Stato etico: perversione del metodo dialettico
La mappa concettuale che oggi presento riassume il percorso che ho deciso di approfondire “Stato etico: perversione del metodo dialettico”. La cosa che salta immediatamente all’attenzione è che in realtà la mappa è composta da tre livelli che, sovrapposti, compongono l’immagine completa.
Il primo livello è la rappresentazione della casa, riassunta con delle pareti e un tavolino. La scelta della casa acquista un confronto immediato con una definizione hegeliana con la quale il filosofo afferma l’eticità dello Stato, considerandolo come l’istituzione “superiore”, capace di “regolare” il gioco degli egoismi individuali e di “sublimarlo”, spiritualizzarlo, riconducendolo ad una finalità altissima, di tipo comunitaria, dunque ad una dimensione etica, nella quale ciascuno trova la sua “libertà concreta”, della propria condotta, attraverso l’affermazione dello spirito assoluto; il primo livello rappresenta dunque la tesi.
Il secondo livello è composto da una scala a chiocciola: la struttura, la vita, il procedimento dello Spirito è la dialettica non più intesa come quella aristotelica costituita dai due momenti della tesi e dell’antitesi ma da un movimento a spirale con ritmo triadico a tre lati, secondo il quale ogni posizione (tesi) deve essere superata, negata (antitesi) nelle sue determinazioni particolari, per riaffermarsi, negando l’ultimo stadio raggiunto, con la negazione della negazione (quindi con una nuova affermazione), in una determinazione superiore (sintesi).
Lo sviluppo dialettico della realtà dà senso e significato al suo lato negativo, all’antitesi, indispensabile se considerato in funzione della totalità. La filosofia nella sua ricerca deve sforzarsi di vedere il positivo nella negatività: ed ecco perché il terzo livello è un quadro di Dalì, Corpus Hypercubus: il titolo della tela fa riferimento al fatto che la figura di Cristo non è inchiodata all’usuale croce, ma è magicamente sospesa nell’aria, accostata ad una struttura fatta da otto cubi che simulano la forma della croce, ma che in realtà esprimono la rappresentazione dello sviluppo, nello spazio tridimensionale, di un solido che si studia nella geometria della “quarta dimensione”: l’ipercubo.
Si tratta di un solido, avente come “facce” otto cubi, che non è possibile vedere, essendoci preclusa la quarta dimensione, ma solo intuire. L’analogia con lo sviluppo delle facce di un cubo su di un piano può aiutare a comprendere la raffigurazione. È il momento della sintesi, del superamento dell’antitesi per una progressiva e compiuta attuazione di sé, mediante la rivalutazione della tesi stessa, che sembrava essere ormai abbandonata.
Ogni livello è poi caratterizzato dagli elementi che identificano gli argomenti del percorso: il primo livello, oltre che dal titolo, che comunque riprende un’immagine di Flatlandia, comprende due fotografie rappresentanti il “Cancelliere di ferro” Bismarck ed il kaiser Guglielmo II, che saranno qui trattati secondo la chiave di lettura che offre Luciano Canfora in 1914.
Il secondo livello ritrova in sé un corvo, l’animale per eccellenza che meglio di tutti identifica la tetra figura di Edgar Allan Poe, e della sua concezione di perversità. Il terzo livello contiene al suo interno la dicitura completa del titolo, come momento conclusivo del processo conoscitivo.
Il mio percorso non può che partire da una domanda, che è alla base stessa del concetto di Stato etico: che cos’è un’utopia? Un’utopia è una terra di perfetta armonia, dove vige la giustizia e da dove le iniquità sono state bandite, anzi, dove propriamente non sono mai esistite.
“Utopia” è un termine greco, anche se non furono i Greci a coniarlo, ma un pensatore cristiano vissuto in età rinascimentale, Tommaso Moro: inappagato della realtà in cui viveva, del clima di accesa intolleranza che nel ’500 si respirava nell’Inghilterra dilaniata dai conflitti religiosi, egli volle immaginare un’isola felice, sulla quale gli abitanti conducessero una vita migliore, più umana e solidale.
I motivi che hanno indotto nella storia i pensatori a prendere le distanze dalle società reali e a rifugiarsi in costituzioni e paesi immaginari, frutto della loro fervida fantasia, possono essere tanti: primo fra tutti è senz’altro la profonda insoddisfazione nei confronti dello stato di cose, un senso di amara delusione per il paese in cui si vive.
In questo senso, l’immagine che probabilmente meglio esprime il significato delle utopie è quella delle idee kantiane che, è sempre bene ricordarlo, sono trascendentali: esse sono forme mentali a carattere infinito e, per questo, non possono mai trovare un corrispettivo nella realtà finita.
Così l’idea di Dio, di anima e di mondo non potremo mai applicarle alla realtà, “riempendola” di contenuto empirico, ma ciò non toglie che esse abbiano un ruolo costitutivo ed euristico, servono cioè a guidare l’indagine verso sempre maggiore unitarietà e sistematicità, sono il faro che illumina il nostro conoscere.
Potrebbe essere questo il caso di Hegel poiché sostiene che la realtà esistente è espressione della razionalità e, pertanto, è inutile cercare società alternative?
Rispolverando ancora una volta la civiltà greca, attraverso il mito di Prometeo, “Hegel allude al doppio significato della luce: essa illumina il mondo esteriore e ricalca passivamente la struttura delle cose; questo è l’aspetto teoretico, dei suoi principi fondamentali; ma c’è anche e soprattutto una luce pratica, una luce della coscienza, i cui raggi svelano il sapere che essa ha di sé e dei suoi oggetti.” (Mechane: Hegel, Nietzsche e la costruzione dell’illusione).
La differenza sostanziale tra lo Spirito manifestante e la luce è questa: lo Spirito manifesta sé stesso, perché non è altro al di fuori di sé, la luce rende percepibile ciò che le è altro ed esteriore, una sorta di rivelazione evangelica.
Il filosofo resta saldamente legato alla nozione di “razionalità”, senza però arrivare a porla su un piano distinto dalla realtà e ad essa superiore: al contrario il reale e il razionale coincidono perfettamente, è la realtà stessa che, nelle sue strutture profonde, è assolutamente razionale e, se talvolta non ci appare tale, è solo per un nostro errore di prospettiva.
Ciò non implica.
Introduzione Stato Etico, tesina
La tesina è un percorso interdisciplinare che pone l'attenzione sullo Stato Etico, attraverso il metodo dialettico hegeliano.
Collegamenti
- Filosofia: Hegel
- Storia: Bismarck e Guglielmo II
- Italiano: Edgar Allan Poe
- Scienze: Flatlandia
- Arte: Dalì