Estratto del documento

Tesina di Fabio Mainardi V C

“Molteplici aspetti del messaggio cristiano di Gesù”

Premessa

Il personaggio-Gesù (Yehoshua ben Yosef)

Gesù, un uomo

Gesù, Yehoshua ben Yosef, nella dizione ebraica, prima che la liturgia, la dottrina, il mito trasformassero la sua memoria in un culto, fu soprattutto un uomo, fatto di carne, sangue, muscoli.

Proprio per questo motivo, ecco una specie di “scheda anagrafica” di Gesù detto il Cristo.

Luogo di nascita

Probabilmente Nazareth, villaggio della Galilea, nel nord della terra d’Israele.

I vangeli di Luca e Matteo dicono però che Gesù nasce a Betlemme, la città di David, da cui avrebbe dovuto discendere il messia.

Secondo Luca, Nazareth è il villaggio dei genitori di Gesù, che si erano recati solo momentaneamente a Betlemme per un censimento.

Matteo, invece, scrive che Gesù era chiamato “nazareno” perché i suoi genitori si stabilirono a Nazareth dopo la fuga in Egitto.

Il vangelo di Giovanni colloca sua madre Maria in un diverso villaggio della Galilea: Cana.

L’impressione che danno i racconti dei vangeli di Marco, Luca e Matteo è che Gesù sia nato in Galilea, verosimilmente a Nazareth o che, comunque, vi abbia vissuto a lungo con la sua famiglia.

Il vangelo di Luca dice che Gesù aveva circa trent’anni nel

Data di nascita

quindicesimo anno del regno dell’imperatore Tiberio (anno 782 dalla fondazione di Roma), quando si fece battezzare da Giovanni Battista.

Dionigi il Piccolo, un monaco del VI secolo, calcolò su tale base che Gesù fosse nato nell’anno 753 dalla fondazione di Roma e questa data divenne l’inizio del sistema di datazione suddiviso in prima e dopo Cristo.

In realtà, il vangelo di Luca dice che Gesù nacque durante un censimento romano svoltosi ai tempi di Quirino.

Alcune ricerche storiche hanno appurato che il censimento avrebbe avuto luogo sei oppure otto anni prima di Cristo.

Quindi Gesù poteva avere anche trentasei o trentott’anni quando fu battezzato.

Figlio di…

Figlio di Maria certamente.

Se si sta al vangelo di Giovanni, Gesù è addirittura la parola di Dio preesistente che scende dal cielo e si incarna in un uomo.

Per Giovanni, però, Giuseppe sembra essere il padre fisico di Gesù.

Per giustificare l’origine divina di Gesù questo vangelo non ha bisogno di ricorrere alla nascita verginale.

La teologia ha discusso per secoli su tale punto, sostenendo che Giuseppe non sarebbe il vero padre, perché Gesù, secondo i vangeli di Luca e Matteo, sarebbe nato in modo miracoloso da una vergine, grazie all’intervento dello Spirito Santo.

Comunque, si può dire che il padre è Giuseppe e la madre è Maria.

Lingua e nazionalità

Gesù era ebreo.

Quanto alla lingua è altamente probabile che parlasse il dialetto della sua regione, vale a dire il dialetto aramaico della Galilea.

Si è a conoscenza che frequentava le sinagoghe ed era capace di leggere i testi biblici, dunque conosceva certamente anche l’ebraico, lingua della Bibbia.

Nel complesso alcune tracce che troviamo nei vangeli sembrano indicare che Gesù parlasse non l’ebraico, ma l’aramaico-galileo.

Da Gesù uomo alla nascita di una religione “interpretata”

Le informazioni sopra citate non sono certezze, infatti non esistono vie privilegiate o verità assolute: ci sono soltanto prospettive più o meno sicure sulle fonti, più o meno fondate sul metodo.

Per alcuni decenni, infatti, la vita e le opere di Gesù sono state affidate a una trasmissione in prevalenza orale, il che ha confuso le date della sua vita e causato interpretazioni differenti degli stessi fatti.

I gruppi di seguaci, dopo la morte di Gesù e fino alla seconda metà del II secolo hanno vissuto senza Nuovo Testamento.

Intorno al 150, infatti, Papia di Hierapolis scrisse cinque volumi, intitolati Esposizione degli oracoli del Signore, con i quali voleva raccogliere tutte le testimonianze disponibili su ciò che Gesù aveva detto e fatto.

Riteneva attendibili le fonti orali, la memoria di coloro che avevano ascoltato la sua voce o che ne avevano avuto notizia da chi era stato testimone dei fatti.

Papia si fidava più di queste tradizioni orali che dei numerosi scritti in circolazione. 1

Questione vangeli

Molti vangeli

Esiste dunque una molteplicità di opere scritte riguardanti Gesù Cristo.

Prove di questa molteplicità si hanno direttamente dai vangeli del canone.

Il vangelo di Luca, per esempio, è stato scritto, si ritiene, all’incirca negli anni Ottanta del I secolo.

L’autore, chiamato Luca, ma di cui in realtà si ignora il nome, scrive nelle prime righe che “molti altri” hanno scritto sulle vicende di Gesù.

Nonostante ciò, lui ha voluto fare ricerche più accurate per meglio accertare l’attendibilità della propria fede.

Quindi, alla fine degli anni Ottanta, esistevano una molteplicità di vangeli.

Ma l’autore conosciuto come Luca sentì il bisogno di scriverne un altro.

L’autore del vangelo detto “di Giovanni”, scritto forse dieci, forse anche venti o venticinque anni dopo il vangelo di Luca, probabilmente conosceva sia il vangelo di Luca sia il vangelo di Marco.

Nonostante ciò, pensò di redigere un ulteriore vangelo con una raffigurazione dei fatti e una quantità di informazioni su Gesù non contenute nei testi precedenti.

Alla fine del vangelo di Giovanni, nel capitolo 21, l’autore dice: “vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere”.

Quindi l’autore era consapevole che anche il suo testo aveva operato solo una delle scelte possibili in un materiale molto più vasto.

Non tutte le Chiese accettarono, né tutte allo stesso tempo, un identico canone neotestamentario.

Si può dire che un elenco pressoché completo dei ventisette scritti oggi compresi nel Nuovo Testamento si ha solo fra il IV e il V secolo.

Vangeli di Marco, Luca e Matteo

Analizzando più da vicino i quattro vangeli canonici si può notare che in Matteo e Luca ci sono brani che, non certo a caso, sono simili.

Se ne deduce che entrambi si sono basati su una fonte comune.

Questa ipotesi storica va sotto il nome di “teoria delle due fonti”.

Matteo e Luca hanno utilizzato due fonti fondamentali, una raccolta di parole di Gesù che entrambi riproducono.

In conclusione i vangeli di Marco, Luca e Matteo sono stati scritti da autori che basavano le proprie convinzioni su fonti indirette, come facevano normalmente gli storici del mondo antico che non erano stati testimoni dei fatti narrati.

Vangelo di Giovanni

Questo vangelo necessita di una presentazione a sé stante poiché come detto poc’anzi gli appartiene una struttura completamente diversa dagli altri tre, simili tra loro e detti per l’appunto sinottici.

La tradizione vuole che questo vangelo sia stato scritto da Giovanni, un discepolo di Gesù.

Di costui non viene mai, tuttavia, pronunciato il nome: viene presentato come “il discepolo che Gesù amava”.

A discapito di questa teoria, però, nel capitolo finale si legge: “Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera”.

La frase come si vede è contraddittoria.

Da un lato afferma che questa parte del vangelo è stata scritta dal discepolo che Gesù amava; dall’altro, è chiaro che chi ha scritto quelle parole non è certamente il discepolo che Gesù amava.

In sostanza, l’autore del vangelo, con questa frase, intendeva dire che ciò che aveva scritto si fondava più o meno direttamente sulla testimonianza del discepolo che Gesù aveva amato.

Perché così tante interpretazioni?

La maggior parte di coloro che si accingeva a scrivere un’opera ispirata alla vita di Gesù Cristo si credeva ispirata direttamente dallo Spirito Santo.

Per esempio il circolo dei “giovannisti”, di cui facevano parte i redattori del vangelo di Giovanni, grazie appunto allo Spirito Santo si ritenevano in grado di capire ciò che Gesù aveva detto e fatto meglio di chi aveva assistito alle sue azioni e udito le sue parole.

“Non esiste un carattere, un tratto che identifichi con certezza Gesù nella sua umanità.

Nessuno sa quale aspetto egli avesse mentre, per quanto riguarda il suo messaggio, ogni epoca, ogni comunità, ha privilegiato questa o quella delle sue parole, delle sue azioni, attingendo alla molteplicità frammentaria dei suoi detti. […]

Da che cosa dipendono queste molteplici interpretazioni?

Dalla prospettiva di chi guarda, dagli aspetti che si vogliono o che si è capaci di cogliere.

A me sembra, in definitiva, che una possibile molteplicità, sia inerente ad ogni forma di conoscenza.

Senza affatto sconfinare nello scetticismo, bisogna rendersi conto che la conoscenza umana, compresa quella dei teologi e delle formulazioni dogmatiche delle Chiese, è umana sempre parziale, prospettica, scorge alcuni aspetti, ne ignora altri…”

Corrado Augias 2

Nel corso della storia le varie figure di intellettuali, artisti e letterati hanno interpretato e rielaborato secondo il loro pensiero il messaggio evangelico e la figura di Gesù.

In questa tesina ho voluto analizzare in particolare tre intellettuali vissuti tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento che a loro modo hanno dato un’interpretazione diversa l’una dall’altra a seconda degli aspetti che hanno voluto o che sono stati capaci di cogliere.

  • Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831)
  • Alessandro Manzoni (1785-1873)
  • Thomas Stearns Eliot (1888-1965)

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831)

Accenni sulla vita

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda 1770, Berlino 1831) seguì i corsi di filosofia e teologia all’università di Tubinga dove fece amicizia con Schelling.

Gli avvenimenti della Rivoluzione Francese suscitarono in lui un grande entusiasmo ed esercitarono sul suo pensiero un’influenza duratura.

Terminati gli studi, Hegel fece il precettore in case private e fu per qualche tempo a Berna.

Al tempo di questo suo primo soggiorno appartengono i primi scritti che rimasero inediti: Vita di Gesù (1795) e un saggio Sulla relazione della religione razionale con la religione positiva (1795/96).

Successivamente si reca a Francoforte dove, continuando l’attività di precettore e restando fino al 1800, compie gli studi di economia.

Frattanto, essendogli morto il padre, si recò a Jena, e qui esordì pubblicamente con l’opera Differenza dei sistemi di filosofia di Fichte e Schelling (1801).

Da qui inizia una lunga carriera scolastica conclusasi nel 1818 quando viene chiamato dall’università di Berlino.

Hegel morirà nella capitale tedesca, forse di colera, il 14 novembre 1831.

Le opere giovanili

Gli scritti giovanili comprendono la produzione letteraria del 1793 al 1800.

Essi rimasero inediti per tutto l’Ottocento e la loro importanza per intendere la personalità di Hegel e il percorso di formazione della sua filosofia è stata messa in luce solo nel nostro secolo.

In questi scritti l’argomento dominante è teologico, ma è molto netta la connessione con la politica: il tema della “rigenerazione morale e religiosa dell’uomo come fondamento della rigenerazione politica”.

Egli era convinto che non si potesse realizzare alcuna autentica rivoluzione politica se non basata su una rivoluzione del cuore, su quella che oggi chiameremmo una rivoluzione culturale, una rigenerazione della persona nella sua vita interiore e del popolo nella sua cultura.

Per questo motivo negli scritti giovanili non è possibile distinguere in modo netto il tema religioso da quello politico.

Essi formano un’unità indiscernibile.

“Quello di Hegel è un tentativo di liberare Gesù dalla cornice in cui la storia cristiana l’ha rinchiuso…”

Adrian Peperzak 3

Vita di Gesù

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