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Economia politica

Lezione 1 16.09.2013

L’economia è strettamente connessa con la storia: esempio lampante è il 2011 con il crollo delle Torri Gemelle.

Dow Jones Industrial Index 1928 - 2011.

La crisi peggiore è quella del 1929.

Articolo di Reinhart & Rogoff (economisti ad Harvard): Growth in a Time of Debt, pubblicato nel 2010. Parla dell'opportunità ed efficacia di politiche fiscali ed economiche di austerity e rigore applicate nei contesti di economie gravate da forte incidenza del debito pubblico sul Prodotto interno lordo.

Si tratta di uno studio empirico la cui tesi centrale è che quando il debito estero (debito collettivo contratto nei confronti di una nazione verso i creditori stranieri) lordo raggiunge il 60% del Prodotto interno lordo, il tasso annuo di crescita economica di un paese calerebbe di due punti percentuali, mentre per livelli del debito estero superiori al 90%, la crescita del PIL sarebbe "all'incirca dimezzata". In sostanza essi affermano che se uno Stato non cresce economicamente è colpa dei debiti che ha contratto (troppo debito = poca crescita? In alternativa poca crescita = troppo debito?).

Apparso nella temperie della crisi finanziaria ed economica degli anni 2000, ha fornito un quadro teorico di riferimento per giustificare politiche di austerity (politica di bilancio dello Stato fatta di tagli alle spese pubbliche al fine di ridurre il deficit pubblico, attraverso la riduzione dei servizi pubblici e l'aumento delle imposte). Il fatto che la sfera decisionale della politica sia stata così pesantemente influenzata da uno studio debole e pieno di errori metodologici ha portato l'economista di Princeton, Paul Krugman, vincitore del premio Nobel per l'economia, a esprimersi in questo modo:

1 DEBITO = ammontare dei debiti che un paese ha contratto nella sua storia verso creditori che possono essere persone, enti, imprese o altri paesi.

DEFICIT = rapporto negativo tra le spese effettuate e le entrate collezionate, calcolato in un dato periodo = le entrate superano le uscite.

<<Quello che ci insegna il caso dello studio Reinhart-Rogoff è fino a che punto l'austerity è stata spacciata servendosi di falsi pretesti. Per tre anni, l'adozione di politiche di austerity è stata presentata non come una scelta ma come una necessità. Secondo i suoi sostenitori, era la ricerca economica ad aver mostrato come eventi terribili succedano ogni volta che il debito superi il 90 per cento del PIL. Ma la "ricerca economica" non ha affatto mostrato cose del genere; è stata una coppia di economisti a sostenere quell'asserzione, mentre molti altri dissentivano. I decisori delle policy hanno abbandonato i disoccupati e si sono rivolti all'austerity per scelta, non perché vi fossero costretti. >>

I due economisti hanno analizzato vari Stati, quanto essi crescono anche in relazione al debito, ma non hanno considerato paesi come Canada, Australia e Nuova Zelanda dove la crescita economica non è stata penalizzata da un elevato debito pubblico. Inoltre compiono un grave errore, detto “errore Excel” ovvero sbagliano la colonna delle cifre da addizionare: di conseguenza i valori da loro ottenuti sono errati così come la soglia da loro fissata come oltre la quale si cade in decrescita. In caso essi si giustificano affermando di non aver prodotto quella teoria per influenzare politiche di austerity.

I loro errori sono stati scoperti da uno studente, Thomas Herndon.

Il gioco di ponti?????

Bolla speculativa: particolare fase di un qualsiasi mercato caratterizzata da un aumento considerevole e ingiustificato dei prezzi di uno o più beni, dovuto ad una crescita della domanda repentina e limitata nel tempo. Generalmente si parla di bolla speculativa con riferimento a mercati finanziari, nei quali vengono trattate azioni, obbligazioni e titoli derivati, ma possono riguardare anche beni materiali, come gli immobili.

Speculazione: attività di un certo operatore finanziario che entra sul mercato nel momento presente effettuando un certo tipo di investimento e presumendo degli sviluppi ad alto rischio il cui esito, positivo o negativo, dipenderà dal verificarsi o meno di eventi su cui egli ha formulato le sue aspettative iniziali. Nel senso comune del termine per "speculazione" si intende invece una qualunque operazione intesa a ottenere un vantaggio o utile sfruttando senza scrupoli situazioni favorevoli, spesso a danno di altri soggetti o dell'interesse generale.

La caduta della borsa è una spia della crisi.

Lezione 2 17.09.2013

https://www.youtube.com/watch?v=WrXfo0BNNUc Brancaccio e Rampini sul caso "Reinhart & Rogoff"

Un po’ di storia

Sia nel 1929 che nel 2007, con il presagio della crisi c’è stata una corsa agli sportelli.

Inflazione dal latino inflare, gonfiare. In Antica Roma si conosceva il fenomeno del costante aumento dei prezzi e della svalutazione.

Iperinflazione: Repubblica di Weimar 2/11/1923, la direzione delle ferrovie tedesche emise il ricardo.ch. La dicitura sulla banconota recitava: «La cassa centrale delle ferrovie di Francoforte sul Meno pagherà un bilione di marchi al detentore della presente banconota non appena saranno nuovamente disponibili i mezzi di pagamento legali. La banconota sarà accettata a titolo di pagamento presso tutte le nostre casse».

Due settimane dopo, in Germania entrò in vigore la riforma monetaria per contrastare l’iperinflazione (si stampa nuova moneta, che vale sempre meno). Fu introdotto il Rentenmark, cui nell’ottobre del 1924 seguì il Reichsmark (Goldmark), e ciò che restava del patrimonio della popolazione venne distrutto.

La banconota da un bilione si era ridotta a valere un Rentenmark.

+ MONETA (x saldare il debito) = + INFLAZIONE

Crisi economiche-finanziarie

1929

Nel primo dopoguerra l'economia degli Stati Uniti ebbe un forte incremento, dovuto anche alla grande richiesta d'investimento che veniva dall'Europa per la ripresa dal primo conflitto mondiale. L’economia USA era in crescita, la produzione era consistente. Il mercato interno, pur in crescita, non assorbiva tutta la produzione. Per esportare (protezionismo) si addivenne al finanziamento degli importatori: le grandi banche americane concessero prestiti a enti o industrie private straniere per acquistare prodotti americani.

L’origine del crollo è almeno duplice: si andava accumulando una produzione eccessiva, ma l’esplosione violenta della crisi derivò da abuso del credito e dalla speculazione di borsa. Gli Stati Uniti erano diventati una sorta di banca mondiale. Se il denaro americano veniva prestato in Europa, si registrava anche un consistente flusso contrario di valuta, che dall’Europa si dirigeva verso gli Stati Uniti. Nel 1927 la fuoriuscita di oro dall’Europa verso gli Stati Uniti divenne allarmante. I rappresentanti delle banche centrali di Gran Bretagna, Germania e Francia si recarono allora oltreoceano e chiesero alla riserva federale di abbassare il tasso di sconto. Gli americani accondiscesero e questa politica, rendendo il credito più facile, contribuì a innescare la grande speculazione borsistica del 1927-29. Il denaro meno oneroso servì a finanziare acquisti di azioni. Le quotazioni dei titoli salivano velocemente e sempre maggiori erano i prestiti chiesti e concessi per comperare azioni.

Molte aziende trovavano più conveniente investire in titoli che nell’attività produttiva. Sorsero centinaia di investment trusts, con il compito di vendere titoli al pubblico, anche a coloro che abitualmente non investivano in titoli in borsa (piccoli risparmiatori e casalinghe che erano convinti fosse giunta l’età dell’oro).

Improvvisamente sulla frenesia speculativa americana si abbatté la crisi dell’autunno del 1929. Allora le quotazioni ampiamente sopravvalutate di titoli crollarono in modo estremamente rapido. Il 24 ottobre, il famoso “giovedì nero” quasi 13 milioni di titoli cambiarono proprietario a prezzi sempre più bassi. Il martedì 29 non si trovarono più compratori per svariati gruppi di titoli e i grandi banchieri abbandonarono la politica di sostegno. Ciò indusse le banche di provincia a ridurre o annullare i prestiti ai borsisti, aggravando la crisi.

Alla caduta dei valori azionari seguì la caduta dei prezzi. La gente comprava sempre meno perché il suo potere d’acquisto stava declinando o perché pensava che la tendenza al ribasso dei prezzi sarebbe continuata. L’industria si trovò a non essere più in grado di pagare le materie prime e di onorare i prestiti contratti. L’appello alle banche perché concedessero nuovi prestiti cadeva nel vuoto, sia perché le banche stesse si trovavano in crisi, sia perché erano comunque riluttanti a esporsi in una situazione simile.

La maggior parte delle imprese fu costretta a rallentare o fermare la produzione, materie prime e semilavorati rimasero inutilizzati, molti lavoratori furono licenziati. Si giunse a contare 12 milioni di disoccupati negli Stati Uniti, mentre molti fra coloro che avevano conservato l’impiego lavoravano a orario ridotto e con salari inferiori. Nell’estate del 1932 la disoccupazione raggiunse la punta massima, e il grave disagio prodottosi in tutto il Paese portò alla caduta del partito repubblicano e all’elezione di Roosevelt.

Egli avviò allora una vasta politica di interventi statali, che fu dettata prima dalle necessità più urgenti, ma che andò poi via via assumendo forma più organica in quel sistema che venne detto New Deal. Questo prevedeva vasti interventi statali nell’economia, la guerra alle holding e ai trust, la nazionalizzazione di alcuni servizi pubblici essenziali e una nuova politica monetaria.

Nell’inverno del 1933 il dollaro venne svalutato del 40,94%. Si cercò di dare lavoro, anche se ad orario ridotto, ai disoccupati per alimentare la loro fiducia nel futuro e per sostenere la domanda. Venne creato un sistema di assicurazioni obbligatorie contro infortuni, disoccupazione e vecchiaia e fu avviato un colossale programma di lavori pubblici.

L’offerta traina la domanda.

2007 - 2008 crisi dei debiti sovrani

Deriva dalla crisi americana dei mutui subprime, caratterizzata da difficoltà (impossibilità) nella restituzione dei mutui, speculazione immobiliare, cartolarizzazione dei debiti, scarsi controlli, bassi tassi di interesse, ed elevatissimi tassi di indebitamento individuale, ma anche a causa dell’errata definizione del rating (“classificazione”) del debito. In seguito alla cartolarizzazione, i beni vengono ceduti a società-veicolo che ne versano al cedente il corrispettivo economico ottenuto.

2 Mutui subprime: dare finanziamenti a differenti livelli di rischiosità anche molto elevate. In tal modo venivano concessi mutui anche con scarse garanzie, basandosi sul fatto che nella peggiore delle ipotesi la banca si sarebbe rivalsta sulle case i cui valori stavano crescendo. = mutui concessi senza sostanziali garanzie o coperture del rischio.

3 Cartolarizzazione dei debiti: cessione di attività o beni di una società (originator), attraverso l'emissione ed il collocamento di titoli obbligazionari. Il credito viene ceduto a terzi, e il rimborso dovrebbe garantire la restituzione del capitale. Se il credito diviene inesigibile, chi compra titoli cartolarizzati perde sia gli interessi che il capitale versato.

Attraverso l'emissione ed il collocamento di titoli obbligazionari, detti ABS (asset-backed security).

I CDO (collateralized debt obligation) sono obbligazioni strutturate, sono dei pacchetti con un’obbligazione emessa dalla banca e con all’interno diversi debiti che cercano un investitore per coprirli. All’interno contengono qualsiasi tipo di debito, anche i subprime. Il risultato è un rallentamento della finanza e una svalutazione di questi titoli e quindi anche del portafoglio delle banche, in quanto in caso di mancato rimborso la banca perderebbe i soldi investiti e quelli da restituire all’investitore.

I mutui subprime, nel campo degli immobili, talvolta arrivavano ad essere di importo superiore del valore dell’immobile. L’incremento dei tassi di interesse, aumentò la rata variabile dei mutui rendendo inesigibili (non pagabili) alcune rate (inoltre non sarebbe bastato il recupero forzoso della casa per coprire il debito). Le banche, attraverso la cartolarizzazione, hanno precedentemente collocato sul mercato i mutui sotto forma di bonds (obbligazioni). Per l’elevato e rigido TUS (Tasso Ufficiale di Sconto) gli operatori avevano aspettative di numerosi default. Pertanto hanno venduto i titoli, acquistati dalle banche che avrebbero avuto bisogno di liquidità per rimborsare i venditori. Ma la FED (Federal Reserve) ha ridotto il tasso di sconto.

Lezione 3 20.09.2013

Economia deriva dal greco οἶκος (oikos), "casa" + νόμος (nomos), "norma" o "legge".

Nel 2010, tutta l’attenzione è concentrata sulla crisi finanziaria che, a partire dall’estate del 2007, ha colpito gli Stati Uniti e l’Europa, prima di estendersi al resto del mondo. Nell’autunno del 2008, l’economia mondiale è entrata in quella che sembra essere la peggiore recessione del secondo dopoguerra: l’economia rallenta. Tuttavia queste difficoltà, seppur gravi, rischiano di far passare in secondo piano il fatto che da oltre vent’anni l’economia mondiale cresce tanto rapidamente quanto mai era accaduto prima, non soltanto nelle economie avanzate, ma anche nei paesi emergenti e in via di sviluppo.

Variabili dell’analisi economica

Per eseguire un’analisi economica si considerano tre variabili:

  • Produzione (PIL): livello di produzione dell’economia (al momento dell’analisi) e tasso di crescita (importante per le prospettive);
  • Tasso di disoccupazione: proporzione di lavoratori non occupati e in cerca di occupazione sulla forza lavoro. Si calcola come (non occupati e in cerca di lavoro)/ forza lavoro (cioè chi lavora ed è in cerca di lavoro);
  • Tasso di inflazione: tasso di crescita del prezzo medio dei beni nell’economia. È legato alla politica monetaria (+ moneta + inflazione), perciò è un parametro finanziario.

RICORDA: repubblica di Weimar.

USA

  • Produzione: il tasso medio di crescita è stato del 3.3%, sostanzialmente più alto della media dal 1970.
  • Occupazione: il tasso medio di disoccupazione è stato del 4.8%, sostanzialmente più basso della media dal 1970.
  • Inflazione: il tasso medio di inflazione è stato del 2.8%, leggermente più alto di quello europeo, ma più basso della media dal 1970.

Essi hanno visto peggiorare la propria situazione, andando incontro a 4 shock economici:

  • Brusco aumento del prezzo del petrolio; impoverisce le famiglie e contribuisce a ridurre i loro consumi. I paesi OPEC limitano l’offerta, facendo salire i prezzi di tutto (il petrolio è usato per i carburanti);
  • Diminuzione del prezzo delle abitazioni; il valore delle case rappresenta circa i tre quarti della ricchezza delle famiglie americane. Dall’estate del 2007 alla fine del 2009 il valore delle abitazioni si è ridotto del 30%;
  • Caduta della borsa; ha ridotto ulteriormente il valore della ricchezza delle famiglie americane investita in titoli azionari.
  • Restrizione del credito: la restrizione del credito ha reso più difficile e costoso ottenere finanziamenti.

Per completare l’analisi, gli Stati Uniti da metà degli anni ottanta ogni anno hanno acquistato molti più beni e servizi dall’estero di quanti non ne riuscissero a vendere (le importazioni erano di gran lunga superiori rispetto alle esportazioni). Al crescere del disavanzo commerciale è cresciuto l’ammontare di denaro preso a prestito (come paese, hanno preso a prestito più di $720 miliardi all’anno dal resto del mondo!).

In particolare dalla seconda metà del 2001, gli USA hanno subito una crescita negativa (recessione), causata principalmente da un crollo azionario, dalla bolla speculativa “new economy” e dall’11 settembre. Dal 2002 la Federal Reserve ha attuato una politica monetaria espansiva caratterizzata da minori tassi d’interesse e una politica fiscale espansiva dall’amministrazione Bush (minori imposte e spesa pubblica in armamenti e ricostruzione). Tutto ciò ha lavorativo la ripresa, almeno fino alla crisi del 2007.

Tale crisi ha alla base sei elementi cruciali:

  • Politica monetaria espansiva con tassi eccessivamente bassi;
  • Proliferazione di strumenti finanziari derivati per distribuire i rischi;
  • Regolamentazione finanziaria e bancaria lacunosa;
  • Conflitti d’interesse nel sistema di rating e analisi finanziaria;
  • Fiducia infondata nella continua crescita dei corsi immobiliari ed azionari;
  • Enorme indebitamento: debito delle famiglie, delle imprese, dello Stato (debito pubblico), del paese (deficit commerciale).

I paesi dell’Euro

Le performance economiche dei paesi europei dall’inizio del nuovo millennio è stata meno soddisfacente di quella registrata negli anni Novanta:

  • Dal 2001 al 2010 la crescita media annua della produzione è stata di circa il 2% inferiore rispetto al valore registrato nel decennio precedente. Ciò riflette un significativo rallentamento nelle principali economie europee a partire dal 2008 e una vera e propria recessione nel 2009;
  • Disoccupazione persistente ed elevata (che non è una tradizione europea);
  • L’unica notizia positiva riguarda l’inflazione. Il tasso annuo è stato in media pari al 2.2% nell’UE.

Gli economisti

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luisa18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Vergalli Sergio.
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