una vista più acuta di quella degli uomini comuni.

La poesia pura

Per il Pascoli la poesia non deve avere fini pratici; il poeta canta solo per cantare, non si propone obiettivi civili, morali, pedagogici, propagandistici. Tuttavia, precisa Pascoli, la poesia può ottenere “effetti di suprema utilità morale e sociale”.

Il sentimento poetico infatti, dando voce al fanciullino che è in noi, sopisce gli odi e gli impulsi violenti che sono propri degli uomini, induce alla bontà, all’amore, alla fratellanza, placa quel desiderio egoistico di accrescere i propri possessi che spinge gli uomini a sopraffarsi a vicenda.

Nella poesia “pura” del “fanciullino” per Pascoli è implicito un messaggio sociale, un’utopia umanitaria che invita alla fratellanza tra tutti gli uomini, al di là delle barriere di classe e di nazione che li separano.

Il sublime delle piccole cose

Per Pascoli sono ricchi di poesia non sono solo gli argomenti elevati e sublimi, ma anche quelli più umili e dimessi. La poesia è anche nelle piccole cose, che hanno un loro “sublime” particolare, una dignità non minore di quelle auliche.

Tra oggetti aulici e umili, e tra le parole che li esprimono, non vi è più conflitto ed esclusione, ma vi può essere pacifica convivenza. A questo principio Pascoli si attiene fedelmente nella sua attività poetica, proponendosi come cantore delle realtà umili e dimesse, (in particolare il mondo contadino), scoprendo il loro valore segreto ed elevandole alla dignità che loro compete.

I simboli e i temi ricorrenti

Si possono individuare alcuni temi ricorrenti nella produzione pascoliana, collegati alla sua complessa personalità psicologica, duramente segnata dalle luttuose esperienze vissute nell’infanzia: il “nido” o la “casa”, la “culla”, la “siepe”, la “nebbia” che riportano ad un mondo chiuso, ricco di affetti tranquilli, capace di offrire un rifugio dal caos e dalla violenza del mondo esterno.

Pascoli, infatti, avverte profondamente il tramonto delle fedi positivistiche e le tensioni sociali di cui è permeata la sua epoca e che porteranno in un breve volgere di tempo allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Egli cerca nella memoria del mondo agreste dell’infanzia, un rifugio consolatorio, una specie di Eden innocente, che si sottragga alle brutture della società contemporanea, in cui non esistano violenze e conflitti laceranti, ma solo fraternità e amore, in cui alla spietata logica produttiva si sostituisca la fantasia, la contemplazione incantata e ingenua del mondo.

Il suo è un mito consolatorio, d’evasione, che esprime un rifiuto della società e della storia, un bisogno disperato di regredire in una condizione fuori dal tempo, ignorando gli sviluppi più angosciosi della realtà moderna.

Intimamente collegato con il mito dell’infanzia è quello del “nido” familiare, che, chiudendo nel suo ambito geloso e avvolgente, può preservare intatta la condizione edenica dell’infanzia, impedire all’uomo di venire traumaticamente a contatto con il mondo esterno, proteggerlo dall’urgere di forze aggressive e paurose e creare un clima di illusoria pace e serenità al proprio interno.

La morte del padre

La famiglia di Pascoli era una tipica famiglia patriarcale, molto numerosa: lui era il quarto di dieci figli. La vita sostanzialmente serena di questo nucleo familiare venne però sconvolta da una tragedia, destinata a segnare profondamente l’esistenza del poeta: il 10 agosto 1867, mentre rincasava dal mercato di Cesena, Ruggero Pascoli fu ucciso a fucilate, probabilmente da un rivale che aspirava a prendere il suo posto di amministratore.

Sicari e mandanti non furono mai individuati, sia per l’omertà della gente, sia per l’inerzia delle indagini, e ciò diede al giovane Pascoli il senso di un’ingiustizia bruciante. Giovanni Pascoli da bambino (ultimo a destra), con il padre Ruggero e i fratelli Giacomo e Luigi.

X agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla

arde e cade, perché si gran pianto nel concavo cielo sfavilla.

1. Tanto…cade: nei primi giorni di agosto è più intenso il fenomeno delle stelle cadenti.

2. Gran pianto: il cadere delle stelle è interpretato dal poeta come un pianto del cielo per l’uccisione del padre.

Tornava una rondine al tetto: l’uccisero: cadde tra spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena dei suoi rondinini.

3. Ritornava…tetto: si stabilisce un parallelismo tra la rondine uccisa mentre porta il cibo nel nido e il padre del poeta, assassinato mentre tornava a casa.

4. La cena…rondinini: continua l’analogia con la famiglia del Pascoli, di cui il padre era l’unico sostentamento.

Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano.

5. Come in croce: con le ali aperte, tra gli spini, come se fosse trafitta sulla croce. C’è un evidente accostamento tra le vittime (la rondine e il padre) e il sacrificio di Cristo.

6. Lontano: l’aggettivo indica l’estraneità del cielo alle sofferenze umane.

7. Pigola…piano: i piccoli affamati pigolano sempre più piano, sono destinati alla morte.

Anche un uomo tornava al suo nido: l’uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido: portava due bambole in dono...

L’ombra assume quindi un valore simbolico, rappresenta la desolazione del nido privato del conforto paterno e il destino di una morte che grava su di esso.

Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano invano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano.

8. Suo nido: si noti lo scambio: quello dell’animale è un tetto, quello dell’uomo è un nido: è l’assimilazione simbolica della famiglia al “nido” animale, cara al Pascoli.

9. Restò…grido: gli occhi sbarrati nella morte esprimono quel grido che il padre, ucciso sul colpo, non potè emettere.

10. Romita: Solitaria, desolata per l’assenza del padre.

11. Attonito: come se fosse sbigottito dalla malvagità degli uomini.

12. Le bambole…lontano: è evidente il parallelismo con la rondine, che tende al cielo il verme.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh, d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male.

13. Mondi sereni: gli altri mondi che popolano il cielo ignorano il male che domina sulla terra.

14. Atomo…Male: la terra è un corpuscolo infinitesimale nell’universo, ma in essa si concentra tutto il male; l’aggettivo opaco letteralmente si

Giovanni Antonucci – X agosto

Analisi del testo

In questa poesia il poeta partendo dalla propria tragedia familiare affronta i grandi temi metafisici del male e del dolore, del rapporto tra la dimensione terrena e il trascendente. Quello che parla in quest’opera, è il “Pascoli simbolista”, che sa rendere con tocchi suggestivi il senso del mistero creando atmosfere magiche ed esprimere la sua visione del reale tormentata, angosciata, funebre in forme visionarie e sconvolte: è un Pascoli che “va verso il Novecento”.

Il 10 agosto è una data legata ad una leggenda popolare secondo la quale in questa notte le stelle cadenti sono così numerose, perché sono le lacrime di San Lorenzo. È proprio a San Lorenzo che si rivolge il poeta in apertura, per assegnare immediatamente la trasposizione del dolore individuale in un dolore universale, tanto grande quanto inevitabile.

L’aspetto più evidente della struttura del testo, è il gioco preciso delle simmetrie che l’immagine della croce riproduce anche visivamente: la prima strofa corrisponde all’ultima, proponendo il motivo del pianto del cielo che guarda da un’infinita lontananza il male della terra, e a sua volta il gruppo delle strofe 2 e 3 risponde esattamente al gruppo della 4 e della 5.

Si possono individuare delle allusioni cristologiche: gli “spini” tra cui cade la rondine ricordano la corona di spine della passione di Cristo, e la conferma viene subito dopo dall’immagine della croce (“Ora è là come in croce”); la rondine uccisa diviene il simbolo di tutti gli innocenti perseguitati dalla malvagità degli uomini e allude alla figura della vittima per eccellenza: Cristo. Anche il padre che morendo, perdona i suoi uccisori, ricorda Cristo in croce che perdona i suoi persecutori.

In conformità all’anima decadente, delusa e respinta dal fallimento della scienza positivistica, che è incapace di risolvere i problemi dell’esistenza, Pascoli imposta il problema del male in chiave metafisica e religiosa: ogni vittima innocente che soffre è immagine di Cristo, e il cielo piange sull’“atomo opaco del Male”.

In sintonia con la religiosità decadente, il poeta non approda ad una religione positiva: il sacrificio delle vittime innocenti non ha il significato del sacrificio di Cristo, che annuncia la salvezza, ma il mondo viene visto come un Calvario senza possibilità di redenzione.

Il cielo viene personificato: appare impotente a riscattare tanto male, e si limita ad uno sterile compianto. Il cielo è lontano, come inaccessibile: tra la dimensione terrena e quella trascendente non vi è comunicazione. Questo concetto di natura lontana e spettatrice ricorda la visione leopardiana.

Il testo è significativo anche perché vi compare in piena luce uno dei temi centrali della poesia pascoliana, quello del “nido”. L’analogia tra la rondine e l’uomo, non è solo nel loro sacrificio, ma anche nel fatto che essi vengono violentemente esclusi dal “nido”.

Il nido compendia perfettamente l’idea pascoliana della famiglia, dei suoi legami oscuri e viscerali, che inglobano l’individuo e lo proteggono dal mondo esterno pieno di insidie, escludendolo dalla vita sociale e vincolandolo solo ad una fedeltà ossessiva ai morti.

Nel componimento vi è una significativa opposizione interno contro esterno: la rondine e il padre vengono uccisi nello spazio esterno, lontano dal “nido”, e la loro morte lascia il “nido” indifeso ed esposto a tutte le minacce che vengono dal di fuori.

Durante la Seconda Guerra Mondiale fu largamente impiegato il bombardamento aereo, in particolare dalle forze tedesche (all’inizio della guerra) e poi soprattutto inglesi ed americane, che riversavano bombe a caduta libera sul territorio nemico, spesso con un elevato rapporto di ordigni incendiari (termite, naplan, fosforo bianco e simili), colpendo così bersagli di dimensioni molto ampie.

Talora il bombardamento ebbe la finalità di distruggere personale o materiale, altre volte era esplicitamente pensato come mezzo per demoralizzare o punire la popolazione civile. Spesso alle bombe incendiarie si affiancava il lancio di bombe ritardate o a tempo, con il fine di uccidere i pompieri impiegati nello spegnimento degli incendi.

Con questo meccanismo si potevano talora produrre delle vere e proprie tempeste di fuoco in cui tutto e tutti potevano essere annientati senza pietà.

A causa del vastissimo impiego del bombardamento aereo, si parla di guerra totale, che coinvolse indistintamente militari e civili.

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Sintesi

Italiano - Giovanni Pascoli

Storia: I bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale

Economia: Sale and Lease Back

Diritto: I contratti di locazione

Informatica: E-government (SIRIA e IRIS)

Inglese: Contratto d'affitto italiano e inglese

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