1. L’esperienza della guerra nella società del Novecento
La prima guerra mondiale
Le cause della prima guerra mondiale furono diverse:
- La diffusione di ideologie sempre più nazionalistiche;
- La voglia di egemonia da parte degli imperi più forti;
- L’assassinio dell’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando da parte dello studente serbo Gavrilo Princip, avvenuto il 28 giugno 1914.
Da sottolineare in Germania la diffusione del Pangermanesimo, teoria secondo la quale dovevano essere annessi alla Germania tutti quei territori che avessero lingua e tradizioni tedesche. In Europa si erano già formate due alleanze: la triplice Intesa formata da Russia, Inghilterra e Francia e la triplice Alleanza formata da Germania, Austria e Italia.
Precedentemente si erano svolte le guerre balcaniche: nel 1912 tra la lega balcanica e la Turchia e nel 1913 tra la Bulgaria e la Serbia. Questo a dimostrare i crescenti nazionalismi e la voglia di indipendenza.
L’Italia dapprima aveva dichiarato la sua neutralità al conflitto, data la contrapposizione tra neutralisti e interventisti, finché il 23 maggio 1915, con la stipula dei patti di Londra siglata dal ministro degli esteri Sidney Sonnino, l’Italia entrò in guerra a fianco della triplice Intesa.
Ovviamente questa decisione scatenò la rabbia dei neutralisti e di Giolitti, che sebbene avesse ottenuto la maggioranza in Camera, non era stato per niente considerato dalla corte.
Intanto tra il 1915 e 1916 ci fu una fase di stallo. L’idea della guerra lampo annoverata dalla Germania fu un fallimento, anzi il conflitto poté essere considerato una vera e propria “guerra di logoramento”, o di trincea.
I soldati, male equipaggiati, vivevano in trincee malsane, senza servizi igienici, senza adeguati rifornimenti, e spesso morivano di stenti.
Intanto la Germania aveva scatenato le ire degli Stati Uniti, che decisero di entrare nel conflitto dopo aver subito l’affondamento di molte navi da parte dei sommergibili tedeschi.
L’Italia dovette fronteggiare la spedizione punitiva organizzata dagli Austriaci subendo una pesante sconfitta ad Asiago.
A causa della rivoluzione che stava travolgendo il paese, la Russia fu costretta ad arrendersi e a stipulare la pace di Brest-Litovsk il 3 marzo del 1918. Questo consentì agli Austriaci di poter spostare i propri contingenti dal fronte russo a quello italiano.
L’esercito italiano si trovò incapace a reagire e subì la pesante disfatta di Caporetto. Con l’esonero del generale Cadorna e la nomina del generale Armando Diaz, attraverso la promessa della “terra ai contadini”, l’esercito riuscì a fronteggiare il nemico lungo il fiume Piave.
Il conflitto si avviava alla conclusione e dopo la sconfitta dei Tedeschi sulla Marna e ad Amiens, la guerra si concluse. Furono stipulate diverse paci, tra le quali quella stipulata a Villa Giusti il 4 novembre 1918 tra Italia e Austria.
Gli esiti della guerra videro la disfatta di grandi imperi, quello austro-ungarico, quello russo, quello turco e quello tedesco.
In particolare la Germania dovette accettare pesanti debiti di guerra dopo i trattati di Versailles del 1919, che videro l’approvazione della linea di Clemenceau.
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Gabriele D’Annunzio
Gabriele D’Annunzio nacque il 21 marzo 1863 a Pescara. Il padre era Francesco Paolo Rapagnetta e la madre era Lucia de Benedictis.
Gabriele compì i primi studi liceali a Prato, per poi trasferirsi a Roma nel 1881 per studiare alla Facoltà di Lettere. Non conseguì la laurea.
A Roma comunque cominciò a collaborare con diversi periodici. Gabriele D’Annunzio soleva frequentare i più importanti salotti ed ebbe parecchie relazioni con diverse donne famose quali Giselda Zucconi, Maria Hardouin ed Elvira Fraternali Leoni.
Dal 1891 al 1893 visse a Napoli con Maria Gravina, dalla quale ebbe anche una figlia. Successivamente, dopo avere rotto il rapporto con Maria, intrattenne una relazione con una famosa attrice del tempo, Eleonora Duse.
Dopo aver lasciato Napoli si trasferì con la Duse a Settignano, vicino Firenze, in una lussuosa villa. Nel 1905 Gabriele lasciò la Duse per intrattenere una relazione con Alessandra di Rudinì, con la quale passò una vita dispendiosa.
Per quanto riguarda la vita politica, D’Annunzio venne eletto deputato con la Destra nel 1897. Tre anni dopo passerà clamorosamente nelle file della Sinistra.
Tra il 1910 e il 1915 visse in Francia, intrattenendo relazioni con diverse donne. Per rimanere in contatto con l’Italia, D’Annunzio collaborò con il Corriere della Sera.
Intanto quegli anni furono quelli dell’inizio della prima guerra mondiale e D’Annunzio si schierò tra le file degli interventisti, partecipando attivamente a diverse campagne, tanto che in un incidente aereo perse l’occhio destro.
Nel 1919 fu lui l’artefice della “questione di Fiume”; dopo avere propagandato l’idea di una vittoria mutilata, occupò con la forza la città di Fiume per circa un anno, per poi essere costretto ad andar via, causa il trattato di Rapallo.
Allora decise di ritirarsi nel 1921 nella famosa villa detta “Il Vittoriale degli Italiani”. Muore il 1 marzo 1938.
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Per quanto riguarda la sua ideologia, D’Annunzio fu famoso per le sue ferventi idee nazionalistiche e per il suo estremo individualismo. Lui si considerava il cultore di una vita “inimitabile”, un mito di massa.
Inoltre credeva moltissimo nell’estetismo, considerando la Bellezza un valore assoluto, intramontabile, di cui lui era attivo portatore. La Bellezza è quindi la rappresentazione dell’arte.
D’Annunzio fu anche un ammiratore delle teorie filosofiche di Nietzsche e di musicisti come Debussy e Wagner.
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Dunque l’atteggiamento di “superuomo”, la critica alla massa e la voglia di spettacolarizzare qualunque cosa facesse anche tramite l’utilizzo di una retorica roboante ed estremamente esibizionistica.