Istituto tecnico commerciale statale
“P. Martini”
Cagliari
La crisi del Ventinove
Marco Bruno Iannone
Classe VC Programmatori 1
A.S. 2008/2009
Indice
- 1. La crisi del ’29.........................................................................3
- 2. La legge bancaria del ’26 e del ’36, Legge Amato e nascita dei gruppi plurifunzionali..............................................................6
- 3. Le forme di stato.......................................................................8
- 4. La spesa pubblica....................................................................10
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La crisi del ’29
Il boom degli anni Venti
In seguito alla prima guerra mondiale, negli Stati Uniti si verificò una crisi di sovrapproduzione, dovuta alla cessione delle esportazioni verso l’Europa. Il mercato interno, quindi, non era più in grado di assorbire la massa di merci prodotte, e di conseguenza nacque l’esigenza di ampliare il mercato. Quest’esigenza poteva concretizzarsi riprendendo le esportazioni verso i Paesi europei, i quali però erano rimasti privi dei mezzi finanziari per ricostruire le loro economie disastrate.
La ricostruzione economica era quel presupposto affinché quei Paesi potessero procedere al pagamento delle ingenti riparazioni imposte dai trattati di pace a favore delle potenze vincitrici; queste ultime, a loro volta, erano alle prese con i debiti di guerra contratti con gli Stati Uniti.
Prese quindi piede la convinzione che un consistente aiuto finanziario anche agli Stati vinti avrebbe innescato benefiche conseguenze.
Ebbe così origine un piano economico, basato sul far affluire capitali statunitensi verso la Germania, per fare in modo che si riprendesse la produzione sia tedesca, sia, indirettamente, degli altri Paesi vinti. Il denaro americano rivitalizzò l’economia europea e permise ai Paesi vinti di poter pagare il prezzo delle riparazioni ai vincitori, che poterono così estinguere i debiti con gli Stati Uniti per le forniture belliche.
Gli Stati Uniti fecero affluire i capitali in eccedenza verso l’Europa, che era sempre più legata a loro per le forniture di prodotti agricoli e industriali per via dei prezzi più convenienti praticati rispetto a quelli degli operatori europei.
In breve tempo si verificò un enorme giro di affari, con un conseguente notevole sviluppo economico, che sfociò in un vero e proprio boom economico tra il 1925 e il 1926.
L’aumentata produttività fece crescere i salari, determinando un miglioramento del tenore di vita degli americani, tra i quali si diffuse un crescente ottimismo. In questi anni nasce l’American way of life, il modo di vita americano, caratterizzato in particolar modo da larghi consumi.
La crisi 3
La crisi
Convinti che la situazione di benessere non potesse terminare, il mondo produttivo statunitense si rese protagonista di una gara alla produzione, che coinvolse anche le banche in un giro enorme di prestiti e speculazioni. Queste ultime praticavano una politica di agevolazione creditizia, determinando una crescita di liquidità, che induceva le imprese non a investire nella produzione, ma ad investire in speculazioni di Borsa. La Borsa di New York, infatti, tra il 1927 e il 1928 spostava un’enorme quantità di ricchezza che non aveva alcuna base reale nell’espansione della produzione.
Il grosso volume d’affari incoraggiava anche i piccoli risparmiatori ad affrontare i rischi del gioco in borsa; si diffuse così una specie di “febbre speculativa”, il prezzo dei titoli quotati in Borsa saliva vertiginosamente, tutto ciò fece dimenticare che l’equilibrio economico è fondato sull’equilibrio del mercato, e quindi da un equilibrio tra offerta da parte dei produttori e domanda da parte dei consumatori.
Ma al crescere dei titoli di borsa corrispondeva il calo della produzione, dovuto ad una crisi di sovrapproduzione, causata specialmente dalla diminuzione delle esportazioni da parte degli Stati Uniti. Molti prodotti sia agricoli che industriali rimasero invenduti, i prezzi diminuirono drasticamente e numerose fabbriche furono destinate a chiudere.
A quel punto gli speculatori ritennero fosse il momento di vendere le azioni per realizzare i guadagni sperati. La corsa alle vendite però fece crollare in picchiata il valore dei titoli, fino ad arrivare, il 24 ottobre 1929, al crollo della Borsa di New York, seguito dall’inevitabile crollo dei titoli azionari e alla chiusura di molte imprese.
Nel giro di due anni la produzione industriale calò di oltre la metà, provocando il fallimento di industrie e banche. La disoccupazione aumentò vertiginosamente. La catastrofe economica degli Stati Uniti si diffuse ovviamente anche nel resto del mondo, dando inizio ad una crisi gravissima che si concluse definitivamente soltanto dopo la seconda guerra mondiale.
In Europa, il ritiro dei capitali statunitensi e l’arrivo sul mercato di merci a bassissimo prezzo provocarono una diminuzione della produzione e il conseguente aumento della disoccupazione.
Gli effetti della crisi si sentirono soprattutto in Germania, poiché la sua economia era strettamente legata a quella degli Stati Uniti; qui si ebbe una ripresa economica solo con la nomina di Hitler alla cancelleria.
Il 1929 non fu un anno disastroso per tutti, infatti, alcuni industriali riuscirono a sfuggire dalla crisi e, favoriti dalla politica protezionistica del governo fascista, riuscirono ad accaparrarsi ampi mercati e monopolizzare alcuni settori produttivi, ovviamente tutto a danno dei consumatori.
Roosevelt e il New Deal
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