Liceo Scientifico Anno scolastico 2011-1012
“Edoardo Amaldi” di Orbassano Candidato: Davide Casto
Tesina per l’esame di Stato
Titolo
Supereroi. La storia, le origini, i destini.
Obiettivi
- Introdurre e spiegare la storia del fumetto dei supereroi;
- Individuare e analizzare le similitudini che si sono manifestate tra la sfera psichica e emozionale dei supereroi proprio con le varie correnti di pensiero, presenti a partire dall’inizio del novecento sino a oggi.
Metodo
- Studio teorico sulle origini del fumetto dei supereroi;
- Ricerca dei collegamenti adatti;
Materie coinvolte
- Italiano, Filosofia, Storia. Page 1
Indice
INTRODUZIONE 3
Storia del fumetto dei supereroi 4
Predecessori 4
La Golden Age 4
La Silver Age 6
La decostruzione del supereroe 6
Gli anni novanta 7
Il nuovo millennio 8
Superman, la maschera del superuomo 10
La nascita e la storia di Superman 10
Oltre il mito del superuomo 12
La vera maschera di Superman: Clark Kent 13
Capitan America, il simbolo di una nazione 17
La nascita e la storia di Capitan America 17
La guerra degli U.S.A. 18
CONCLUSIONE 23
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA 24
Introduzione
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Da sempre l’uomo ha costruito con la fantasia un essere superiore con cui spiegarsi fenomeni naturali straordinari e a cui affibbiare i carichi pesanti della vita, privata e universale.
Con cura, gli abbiamo creato un’esistenza mitologica, lo abbiamo vestito delle nostre usanze più tradizionali, cercando di donargli un’aura perfetta.
In genere poi, ci rivolgevamo a lui per chiedergli un intervento speciale, per ringraziarlo per averci risolto dei problemi, oppure, al contrario lo abbiamo accusato di essere artefice dei nostri guai.
La figura del supereroe dunque può essere paragonata alla mitologia dei tempi moderni.
Superman, Batman, Hulk, Spiderman questi supereroi hanno ispirato generazioni di lettori, sono stati spesso liquidati come letture per bambini, ma se si osserva al di là di quelle maschere, oltre quei mantelli, le cose si rivelano più complesse di come appaiono. Sin dalla grande depressione i supereroi hanno affrontato temi di grande impatto sociale e politico e in ogni epoca le forze che hanno trasformato il nostro mondo, hanno plasmato anche quello di carta.
Ho provato dunque a guardare con occhio critico i supereroi e ho scoperto in loro una sfera psichica, emozionale che prima non avevo notato. Come per incanto si sono manifestate delle similitudini proprio con le varie correnti di pensiero, che si sono rincorse a partire dall’inizio del novecento sino ai nostri giorni. Affascinato, mi sono sentito invogliato ad approfondire questa scoperta, volta a far luce su ciò che era rimasto nascosto dalla mia conoscenza.
Storia del fumetto dei supereroi
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Predecessori
L’origine dei supereroi può essere rintracciata in numerose forme precedenti di narrativa. Infatti prima che esistessero gli albi a fumetti c’erano le strisce. Nell’Inghilterra vittoriana alcuni settimanali di grande formato detti “Penny Dreadfuls” (“Pessimi da un penny”), pubblicavano strisce umoristiche secondo la tradizione del teatro di varietà. Il loro successo fra gli operai poveri era una grande offesa per la sensibilità della borghesia.
Nell’ultimo decennio dell’800, ci fu la creazione delle strisce a fumetti per i giornali, che si rivelarono estremamente popolari tra i nuovi immigrati con una conoscenza limitata dell’inglese.
Nel 1895 fa la sua comparsa sul supplemento domenicale del quotidiano “New York World” di proprietà di J. Pulitzer, un buffo ragazzino calvo, con le orecchie a sventola, che indossa una camicia da notte gialla: il suo nome è Yellow Kid ed è considerato dalla maggior parte degli storici come l’antenato del fumetto.
Questo ambiente diveniva via via sempre più competitivo, e fu così che George Janosik, George Delacorte, Harry Wildenberg e Maxwell C. Gaines, decisero di tentare la fortuna e ristampare le strisce a colori apparse sul supplemento domenicale dei quotidiani, usando carta di giornale in formato tabloid standard e ripiegandone i fogli in un opuscolo da 16,8 X 25,7 (crearono così il formato standard dei fumetti, rimasto invariato fino ad oggi).
La velocità con cui questi fumetti da edicola a edicola andavano a ruba (con un prezzo di dieci centesimi), dimostrò che questi albi avevano un futuro. Per assicurarsi l’originalità delle storie, Malcom Wheeler-Nicholson (proprietario della National Allied Publications) ingaggiò per le sue pubblicazioni un gruppo di giovani disegnatori affamati di lavoro. Queste storie nuovissime ebbero grande successo, e le edicole si riempirono di fumetti con storie poliziesche, horror, con avventure di eroi, agenti segreti, nemici del crimine con poteri mistici.
La Golden Age
Nel 1938 si aggiunse a questi nuovi personaggi un nuovo visitatore, proveniente da un altro pianeta, con poteri e capacità molto superiori rispetto ai comuni mortali. Superman fu creato da Jerry Siegel e Joseph Shuster, due adolescenti di Cleveland che sognavano di diventare ricchi ideando una fortunata striscia d’avventura sui giornali. Invece di un normale terrestre che andava su un nuovo pianeta, il protagonista era un abitante di un mondo lontano, dotato di poteri particolari, che arriva sulla Terra.
Questa innovazione, assieme all’uniforme variopinta indossata dall’eroe e all’introduzione, ai tempi piuttosto nuova, di un’identità segreta per l’eroe avventuroso, resero la striscia così originale che non trovò alcuna pubblicazione. Dopo quattro anni di delusioni Siegel e Shuster tentarono di vendere l’idea di Superman sul mercato decisamente meno appetibile degli albi a fumetti.
Qui riuscirono a trovare il consenso presso Sheldon Mayer un giovane direttore che capì le potenzialità delle loro strisce ancora grezze. Mayer convinse Vill Sullivan che questo nuovo personaggio era proprio ciò che serviva a una nuova testata di fumetti che doveva essere stampata ma che non aveva ancora una storia principale. Non essendoci tempo per adattare le strisce al nuovo formato dell’albo, le vignette campione per due settimane di giornale furono copiate e incollate frettolosamente in una storia di tredici pagine. Page 4
Fu così che nel giugno del 1938 Jerry Siegel e Joe Shuster introdussero Superman nel n. 1 di Action Comics, con una copertina adattata dalla vignetta di una striscia, in cui Superman sollevava una berlina sopra di sé, mettendo in fuga i criminali terrorizzati, arrivò in edicola al prezzo di dieci centesimi.
Inizia da questo storico evento la cosiddetta Golden Age (età dell’oro) del fumetto supereroico.
Ben presto le edicole si riempirono dei fumetti dei supereroi, con personaggi che vantavano una gamma stupefacente di poteri e capacità. Tutti questi personaggi avevano la caratteristica cruciale di essere abbastanza diversi da Superman per non incappare nella violazione dei diritti d’autore. Molti di questi supereroi avevano un solo superpotere, come la supervelocità (Flash), la capacità di volare (Hawkman), la superforza (Capitan America) o nessuno di questi (Batman). Alcuni di loro avevano ottenuto i superpoteri in modo “scientifico”, ma molto più spesso i poteri dei personaggi avevano un’origine mistica o soprannaturale, dovuta all’acquisizione o al contatto con un oggetto magico proveniente da qualche angolo remoto del mondo.
Mentre la DC dominava il mercato dei supereroi, la Fawcett Comics fu l’unica in grado di sfidarne la popolarità con il personaggio di Capitan Marvel; negli stessi anni la Marvel Comics, allora Timely, muoveva i primi passi con la prima Torcia Umana e con Namor.
Durante la Seconda guerra mondiale, i supereroi divennero ancora più popolari, sopravvivendo al razionamento della carta e alla perdita di parecchi disegnatori di talento caduti al servizio delle forze armate. La ricerca di racconti semplici di vittorie del bene sul male che possano far consolare o parzialmente dimenticare gli orrori del momento e della guerra può spiegare la popolarità dei supereroi in tempo di guerra. A questa ricerca da parte dei lettori, i creatori di fumetti risposero con storie in cui i supereroi combattevano le forze dell’Asse e ne introdussero alcuni ispirati ai temi patriottici, tra i quali il Capitan America della Marvel, che insieme ai già citati Torcia Umana e Namor, e con la collaborazione del suo giovane assistente Bucky, in più di un’occasione salvò il mondo dalla minaccia nazista. Dopo la guerra i supereroi persero popolarità. Un fattore fu la crociata morale che considerava i fumetti dannosi per la gioventù e ispiratori di delinquenza. In risposta parecchie case editrici adottarono la “Comics Code Authority” (CCA). Gli editori idearono una serie di regole per stabilire i contenuti accettabili dei fumetti, con l’indicazione esplicita che qualsiasi albo recante in copertina il marchio di approvazione della CCA non potesse raffigurare violenza, oscenità, uso di droga, zombie e vampiri. Tutte le storie degli albi a fumetti dovevano essere sottoposte alla CCA (il cui personale era pagato dalle case editrici) prima della pubblicazione. Page 5
Intorno agli anni cinquanta, ci fu un calo delle vendite dovuto alla perdita di una grande rete di distribuzione e alla concorrenza della TV. Ciò portò il settore del fumetto sull’orlo del collasso, e dal 1953 al 1956 continuò ad essere pubblicata solo mezza dozzina di testate sui supereroi, con un calo drastico rispetto alle 130 che si trovavano in edicola al culmine della Golden Age.
La Silver Age
Nel 1956 la DC Comics introdusse una nuova versione di Flash su “Showcase” n. 4 (queste storie presentavano esempi sui principi di fisica applicati correttamente), che ottenne un immediato successo. Questo indusse la compagnia nel giro di pochi anni a presentare nuove versioni di Hawkman, Lanterna Verde, e molti altri. Cominciò così la Silver Age dei fumetti di supereroi.
In piena guerra fredda, con il lancio del satellite sovietico Sputnik nel 1956, si provava una forte ansia per la qualità dell’istruzione scientifica ricevuta dagli scolari americani. Il marchio della CCA presente in copertina garantiva che le storie di supereroi non erano dannose per i lettori più giovani, ed è possibile che l’aggiunta di questi concetti scientifici abbia convinto alcuni che quelle avventure stampate, fossero in fondo utili. Oltre a rappresentare la scienza, i fumetti della Silver Age spesso regalavano, nascoste all’interno delle storie, alcune conoscenze e informazioni riguardanti altre discipline.
Così i giovani lettori venivano a conoscere fatti e dati storici in genere esclusi dalle lezioni di storia. Pur non essendo integrate nella trama, le curiosità storiche o scientifiche spuntavano ogni tanto nelle avventure dei fumetti grazie a una didascalia che descriveva un fatto non strettamente legato alla storia in corso.
Probabilmente gli scrittori della Silver Age imbottivano il proprio lavoro con digressioni storiche o scientifiche per avere un incentivo economico, in quanto erano pagati a parola.
O probabilmente il fatto di inserire elementi istruttivi nelle storie era per istinto di sopravvivenza, per evitare un’ulteriore sorveglianza da parte del congresso.
La decostruzione del supereroe
A cavallo tra gli anni settanta e ottanta il concetto di supereroe venne messo fortemente in discussione e minato alle radici. Ora non basta che gli eroi abbiano dei problemi, devono avere delle psicosi, è arrivato il momento di cambiare le cose e di rimestare nel torbido.
Non era più accettabile l’idea di un eroe virtuoso motivato solo dal suo desiderio di fare del bene, invece sembrava credibile una figura che combattesse il male perché spinta da una qualche contorta pulsione emotiva.
In quegli anni la Marvel Comics introdusse alcuni popolari anti-eroi tra cui il Punitore, un ex-soldato (reduce del Vietnam) la cui famiglia venne spietatamente uccisa dalla mafia, Wolverine, un nuovo, violento e cinico mutante, e la versione crepuscolare di Devil realizzata da Frank Miller, che aveva già rivitalizzato il mito di Batman. Questi personaggi erano fortemente tormentati da qualcosa: la già citata strage alla base della follia di Frank Castle (Il Punitore), la lotta contro i propri istinti animali per Wolverine, la difficile infanzia e la continua esposizione alla vita dei bassifondi per Devil.
Anche le serie mutanti dedicate agli X-Men si fanno cupe e inaugurano quel filone denominato “morte e distruzione”.
Poi arrivano gli inglesi, stesso mordente ma con un taglio diverso, l’impronta è più europea, più politica. Nel 1985 l’autore Alan Moore e il disegnatore Dave Gibbons creano una miniserie di dodici numeri per la DC, dal titolo Watchmen. Alan Moore era deciso a stravolgere non soltanto il concetto di supereroe ma quello di eroe in generale.
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Sebbene pubblicata dalla DC Comics, la storia si svolge al di fuori dell’universo DC canonico presentando nuovi personaggi. I supereroi di Watchmen sono moralmente ambigui, impotenti, o psicotici, ed affrontano, per la prima volta in maniera diretta, le conseguenze della loro esistenza sulla gente comune. Watchmen è la più complessa e intrigata storia di supereroi mai realizzata e ispira una nuova generazione di disegnatori e autori.
Forse ancor più di Watchmen, l’altra opera che contribuì alla reinterpretazione in chiave più realistica del supereroe fu Il ritorno del Cavaliere Oscuro (1985-1986), scritta ed illustrata da Frank Miller, che gioca con abilità con uno dei personaggi di punta della DC Comics ambientando la storia nel futuro, dove si ritrova un Bruce Wayne invecchiato e deluso, che sfida degli psicopatici e una società corrotta. La serie proponeva l’eroe come un alienato che si lascia dominare dalla sua rabbia interiore, memore dell’assassino dei suoi genitori, nel violento tentativo di modellare la società al suo volere.
In quest’era dura e cinica i vecchi personaggi presentano nuovi problemi, per spiegare la rabbia di Hulk, gli autori fanno emergere un passato di abusi infantili, una tematica inedita e molto ardita negli anni ottanta. Il momento più buio nella storia del fumetto, è la morte di Robin. Non si tratta di Dick Grayson, il primo assistente di Batman oggi noto come Nightwing, il nuovo Robin oggi si chiama Jason Todd un sostituto assistente che nessuno sopporta. Nel 1988 il Joker cattura Jason, lo pesta a sangue e poi fa esplodere l’edificio dove lo tiene segregato. La DC affida il suo destino ai lettori, per 72 voti Robin è condannato a morte, quando la Stampa viene a saperlo si scatena l’indignazione. Probabilmente molti pensavano si trattasse di Dick Grayson, la gente ci si era affezionata, anche se non toccava un fumetto da vent’anni. Più tardi Batman trova un terzo Robin, un bravo ragazzo chiamato Tim Drake, ben accolto dai fan.
Gli anni ottanta si chiudono con l’uscita del film di Batman diretto da Tim Burton, per i supereroi la pellicola sembra l’inizio di una nuova era.
Gli anni novanta
Nel decennio successivo i fumetti, come i film e la TV sperimentano una rivoluzione sessuale. Negli anni novanta si iniziano ad affrontare argomenti che prima non erano mai stati sfiorati, come l’omosessualità. E così i personaggi omosessuali si moltiplicano. In Authority, Apollo e Midnighter, due difensori della legge, sono anche teneri amanti.
Nei primi anni novanta i fumetti procurano molti profitti e non solo agli editori, infatti al contrario dei loro predecessori, autori e disegnatori posseggono i diritti dei loro personaggi.
Questo panorama indipendente (ovvero il fumetto pubblicato da editori non-Marvel e non-DC ed i cui diritti restano, generalmente, agli autori), e con esso il genere supereroico, ha un grande impulso a partire dal 1992, anno della fondazione della Image Comics, un consorzio editoriale realizzato da ex disegnatori della Marvel. Ben presto la nuova realtà editoriale divenne il maggiore sfidante che Marvel e DC avessero mai avuto nei loro 30 anni di egemonia e introdusse molti nuovi popolari eroi tra cui Spawn. Spawn, il cui vero nome è Al Simmons, era un uomo fatto risorgere da Malebolgia apparentemente per riempire l’Inferno uccidendo i criminali. All’inizio degli anni novanta, ideatori, autori, disegnatori ed editori sono diventati tutti milionari.
In questi anni alcuni politici considerano questa nuova forma espressiva un ottimo veicolo di propaganda su argomenti controversi. Page 7
Nel 1993 Batman è il protagonista di una storia della DC e invoca la necessità di leggi più rigorose sul possesso delle armi.
Batman sembrava una scelta più logica rispetto a Superman perché i suoi genitori erano stati uccisi da una pistola. Più tardi nel 1996 si affronta il problema delle mine antiuomo inesplose, la DC pubblica un numero speciale di Superman, da distribuire ai bambini in Bosnia. La rivista mette i piccoli in guardia sui rischi degli ordigni inesplosi.
Anche Batman partecipa alla campagna con un numero speciale intitolato “La strage degli innocenti”.
In questi anni arrivò un’ondata di speculatori, gente che non aveva mai letto i fumetti, e che per loro erano solo un investimento.
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Italiano
Il superuomo di D'Annunzio; l'umorismo e l'approccio alle maschere di Pirandello;
Storia
Seconda guerra mondiale vissuta dal punto di vista degli U.S.A.;
Filosofia
Il superuomo di Nietzsche; Sigmund Freud e la coesistenza di Io, Es e Super-Io.