Indice…
Presentazione dell’argomento di tesina
Con riflessione alla fine della pagina
- Inglese: Oscar Wilde, The Picture of Dorian Gray
- Italiano: Gabriele D’Annunzio
- Filosofia: Nietzsche
- Pedagogia: L’educazione durante il periodo fascista
- Storia: L’ideologia di Hitler
- Metodologia: L’aggressività
- Latino: Seneca, superbia e arroganza dei padroni nei confronti degli schiavi
- Biologia: L’apparato cardiocircolatorio
Presentazione dell’argomento di tesina
“Non mi sento responsabile d’essere migliore degli altri. Ciò che non sopporto è di provare piacere nel dimostrarlo.” (Fabrizio De André)
Per superbia si intende la volontà di conquistare per se stessi, con ogni mezzo, una posizione di privilegio sempre maggiore rispetto agli altri. Questi ultimi devono riconoscere e dimostrare di accettare la loro inferiorità correlata alla superiorità indiscutibile e schiacciante del superbo. Il superbo tende a comportarsi in maniera malvagia perché ritiene di essere migliore degli altri. Non a caso il termine superbia ha origine dall’aggettivo latino cioè “sopra”, che sta ad indicare il fatto che il superbo si ritiene al di sopra di tutti. La superbia ha tanti sinonimi come amor proprio, orgoglio, vanagloria, presunzione, vanità, arroganza.
La superbia è uno dei sette vizi capitali. Fino al secolo scorso anche la vanità era un vizio capitale; poi è stata inclusa nel peccato della superbia. Secondo la Chiesa il peggiore dei sette vizi (Superbia, Avarizia, Lussuria, Invidia, Gola, Ira, Accidia) è proprio la superbia, poiché con questo sentimento si tenderebbe a mettersi sullo stesso livello di Dio, considerarlo quindi inferiore a come dovrebbe essere considerato. Infatti, nella mitologia cristiana, è proprio la superbia il peccato di cui si sono macchiati Lucifero, Adamo ed Eva. La superbia è la causa di tutti i Vizi e ai Vizi capitali sono contrapposte le tre Virtù (Fede, Speranza e Carità).
I simboli che nell’arte accompagnano la raffigurazione della superbia sono generalmente il pavone, lo specchio e il pipistrello. Può capitare di trovarla anche con attributi come il leone o l’aquila.
Monologo sulla superbia di Donatella De Bartolomeis
“Donna bella et altera, vestita nobilmente di rosso, coronata d’oro, di gemme in gran copia, nella destra mano tiene un pavone et nella sinistra un specchio, nel quale miri et contempli sé stessa.”
Tu, che credevi di aver piegato il mio volto altero nella terra, con la schiena schiacciata da un macigno oltre misura in segno d’umiliazione,
Tu, che mi avevi condannato a movimenti lenti e cadenzati e che da me ti credevi immune,
Tu subivi in silenzio il mio fascino, poeta, scrittore, politico mi hai sempre portato con te ostinato a non voler vedere il mio volto luminoso.
Mi ha condannato all’Inferno la Chiesa come peggiore tra tutte.
Sono per Lei prima donna, prima in ordine di tempo e di importanza, sono io la più potente, sottilmente perfida e maligna.
Con il mio fascino sottile corrompo anche i Santi insuperbiti della loro stessa santità.
Dio mi detesta!
Ma gli uomini mi ammirano perché amante perfetta, chi non mi possiede porta rancore.
È la mia mano invisibile che muove il mondo, io nutro l’invidia e l’accidia, io nutro l’ira e l’avarizia, la gola e la lussuria.
Muovo Satana come talvolta i Santi.
Mi puoi incontrare ovunque, ostentata in ogni dove, io che come superbo narciso godo della mia grandezza, della mia vantata unicità.
È da te, piccolo uomo misero e meschino, che nasce il mio valore.
È per questo che nei sogni mi schiacci e non mi accetti, ma senza di me nulla, niente saresti stato. (…)
E chi guidava la tua penna e la tua mano?
Chi la tua politica e la tua parola?
Io, solo e sempre io, leonessa austera, tua amante fedele e consigliera, che ti ha insegnato ad adattarti al mondo, a mantenerne il controllo e ad assicurarti le risorse necessarie.
Io ti ho motivato e ti ho nutrito per raggiungere il tuo scopo.
Come ogni cosa nell’universo ho due facce: luna bianca e luna nera… ma tu guardi solo ciò che vuoi vedere.
Tu pensa ciò che vuoi: le tue parole, i tuoi sguardi, le tue ingiurie scivoleranno giù per le mie vesti rosse, tanto tu non sei nessuno e della tua nullità io faccio cibo.
Eh no, non ti conosco uomo, conosco solo le mie leggi.
Ho in me ogni cosa che mi occorre e di me mi nutro e mi alimento e non mi occorre il tuo rispetto e, dietro mio consiglio, screditerai te stesso agli occhi della ragione e della gente, dissiperai ogni modestia, l’umiltà non ti appartiene.
Mi celo ovunque e ovunque puoi vedere il mio riflesso. Nel baratro di Satana spinto giù dalla mia mano, nella strage tra i giganti o tra le rughe di un premier, stratega sorridente, levigate da bisturi esperto. Il suo popolo esule andrà alla deriva presto dimenticato, mentre lui, con me al suo fianco, scalerà le pagine della storia e poco importa realmente cosa vale, è ciò che appare ciò che conta.
Io ti reclamo piccolo uomo misero e meschino, come spettatore sbalordito della mia grandezza e ostentata unicità. È la tua svalutazione che nutre il mio valore.
Ma poi, in fin dei conti, io ti servo per motivare il tuo operato.
Sono colei che ti trasforma rendendoti adatto ad ogni luogo.
Sono preziosa funzione adattiva, come vedi sempre la migliore.
L’umiltà e l’obbedienza sono virtù servili, che con il miraggio dell’eccellenza morale, caricature di un’umiltà sbagliata e di una sottomissione sbagliata, reprimono l’uomo depauperandolo della sua dignità, io sono qui a difenderlo ponendo al primo posto fierezza e libertà.
Sono la doppia faccia di una società che tiene all’immagine più che alla sostanza e seppellisce di menzogne il suo cammino.
Io sono la migliore, io che non ho mai torto e non ho mai fallito, e non credere che della tua era io sia frutto: sono figlia di tutti i tempi e come fiume in piena straripo e ti travolgo e tu, stolto, mi appartieni, ho in te le mie radici e mi disseto del tuo sangue e di me stessa.
Sono Fierezza e libertà.
Sono Delirio onnipotente.
Sono la Superbia che inebriata di se stessa vive in mezzo agli altri e non li vede, sono Dorian Gray, Gabriele D’Annunzio, Nietzsche, Hitler, aggressività.
Sono l’autostima, fierezza e libertà sono Dante e il primo uomo sulla Luna, sono colei che ti prende per mano e ti conduce alla conquista delle idee e degli ideali nei quali credi.
Sta a te uomo scegliere quale volto abbracciare: perché io sono colei che tu scegli che io sia.
Le persone veramente grandi sanno di valere. Dante sapeva di essere un sommo poeta e infatti si pone con sicurezza in mezzo ai sei più grandi poeti dell’umanità “io ero sesto fra cotanto senno”
Ragazzo particolarmente bello che, proprio in virtù del suo straordinario fascino, viene dipinto in un quadro e poi plagiato e iniziato al culto della bellezza dall’esteta Lord Henry, il quale gli spalanca contemporaneamente le porte del Male, ribadendogli più volte: «La vita ha in serbo tutto per voi. Non c’è nulla che voi non possiate ottenere, con la vostra straordinaria bellezza.»
La superbia, secondo il mio punto di vista, è da interpretare. Infatti non si può parlare di superbia in maniera universale, ma è ovvio dover fare alcune distinzioni. Tanto per citare due dei personaggi di cui parlerò, è imparagonabile la superbia di D’Annunzio con quella di Hitler. Quella di Hitler è ingiustificabile e assurda, perché attraverso il suo essere superbo egli reca del male a terze persone; l’essere superbo di D’Annunzio, invece, io in prima persona, riesco anche ad ammirarlo. Non ci vedo, infatti, niente di male nel volersi affermare per sé stessi e nel fatto che una persona possa provare grande stima di sé, certo senza che questo influisca nei rapporti con le altre persone. Il superbo, in una visione molto più filosofica, è secondo me quella persona che si stima proprio per i sentimenti che prova. Egli, secondo questa mia visione, è una persona che ama sconfinatamente sé stesso e anche altre pochissime persone a cui dedica però interamente il proprio amore senza però riuscire mai a dimostrarlo fino in fondo perché, essendo una persona scettica in tutto, non riesce a dare fiducia e in base ai suoi principi deve dimostrarsi sempre controllato nei sentimenti per non essere, eventualmente, preso in giro dalla persona che si trova di fronte (cosa che il superbo non riuscirebbe, per nessuna ragione al mondo, ad accettare).
Anche nelle migliori intenzioni è, pur sempre una valutazione eccessiva dei propri valori, della propria capacità, della propria dignità e della propria condizione sociale. Il superbo si considera sempre superiore agli altri e non appena si rende conto che la sua “grandezza d’argilla” viene messa in discussione, si allontana dalla gente con arroganza e sdegno. Piano, piano, colmo di orgoglio, chiuso nei propri bisogni, si isola nel proprio mondo soggettivo lontano dalla gente. Non riesce più, dunque, ad avere un rapporto spontaneo e paritario: ogni comunicazione diventa un conflitto.
La persona orgogliosa nasconde sempre un profondo sentimento di paura, di timore di non essere amato, di essere rifiutato, giudicato, criticato, ha sempre il terrore di non essere all’altezza della situazione, di perdere qualcosa o qualcuno; ma non lo dimostra mai e mai lo farà. Vuol sempre avere ragione, crede di essere sempre corretto e di conoscere tutto. È legato al bisogno di protagonismo, al merito e al valore che attribuiamo a noi stessi.
L’orgoglio, che è quella caratteristica comportamentale che si esprime nella superbia e che spinge a dire sono “Tutto di un pezzo”, è una difesa contro l’amore. Rifiutano facilmente le altre persone, per paura di essere rifiutati. Hanno un enorme bisogno di produrre risultati. Hanno un grande bisogno di controllo e di potere.
La superbia che ha gli stessi toni drammatici dell’orgoglio è un “peccato” sapientemente descritto nella Divina Commedia da Dante Alighieri. Al centro dell’inferno, rappresentato come un cono che affonda nel cuore della terra, incontriamo Lucifero, che la superbia ha spinto a pronunciare la parola “Io” alla presenza del Divino. Secondo l’autore, quella immensa voragine fu provocata dall’urto della caduta dell’angelo “superbo” quando fu cacciato dal cielo. Dante colloca i superbi nell’ultimo girone dell’inferno, nella zona più bassa, proprio ai piedi della montagna.
Tra i rami che si dipartono dalla superbia egli nomina: disobbedienza, vanteria, ipocrisia, disprezzo, arroganza, impudenza, durezza di cuore, insolenza, esaltazione, impazienza, litigiosità, presunzione, irriverenza, ostinazione e vanagloria.
Tornando ai nostri tempi, possiamo considerare la superbia come la passione per l’autoesaltazione, in altre parole, la passione per un’immagine di sé particolarmente esaltata. Quando queste persone si sentono insicure, quando temono un rifiuto o si trovano in una situazione che stimola sensi di colpa e paure inconsci, possono assumere atteggiamenti infantili, nel tentativo di evitare il disagio disarmando chi potrebbe rifiutarle o maltrattarle; sfogano le emozioni in misura superiore alla norma.
Altre caratteristiche peculiari in loro sono: curiosità, fantasia, grande eccitabilità, sensibilità, profonda incostanza, egoismo, desiderio di essere al centro delle cose, tendenza alle scenate e al romanticismo. Il superbo, vuole vincere in ogni caso, vuole avere sempre ragione ma, soprattutto, avere l’impressione che sia l’altro a perdere.
Sono persone dure con se stesse e con gli altri. Proprio per queste ragioni è difficile che chieda aiuto o si faccia aiutare (perché sarebbe come ammettere che ha dei difetti). Per il superbo la sottomissione equivale a un collasso.
“Ora basta parlare di me, parliamo un po’ di te. Tu cosa pensi di me?”
Volevo chiarirvi, infine, essendo questa “forse” l’unica pagina in cui potervi parlare umanamente e non su un piano didattico, le mie ragioni, attraverso queste parole rivisitate da me, ma usate dagli autori del libro di testo di latino che abbiamo utilizzato quest’anno, parlando della vita di Seneca: Sul mio obiettivo scolastico iniziale, mi sono impegnata con un pragmatismo in cui voi professori potete oggi individuare errori, cedimenti, contraddizioni; questo succede però, è da notare, a chiunque si impegni nella concretezza dell’agire.
Inglese: Oscar Wilde, The Picture of Dorian Gray
“The only way to get rid of a temptation is to yield to it”
Oscar Wilde’s life and art are very closely linked. He was born and grew up in Dublin, the son of an influential Anglo-Irish family. His father was a famous doctor and his mother was a translator and a nationalist poet. He won a scholarship to go study at Oxford, where he was influenced by the ideas of Aestheticism of Walter Peter.
After travelling in Italy and Greece, he settled in London and became a popular and eccentric dandy who charmed everybody with his wit and brilliant conversation. He established himself as a spokesman for the school of art for art’s sake. This idea stated that beauty is the sense of life and this beauty is represented in art. This idea was in contrast with the Utilitarism idea.
During a lecture tour in America, famously saying on his arrival in New York: “I have nothing to declare, but my genius.” He then spent several months in Paris, where he met Mallarmé, Verlaine, Zola and Balzac. The French intellectuals believed that a work of art is important only for beauty and perfection.
The previous years he had published his first volume of poems. The Soul of Man under Socialism, These were followed by the essay and his The Picture of Dorian Gray. The climax of his success, however, were his witty comedies, which were staged. These included A Woman of No Importance, An Ideal Husband and The Importance of Being Earnest.
Later, his popularity declined sharply when he was arrested for homosexuality. Wilde had been married for several years to Constance Llyod with whom he had two children; but this accusation proved correct. A scandal ensued because at that time was a serious criminal offence. He spent two years in prison, during which time he wrote the poem The Ballad of Reading Goal and his prose confession De Profundis.
After his release Wilde emigrated to France, where he lived in poverty and obscurity under an assumed name. He was buried in Paris in the same cemetery as the poet Baudelaire, who had had a profound influence on his life and works.
The plot of The Picture of Dorian Gray
Basil Hallward is an artist fascinated by the youth and beauty of a young man, Dorian Gray, whose portrait decides to paint. Once it is finished, he shows it to Dorian, who sees in it something he had never been; his own beauty, and understands with horror that the beauty of the portrait will last while he himself will grow old and ugly.
At this point, under the influence of Basil’s friend, the amoral aesthete Lord Henry Wotton, who believes youth to be the supreme value, Dorian wishes that the portrait would absorb all the signs of age, experience and vice, while he would remain forever in his youthful perfection. He also says that he will kill himself when his youth fades.
Alarmed by Dorian’s reaction to his painting, Basil tries to destroy it but Dorian stops him and takes the picture home with him. Dorian and Lord Henry become friends, and Henry educated Dorian at the cult of pleasure and beauty. Dorian begins to go to theatre, where he meets the actress Sybil Vane, who falls in love with him. But Dorian cruelly rejects her.
Noticing that an expression of cruelty has appeared on the face of the portrait, Dorian resolves to return to Sybil but it is too late. Sybil has killed herself. Encouraged by Lord Henry, Dorian embarks on a life of vice and sensual gratification.
Years late Dorian, by now totally corrupt and evil, but still as youthful as ever, lets the elderly Basil Hallward see the now hideous face of the portrait and then kills him to prevent him from revealing his secret.
But this is only the beginning. For Dorian to keep his secret, several other people have to die. But as the portrait becomes more and more ugly, Dorian realises the horror of his acts. He resolves to destroy the portrait and begin a new life. But in doing so he kills himself.
The portrait is magically restored to its original image of Dorian’s youthful perfection while the real Dorian’s features in death become those of hideous old men.
The picture of Dorian Gray is the only novel of Wilde; in fact he published only short stories. It was published in installments and its Preface is considered a manifesto of the Aesthetic and Hedonist movement, in fact the protagonist believes in a life full of pleasures. Dorian Gray can be considered a sort of Faust because he want to be beautiful and young forever; for this reason he sold his soul. The novel can be considered like an allegory of Narcisism.
Oscar Wilde use the third-person narrator. In the novel there were gothic elements like sinister atmosphere and the magic elements. Dorian Gray embodies many aspects of Wilde’s own philosophy, in particular his rejection of the Utilitarism values of industrialised mass society through the cult of art and beauty for its own sake. In this, Wilde was much closer to the ideas of French symbolist poets such as Baudelaire, Verlaine, and Mallarmé than he was to his Victorian.
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Materie e argomenti
- Inglese: Oscar Wilde (The Picture of Dorian Gray);
- Italiano: Gabriele D'Annunzio;
- Filosofia: Friedrich Nietzsche;
- Pedagogia: l'educazione durante il periodo fascista;
- Storia: l'ideologia di Adolf Hitler;
- Metodologia: l'aggressività;
- Latino: Seneca (Epistulae ad Lucilium);
- Biologia: l'apparato cardiocircolatorio.