Francesco Donati
Il Cristianesimo nell’800
In questo lavoro ho voluto presentare i diversi atteggiamenti nei confronti della religione cristiana che caratterizzarono l’opera di alcuni tra i maggiori protagonisti del XIX secolo europeo nel campo della Filosofia, della Letteratura italiana, dell’arte, e del progresso scientifico.
Perché la trattazione risultasse più chiara e omogenea, ho voluto privilegiare uno sviluppo tematico e non rigidamente cronologico degli argomenti, articolando l’elaborato come segue:
1. Il Cristianesimo in Hegel e nei suoi successori
1.1 G.W.F. Hegel: il Cristianesimo come “religione assoluta”
1.2 Il dibattito intorno al rapporto religione-filosofia alla morte del maestro
1.3 K. Marx: la religione come “oppio del popolo”
2. Il Cristianesimo nella Letteratura italiana
2.1 G. Leopardi: “La Ginestra”
2.2 Fede e Provvidenza nell’opera di A. Manzoni
3. Il Cristianesimo nel tardo Ottocento
3.1 F.W. Nietzsche: “Nichilismo” e “morte di Dio”
3.2 Cristianesimo “primitivo” in P. Gauguin
4. Gli scienziati e la fede
4.1 W. Thomson “Lord Kelvin”
5. Bibliografia
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Il Cristianesimo in Hegel e nei suoi successori
G.W.F. Hegel: il Cristianesimo come “religione assoluta”
Il ruolo che Hegel attribuì, nel suo sistema, alla religione (e, in particolare, al Cristianesimo) fu oggetto di dibattito già all’indomani della sua morte (come vedremo in seguito). Considerando dunque la complessità del problema, cercherò ora di ricostruire brevemente i tratti principali della riflessione hegeliana sulla religione.
Nella sua grandiosa ricostruzione storica del rivelarsi della Coscienza come Spirito, Hegel riconosce alla religione un ruolo fondamentale: è il secondo momento della dialettica dello Spirito Assoluto (Arte, Religione, Filosofia) ed attraversa essa stessa un “travaglio dialettico”, passando da religione “naturale” (il divino alberga nella natura, come nelle religioni primitive) a religione “personale” (Dio è identificato con un’entità antropomorfa, come nell’ebraismo o nella religione greco-romana) risolvendosi infine in religione “assoluta” (Dio è ricondotto a unità di corporeità e trascendenza, come nel Dio cristiano incarnatosi), dove la triplice natura del divino (Padre, Figlio, Spirito) rispecchierebbe l’intrinseca dialettica del Reale.
Il Cristianesimo sarebbe dunque, secondo Hegel, l’unica religione in cui <<Lo Spirito Assoluto non manifesta più oltre momenti astratti da sé, ma manifesta sé medesimo>> e dunque <<La rivelazione del medesimo Spirito, che esplica la sua vita nel circolo delle figure concrete del pensiero rappresentativo>> (Hegel, Enz. – Spirito Assoluto – Religione rivelata § 564, 571).
Ma è proprio qui che si apre la detta questione sul ruolo della religione, in particolare nella sua conciliabilità con il momento successivo (e conclusivo) del cammino dello Spirito: la Filosofia. Proseguendo infatti nella lettura dell’Enciclopedia, troviamo che <<Il contenuto della filosofia e della religione è il medesimo>> e che <<Questa conoscenza [la filosofia] è, dunque, il riconoscimento di questo contenuto e della sua forma, liberazione dalla unilateralità delle forme ed elevazione di esse nella forma assoluta, che si determina da sé stessa come contenuto e resta identica nel contenuto>> ( ).
Hegel, Enz. – Spirito Assoluto – Filosofia §573
Se il contenuto della religione e della filosofia è, dunque, il medesimo, differenti sono le forme: la forma della religione è la rappresentazione, il “mito”; quella della filosofia è il concetto, la “forma assoluta”.
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Qual è, dunque, <<La relazione della filosofia con la religione>>? Dice Hegel:
<<Tutto il punto consiste nella differenza tra le forme del pensiero speculativo e le forme della rappresentazione. […] La filosofia può ben riconoscere le sue proprie forme nelle categorie del modo religioso di rappresentare, e per tal guisa riconoscere il proprio contenuto, e rendergli giustizia. Ma l’inverso non ha luogo: giacché il modo religioso di rappresentare non applica a se stesso la critica del pensiero e non comprende se stesso, epperò, nella sua immediatezza, esclude gli altri modi>>.
( ).
Hegel, Enz. - Spirito Assoluto – Filosofia §573
La Filosofia sembra quindi presentarsi come superamento dialettico della Religione, in quanto unico sapere in grado di spiegare e storicizzare tutti gli altri, dando il concetto della realtà.
Il dualismo di questo nucleo del pensiero hegeliano scatenerà, alla morte del maestro, una polemica che sarà destinata ad assumere i caratteri di un vero e proprio scontro politico: se per Hegel, infatti, <<La religione è per l’autocoscienza la base dell’Eticità e dello Stato>> ( ) l’idea di un
Hegel, Enz. – Spirito Oggettivo – Eticità § 552
totale superamento della religione nella filosofia farà tremare le basi dello Stato tradizionale e stimolerà la riflessione di chi cercherà nella filosofia stessa il punto di partenza per la concezione di una nuova società.
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Il dibattito intorno al rapporto religione-filosofia alla morte del maestro
La morte di Hegel (1831) fu parallelamente accompagnata dalla crisi della Santa Alleanza: tra il 1830 e il 1831 si verificò una nuova ondata rivoluzionaria che scosse i fragili equilibri della Restaurazione e pose le basi per i moti del ’48.