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“Il chiodo che sporge va preso a martellate” è un antico proverbio giapponese usato soprattutto in riferimento al sistema scolastico. Ho scelto di trattare questo argomento perché da diversi anni mi interesso della cultura di questo Paese, la cui lingua sarà oggetto dei miei studi futuri. Avendo notato diversi punti in comune fra questo tema e gli studi da me condotti durante l'ultimo anno scolastico, ho deciso di creare un confronto fra questo aspetto della realtà giapponese e il mondo occidentale.

Indice:

  • Il sistema scolastico giapponese
  • Il fascismo, aspetti fondamentali
  • Quintiliano e l'Institutio oratoria
  • Giovanni Gentile, vita e opere
  • La riforma Gentile
  • Il fumetto di propaganda
  • George Orwell, life and works
  • “1984”

Il chiodo che sporge va preso a martellate

“Il chiodo che sporge va preso a martellate” è un principio ben radicato nella società giapponese. Chi esce dai ranghi e sviluppa un pensiero indipendente da quello del “gruppo” viene immediatamente punito e rimesso in riga.

In questo senso la scuola giapponese può essere definita una grossa “fabbrica” che produce cittadini modello.

Il sistema scolastico giapponese non è molto diverso da quello italiano: comprende due anni di asilo nido, sei anni di scuole elementari, tre anni di scuole medie inferiori e tre anni di scuole medie superiori, più l'università. L'istruzione obbligatoria è comprensiva di scuole elementari e medie inferiori, ma la quasi totalità dei giovani (95 %) ottiene il diploma di scuola superiore, e la metà di questi prosegue gli studi. In Giappone infatti, chi riesce a laurearsi con ottimi risultati ha uno sbocco sicuro nel mondo del lavoro. Questo spiega la forte pressione a cui sono posti i giapponesi fin da piccoli, e l'aspra competizione che si viene a creare. Per entrare nelle scuole più prestigiose gli studenti devono sottoporsi ad esami durissimi, per i quali sono costretti a studiare letteralmente senza sosta anche per giorni interi. Questi esami riguardano esclusivamente gli istituti privati, in quanto l'accesso alle scuole pubbliche è aperto, ma il livello è considerato più scarso e per questo i genitori fanno grandi sacrifici per far studiare i loro figli negli istituti privati.

Il curriculum scolastico è di fondamentale importanza perché accompagna il giovane nel mondo del lavoro ed è quasi sempre il nome della scuola superiore o dell'università frequentata a determinare l'assunzione o il rifiuto da parte delle aziende. Difatti accade non di rado che un colloquio di lavoro venga interrotto bruscamente nel momento in cui chi si occupa delle assunzioni legge il nome degli istituti frequentati sul curriculum dell'aspirante lavoratore.

Il prestigio di una scuola è spesso determinato dalla severità delle sue regole, che possono variare da istituto ad istituto e che arrivano ad imporre delle restrizioni anche sulla lunghezza e il colore dei capelli, o sul tempo libero degli studenti. Vi sono scuole che stabiliscono il colore dei calzini da indossare, o il tipo di taglio di capelli dei ragazzi, fino ad arrivare alla larghezza dei pantaloni o alla lunghezza delle gonne. Se una ragazza ha i capelli ricci invece che lisci o se un ragazzo non ha i classici capelli corvini della maggioranza dei giapponesi, può capitare che siano costretti ad avere sempre dietro un certificato che giustifichi questa loro “anormalità”.

Una caratteristica comune a tutte le scuole è l'obbligo della divisa scolastica, diversa da istituto ad istituto ed elemento di riconoscimento per gli studenti al di fuori della scuola, che sono così facilmente identificabili. La divisa è il simbolo più significativo del conformismo imposto agli studenti giapponesi: tutti devono essere uguali, nell'aspetto e nel comportamento. Questa può sembrare una contraddizione se si pensa che fin da piccoli i giapponesi vengono istigati ad essere i migliori e quindi, apparentemente, ad emergere dalla massa; in realtà la buona riuscita di un esame non viene concepita come motivo di gioia e di orgoglio personale, ma come un dovere che è stato portato a termine, in quanto eccellere è ciò che la famiglia e la società si aspettano dallo studente che dovrà diventare un futuro cittadino modello.

Studenti giapponesi durante la Festa dello Sport: anche per la ginnastica l'abbigliamento è stabilito dalla scuola ed è uguale per tutti.

Ogni infrazione del regolamento scolastico diventa una macchia indelebile sul curriculum dello studente. Nei casi più gravi, può pregiudicare tutto il suo futuro. Per chi non rispetta le regole sono previste severe punizioni, anche corporali, e può capitare che gli insegnanti superino il limite: il caso-scandalo di un professore che è andato a casa di una sua studentessa a consigliarle di suicidarsi con un coltello da cucina per averla scoperta a fumare nei bagni della scuola ha tuttora una forte risonanza nell'immaginario della popolazione giapponese. Questo accade perché la società ha un'immagine precisa di come dovrebbe essere il giapponese modello e chiunque disturbi quest'armonia attraverso atteggiamenti “ribelli” va rieducato. Non a caso uno dei momenti più difficili durante la carriera scolastica di uno studente giapponese è la cerimonia d'ingresso che si svolge all'inizio dell'anno scolastico: quando viene pronunciato il suo nome, lo studente è tenuto ad alzarsi, ad “emergere” dal gruppo facendo focalizzare tutta l'attenzione su di sé, cosa a cui non è abituato e che gli crea quindi un grande disagio.

Questo conformismo esasperato si riflette nel contenuto stesso di ciò che viene insegnato, che è stabilito dal Ministero della Pubblica Istruzione e non lascia spazio alla scelta individuale. Tutti i testi scolastici vengono pesantemente censurati, alterando la realtà oggettiva dei fatti: gli studenti giapponesi non troveranno mai un testo scolastico che dia, ad esempio, una panoramica reale sulla Seconda Guerra Mondiale e sulle atrocità compiute dall'esercito giapponese in Asia.

Alla luce di questi fatti, se da una parte il sistema scolastico giapponese viene considerato altamente democratico perché prevede lo stesso tipo di insegnamento per tutti gli studenti, dall'altra è più generalmente visto come un sistema para-fascista.

Italia e Giappone, in effetti, hanno sviluppato nel ventennio precedente la Seconda Guerra Mondiale due sistemi scolastici che presentavano molti punti in comune fino alla seconda metà del XX secolo.

Nel 1926 in Giappone saliva al trono l'imperatore Hirohito dando inizio al periodo Showa, o “periodo di pace illuminata”, durante il quale si affermò nel Paese un forte sentimento ultranazionalista che si ramificò in tutti gli aspetti della società, scuola compresa.

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Sintesi
  • Storia: il Fascismo (Giovanni Gentile e la riforma Gentile);
  • Arte: il fumetto di propaganda;
  • Latino: Quintiliano (l'Institutio Oratoria);
  • Inglese: George Orwell (1984).
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