Estratto del documento

Vigani Luca

Tesina Esame di Stato a.s. 2008/2009

V IPA

Welcome to Coca-Cola side of life 1

Indice degli argomenti

Introduzione: Cos’è la Coca-Cola pag. 3

I. La bevanda

A. Storia della Coca-Cola

1. Nascita pag. 3

2. Sviluppo pag. 4

B. Produzione ed ingredienti

1. La misteriosa composizione della Coca-Cola

pag. 6

II. Coca-Cola Company

A. Azienda

1. Vendite pag. 7

2. Imbottigliatori pag. 7

3. Prodotti e marchi pag. 8

4. Nascita del direct marketing pag. 9

5. Impegno sociale pag. 9

B. Scorrettezze e boicottaggio

1. Danni alla salute pag. 10

2. Effetti immediati pag. 11

3. Antisindacalismo pag. 11

4. Igiene e problema acqua pag. 12

III. Curiosità e leggende

A. Design

1. Il marchio pag. 12

2. La leggendaria bottiglietta pag. 12

B. Coke-lore

1. Coca-Cola come solvente pag. 13

2. Coca-Cola e aspirina pag. 13

3. Coca-Cola come contraccettivo pag. 13

C. Pubblicità

1. Babbo Natale e la Coca-Cola pag. 14

2. La Coca-Cola nel mondo e Curiosità

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pag. 15

3. La Coca-Cola e i messaggi subliminali

pag. 16

Sitografia pag. 18

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Cos’è la Coca-Cola

La Coca-Cola è la bibita analcolica più venduta al mondo.

Il nome deriva dalla sua composizione. Sono tutt’ora utilizzati i due principali ingredienti: estratti provenienti dall’aromatica noce di cola (fonte di caffeina) e dalle foglie della pianta di cocaina (privata dalle sostanze psicotrope).

Coca-Cola: nascita

La storia della Coca-Cola ha inizio nel maggio del 1884 nella casa di John Stilth Pemberton ad Atlanta in Georgia. Egli era un farmacista che, come tanti allora, si faceva chiamare "dottore", anche se non si è mai trovata traccia di una sua laurea in medicina. Fondò la Pemberton Pharmacy. Qui inventò un vino di cola, ispirato dal successo del còrso Angelo Mariani. L’anno seguente, fu varata la legge del proibizionismo, Pemberton fu costretto a sviluppare una versione analcolica del vino nella bottega di Jacob, aggiungendo aromi di frutta, zucchero e acido citrico, mantenendo il contenuto di cocaina che si credeva possedere miracolosi effetti benefici. Il suo sciroppo era un medicinale con la capacità di curare le emicranie e alleviare l’affaticamento.

Questo era il periodo d’oro per le medicine artigianali, tutto era lecito sul mercato libero se si riusciva a convincere la gente che il prodotto curava l’insonnia, faceva crescere i capelli oppure guariva la stitichezza. Vicino alla sua bottega vi era un bar. Il locale era gestito da Venable, un suo caro amico.

Pemberton lo convinse a mescolare un po’ dello sciroppo con acqua e a provarlo. Al gestore piacque e decise immediatamente di venderlo. Così per la prima volta qualcuno pagò un nichelino per un bicchiere della preparazione. In un paio di giorni fu scelto il nome di Elisir e sciroppo di Coca-Cola. Vari soci della Compagnia Pemberton presero parte alla scelta del nome. Al segretario contabile della Compagnia, Frank Robinson venne l’idea di mettere insieme le parole "Coca" e "Cola", due degli ingredienti del tonico.

Il 29 maggio il giornale pubblicò la prima inserzione per la Coca-Cola. In meno di un mese dalla sua introduzione sul mercato più di una ditta già vendeva la Coca-Cola: piatta, liscia e non frizzante. Il cambiamento era avvenuto accidentalmente. John Wilkes aveva alzato un po’ il gomito la sera prima, si era svegliato con un terribile mal di testa e aveva cercato sollievo nella Coca-Cola. Wilkes aveva richiesto a voce bassa un bicchiere di Coca-Cola al bar di Venable. Il cameriere per sbaglio mescolò lo sciroppo con acqua frizzante. La bevanda piacque a Wilkes e diede sollievo alle sue tempie martellanti. Da allora divenne consuetudine mescolare lo sciroppo di Coca-Cola con acqua frizzante.

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Coca-Cola: sviluppo

La Coca-Cola non ebbe successo commerciale sotto la direzione di Pemberton. Nel primo anno furono venduti solo 92 litri di sciroppo, sufficiente per 3200 bicchieri. Le vendite fruttarono $50, ma ne erano stati spesi $73,96 per la pubblicità.

L’anno seguente le vendite aumentarono enormemente e raggiunsero più di quattromila litri.

Pemberton era convinto e soddisfatto del prodotto ma non aveva il capitale necessario per promuoverlo.

Nel luglio 1887 Pemberton offrì al suo amico, George Lowndes, due terzi dei diritti di proprietà sulla formula per la Coca-Cola. Questi trovò l’offerta interessante, ma non era interessato alla vendita dello sciroppo. Si rivolse, allora, ad un esperto di vendite, Willis Venable, per vedere se volesse entrare nell’affare. Ne era attratto ma non aveva i soldi per la sua parte dell’acquisto. Il prestito arrivò da Lowndes stesso.

Venable cominciò a produrre la Coca-Cola nel tempo libero ma Lowndes non era contento del risultato. Gli ordini si accumulavano perché Willis era troppo occupato per evaderli. Lowndes comprò la sua parte e presto cedette due terzi della compagnia a W. Walker e alla sorella. Walker chiese, in seguito, l’aiuto di due uomini.

Uno era Jacob, proprietario della farmacia dove venne prodotto lo sciroppo di Coca-Cola per la prima volta e l’altro era un farmacista di grande successo, Asa Candler. I tre divennero soci di una nuova compagnia chiamata Walker, Candler e Company.

Nel 1888 comprarono la terza parte rimasta a Pemberton per la somma di $550. A questo punto Walker e sua sorella avevano due terzi della proprietà della Coca-Cola e Candler un terzo. Il 17 aprile Asa comprò dai fratelli Walker un altro terzo divenendo il maggiore proprietario. Pemberton morì quattro mesi dopo a causa della sua dipendenza alla cocaina.

Il 30 agosto 1888 Asa comprò la proprietà della ricetta per mille dollari e la incorporò nella Coca-Cola Corporation. Quella che aveva in testa era una tattica promozionale semplice ma geniale. Il suo vero genio era nel marketing tant’è che la Coca-Cola non esisterebbe oggi se Candler non vi fosse stato coinvolto.

Egli era attratto da questo prodotto non per la sua qualità ma per il semplice fatto che soffriva di emicranie fortissime e credeva nel potere della bevanda di combattere il mal di testa.

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Asa aveva dovuto convivere con questo male da quando era stato coinvolto, da bambino, in un terribile incidente.

Il fatto che Asa abbia convinto suo fratello, un pastore metodista, a vendere il suo nuovo prodotto mostra un aspetto divertente della sua personalità. Più tardi avrebbe fatto bere la Coca-Cola all’altro fratello, un giudice, facendogli dare in questo modo la sua approvazione al prodotto, almeno implicitamente.

Candler iniziò ad occuparsi della Coca-Cola soprattutto perché vedeva guadagno. Non si sarebbe mai aspettato che l’affare sarebbe diventato così vantaggioso da poter lasciare tutto il resto dei suoi affari farmaceutici.

Ernest Woodruff era un ricco finanziere interessato alla Coca-Cola Co. Candler lo conosceva di fama e non era intenzionato a vendere la sua azienda. Mise sul mercato la Coca-Cola per una cifra spropositata, 25 milioni di dollari, cercando di mettere fuori gara Woodruff. Ma Ernest riuscì comunque a racimolare l’investimento e comprò la società.

Chiuse l’affare pensando solo di aver effettuato un ottimo investimento ma non ebbe intenzione di prendere in mano l’impresa in prima persona.

Nel 1924 Ernest passò la guida della Coca-Cola Company a suo figlio, Robert Woodroof.

Robert accettò l’incarico solo dopo aver chiarito che voleva essere un vero manager dal potere decisionale. Il giovane molto interessato alla gestione dell’azienda e supervisionò ogni aspetto, la compagnia ebbe una crescita fuori da ogni aspettativa.

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La misteriosa composizione della Coca-Cola

Il nome Coca-Cola fu ideato da Frank Robinson in quanto il famoso sciroppo di Pemberton era costituito da foglie di cocaina e noci di cola in uguali quantità. Le noci di cola, che sono resistenti semi di un albero che cresce in Africa, contengono la ben nota caffeina (sostanza stimolante presente nel caffè). La caffeina è stata mantenuta dalla formula originale della Coca-Cola, eccezion fatta per la versione senza caffeina, ed è uno dei motivi per il quale la bevanda produce assuefazione.

Alla luce di queste informazioni ci si chiede se le foglie di coca utilizzate siano o meno ricche del principio attivo. In realtà da molti decenni le sostanze psicotrope sono state omesse.

La ricetta odierna della Coca-Cola è un mistero ben rinchiuso nella cassetta di sicurezza della sede di Georgia ad Atlanta. Poche persone hanno avuto il permesso di partecipare alla preparazione della formula della Coca-Cola e, di queste, nessuno conosce gli ingredienti se non numericamente: in altre parole non sanno cosa siano veramente queste sostanze poiché nelle aziende gli ingredienti sono numerati e non viene specificato il reale contenuto, specialmente l’ingrediente più segreto, il 7X. Ricostruzione (digitale) dello scritto ritrovato da Mark Pendergast.

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La formula, così ben custodita, ha aggiunto un’aura di mistero e di fascino alla Coca-Cola per molti anni. C’è stata molta speculazione circa i vari componenti, e i concorrenti hanno speso molto tempo e denaro per cercare di riprodurla. Come oggetto da collezione vale forse duemila dollari. Mark Pendergast durante la lavorazione del suo libro "Per Dio, per il paese e per la Coca-Cola. La storia non autorizzata del più grande soft drink americano e la compagnia che lo ha creato" si imbatté in quella che sembrava essere una ricetta della Coca-Cola. La cosa curiosa è che tale scritto non aveva alcun nome ad eccezione per una X in cima alla pagina. La sezione riguardante l’"aroma" corrisponde al "7X", anche se gli ingredienti sono soltanto sei.

Forse più avanti fu aggiunta la vaniglia come settimo componente. "E.f. di coco" significa estratto fluido di cocaina, ma le noci di cola non vengono nominate; appare soltanto il citrato di caffeina. Quest’ultimo particolare crea sospetto sull’autenticità del documento ma la Coca-Cola Co. non si è mai espressa.

Pendergast chiese a un portavoce della compagnia cosa sarebbe accaduto se avesse pubblicato nel suo libro la formula originale con precise indicazioni. Egli fece un largo sorriso e diede la risposta che non si sarebbe mai aspettato: "Mark, diciamo che questo è il tuo giorno fortunato. Ho una copia di quella formula proprio qui nella mia scrivania".

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