Indice
Introduzione…………………………… 2
Storia……………………… ………….. 3
Diritto……………………....................... 7
Scienza delle finanze…….......................13
Economia aziendale…………………….16
Italiano………………………………….20 1
Per secoli le donne non hanno avuto voce, non hanno parlato di se
stesse, non hanno espresso i loro bisogni, ”la donna sembrava non
essere mai vissuta”, con rarissime eccezioni.
Le donne sono state rappresentate, simboleggiate, raccontate dagli uomini secondo un ideale corrispondente ai valori di cultura creata dagli stessi uomini. 2
Storia
La donna nella storia
Furono le guerre ad accrescere e valorizzare il ruolo delle donne con conseguente pratica dimostrazione della loro idoneità a governare patrimoni e, quindi, di una capacità non inferiore a quella degli uomini. Nei periodi di guerre e calamità, le donne hanno sempre assunto un ruolo da protagoniste, mostrando rilevanti idoneità lavorative e organizzative. 3
L’inserimento della donna nel mondo del lavoro
Il primo fenomeno d’inserimento in massa delle donne nel mondo del lavoro si ebbe durante la Prima guerra mondiale tra il 1914 e il 1918. Dal 1915, col protrarsi della guerra, fu necessario badare a riaprire alcune fabbriche di vitale importanza per le esigenze belliche. I governi fecero allora appello alle donne affinché occupassero i posti e le mansioni che fino a quel momento erano considerate maschili. Il fatto accelerò l’integrazione femminile nella produzione sia agricola sia industriale e nei servizi.
L’inserimento nel mondo del lavoro non diminuì i loro impegni domestici, che era alleviato con l’istituzione all’interno degli stabilimenti di asili per i figli delle lavoratrici (furono le donne anziane a dedicarsi alla cura dei piccoli e delle case, mentre le più giovani si recavano in fabbrica).
Alla fine della guerra i governi facevano pressione affinché le donne lasciassero le attività e tornassero alle loro mansioni “naturali”, la cura della famiglia e del focolare. Molte accolsero l’invito, altre dovettero adattarsi a svolgere quei compiti che gli uomini rifiutavano, altre non volevano tornare agli antichi ruoli: il servizio domestico e l’agricoltura. La guerra mutò anche l’atteggiamento femminile nei riguardi del movimento operaio. Il numero 4 delle donne iscritte ai sindacati aumentò e furono così costituite nuove associazioni sindacali specificamente femminili.
La guerra mostrò quanto poteva valere la manodopera femminile come riserva. Le nuove tecnologie richiedevano più destrezza e velocità che non muscoli e resistenza fisica. 5
Il lavoro femminile dopo la Seconda guerra mondiale
Nel secondo conflitto mondiale, nel settembre del 1936, si ripeté la stessa situazione che si era già verificata vent’anni prima. Le donne furono inserite in massa negli ambiti produttivi per ricoprire i posti lasciati vacanti dagli uomini e il loro inserimento nel mondo professionale conobbe un certo incremento.
La struttura interna del lavoro femminile conobbe grossi cambiamenti grazie ad una nuova concezione del lavoro stesso, visto come realtà necessaria che dava dignità alla donna. L’affermazione di questa idea favorì l’impiego di un numero sempre elevato di donne in età giovanile, donne sposate e di donne delle classi medie. Le operaie abbandonavano il lavoro salariato solo quando le condizioni economiche lo consentivano. Dalla Seconda guerra mondiale, la presenza delle lavoratrici si concentrò in quei settori d’attività già occupati dall’inizio del secolo; per contro si verificò un calo nella percentuale di donne impegnate nell’agricoltura dovuto al loro passaggio all’industria. Allo stesso modo diminuì il numero delle donne, impegnate, nel servizio domestico e come nutrici, a causa dei cambiamenti intervenuti nella vita privata: molte domestiche si avviavano al lavoro in fabbrica. Il terziario conobbe un aumento progressivo di lavoratrici (come segretarie, telefoniste e altro), grazie all’inserimento di operaie più qualificate e soprattutto donne di classe media.
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La medicina, l’ingegneria, l’avvocatura e altro, cominciò la presenza femminile che era ancora minoritaria ma in costante crescita. L’insegnamento si dimostrò l’unico ambito con una rilevante partecipazione di donne, maggiore nella scuola primaria.
La discriminazione non scomparve dal mercato del lavoro: le donne continuarono a occupare le categorie inferiori, i lavori noiosi e peggio remunerati nella scala professionale. A partire dalla Seconda guerra mondiale si verificò una parità dei lavori tra uomini e donne. Mestieri che in precedenza erano stati degli uomini si andarono a “femminizzare”, perdendo il loro prestigio sociale e allo stesso modo furono create nuove professioni femminili. Solo i paesi socialisti ruppero questo schema di valori e le donne poterono accedere a professioni più qualificate in competizione degli uomini: l’ingegneria, la medicina.
Infatti, in Russia, con la rivoluzione socialista, le donne conquistarono molti più diritti democratici. Per la prima volta, un paese legiferò a favore dell’uguaglianza di salario femminile e maschile a parità di lavoro. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, contrariamente a quando successe nei paesi capitalisti, nell’Urss la manodopera femminile fu conservata e si ricercarono i mezzi per permettere alle donne di raggiungere delle qualifiche maggiori.
C’erano donne in tutti i settori produttivi: nelle miniere, nell’edilizia civile, nei porti, in tutte le branche della produzione industriale e civile.
Nonostante l’inserimento nel mondo del lavoro le donne italiane non avevano ancora il diritto di voto. 7
Diritto
La donna nel Parlamento
Nell’arco di un secolo e mezzo, soprattutto nel secondo dopoguerra, la diffusione del modello industriale ha consentito alla donna, di rivendicare in pieno i suoi diritti, mediante l’accesso a tutte le professioni e le cariche pubbliche. Per molto tempo la donna è stata inferiore all’uomo sul piano giuridico, economico e civile e per tanto tempo è rimasta esclusa da tutta una serie di diritti e di attività.
La donna ha potuto raggiungere una “parità” almeno sotto il contesto giuridico. 8
Il 30 gennaio 1945 un decreto approvato dal Consiglio dei Ministri riconosceva finalmente il diritto al voto alle donne. Così alla consultazione elettorale del 2 giugno 1946 alle urne si presentarono 12.998.131 cittadine italiane.
Per l'esercizio dell'elettorato passivo delle donne, era stato necessario approvare un altro decreto legislativo pochi mesi prima la consultazione elettorale (art. 7 del Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, G.U. n. 60 del 12 marzo 1946).
Fra i 556 deputati eletti nelle prime elezioni a suffragio universale della storia italiana furono appena 21 le donne che aprirono l'esperienza parlamentare repubblicana. 9
Dal 2 Giugno 1946 in Italia la donna ha cominciato ad ottenere maggiori diritti nel campo politico.
Nonostante questo ancora oggi, in Italia, la donna ha poca influenza nell’ambito parlamentare.
Infatti, al Senato della Repubblica le donne sono 94 su 315 (30%), mentre alla Camera dei Deputati 202 su 630 (32%). In totale, nel Parlamento sono 296 su un totale di 945 parlamentari (31,32%). Ciò significa che la percentuale di donne presenti all’interno del Parlamento italiano è piuttosto bassa, risultando al 54° posto su 188 paesi nella “Classifica mondiale della presenza femminile nei Parlamenti nazionali”. 10
Il Parlamento
Per Parlamento si intende l’organo legislativo dell’ordinamento giuridico italiano. La Costituzione attribuisce al Parlamento la funzione legislativa (forma le leggi ordinarie e le leggi costituzionali), la funzione di indirizzo e di controllo politico (determina gli obiettivi di politica generale dello Stato e verifica
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