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Crepuscolarismo e Futurismo

Il Crepuscolarismo

Le correnti filosofico-letterarie, quali il Crepuscolarismo e il Futurismo, prendono il nome di avanguardie, da un termine militaresco che sta ad indicare la guarnigione di soldati più avanzati, più velleitari, più coraggiosi, più facinorosi, più sfrontati che attaccano per primi il nemico.

Il 1° settembre 1910 apparve sul quotidiano La Stampa una recensione del critico Giuseppe Antonio Borgese alle liriche di Marino Moretti, dal titolo "Poesia crepuscolare", e così venne usata per la prima volta l’espressione "crepuscolare" per indicare il tono spento e grigio di quelle composizioni letterarie.

Il termine nasce per segnalare non una scuola, ma un tono poetico-sentimentale. Si può parlare del Crepuscolarismo non come di una corrente organizzata attorno ad un gruppo, ma come di un clima psicologico dimesso e malinconico da cui discende un particolare modo di fare poesia.

La poesia che Borgese definisce crepuscolare rientra in una delle grandi direzioni del decadentismo, quella della morte dell’arte. È una delle risposte alla crisi della ragione dell’Io e consiste nella consapevolezza di essere giunti al crepuscolo della grande produzione letteraria.

Al poeta in questo difficile periodo non resta che sfruttare l’ultimo tenue chiarore del crepuscolo e testimoniare quel poco che la luce della poesia riesce a far intravedere. Quel poco di poesia che resta in questo crepuscolo ha il solo compito di testimoniare il vuoto che si allarga e si crea l’idea del progresso che manca. In questa poetica né l’amore, né il dolore toccano i vertici del sentimento e il senso della bellezza si abbassa volutamente verso piccole cose di pessimo gusto. Il sogno, l’evasione, la fuga si limitano al semplice Mondo della dimessa provincia. La musicalità della poesia si appiattisce in un linguaggio povero e deliberatamente impoetico, ai confini con la prosa. Un tale abbassamento generale dell’intensità sentimentale si traduce nel tono del lamento caratterizzato da un certo autocompiacimento del proprio ingrigirsi.

Unica eccezione è, per alcuni aspetti, Gozzano, poeta piemontese nato ad Agliè nel 1883 e morto prematuramente nel 1916 di tisi, ovvero malattia infettiva causata da micro-batteri molto simile alla tubercolosi; il quale riusciva a ricavare da questa condizione una dimensione ironica ed a volte graffiante.

Un aspetto importante che accomuna questi poeti è l’antidannunzianesimo; i crepuscolari, infatti, non possono essere che lontani dal superomismo di cui D’Annunzio era ricco.

Dunque, il Crepuscolarismo non fu né una scuola e né una corrente organizzata, per cui non si possono individuare precisi canoni poetici al suo interno, se non limitarsi a cogliere un clima comune, dentro al quale ogni poeta sviluppava uno stile proprio. Il Crepuscolarismo si estingue con la morte degli esponenti e con un inesistente rinnovo generazionale.

Il Futurismo

L’altra corrente letteraria e avanguardia letteraria di questo momento storico (prima metà del Novecento) è il Futurismo.

Il Futurismo nacque a Parigi nel 1909 con la pubblicazione, sul quotidiano "Le Figaro", del Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, dando vita con la sua frenetica attività alla costruzione di un movimento che avrebbe presto interessato oltre la letteratura anche la pittura, la scultura, l’architettura, il teatro, la musica e la moda.

Con questo movimento muore l’arte come fenomeno elitario per seguire tutti i nuovi mezzi di produzione della società industriale contemporanea. Inizia così per i futuristi una nuova adesione alle moderne tecniche e nuovi mezzi espressivi come il cinema e la fotografia.

Intendono quindi operare un rinnovamento totale dato da un entusiasmo per il futuro ma soprattutto per l’angoscia del tempo che scorre.

Nasce così l’esaltazione per la macchina, la tecnologia e quindi per la velocità definita nel Manifesto una nuova bellezza che arricchisce la magnificenza del mondo.

I futuristi rifiutano nettamente il passato tanto da proporre la distruzione delle biblioteche, accademie e musei definiti tutti come cimiteri di sforzi vani. Nasce inoltre in loro una nuova concezione violenta, spesso praticata nelle feste futuriste, le quali si svolgevano in locali adibiti appunto per serate di confronto tra i diversi esponenti futuristi. Queste serate spesso sfociavano in risse e discussioni animate, in quanto si faceva un alto uso di alcool, che poi, aiutati da opinioni contrastanti, si andava per arrivare alle mani. Oltre ad una nuova concezione della violenza era cambiata la visione della vita e della storia, che esalta la guerra a scapito della pace, e disprezza le fasce deboli della società, in particolar modo la donna. Questo disprezzo è da intendersi come una condanna non della donna in sé ma del romanticismo datole dalla letteratura dell’epoca.

Filippo Tommaso Marinetti

Il creatore principale del Futurismo è stato Filippo Tommaso Marinetti.

Marinetti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1876, studiò prima a Parigi, dove entrò in contatto con i maggiori artisti ed intellettuali dell’epoca, e poi a Genova, dove si laureò in Giurisprudenza.

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