L'amore: la passione che anima l'uomo
Parlando di uomo viene naturale pensare alle emozioni che animano le sue azioni, e tra queste la più forte risulta sicuramente l'amore. Il termine “amore” sembra indicare realtà estremamente lontane tra loro da una proprietà dell'animo umano ad uno stato più o meno duraturo dello stesso, un impulso o un'inclinazione, o in senso più improprio l'attaccamento o l'interesse per oggetti inanimati o ideali. Al di là del tempo e dello spazio risulta chiaro che esso sia la passione che da sempre ha spinto l'uomo nelle sue azioni.
Amore e Psiche
L'icona più suggestiva dell'amore inteso come stato dell'animo sembra essere il gruppo marmoreo di Antonio Canova intitolato ad Amore e Psiche. Canova ha rappresentato il momento in cui Amore si appresta a baciare la fanciulla Psiche, sfiorando con sottile erotismo il suo corpo ed immergendo lo sguardo negli occhi di lei.
Canova risulta così sensibile alla mitologia, ma non è l'unico, già Apuleio nel I secolo d. C. aveva utilizzato questo mito nel romanzo “Le Metamorfosi”. Apuleio ha reso la favola di Amore e Psiche un modello in scala ridotta dell'intero percorso narrativo del romanzo, esso ha un'importanza esemplare nell'economia generale dello stesso svolgendo una funzione non solo esornativa ma fornendocene invero la corretta chiave di lettura e di decodificazione.
La storia ruota attorno alla relazione sentimentale che intercorre tra Amore (cioè un dio) e Psiche (una semplice fanciulla). Venere, gelosa della bellezza di Psiche, ordina al figlio Eros di darla in sposa all'ultimo degli uomini. Eros però si innamorò di lei e la portò in una valle incantata. Psiche, contraddicendo l’ordine dello sposo di accettarlo al buio senza mai vederlo, su istigazione delle sorelle, accende un lume e nel vedere Amore lo perde. Per poter ricongiungersi a lui ed essere accettata nell'Olimpo, Venere le infligge quattro prove:
- Separare dei semi mescolati in un tempo troppo breve.
- Strappare un ciuffo di lana dorata da un montone feroce.
- Raccogliere un bicchiere d'acqua dallo Stige.
- Portare a Venere dall'Ade un vasetto di bellezza.
Il significato delle quattro prove
Il mito di Amore e Psiche secondo la favola di Apuleio, fa riflettere sull’elemento di novità contenuto in essa rispetto al motivo dell’eroe in genere: a differenza di questo, infatti, qui l’inconscio assume più direttamente la valenza positiva di energia soccorritrice, fonte di trasformazione creativa che genera coscienza. Le quattro prove cui viene sottoposta Psiche rappresentano il percorso che essa simbolicamente deve attraversare prima di giungere alla consapevolezza.
La prima prova richiede a Psiche di mettere in atto un principio discriminativo capace di ordinare una quantità di "semi" differenti che si trovano mescolati insieme. Le forze inconsce soccorritrici sono in questo caso le formiche.
L’atteggiamento di Psiche esprime quindi un affidamento alle forze inconsce e alla loro benefica azione. Nella seconda prova Psiche è chiamata all’incontro con la forza distruttiva solare del maschile, rappresentata dal mitico "vello d’oro" dei montoni.
Qui l’elemento inconscio che soccorre Psiche è la canna parlante (il consiglio è di aspettare la sera e di raccogliere i ciuffi di vello rimasti impigliati tra i rovi). Essa simboleggia la voce interiore che invita ad aspettare il momento opportuno (per l'appunto il calar della sera), per incontrarsi col principio spirituale (rappresentato dal Vello d'oro), senza venirne sopraffatta ed annientata.
La calma femminile, la capacità di attendere, dunque, rappresenta una grande risorsa di fronte all’impulsività irrefrenabile, all’istinto che si esprime in maniera violenta.
La terza prova è il confronto di Psiche con l'irruenta cascata delle acque dello Stige, simbolo dell’incontenibile forza dell’inconscio stesso e della sua mancanza di forma specifica. Il compito di raccogliere un bicchiere di quell’acqua riesce grazie all’intervento dell’aquila di Zeus che si assume il compito di raccoglierla per lei. Psiche rappresenta allora il femminile capace di contenere in sé e di dar forma all’inconscio che in lei stessa fluisce.
In tutte e tre queste prove è richiesto a Psiche di coniugare insieme gli opposti, superando la sterile contrapposizione.
La quarta prova, infine, è composta di due parti. Nella prima parte Psiche deve affrontare il pericoloso viaggio agli inferi, guidata dai consigli di una Torre Parlante, la quale, maschile e femminile insieme, è simbolo della cultura umana e della coscienza umana e per questo viene chiamata "Torre che guarda lontano". Essa mette in guardia Psiche dal cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, che non le consentirebbe di raggiungere la propria completezza. Nella seconda parte, invece, Psiche, tornata dal mondo degli inferi, cede alla tentazione di appropriarsi della bellezza divina e, pensando così di poter risultare più piacevole agli occhi di Eros, apre il vasetto consegnatole da Proserpina, atto questo che risulta per lei fatale.
La trasformazione di Psiche
Torna il tema iniziale della "bellezza" capace di avvicinare l'umano al divino.
Tutto il cammino di trasformazione di Psiche è iniziato per Amore, per l’irresistibile desiderio di "conoscere" Amore.
Ora che Psiche ha superato le prove, ha conosciuto e sopportato solitudine e disperazione, ora che ha in mano l'unica arma che conosce per attirare a sé ancora una volta Eros, la bellezza appunto, (l’azione dell’amore, a quanto dice Platone per bocca di Diotima, "è la procreazione nel bello secondo il corpo e secondo l’anima") Psiche non può che tendere alla bellezza, pur consapevole che ciò significa "fallire", secondo la logica maschile dell'eroe.
E proprio in questo "fallimento" Psiche si manifesta fedele alla sua femminilità originaria in opposizione alla ragione totalmente maschile.
Così Psiche "muore" per Eros, ed è questo suo stesso sacrificarsi a lui che stimola l'eroe ad agire: Eros si scuote ed accorre finalmente a salvare la sua Psiche ricordandole di portare a termine l'incarico affidatole da Venere. Giove perdona il figlio Amore di tutte le sciagure che gli ha arrecato, convocando l'assemblea di tutti gli dei per comunicare loro la decisione di rendere Psiche immortale, ed eterna la sua unione con Amore. Venne così organizzato un banchetto nuziale in onore di Amore e Psiche. Dopo le nozze, a tempo debito, essi diedero alla luce una figlia “che noi chiamiamo Voluttà”. L’umano dimostra così al divino la propria uguale dignità attraverso la superiorità nell’amore.
L'allegoria platonica
Tutto il romanzo di Apuleio costituisce una singolare allegoria, imperniata sulla vicenda dell'Anima che, caduta per un fatale errore, attraverso una serie di durissime prove riconquista alla fine - ma solo per l'intervento della Grazia divina - la piena felicità, e con essa l'immortalità. L'allegoria assume connotati a nostro parere esplicitamente platonici proprio nella favola di Amore e Psiche, dove i nomi stessi dei protagonisti non possono non evocare alla mente la teoria dell'eros platonico. Ma già prima di Platone, Empedocle aveva parlato di amore nella sua concezione cosmologica della realtà.
La filosofia di Empedocle si presenta come un tentativo di combinazione sintetica delle precedenti dottrine. Egli accoglie l'idea del divenire, del continuo e incessante mutamento delle cose. Accetta la tesi dell'immutabilità e dell'eternità dell'Essere. Egli risolve questa apparente contraddizione distinguendo la realtà che ci circonda, mutevole, dagli elementi primi, immutabili, che la compongono.
Chiama tali elementi radici, e afferma che ne sono quattro: fuoco (Zeus), aria (Era), terra (Edoneo) e acqua (Nesti). L'unione di tali radici determina la nascita delle cose e la loro separazione: la morte. Si tratta perciò di apparenti nascite e apparenti morti, dal momento che l'Essere (le radici) non si crea e non si distrugge, ma è soltanto in continua trasformazione.
Amore e Discordia nella cosmologia di Empedocle
L'aggregazione e la disgregazione delle radici sono determinate dalle due forze cosmiche e divine Amore e Discordia (o Odio), secondo un processo ciclico eterno. In una prima fase, tutti gli elementi e le due forze cosmiche sono riunite in un Tutto omogeneo, nello Sfero, il regno dove predomina l'Amore. Ad un certo punto, sotto l'azione della Discordia, inizia una progressiva separazione delle radici. L'azione della Discordia non è ancora distruttiva dal momento che le si oppone la forza dell'Amore, in un equilibrio variabile che determina la nascita e la morte delle cose, e con esse quindi il nostro mondo. Quando poi la Discordia prende il sopravvento sull'Amore, e ne annulla l'influenza, si giunge al Caos, dove regna la Discordia e dove è la dissoluzione di tutta la materia.