La condizione della donna tra ‘800 e ‘900
Il percorso che ho scelto di presentare è connesso ad un argomento che ritengo fortemente importante e che mi sta molto a cuore, riguarda il ruolo assunto dalla donna nel contesto storico-sociale che si estende dall’800 sino all’età contemporanea.
I motivi che mi hanno condotto alla scelta e quindi all’analisi di tale argomento sono molteplici ma i più importanti sono:
- La sua attualità;
- La mia personale volontà di evidenziare il processo discriminatorio a cui la donna è stata sottoposta nel corso dei secoli, e credo di non sbagliare nel ritenere che ancora oggi, anche se in misura inferiore, ne sia soggetta.
La mia è una critica nei confronti di una società che da sempre ci considera inferiori, che ha più volte, nel corso della storia, dimenticato il ruolo chiave che le donne hanno assunto e tutt’oggi assumono all’interno di essa, nei suoi molteplici settori.
Per questo evidenzierò:
- In ambito storico la nascita, lo sviluppo del movimento femminista e il ruolo che questo movimento e quindi le sue rappresentanti hanno assunto nella società tra l’800 e il ‘900.
- In francese George Sand.
- In ambito letterario Montale (“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”).
- In inglese the woman’s position in Victorian Society.
- In ambito giuridico-economico la legislazione del lavoro femminile:
- La tutela della donna lavoratrice;
- La tutela della lavoratrice che contrae matrimonio;
- La tutela della lavoratrice madre.
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Il XIX secolo: l’età dell’industrializzazione
Nella prima metà dell’800 si assiste in Europa allo sviluppo rapidissimo di due fenomeni: l’urbanizzazione e l’industrializzazione.
I rivolgimenti che questi determinarono nei vari ambiti incisero sulla vita di uomini e donne dell’epoca, determinando rivoluzioni sul piano demografico, agrario, commerciale, tecnologico.
Questo processo di sviluppo venne inaugurato alla fine del ‘700 da due eventi di enorme importanza: la rivoluzione francese e quella americana, alla cui base era la rivendicazione di libertà, uguaglianza e proprietà.
Anche le donne contribuirono attivamente alla Rivoluzione Francese e alla proclamazione degli ideali d’uguaglianza e libertà: si diffuse in questo modo una forte consapevolezza dei diritti delle donne, supportata dal pensiero illuminista.
La Rivoluzione industriale diede origine ad alcuni importanti mutamenti, che influirono sulla condizione della donna e che si fecero particolarmente evidenti nella seconda metà del XX secolo.
Con la meccanizzazione del settore tessile le donne costituirono la principale manodopera delle fabbriche e la figura della filatrice e tessitrice domestica fu sostituita da quella dell’operaia.
Infatti grazie al perfezionamento dei macchinari, gli imprenditori trovarono più conveniente assumere donne e bambini, dato che il loro salario era inferiore a quello degli uomini e potevano essere sfruttate più facilmente.
L’800 fu però il secolo che vide l’exploit del servizio domestico, a causa del consolidamento della società borghese e dello sviluppo delle città.
Le donne in particolare ricoprivano numerosi ruoli: nutrice, cameriera, bambinaia, cuoca, istitutrice, infermiera…
Un altro fenomeno correlato allo sviluppo dei centri urbani fu la prostituzione che dilagò in tutte le città europee dove l’industrializzazione era massiccia.
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Una delle conquiste decisive del ventesimo secolo fu l’ingresso delle donne negli uffici e nell’amministrazione.
Considerati tradizionalmente posti riservati agli uomini, l’inserimento delle donne fu tutt’altro che facile fino alla diffusione della macchina da scrivere nell’ultima fase del secolo.
Da allora sempre un maggior numero di donne fu inserito nelle poste, società dei telefoni e casse di risparmio.
Com’era già avvenuto in tempi precedenti i lavoratori continuarono a manifestare la loro opposizione all’impiego di donne nell’industria, ritenendo che usurpassero lavoro agli uomini e che il posto delle donne fosse tra le pareti domestiche.
Trascorrendo le giornate in fabbrica le operaie trascuravano le faccende di casa, compito femminile per eccellenza.
I dirigenti stessi del movimento operaio non contribuirono a smorzare la polemica.
La questione rimase chiusa a nuove prospettive fino al 1870: s’incominciò allora ad accettare la realtà, e si capì che la miglior cosa da fare era dunque unire le forze e lottare per migliorare le condizioni di lavoro.
Invece in altre località d’Europa e d’America la persistente ritrosia dei sindacati ad accettare le lavoratrici, portò queste ultime a costituire sindacati femminili.
Per quanto riguarda la situazione delle donne della classe media e della borghesia, l’unica occupazione era quella di accudire il marito e i figli.
In tal modo si diffuse l’idea di un’educazione nei confronti delle donne: l’accesso femminile all’insegnamento primario non venne più osteggiato.
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Il XX secolo: la donna e la lotta per i diritti
Con l’inizio del nuovo secolo la borghesia accrebbe il suo potere industriale e finanziario a partire dalla seconda rivoluzione industriale.
Si ricorre ad una razionalizzazione e meccanizzazione del lavoro, che toglie spazio alle maestranze più qualificate e facilita l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro operaio.
Il primo fenomeno d’inserimento in massa delle donne nel lavoro si ebbe durante la prima guerra mondiale tra il 1914 e il 1918.
I primi mesi del conflitto furono segnati dalla chiusura di molte fabbriche e officine per l’abbandono dei posti di lavoro da parte degli uomini mobilitati al fronte.
Col protrarsi della guerra i governi fecero appello alle donne perché occupassero quei posti che erano stati prima degli uomini.
Tuttavia alla fine della guerra i governi fecero pressione sulle donne affinché lasciassero le attività e tornassero alle loro mansioni naturali, la cura della famiglia e del focolare.
Molte accolsero l’invito, liete di liberarsi di una duplice fatica, prima in fabbrica e poi a casa; altre però lottarono per conservare le posizioni conquistate.
Il numero delle donne iscritte ai sindacati aumentò in modo considerevole, così come la loro partecipazione alle riunioni e ai congressi operai.
Vennero inoltre costituite nuove associazioni sindacali specificamente femminili, poiché in determinati settori i lavoratori persistevano nell’osteggiare l’inserimento delle donne.
Il dopoguerra vide il riaffermarsi di ideologie maschiliste, militariste, intolleranti e violente.
Anche il fascismo sostenne una legislazione che asserviva le donne agli uomini e che ne limitava l’ingresso nel mondo del lavoro.
In occasione della seconda guerra mondiale i paesi europei fecero nuovamente ricorso alla manodopera femminile: milioni di donne furono reclutate nell’industria, nei servizi ausiliari, nella difesa civile.
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Diminuì sensibilmente il numero di donne impegnate nel servizio domestico e molte si avviarono al lavoro in fabbrica.
La seconda guerra mondiale vide una ridefinizione della divisione dei lavori tra uomini e donne.
Le donne si orientarono verso quei settori riconosciuti socialmente compatibili con la loro condizione e che riproducevano le caratteristiche del lavoro domestico: tessile, confezioni, alimentari, insegnamento e così via.
Tutto questo apportò notevoli cambiamenti nella vita familiare.
La famiglia moderna aveva alla base della sua organizzazione il lavoro casalingo della donna, non retribuito.
Già nella metà del XIX secolo ebbero inizio le prime battaglie per i diritti della donna.
I movimenti femminili avevano come principale obiettivo la rivendicazione dell’uguaglianza delle donne di fronte alla legge e la possibilità di accedere al voto.