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Specchio della donna nella società
Tesina a cura di Marzia Guarino
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Fotografia
Arte, fotografia e moda
Le prime riviste di moda nacquero in America alla fine del 1800 e furono Harper's Bazaar e Vogue.
Nel primo decennio del secolo lavorò per Vogue il barone Adolphe de Meyer, che viene considerato il primo fotografo di moda. Non esisteva però una vera linea di demarcazione: i fotografi che lavoravano per la moda facevano anche ritratti o reportages. Comunque tutto cominciò a Berlino che, durante la "Repubblica di Weimar", diventò il più importante centro tedesco per la stampa, con innumerevoli giornali e riviste.
Contemporaneamente si sviluppò una ricca produzione di moda. Questi due settori economici fecero sempre più uso della fotografia, e la fotografia di moda, stabilitasi a Berlino sin dal 1905, divenne un ramo molto importante della fotografia professionale.
Nel 1930, a Berlino, più di una dozzina di fotografi di ambo i sessi si erano specializzati nel settore della moda e collaboravano con gli stilisti, le agenzie e gli staff di redazione delle riviste. Molti di loro svilupparono uno stile personale, che deve essere visto nell'ambito della varietà artistica dell'arte fotografica.
Ma il centro dell'alta moda era Parigi e lo rimase per tutti gli anni Trenta; fu quindi qui che si trasferirono molti fotografi tedeschi. Tra i grandi fotografi di quest'epoca che lavorarono anche nel campo della moda troviamo i nomi di artisti come Man Ray, Edward Steichen e Cecil Beaton.
Ma la conquista del potere da parte di Hitler provocò radicali cambiamenti anche nel campo della fotografia di moda. Gli editori dovettero cambiare i loro caporedattori, le case di moda e i fotografi ebrei subirono le crescenti misure di repressione, molti di loro abbandonarono la città e molti scelsero l'America. Così, da Berlino e Parigi, il centro della moda si spostò a New York.
Fra questi fotografi c'era l'ungherese Martin Munkacsi, egli fu il primo a introdurre il movimento nelle fotografie, che fino a quel momento erano in pose stereotipate.
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Negli anni Quaranta, epoca in cui la moda americana imponeva il suo stile di vita anche in Europa, una delle fotografe di moda più famose fu Louise Dahl-Wolfe.
Tra le prime fotografe ’ i immortalato dalle immagini di artisti come Irving Penn, Richard Avedon, Norman Parkinson, Bert Sterns, Clifford Coffin.
A partire dagli anni Cinquanta anche l'Italia cominciò ad esportare il suo stile e ad attirare acquirenti dal resto d'Europa e dall'America.
Erano tre le città campione italiane: Napoli con i suoi guappi e con il suo stile vistoso, Milano conosciuta per la sua discrezione e per i sarti stile inglese e Roma, dove era locata la più raffinata scuola di moda italiana.
Lo stile romano, meno appariscente di quello napoletano, ma più innovativo di quello milanese, dominò la scena degli anni ’50 e fu il meeting-point per un'élite internazionale tra Cinecittà e via Veneto, teatro della "Dolce vita".
Fu anche la ripresa dei servizi di moda sulle riviste illustrate e il centro di questa editoria fu Milano.
Negli anni Cinquanta emerge anche un nuovo ruolo delle indossatrici, che, da volti pressoché anonimi, diventano personaggi. Nasce l'epoca delle modelle famose.
Tra le prime, ricordiamo le inglesi Jean Shrimpton e Twiggy, la prima donna "grissino". I fotografi che inaugurarono questa tendenza furono soprattutto gli inglesi David Bailey, Terence Donovan e Brian Duffy, soprannominati da Cecil Beaton "I Terribili Tre"; che crearono la componente visuale del mito londinese degli anni sessanta: divertirsi, fare sesso, fare soldi, avere ambizioni.
Una rivoluzione nel pensiero come nel look. Il loro lavoro lanciò un glamour fresco, spontaneo e senza distinzione di classe.
La vera rivoluzione nella moda e nel costume, si era avuta però nel corso degli anni '60: aveva fatto dei giovani i protagonisti, liberandoli da vincoli e costrizioni. Dopo essersi sbizzarrita in forme e colori, minigonne e stile hippy, nel decennio successivo prevale un ritorno alla praticità: è il trionfo dei jeans.
Cambia anche l'immagine della donna, che da oggetto del mercato diventa protagonista. Accanto a nomi come quello di Helmut Newton, troviamo anche fotografe che impongono un loro stile, come l'inglese Sarah Moon, considerata la capostipite del genere "impressionista" nella fotografia di moda e Faye Dunaway.
Sarah Moon è la prima donna incaricata per la fotografia del calendario Pirelli.
Tra gli anni 70 e 80 esplode il prêt-à-porter; la moda diventa una vera industria, rivolta a un pubblico più ampio, si moltiplicano le testate e la pubblicità.
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Se gli anni '80 sono una celebrazione dell'edonismo e del materialismo, il marchio degli anni ro ’ i
In America viene coniato il termine "heroin chic" per definire il fenomeno lanciato dall'industria della moda, che vuole modelle pallide ed emaciate, con gli occhi segnati.
Simboli di questa tendenza furono alcune campagne di Calvin Klein che suscitarono scalpore. Protagonisti erano la modella Kate Moss e il fotografo David Sorrenti.
Oggi la produzione di moda è troppo vasta per tentare di farne una sintesi per immagini. Se da un lato la fotografia di moda tende a dividersi in due filoni, uno più commerciale e uno più artistico, dall'altro si espandono i confini tra moda, pubblicità e arte; molti fotografi estendono la loro ricerca al digitale e alla Visual Art.
E' storia che si sta ancora scrivendo e molti dei protagonisti degli anni 70-80 sono tuttora sulla cresta dell'onda. Qui di seguito citiamo brevemente alcuni dei fotografi contemporanei che rappresentano le ultime tendenze.
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Gabriele D’Annunzio - biografia
Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da famiglia borghese. Compie gli studi liceali nel collegio Cicognini di Prato, distinguendosi sia per la sua condotta indisciplinata, che per il suo accanimento nello studio, unito ad una forte smania di primeggiare.
Già negli anni di collegio, con la sua prima raccolta poetica, Primo vere, ottiene un precoce successo, in seguito al quale inizia a collaborare ai giornali letterari dell'epoca.
Nel 1881, iscrittosi alla facoltà di Lettere, si trasferisce a Roma, dove, senza portare a termine gli studi universitari, conduce una vita ricca di amori e avventure. In breve tempo, collaborando a diversi periodici, sfruttando il mercato librario e giornalistico e orchestrando intorno alle sue opere, spettacolari iniziative pubblicitarie, il giovane D'Annunzio diviene figura di primo piano della vita culturale e mondana romana.
Dopo il successo di Canto novo e di c, nel 1883 hanno grande risonanza la fuga e il matrimonio con la duchessina Maria Hardouin di Gallese, unione da cui nasceranno tre figli, ma che, a causa dei suoi continui tradimenti, durerà solo fino al 1890.
Compone i versi l'Intermezzo di rime, la cui «inverecondia» scatena un'accesa polemica; mentre nel 1886 esce la raccolta Isaotta Guttadàuro ed altre poesie, poi divisa in due parti L'Isottèo e La Chimera (1890).
Ricco di risvolti autobiografici è il suo primo romanzo Il piacere, che si colloca al vertice di questa mondana ed estetizzante giovinezza romana.
Nel 1891 assediato dai creditori si allontana da Roma e si trasferisce insieme all'amico pittore Francesco Paolo Michetti a Napoli, dove, collaborando ai giornali locali trascorre due anni di «splendida miseria».
La principessa Maria Gravina Cruyllas abbandona il marito e va a vivere con il poeta, dal quale ha una figlia. Alla fine del 1893, D'Annunzio è costretto a lasciare, a causa delle difficoltà economiche, anche Napoli.
Ritorna, con la Gravina e la figlioletta, in Abruzzo, ospite ancora del Michetti. Nel 1894 pubblica, dopo le raccolte poetiche Le elegie romane ('92), il poema paradisiaco ('93), dopo i romanzi Giovanni Episcopo ('91) e L'innocente ('92), il suo nuovo romanzo Il trionfo della morte.
I suoi testi inoltre cominciano a circolare anche fuori dall'Italia.
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Nel 1895 esce La vergine delle rocce, il romanzo in cui si affaccia la teoria del superuomo e che dominerà tutta la sua produzione successiva.
Inizia una relazione con l'attrice Eleonora Duse, descritta successivamente nel romanzo “veneziano” Il Fuoco (1900); e avvia una fitta produzione teatrale.
Nel '97 viene eletto deputato, ma nel 1900, opponendosi al ministero Pelloux, abbandona la destra e si unisce all'estrema sinistra.
Nel '98 mette fine al suo legame con la Gravina, da cui ha avuto un altro figlio. Si stabilisce a Settignano, nei pressi di Firenze, nella villa detta La Capponcina, dove vive lussuosamente prima assieme alla Duse, poi con il suo nuovo amore Alessandra di Rudinì.
Intanto escono Le novelle della Pescara (1902) e i primi tre libri delle Laudi: Maia, Elettra, Alcyone.
Il 1906 è l'anno dell'amore per la contessa Giuseppina Mancini.
Nel 1910 pubblica il romanzo "Forse che sì, forse che no", e per sfuggire ai creditori, convinto dalla nuova amante Nathalie de Goloubeff, si rifugia in Francia.
Vive allora tra Parigi e una villa nelle Lande, ad Arcachon, partecipando alla vita mondana della belle époque internazionale.
Compone opere in francese; fa pervenire le prose Le faville del maglio; scrive la tragedia lirica La Parisina e anche sceneggiature cinematografiche, come quella per il film Cabiria.
Nel 1912, a celebrazione della guerra in Libia, esce il quarto libro delle Laudi "Merope". Il quinto, "Asterope", sarà completato nel 1918 e i restanti due, sebbene annunciati, non usciranno mai.
Nel 1915, nell'imminenza dello scoppio della prima guerra mondiale, torna in Italia. Riacquista un ruolo di primo piano, tenendo accesi discorsi interventistici e traducendo nella realtà il mito letterario di una vita inimitabile, partecipa a varie e ardite imprese belliche, ampiamente auto celebrate.
Durante un incidente aereo viene ferito ad un occhio. A Venezia, costretto a una lunga convalescenza, scrive il Notturno.
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