Estratto del documento

“Ars docendi”

La figura del maestro fra antichità e attualità

0

Indice 1

Indice pagina 3

Introduzione pagina 5

La Teorie pagina

professionalità dell’Insegnante e le dell’Insegnamento 5

pagina

Italia

1-L’Insegnante in 7

pagina

2-Le teorie dell’insegnamento 7

pagina

2.1-La teoria dei “tipi ideali” 7

pagina

2.2-L’ insegnante “Programmatore” 7

pagina

2.3-L’ insegnante “Formatore” 9

L’evoluzione pagina

della figura del maestro nella storia 1

Mondo Greco pagina

1-Il 0

1

pagina

1.1-Sparta e Atene 0

1

pagina

-Sparta 0

1

pagina

-Atene 0

1

pagina

Paidéia

1.2-La filosofica 1

1

Sofisti pagina

-I 1

1

pagina

-Socrate 1

1

Mondo Romano pagina

2-Il 3

1

pagina

Roma

2.1-L’Educazione a 3

1

pagina

-La scuola primaria 4

1

pagina

-La scuola secondaria 4

1

pagina

-La scuola superiore 4

1

pagina

2.2-Quintiliano e il maestro ideale 5

1

Cristianesimo pagina

3-Il 1 6

1

pagina

Maestro

3.1-Gesù 6

1

Medioevo pagina

4-Il 7

1

pagina

4.1-La scuola 7

1

pagina

Maestro

4.2-L’Abate 8

1

Rinascimento pagina

5-Il 9

1

pagina

Triade Solare”

5.1-Il maestro, la bottega e “La 9

1

pagina

-Leonardo 9

2

pagina

-Michelangelo 0

2

pagina

-Raffaello 1

2

pagina

6-Le siècle des lumières 2

2

pagina

6.1-Rousseau, l’Emile et le maître 2

2

pagina

6.2-Rousseau et la pedagogia scientifica 2

2

Romanticismo pagina

7-Il 3

2

pagina

Maestra Giardiniera

7.1-Fröbel e la 3

2

pagina

8-L’Italia postunitaria 4

2

pagina

Legge Casati Riforma Gabelli

8.1-La e la 4

2

pagina

Maestro Ottocento

8.2-Il nella letteratura di fine 5

2

Verga: Il pagina

-Giovanni maestro dei ragazzi 6

2

De Amicis: Cuore pagina

-Edmondo 6

2

Novecento pagina

9-Il primo 8

2

Società: Regimi Totalitari pagina

9.1-Ideologia e i 8

2 2

pagina

Fascismo

9.2-La scuola durante il 8

2

Riforma Gentile pagina

-La 8

3

pagina

-La revisione dei programmi 0

3

Giornale pagina

-Documenti: di classe anno scolastico 1940/1941 1

3

Montessori Maestra Umile pagina

9.3-Maria e la 2

3

Area pagina

quantitativa 3

3

Bibliografia pagina 8

3

Sitografia pagina 8

3

Introduzione

Credo che la “tesina” debba rispecchiare gli interessi, le prospettive e i “sogni” di chi l’elabora: l’analisi della figura del maestro è quella che mi rappresenta maggiormente.

Da quando sono piccolo sento “innato” il desiderio d’insegnare. Mia madre racconta che avevo, quand’ero alla scuola elementare, tornato a casa giocavo al “maestrino”. In cinque o sei pupazzi ai quali “spiegavo” la lezione appresa la mattina. In questi ultimi anni ho consolidato questa mia “vocazione”, tanto che il mio futuro percorso universitario è indirizzato alla formazione per la professione d’insegnante.

Penso che questa tematica mi permetta di svolgere una valida “ricerca interdisciplinare”, facendo così riferimento alle varie discipline studiate durante il triennio, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

Il percorso, formato da tre sezioni, analizzerà nella prima le principali teorie dell’insegnamento elaborate in ambito psico-pedagogico negli ultimi decenni. Tema della seconda, caratterizzata da un approccio interdisciplinare, sarà l’evoluzione della “Figura del Maestro” dall’Antichità Greca fino al Novecento. L’ultima, ovvero la parte quantitativa, prenderà in considerazione una piccola “ricerca sul campo”, svolta all’interno del nostro istituto.

Area

4

psico-

pedagogica

5

La professionalità dell’insegnante e le teorie dell’insegnamento

Uno dei primi concetti studiati quando in terza mi “avvicinai” per la prima volta alla pedagogia fu quello di educazione. Ricordo un esercizio svolto in classe che poneva la seguente domanda:

“Educare: chi, come, dove e quando?”

Dopo aver risposto a questo quesito compresi che l’educazione è un processo che coinvolge tutta la vita dell’uomo, dalla nascita sino alla morte, composto da tre momenti: l’educare, l’essere educati e l’autoeducarsi.

L’educare e l’essere educati sono accomunati dalla presenza di un educatore e di un educando. La figura dell’educatore si “realizza” in quattro situazioni:

  • L’adulto che trasmette cultura a livello informale, ovvero un insegnante non professionista non inserito in un’organizzazione formale;
  • L’adulto che trasmette occasionalmente cultura in ambienti formativi, come l’insegnante non professionista inserito in organizzazioni formative;
  • L’insegnante professionista che opera in un’organizzazione non formativa, come il precettore privato;
  • L’insegnante professionista operante in un’organizzazione formativa, come il docente scolastico.

Il seguente percorso si soffermerà particolarmente nell’analisi della figura dell’insegnante scolastico. Non saranno tralasciate la figura del precettore privato e dell’adulto che trasmette cultura in ambienti formativi e non, infatti, ne saranno fatti dei brevi accenni e riferimenti nella seconda parte del lavoro.

1-L’insegnante in Italia

A partire dagli anni Settanta la professione del docente, in Italia, è stata oggetto di una notevole evoluzione, la quale ha dato vita ad un acceso dibattito socio-psico-pedagogico. Oltre ad una totale messa in discussione del ruolo dell’insegnante i principali temi cardine del dibattito furono il “rigore metodologico”, la questione della diversità e le problematiche sociali.

Una ricerca dell’Istat relativa all’anno scolastico 2004/2005 ha rivelato che in Italia gli insegnanti sono circa 950.000, di cui: 140.600 insegnano nelle scuole dell’infanzia, 293.000 nella scuola primaria, 211.000 nelle medie inferiori e 305.300 negli istituti superiori.

L’attuale ordinamento prevede che tutti i docenti di scuole statali o paritarie siano forniti di abilitazione.

L’abilitazione all’insegnamento elementare si consegue nei corsi di laurea in “Scienze della formazione primaria” mentre per le scuole medie inferiori e superiori esistono appositi corsi biennali di formazione post-laurea, a numero programmato, presso le Università (SSIS). Questi prevedono esami teorici di materia, di pedagogia, di didattica e un periodo di tirocinio nelle scuole statali, sotto la guida di un Tutor.

6

Numero totale degli insegnanti nella scuola Italiana tra il 2001 ed il 2005

954000

952000

950000

948000

946000

944000

942000

940000 2001/2002 2002/2003 2004/2005

Numero degli insegnanti in relazione al grado di istruzione della scuola dell’obbligo in Italia tra il 2001 ed il 2005.

350000

300000 Scuola dell’infanzia

250000

200000 Scuola primaria

150000 Scuola secondaria inferiore

100000 Scuola secondaria superiore

50000

0 2001/2002 2002/2003 2004/2005

7

2-Le teorie dell’insegnamento

Nei seguenti paragrafi analizzerò le principali teorie dell’insegnamento che negli ultimi decenni hanno visto impegnati vari sociologi, psicologi e pedagogisti e che hanno caratterizzato il sapere pedagogico degli ultimi decenni.

2.1-La teoria dei “tipi ideali”

Il sociologo Paul Musgrave fu uno dei primi a sostenere l’esistenza di alcune tipologie di insegnante. Avendone riconosciuto tre sosteneva che queste si realizzassero nel:

  • L’insegnante studioso, ovvero nella persona dotata di una cultura profonda ed aggiornata che, come sostiene lo stesso Musgrave, “è improbabile che si comprenda o abbia grande successo con gli alunni le cui motivazioni sono tipicamente utilitaristiche”;
  • L’insegnante dedito agli alunni, orientato alla promozione della formazione personale degli alunni, più che al lavoro nel proprio ambito disciplinare, rischia di non essere congruente con le richieste di carattere professionale avanzate dagli allievi;
  • L’insegnante missionario, interamente occupato a “salvare” i propri allievi ed ad aiutarli a risolvere i problemi personali, tutto ciò a discapito della proposta formativa.

Il Professore Vittorio Andreoli, che nel libro “Lettera ad un insegnante” ha sostenuto che “gli insegnanti svolgono un ruolo sacro nella costruzione di una comunità, che non vuole crescere solo sul piano dei saperi ma anche su quello dei valori umani e sociali”, ha aggiunto alle tre tipologie individuate da Musgrave:

  • L’insegnante ingiusto, che mostra preferenze e considera solo il singolo e non la classe come insieme di tante unità;
  • L’insegnante mito, che non rispecchia i canoni della perfezione, ma riesce a tenere l’ordine ed è apprezzato come docente;
  • L’insegnante ideale, ovvero quello che fa emergere tutti i suoi allievi; è paragonato ad un catalizzatore, un enzima. Va a scuola con il piacere ama il suo mestiere ed i suoi alunni.

2.2-L’insegnante “programmatore”

Il pedagogista Riccardo Massa, docente alla facoltà di Milano di “Scienze della formazione”, sostiene che al maestro debba essere affidato il ruolo di “ingegnere dell’apprendimento”, favorendo una qualificazione tecnico metodologica.

L’insegnante si qualifica come un programmatore dell’educazione. Dev’essere capace, con una consapevolezza dei fini e dei dati offerti dalle scienze umane, di porre le basi al processo educativo rispettando i ritmi evolutivi della formazione integrale e dell’individualità del discente.

2.3-L’insegnante “formatore”

Secondo il pedagogista Claudio Volpi, contrariamente alla concezione secondo la quale il docente travasa le conoscenze dalla sua mente a quella degli alunni, il docente si configura come un programmatore. 8

Oltre ad essere responsabile della formazione intellettuale e culturale dell’individuo gli è affidata la formazione morale e sociale.

Volpi ha delineato le dieci principali caratteristiche dell’insegnante formatore, che ritroviamo nel:

  • La disponibilità al cambiamento;
  • La capacità di definire gli obbiettivi di apprendimento;
  • La capacità di costruire e ricostruire tali obbiettivi;
  • La capacità di fornire un quadro di riferimento;
  • La capacità di progettare il materiale formativo;
  • La capacità di presentare l’innovazione;
  • La capacità di far sviluppare l’abilità del risolvere i problemi;
  • La capacità di controllare le capacità dell’apprendimento;
  • La capacità di far acquisire una disciplina intellettuale;
  • L’affidabilità come modello di relazione e competenza.

9

Area interdisciplinare

10

L’evoluzione della figura del maestro nella storia

Il mondo greco

1.1-Sparta e Atene

Sparta ed Atene, le sue polis sviluppatesi verso il VII secolo a.C. segnarono fortemente la storia e la cultura dell’antica Grecia. Analizzando i vari modelli educativi vigenti si possono comprendere le varie tipologie di maestro presente.

Sparta

Sparta nacque in seguito al crollo della civiltà micenea. Alcune tribù doriche si insediarono in Laconia, fondando diversi insediamenti e unificandosi successivamente. Sparta cercò di estendere i propri domini non impegnandosi in spedizioni coloniali come le altre polis, ma cercando nuove terre nelle aree circostanti.

Visse sempre in stato di guerra, infatti, l’ideale educativo caratterizzato da una areté guerriera, era principalmente militaresco e ritrovava il suo fulcro nel rapporto tra l’uomo e la pòlis. La formazione dell’individuo era collegata alle esigenze della vita associata.

“Nessuno era libero né doveva vivere a suo talento, si aveva sempre coscienza di non appartenere a se stessi bensì alla patria” da “Vite parallele” Plutarco

L’educazione si basava sulla cura del corpo, mancava un’istruzione delle arti e delle lettere. All’età di 7 anni il bambino spartano era sottratto alla famiglia per essere affidato alle cure della polis. All’età di 30 anni entrava poi a far parte dell’esercito spartano, il gruppo degli uguali.

Per quanto riguarda il maestro ritroviamo una figura “autoritaria” ed “imponente”. Nel periodo che va dagli otto agli undici anni i giovani erano seguiti dal paidònomos, ovvero un magistrato dedito alla sorveglianza del gruppo del gruppo dei pari.

Atene

Anche Atene, come Sparta nacque in seguito al crollo della civiltà micenea, quando l’Attica si frammentò in tante piccole città, ognuna con un proprio governo.

Caratterizzato da una areté civile, l’ideale educativo ateniese mirava alla formazione del cittadino democratico. Oltre ad un raggiungimento della perfezione psicofisica e culturale, uno dei principali obiettivi era l’educare l’individuo ad una perfetta formazione con lo Stato. 11

Il bambino, che iniziava a sette anni “l’educazione esterna”, era seguito da tre maestri: il paidotribes, il kitharistés ed il grammatistés.

Il paidotribes era l’istruttore di “educazione fisica”, che nella palestra addestrava il fanciullo alla lotta, al pugilato, alla corsa, al salto ed al lancio del disco o del giavellotto. Il maestro di musica o kitharistés insegnava come suonare la cetra ed a cantare i versi dei poeti accompagnandosi con la lira. Il grammatistés o didàscalos era colui che insegnava i primi rudimenti di lettura, scrittura e calcolo.

1.2-La Paidéia filosofica

Nell’Enciclopedia filosofica (Sansoni, Firenze, 1957, vol. 3) alla voce Paideia leggiamo: “Nel suo significato letterale ed originario vale ‘educazione’ come tecnica con cui il fanciullo è preparato alla vita. Nondimeno il termine nel mondo ellenico andò sempre più arricchendosi di significato, fino ad esprimere l’ideale della formazione umana; non più dunque, preparazione alla cultura, ma la cultura stessa in quanto ‘valore’ della personalità.”

Effettivamente il concetto di educazione e i valori sui quali questa si fondava subirono in pochi secoli una notevole evoluzione. Ciò fu favorito dalla nascita e dallo sviluppo della filosofia. Questa portò a ritenere la cultura filosofico-letterale come fonte di educazione.

I sofisti

Verso la fine del V secolo a.C. si affermò in Grecia, soprattutto ad Atene, una nuova tipologia di intellettuale e di educatore: i sofisti.

Con il termine sofista, dal greco sophistéé=maestro di sapienza, furono definiti alcuni maestri itineranti che impartivano un’istruzione superiore a pagamento. A loro si deve una trasformazione profonda dell’indagine filosofica, che si sposta dalla ricerca dell’arché all’analisi del linguaggio e dei valori dell’uomo.

Ritenuti esperti nelle tecniche della dialettica e della retorica, dietro pagamento, le mettevano a disposizione di chiunque volesse affermarsi sulla scena politica. Ponevano come carattere necessario del curricolo un sapere enciclopedico, la polymàtheia, la quale era la base necessaria per organizzare efficientemente un discorso. Sostenevano, infatti, che la virtù sulla quale si può basare l’attività politica derivasse da una cultura generale, unita alla capacità dialettica e retorica.

Socrate

Nato nel 469 a.C. a partire dal 430 a.C. iniziò la sua missione educativa. In opposizione ai sofisti sostiene la necessità di un legame tra la formazione intellettuale e quella morale essendo solo quest’ultima a rendere lecita l’azione del politico. Maestro di nessuno sosteneva di non avere allievi da sottoporre ad esercitazioni: tutti i cittadini erano dei potenziali allievi che potevano “assistere alle sue lezioni” che si tenevano nell’agorà. Non chiese mai compenso in denaro, non volle affidare i propri insegnamenti alla parola scritta, né fondò mai delle scuole filosofiche. 12

Utilizzava come metodo educativo il “dialogo”, caratterizzato da due momenti: l’ironia e la maieutica. La prima serviva a distruggere le false convinzioni dell’interlocutore, mentre la seconda consisteva nello stimolare l’allievo a ricercare autonomamente la risposta dentro di sé.

Contrapponeva ai lunghi discorsi dei sofisti, discorsi brevi, composti da domande mirate a far scoprire al discepolo la verità che già reca in se stesso.

13

Il mondo romano

È molto difficile ridurre a poche righe la Storia dell’Impero Romano. Sono pochi coloro che sono riusciti, e tra questi vi è il Sommo Dante Alighieri che nel VI canto del Paradiso, caratterizzato dal monologo di

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