Estratto del documento

I.I.S. (IPSIA-IPSSCT) – “Leonardo da Vinci” Castrovillari (Cs)

Esame di Maturità

Anno Scolastico 2011/2012

Umberto Bauleo

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Il sorriso

«Un giorno senza un sorriso è un giorno perso»

In odontotecnica il sorriso è la vera essenza del lavoro.

Sapere che il paziente potrà finalmente sorridere dopo il trattamento protesico è una gioia infinita perché con il nostro lavoro regaliamo felicità alla gente. 1 | Pagina

Premessa

Il sorriso è un’espressione del volto umano: manifesta serenità, benessere e apertura nei confronti di un'altra persona. E poi è la più bella virtù per noi e per chi ci sta accanto. Quest’espressione viene usata sia per manifestare uno stato emotivo, che è spontaneo e involontario e compatibile con il carattere e le attitudini della persona, sia come strumento di comunicazione nel rapportarsi con gli altri, apparendo una forma convenzionale di approccio.

Comunque, nella cultura comune il sorriso rappresenta un sinonimo di felicità: basti pensare come ognuno di noi vive sorridendo, o come in una foto il sorriso è sempre il protagonista perfetto di quel momento.

Il sorriso è innato in noi da sempre, è una delle prime espressioni dell’uomo. Infatti i bambini, appena nati, dopo i primi attimi di pianto, sorridono, e per i primi mesi di vita sarà proprio il sorriso a caratterizzare i loro momenti gioiosi.

E, a parer mio, il sorriso più bello è proprio quello dei bambini perché è il sorriso più spontaneo, il più innocente e anche il più solare. Ma si sa che dietro un sorriso si nasconde la verità ed è pur vero che nell’infanzia ancora non si è coscienti di quello che ci circonda.

Ma è davvero importante sorridere? Beh, vi ricordate quando con un sorriso qualcuno vi ha dato sollievo o vi ha fatto sentire a vostro agio? O viceversa quando la mancanza di un sorriso vi ha fatto sentire a disagio o perfino di troppo? Sì, un sorriso è importante. Influisce su chi lo fa e su chi lo riceve.

Secondo uno studio effettuato in America, sorridere è il modo migliore per aiutare il nostro corpo a funzionare meglio, eliminando lo stress accumulato in noi. Alcuni giorni siamo tristi? Proviamo a sorridere un po’, il nostro umore cambierà notevolmente; poi 2 | Pagina

la gente sorridente sembra più sicura di sé. Altri studi condotti hanno rilevato che il sorriso fa rilasciare nel corpo le endorfine, come se fosse una “droga” naturale; inoltre, sorridere tira la pelle del viso facendoci apparire giovani.

La bocca non serve solo per respirare e per l'assunzione dei cibi, ma è anche un organo di comunicazione che attira lo sguardo delle persone intorno a noi. Pertanto non stupisce che già ai tempi degli antichi, dei denti belli erano il “biglietto da visita” per un corpo attraente e curato.

Oggi il paziente pretende dal suo dentista non solo un risultato funzionalmente perfetto del trattamento, ma anche e sempre di più un miglioramento del proprio aspetto. Denti bianchi, splendenti e regolari, sono attraenti e riconosciuti come un segno di vitalità e di salute del corpo.

Inoltre, un sorriso accattivante influenza in modo decisivo la fiducia in se stessi. Chi ha dei denti belli sorride più spesso e più volentieri di chi sa di avere dei denti inguardabili e preferisce nasconderli.

La moderna odontoiatria estetica può soddisfare il desiderio di un miglioramento estetico, in modo dolce e duraturo, cambiando colore, forma e posizione dei denti, come pure intervenendo sulle gengive.

Solitamente un bel sorriso si identifica in un sorriso perfetto anche da un punto di vista odontoiatrico ed ortodontico, possibilmente molto bianco, spesso troppo bianco.

In realtà colore e forma dei denti sono in stretto rapporto con vari tratti della conformazione del viso: le ali del naso, gli zigomi, le arcate sopraccigliari ed altri elementi. Quando ci troviamo di fronte a riabilitazioni odontoiatriche complesse dobbiamo assolutamente tenere in conto l’insieme di questi fattori.

Occorre dialogare con il Paziente, cercare di comprendere cosa egli si aspetta dai propri denti e dal proprio sorriso. Come direbbe Benedetto Croce “la forma che diventa sostanza”.

Noi odontotecnici ci teniamo al sorriso del paziente, questo perché con la protesi che andiamo a realizzare contribuiamo in parte all’umore della gente.

Insomma il sorriso è l’obbiettivo numero uno che un bravo odontotecnico raggiunge nel costruire un manufatto protesico. Il sorriso è certamente una delle cose più semplici e spontanee, che una persona è portato a fare nella sua giornata e nella sua vita.

In poche parole, quando sorridiamo il nostro corpo sta trasmettendo al resto di noi il messaggio che la “vita è bella”.

Spero che questo percorso possa esserVi gradito. Buona Lettura!!

 3 | Pagina

Indice pg.

  • Premessa 2
  • Italiano: Luigi Pirandello
  • pg. 5
  • L’umorismo pirandelliano
  • pg. 7
  • Storia: Il ventennio fascista (1922-1943)
  • pg. 9
  • Laboratorio odontotecnico: Ortodonzia
  • pg. 15
  • Scienza dei materiali dentali: Resine e Leghe dentali
  • Resine sintetiche per protesi
  • pg 26.
  • Leghe dentali per ortodonzia
  • pg. 31
  • Inglese: Prosthetic resins and Dental alloys
  • pg. 34
  • Prosthetic resins
  • Dental alloys
  • pg. 35 pg.
  • Gnatologia: La carie 36
  • Chimica: Acidi e alcoli
  • pg. 42
  • Acidi 4 | Pagina
  • pg. 43
  • Alcoli
  • Matematica: Studio di una funzione
  • pg. 44
  • Diritto: La cooperativa
  • pg. 47

Italiano: Luigi Pirandello e L’umorismo

1. La vita

Luigi Pirandello nasce il 28 giugno del 1867 in Contrada del Caos, tra Girgenti (l’attuale Agrigento) e Porto Empedocle. «Io sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco “Kaos”.

Il padre Stefano, ex garibaldino, è un agiato esponente della borghesia siciliana, attivo nell’industria e nel commercio dello zolfo. L'infanzia di Pirandello non fu sempre serena ma, come lui stesso avrebbe raccontato nel 1935, caratterizzata anche dalla difficoltà di comunicare con gli adulti e in specie con i suoi genitori, in modo particolare con il padre.

Questo lo stimolò ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo di comportarsi degli altri per cercare di corrispondervi al meglio. Il giovane Luigi era molto devoto alla Chiesa Cattolica grazie all'influenza che ebbe su lui una serva di famiglia, che lo avvicinò alle pratiche religiose.

Figura 1. La casa natale di Pirandello

Dopo l'istruzione elementare impartitagli da maestri privati, andò a studiare in un istituto tecnico e poi al ginnasio. Qui si appassionò subito 5 | Pagina

alla letteratura. A soli undici anni scrisse la sua prima opera, “Barbaro”, andata perduta.

Per un breve periodo, nel 1886, aiutò il padre nel commercio dello zolfo. Iniziò i suoi studi universitari a Palermo nel 1886, per recarsi in seguito a Roma, dove continuò i suoi studi di filologia romanza e completò gli studi a Bonn.

Qui seguì i corsi di filologia romanza e si laureò nel 1891 con una tesi in glottologia sugli sviluppi fonetici dei dialetti greco-siculi. Gli anni trascorsi in Germania avranno una particolare rilevanza sulla sua formazione culturale e artistica.

Rientrato in Italia, si stabilisce a Roma, dove stringe amicizia con Luigi Capuana, che lo aiutò molto a farsi strada nel mondo letterario. Nel 1894 sposa Maria Antonietta Portulano da cui avrà tre figli: Stefano, Lietta e Fausto.

Nel 1889 pubblica la prima raccolta di poesie, Mal giocando, a cui segue, nel 1891, Pasqua di Gea. Il suo impegno artistico diviene completo in questo periodo con la stesura dei primi testi teatrali e delle prime novelle, raccolte nel 1902 nel volume Beffe della morte e della vita.

Nel 1903 l’allagamento della miniera di zolfo del padre determina un grave dissesto finanziario dell’intera famiglia Pirandello; Maria Antonietta, scossa dalla perdita delle dote che aveva investito nell’azienda, subisce una gravissima crisi, che le fa perdere completamente l’equilibrio psichico.

La sua malattia mentale avrà pesanti conseguenze sulla serenità e sulla visione della vita dello scrittore. In questi anni l’attività letteraria si trasforma in un vero e proprio lavoro, necessario per sostenere le spese familiari e le cure mediche della consorte.

Il grande successo arriva nel 1904 pubblica il romanzo Il fu Mattia Pascal; nel 1908 escono i due volumi saggistici Arte e scienza e L’umorismo. Grazie al successo di queste opere, ottiene una cattedra di professore ordinario all’Istituto superiore di Magistero di Roma e una collaborazione con il “Corriere della Sera”.

Per sollecitazione dell’amico Nino Martoglio, direttore di una nota compagnia teatrale romana, nel 1910 comincia la sua attività di commediografo, mettendo in scena, al teatro Minimo, due sue novelle: Lumìe di Sicilia e La morsa.

Figura 2. Pirandello e Martoglio

In cinque anni pubblica molti romanzi, come Suo marito, I vecchi e i giovani, Si gira…, e molte novelle.

Durante il periodo della guerra si abbatte su Pirandello una serie di drammatiche sciagure tra cui l’aggravarsi della malattia della moglie, la morte della madre e la prigionia del figlio Stefano, partito come volontario per il fronte.

Le vicissitudini sul piano personale non frenano la sua produzione letteraria: in breve tempo dà alla luce Così è (se vi pare), Il berretto a sonagli, Il piacere dell’onestà, che gli daranno una vastissima notorietà nel campo teatrale.

La sua fama internazionale si accresce a seguito dei grandi successi ottenuti a Milano nel 1921 e nel 1922 con le prime di Sei personaggi in cerca d’autore e di Enrico IV; nel 1923 comincia a Parigi un trionfale tour europeo, al quale fa seguito un viaggio a New York.

Nel 1924, tre mesi dopo il delitto Matteotti, si iscrive al Partito Nazionale Fascista. L’adesione al regime di Mussolini ha caratteri estremamente contraddittori.

Pirandello fa convergere sul fascismo della prima ora il bisogno di un nuovo ordine che venga a sostituire il deludente parlamentino dell’Italia post-unitaria. Col 6 | Pagina

tempo, però, si allontana progressivamente dalla retorica di regime, assumendo un atteggiamento distaccato e critico.

Nel 1925 porta a termine il suo ultimo romanzo uno, nessuno e centomila e assume la direzione del Teatro d’Arte a Roma.

A Berlino nel 1928 Pirandello scrive Questa sera si recita a soggetto; nel 1929 è chiamato a far parte della Reale Accademia d’Italia.

In questi anni si dedica alla sistemazione organica dei suoi testi per il suo nuovo editore, Mondadori. Le novelle sono raccolte in numerosi volumi sotto il titolo Novelle per un anno, le opere teatrali riunite con il titolo Maschere nude.

Figura 3. Pirandello alla consegna del Premio Nobel nel

Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura a Stoccolma. Negli ultimi anni della sua vita è molto attento alle novità del cinema e segue direttamente le riprese di film tratti dalle sue opere.

Nel 1936 Pirandello si ammala di polmonite e il 10 dicembre dello stesso anno muore nella sua casa romana, lasciando incompiuta la sua ultima opera teatrale, I giganti della montagna.

2. Il pensiero

L’opposizione vita-forma. Pirandello svolge una ricerca inesausta sull'identità della persona nei suoi aspetti più profondi, dai quali dipendono sia la concezione che ogni persona ha di sé, sia le relazioni che intrattiene con gli altri.

Influenzato dalla filosofia irrazionalistica di fine secolo, in particolare di Bergson, Pirandello ritiene che l'universo sia in continuo divenire e che la vita sia dominata da una mobilità inesauribile.

L'uomo è in balia di questo flusso dominato dal caso, ma a differenza degli altri esseri viventi tenta inutilmente di opporsi costruendo forme fisse, nelle quali potersi riconoscere, ma che finiscono con il legarlo a maschere in cui non può mai riconoscersi o alle quali è costretto a identificarsi per dare comunque un senso alla propria esistenza.

Se l'essenza della vita è il flusso continuo, il perenne divenire, quindi fissare il flusso equivale a non vivere. Poiché è impossibile fissare la vita in un unico punto.

Questa dicotomia tra vita e forma accompagnerà l'autore in tutta la sua produzione evidenziando la sconfitta dell'uomo di fronte alla società, dovuta all'impossibilità di fuggire alle convenzioni di quest'ultima se non con la follia.

Questa riflessione, che si rispecchia nelle varie opere con accenti ora lievi ora gravi e tragici, è stata, ad opera soprattutto dello studioso Adriano Tilgher, interpretata come un sistema filosofico basato sul contrasto tra la Vita e la Forma.

La frammentazione dell’io. In Pirandello viene meno uno dei capisaldi della concezione filosofica ottocentesca: l’unitarietà psicologica dell’individuo.

Influenzato dagli studi dello psicologo francese Binet, egli approda infatti a una concezione nuova della coscienza umana, che non è più considerata un’essenza salda e fissa, ma un insieme di molteplici e contraddittorie personalità in lotta tra loro.

La propria identità altro non è che un aspetto parziale del proprio essere. Vittime di se stessi e degli altri, i personaggi pirandelliani si dibattono allora senza tregua per dare una ragione e una logica a un’esistenza tormentata.

Esclusa ogni possibilità di autentico riscatto, altro 7 | Pagina

non possono scegliere che l’adeguarsi passivamente alle maschere o vivere drammaticamente il contrasto tra vita e forma; non sono nient’altro che marionette inconsapevoli o maschere nude, capaci di cogliere le contraddizioni proprie e altrui, ma impossibilitati a risolverle.

La crisi dell’uomo moderno. Pirandello rappresenta nella sua opera la crisi dell’uomo moderno, schiacciato dalla disumanità della società industriale, sempre meno attenta ai valori individuabili e sempre più tesa a favorire processi di mercificazione e alienazione dei sentimenti umani.

Il grigiore delle metropoli, l’angustia degli spazi urbani, i frenetici ritmi del lavoro, sono sempre osservati dal punto di vista privilegiato di chi, rimasto ai margini dell’inettitudine, è in grado di coglierne i drammatici risvolti della vita.

Questa analisi della realtà contemporanea isola Pirandello dal panorama della cultura italiana primo novecentesca. D’Annunzio reagisce alla crisi in atto proponendo alla borghesia nuovi valori; invece, lo scrittore siciliano si limita all’analisi della coscienza infelice dell’uomo moderno che si trova a vivere in uno stato di inferiorità rispetto alla società.

3. L’umorismo pirandelliano

Pirandello è un grande poeta come tutti sappiamo: il suo umorismo ha rivoluzionato il modo poetico di pensare, gli stili, dando nuove impronte allo sviluppo della letteratura.

Quante volte ridiamo sulle disgrazie degli altri, quando una persona inciampa ad esempio, e noi ridiamo, ma in realtà quella persona magari si è fatta male sul serio e non ce ne rendiamo conto e scoprendo come realmente stanno i fatti cambiamo istantaneamente umore aiutando la causa del nostro insensato sorriso.

La dicotomia comicità/umorismo è alla base del pensiero pirandelliano; non per nulla lo scrittore siciliano dedicò a tale argomento vari saggi teorici, tra i quali è di capitale importanza L'umorismo.

In questo saggio Pirandello dà queste definizioni: “la comicità è l'avvertimento del contrario, l'umorismo, invece, è il sentimento del contrario”.

Pirandello sostiene che l'umorismo non sia una categoria storica, ma un concetto che circoscrive un comportamento umano stabile nel tempo e indagabile con gli strumenti dell'indagine psicologica.

La riflessione sull'umorismo quindi si muove su di uno sfondo di natura esistenziale: l'analisi dei meccanismi psicologici dell'umorismo diviene così una riflessione tipicamente novecentesca su di una struttura di fondo dell'esistenza, su un modo di atteggiarsi dell'uomo rispetto alla propria vita ed al mondo.

In questo trattato quindi Pirandello rileva l’importanza che riveste la riflessione nella creazione di un’opera umoristica, infatti, è la riflessione stessa che analizza e scompone il sentimento suscitando nello spettatore il “sentimento del contrario”, che è il tratto caratterizzante dell’umorismo.

E per illustrarle ricorre, tra l'altro, ad un esempio di questo genere: supponiamo di vedere 8 | Pagina

una donna anziana, truccata e vestita in modo appariscente.

La nostra prima reazione sarà una gustosa risata: in questo consiste la comicità, una sorpresa che ci coglie del tutto impreparati.

Ma se riflettiamo sui motivi psicologici di tale comportamento, se pensiamo che la donna anziana si atteggia in tal modo perché tenta di allontanare da sé lo spettro della vecchiaia e della morte, non ridiamo più ma, grazie al sentimento del contrario, individuiamo nella sorte di lei la nostra, comune a tutta l'umanità.

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Sintesi
  • Italiano: Luigi Pirandello e l'umorismo
  • Storia: Il ventennio fascista
  • Laboratorio odontotecnico: Ortodonzia
  • Scienza dei materiali dentali: Resine per basi protesiche e leghe per ortodonzia
  • Inglese: Prosthetic resins e Dental alloys
  • Gnatologia: La carie
  • Chimica: Acidi e alcoli
  • Matematica: Studio di una funzione
  • Diritto: La cooperativa
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