Estratto del documento

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Indice

La donna ………………………………………..Pagina 3

Il XIX secolo: l’età dell’industrializzazione ……………Pagina 4

Il XX secolo: la donna e la lotta per i diritti …………….Pagina 5-6-7

La tutela delle donne sul lavoro ....................................................Pagina 7-8-9

La donna nella letteratura italiana nel XX secolo ……………..Pagina 10

…Nell’età contemporanea …………………………………………Pagina 11

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La donna: creatura fisicamente debole o forte?

Intelligente quanto o meno dell’uomo?

Capace di scelte autonome o bisognosa del costante appoggio maschile? Angelo del paradiso o demoniaca tentatrice?

Dolce e innocente o perversa e ingannatrice?

Questo è il quesito che emerge negli autori di ogni tempo e di ogni cultura.

Il lavoro vuole ripercorrere nel tempo le fasi che avrebbero dovuto condurre all’emancipazione femminile.

Il XIX secolo: l’età dell’industrializzazione

Nella prima metà dell’800 si assiste in Europa allo sviluppo rapidissimo di due fenomeni: l’urbanizzazione e l’industrializzazione. I rivolgimenti che questi determinarono nei vari ambiti incisero sulla vita di uomini e donne dell’epoca, determinando rivoluzioni sul piano demografico, agrario, commerciale, tecnologico.

Questo processo di sviluppo venne inaugurato alla fine del ‘700 da due eventi di enorme importanza: la rivoluzione francese e quella americana, alla cui base era la rivendicazione di libertà, uguaglianza e proprietà. Anche le donne contribuirono attivamente alla Rivoluzione Francese e alla proclamazione degli ideali d’uguaglianza e libertà.

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In Inghilterra nel 1792 Mary Wollstonecraft denuncia nel suo saggio “Rivendicazione dei diritti delle donne” che la condizione di inferiorità femminile è un concetto artificiale, imposto alla donna da una cultura di tipo patriarcale. L’opera reclamava il diritto femminile all’educazione, al lavoro e alla vita pubblica.

La Rivoluzione industriale diede origine ad alcuni importanti mutamenti, che influirono sulla condizione della donna e che si fecero particolarmente evidenti nella seconda metà del XX secolo.

Con la meccanizzazione del settore tessile le donne costituirono la principale manodopera delle fabbriche e la figura della filatrice e tessitrice domestica fu sostituita da quella dell’operaia. Infatti, grazie al perfezionamento dei macchinari, gli imprenditori trovarono più conveniente assumere donne e bambini, dato che il loro salario era inferiore a quello degli uomini e potevano essere sfruttate più facilmente.

L’800 fu però il secolo che vide l’exploit del servizio domestico, a causa del consolidamento della società borghese e dello sviluppo delle città. Le donne in particolare ricoprivano numerosi ruoli: nutrice, cameriera, bambinaia, cuoca, istitutrice…

Un altro fenomeno correlato allo sviluppo dei centri urbani fu la prostituzione che dilagò in tutte le città europee dove l’industrializzazione era massiccia. Non di rado le prostitute erano giovani operaie che non riuscivano a vivere del loro misero salario.

Per quanto riguarda la situazione delle donne della classe media e della borghesia, l’unica occupazione era quella di accudire il marito e i figli. Secondo l’ideale femminile borghese, infatti, la donna doveva essere sposa gentile e amorevole, angelo del focolare e perfetta madre dei figli.

In tal modo si diffuse l’idea di un’educazione nei confronti delle donne: l’istruzione elementare poteva migliorare la posizione della donna come educatrice della prole. Pertanto l’accesso femminile all’insegnamento primario non venne più osteggiato.

Il XX secolo: la donna e la lotta per i diritti

Il XX secolo è stato definito su più fronti il secolo delle donne: che con la lotta per la propria emancipazione hanno saputo rendersi protagoniste segnando profondamente il corso della storia.

Con l’inizio del nuovo secolo la borghesia accrebbe il suo potere industriale e finanziario a partire dalla seconda rivoluzione industriale. Si ricorre ad una razionalizzazione e meccanizzazione del lavoro, che toglie spazio alle maestranze più qualificate e facilita l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro operaio.

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Il primo inserimento di massa delle donne nel mondo del lavoro si ebbe durante la prima guerra mondiale tra il 1914 e il 1918. I primi mesi del conflitto furono segnati dalla chiusura di molte fabbriche o officine per l’abbandono dei posti di lavoro da parte degli uomini mobilitati al fronte.

Col protrarsi della guerra i governi fecero appello alle donne perché occupassero quei posti che erano stati prima degli uomini. Il fatto accelerò l’integrazione femminile nella produzione agricola e industriale.

Tuttavia, alla fine della guerra, i governi fecero pressione sulle donne affinché lasciassero le attività e tornassero alle loro mansioni naturali, la cura della famiglia e del focolare. Molte accolsero l’invito, liete di liberarsi di una duplice fatica, prima in fabbrica e poi a casa; altre però lottarono per conservare le posizioni conquistate.

Il numero delle donne iscritte ai sindacati aumentò in modo considerevole, così come la loro partecipazione alle riunioni e ai congressi operai.

Vennero inoltre costituite nuove associazioni sindacali specificamente femminili, poiché in determinati settori i lavoratori persistevano nell’osteggiare l’inserimento delle donne.

Solo in Gran Bretagna si ebbe un consistente movimento femminile che riuscì ad imporsi all’attenzione dell’opinione pubblica e della classe dirigente, concentrandosi nell’agitazione per il diritto al suffragio e ricorrendo spesso a forme di protesta come dimostrazioni di piazza, marce sul Parlamento, scioperi della fame.

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