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Il volto segreto dei fiori

Il simbolismo floreale e la floriterapia

Marta Zanetti, 5°CL

Liceo Scientifico Claudio

Cavalleri Brocca Linguistico

Anno scolastico 2012/2013

Il volto segreto dei fiori

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Indice

1. Introduzione

pag. 3

2. Le antiche origini del simbolismo floreale

2.1 La tradizione turca del selàm

pag. 4

2.2 Il simbolismo floreale nell’età vittoriana

pag. 5

3. Il simbolismo floreale nella letteratura

3.1 Novalis und Eichendorff: die blaue Blume in der deutschen Romantik

pag. 6-11

The nightingale and the

3.2 Oscar Wilde: the symbolism of the rose in

rose pag. 12-14

3.3 Gabriele D’Annunzio: il simbolismo floreale nei romanzi

pag. 15-18

Doña Rosita la

3.4 Federico García Lorca: la simbología de la rosa en

soltera pag. 19-21

4. I fiori come simbolo di contestazione pacifica

4.1 La guerra in Vietnam

pag. 22-23

4.2 Gli Hippies

pag. 24-27

5. L’uso dei fiori a scopo terapeutico: la Floriterapia

pag. 27-30

6. Conclusione

pag. 31

Sitografia e bibliografia

pag. 32

Il volto segreto dei fiori

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1. Introduzione

Tutti o quasi avremo, almeno una volta, raccolto un fiore. Nell’osservarlo saremo stati colpiti dai suoi colori accesi, dal suo profumo, dalla sua bellezza. Inoltre i fiori sono da sempre emblema della vita e della rinascita: in primavera per esempio uno dei primi segnali dell’arrivo della stagione è proprio la fioritura. Oltre alla bellezza puramente visiva i fiori nascondono però messaggi e significati sconosciuti ai più. Nel corso dei millenni, infatti, sono diventati il simbolo di stati d’animo, sensazioni, condizioni esistenziali ecc., favorendo la creazione di un vero e proprio linguaggio dei fiori. Il linguaggio dei fiori occidentale nacque su stampo di una tradizione turca e si diffuse in modo preponderante in Inghilterra durante l’età vittoriana, quando le convenzioni sociali non permettevano di manifestare i propri sentimenti in pubblico.

Il linguaggio segreto dei fiori

Durante la lettura del romanzo di un’autrice statunitense contemporanea, Vanessa Diffenbaugh, mi sono accostata a questo tema e, rimanendone affascinata, ho deciso di approfondirlo. Nella mia ricerca mi sono focalizzata in particolare sui simboli che i fiori hanno assunto nella letteratura e nella storia. Partendo dal romanticismo ho analizzato il simbolismo floreale in quattro autori differenti, osservando come nelle interpretazioni di alcuni di loro ci siano molti punti in comune. In particolare ho notato che la rosa rappresenta uno dei fiori preferiti dagli autori. Infatti, in tre delle quattro opere analizzate, di Oscar Wilde, L’usignolo e la rosa, di Gabriele D’Annunzio, Il trionfo della morte, e di Federico García Lorca, Donna Rosita Nubile, la rosa assume la stessa duplice valenza: da una parte incarna la passione amorosa, il piacere, la bellezza, dall’altra la sofferenza, la caducità, la morte. Parlando di romanticismo, invece, ho esaminato il fiore azzurro, considerato da molti come il simbolo del romanticismo tedesco. In autori come Novalis o Joseph von Eichendorff il fiore azzurro simboleggia infatti l’aspirazione verso l’irrazionale, tipica di un’epoca in cui l’uomo non riusciva a sentirsi completamente appagato nel mondo reale.

Anche nel corso della storia i fiori hanno assunto valenze particolari: un caso significativo è sicuramente quello degli Hippies, i quali utilizzarono i fiori come simbolo di contestazione pacifica contro la guerra: essi contrapponevano il potere dei fiori al potere delle armi come ricorda anche il gesto e il motto significativo del mettere i fiori nei cannoni. Per accentuare la propria protesta, non solo contro la guerra ma anche contro il conformismo e il consumismo, indossavano, per esempio, abiti stravaganti a fantasie floreali e fiori nei capelli e piantavano fiori per le città sotto il motto di “Facciamo fiorire un migliaio di parchi”.

Per quanto riguarda le scienze invece, i fiori hanno assunto per la prima volta un valore terapeutico grazie al contributo del medico tedesco Edward Bach, il quale creò trentotto concentrati floreali ritenuti in grado di curare diversi stati patologici. Il mio scopo era dunque quello di mettere in luce il volto segreto dei fiori, ovvero quella simbologia e quella valenza sconosciuta ai più che, almeno a parer mio, rende i fiori ancora più affascinanti e intriganti.

2. Le antiche origini del simbolismo floreale

L’usanza di assegnare a ciascun fiore un significato simbolico è antichissima. Affonda infatti le sue radici nella tradizione orientale e nella mitologia greca e romana. Nell’antichità, alcune civiltà credevano di riuscire a placare gli dei decorando le tombe dei defunti con elementi floreali e gli antichi greci furono tra i primi ad utilizzare decorazioni floreali ai matrimoni.

In Europa questa tradizione si consolidò in epoca medievale. I Cavalieri in partenza per le Crociate salutavano le proprie Dame presentandosi con un viola sul cappello. Essi volevano lanciare un messaggio chiarissimo che ancor oggi è rimasto nella tradizione: non ti scordar di me.

Secondo il pensiero medievale infatti, ogni oggetto materiale veniva considerato come la rappresentazione di qualcosa che gli corrispondeva su un piano più elevato, diventando così il suo simbolo. Il simbolismo era universale, e il solo atto del pensare provocava una continua scoperta di significati nascosti, una costante ierofania (dal greco antico “sacro”, hierós, e phainein, “mostrare”). Il simbolismo medievale cominciava a livello delle parole. Nominare qualcosa era già spiegarla. Per esempio, secondo le Ethimologiae di Isidoro di Siviglia la parola “Uomo” deriverebbe da “Humus”, cioè “fango” o “terra” e non è forse scritto nella Bibbia che l’Uomo fu creato dal fango? Dunque nominare significava conoscere e possedere la realtà.

Un grande serbatoio di simboli è di certo la natura. Nell’ambito del mondo vegetale, il fiore è quello che meglio incarna la ciclicità della vita: l’annuale fioritura, emblema della rinascita del ciclo stagionale, è infatti inevitabilmente seguita dalla sfioritura e dalla morte.

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2.1 La tradizione turca del selàm

Si ritiene che l’origine del linguaggio occidentale dei fiori risalga alla tradizione del selàm in voga nell’impero turco del XVII secolo su impronta di un’usanza persiana. Questa pratica non rappresentava però un sistema simbolico, ma piuttosto un sistema di memorizzazione. Il significato simbolico attribuito ai fiori con la pratica del selàm non dipendeva infatti dalle suggestioni sentimentali che particolari fiori potevano provocare, ma i fiori venivano piuttosto collegati a parole con cui rimavano. Per completare il significato simbolico di un determinato fiore venivano poi aggiunte alla parola prescelta altre parole fantasiose, creando così un simbolismo casuale.

Questa tradizione che aveva creato un vero e proprio “linguaggio floreale” fu probabilmente introdotta in Europa da Carlo XII nel 1714 al suo rientro in Svezia dall’esilio in Turchia. La diffusione in Europa avvenne molto velocemente grazie anche al contributo di Lady Mary Wortley Montague, moglie dell’ambasciatore britannico a Costantinopoli, che descrisse “il linguaggio segreto dei fiori” scoperto in Turchia con un epistolario pubblicato dopo la sua morte nel 1763. La prima vera codificazione del simbolismo floreale si ebbe, però, solo nel 1819, a Parigi, quando Madame Charlotte de la Tour pubblicò il testo Il linguaggio dei fiori.

2.2 Il simbolismo floreale nell’età vittoriana

Tuttavia furono gli inglesi nell’epoca vittoriana ad esaltare al massimo il potere comunicativo dei fiori. Durante il lungo regno della grande Regina inglese Vittoria (1837-1901) i fiori assunsero un’importanza fondamentale in ogni aspetto della vita mondana. Il rigido protocollo comportamentale non permetteva, infatti, alcun tipo di manifestazione affettiva e sentimentale esplicita in pubblico. I fiori, selezionati con accuratezza, divennero dunque l’espediente attraverso cui comunicare segretamente ciò che le convenzioni sociali non permettevano di fare direttamente.

Lo standard più o meno accettato per la maggior parte dei significati che oggi attribuiamo ai fiori è rappresentato da un testo pubblicato a Londra nel 1879 e scritto da Miss Corruthers of Inverness. Tuttavia, il libro che ebbe più successo a livello mondiale fu del 1884, firmato da Jean Marsh e illustrato da Kate Greenaway: The Language of Flowers.

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3. Il simbolismo floreale nella letteratura

3.1 Die blaue Blume in der deutschen Romantik

Um verständlich zu machen, was die blaue Blume in der deutschen romantischen Literatur darstellte, mache ich eine kurze Einführung über den historischen Kontext und die Themen der Romantik.

Der historische Zusammenhang der Romantik

Die Autoren, die in der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts lebten, zeigten eine tiefe Unzufriedenheit mit den Ereignissen und Fragen ihrer Zeit. Die Enttäuschung über die Französische Revolution, die napoleonische Zeit, die Restauration und die Verbreitung des Profitdenkens, das die Industrialisierung mit sich brachte, brachten viele dazu, den Vernunftglauben der Aufklärung auf die Verwirklichung einer aufgeklärten Gesellschaft aufzugeben. Darauf reagierten die bürgerlichen Intellektuellen entweder durch die Flucht aus der Wirklichkeit oder durch eine offene und direkte Kritik an der Gesellschaft. Zur ersten Gruppe gehörten die meisten Autoren der Romantik und zur zweiten die engagierten Autoren der Vormärzliteratur und der Jungen Deutschlands.

Die Frühromantik und die Spätromantik

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Die romantische Bewegung teilte sich in zwei Phasen: die Frühromantik, die von den Dichtern und Philosophen der Jenaer Gruppe (Novalis, Tieck, die Brüder Schlegel, Fichte und Schelling) gebildet wurde und die Spätromantik, deren wichtigste Vertreter die Brüder Grimm und Joseph von Eichendorff waren.

Die Autoren der Frühromantik verkündeten ein neues Konzept der Kunst: sie versuchten alle literarischen Gattungen und Künste in einem Gesamtkunstwerk zu vereinigen. Ihre beliebtesten Gattungen waren Romane, die Märchen und Gedichte.

Durch die Autoren der Spätromantik übernahm die Romantik einen volkstümlichen Charakter. Sie pflegten in der Tat Volksdichtung, Volksmärchen und Volkslieder.

Die Motive der Romantik

Die Romantik repräsentierte die Ablehnung und die Überwindung der Kultur der Aufklärung. Die zentrale menschliche Fähigkeit wurde das Gefühl im Gegensatz zur Vernunft. Um ihre Gefühle auszudrücken, verwendeten diese Autoren einen verschwommenen, formlosen, musikalischen und stimmungsvollen Stil.

Einer der theoretischen Grundsätze der romantischen Auffassung war die Universalpoesie, die in der Zeitschrift Athenäum der Jenaer Gruppe folgendesmaßen erklärt wurde:

“Die romantische Poesie ist eine progressive Universal-Poesie. Ihre Bestimmung ist nicht bloß, alle getrennten Gattungen der Poesie wieder zu vereinigen und die Poesie mit der Philosophie und Rhetorik in Berührung zu setzen. Sie will und soll auch Poesie und Prosa, Genialität und Kritik, Kunstpoesie und Naturpoesie bald vermischen, bald verschmelzen. Die Universalpoesie allein ist unendlich, wie sie allein frei ist, und erkennt als erstes Gesetz an, daß die Willkür des Dichters kein Gesetz über sich leide.” (116. Athenäum-Fragment).

Die Autoren der Romantik versuchten, die Welt zu poetisieren, sie mit anderen Augen zu sehen. Das Mittel zur Poetisierung der Wirklichkeit ist die Phantasie. Dank der Phantasie verschwinden in der Tat alle Grenzen zwischen Traum und Wirklichkeit und die unverstandenen, einsamen Romantiker können aus der bürgerlichen Gesellschaft fliehen und in eine neue und phantastische Welt flüchten. Die Romantiker drückten auch ihre Unzufriedenheit mit der Alltagsrealität durch die imaginäre Flucht in ferne und idyllische Länder oder Zeiten aus. Außerdem wurde das Verhältnis zwischen Mensch und Natur betont und die Natur wurde oft als Spiegel der menschlichen Gefühle betrachtet. Die Romantiker bevorzugten die Nacht als Rahmen ihrer Werke, weil die Nacht der Ort des Träumens ist und im Traum können sich Imagination und Phantasie befreien. Ein Zentralmotiv der Romantik ist die Sehnsucht, eine endlose Suche nach etwas Unerreichbarem, die oft durch die blaue Blume repräsentiert wird.

Die blaue Blume

Die blaue Blume ist aber das, was jeder sucht, ohne es selbst zu wissen, nenne es man nun Gott, Ewigkeit oder Liebe. - (Ricarda Huch)

Die blaue Blume ist ein zentrales Symbol der deutschen Romantik. Sie steht für Sehnsucht und Liebe und für das metaphysische Streben nach dem Unendlichen. Die Bedeutung der blauen Blume entwickelte sich auch zum Zeichen für den Wunsch nach dem Fremden und zu einem Symbol der Wanderschaft. Das Bild der blauen Blume verkörpert vollkommen die Unzufriedenheit der romantischen Gesellschaft, die nur durch die Flucht und die Zuflucht weit entfernt von dem grauen Alltag Ruhe finden konnten.

Der romantische Dichter Novalis verwendete als erster dieses Symbol in seinem Bildungsroman Heinrich von Ofterdingen. Einige Jahre später verwendete auch Joseph von Eichendorff das Symbol der blauen Blume in seiner Dichtung Die blaue Blume.

Novalis (Georg Philipp Friedrich von Hardenberg)

Novalis wurde 1772 in Sachsen geboren und starb 1801 an Tuberkulose. Er studierte Philosophie und Rechtswissenschaften in Jena und Leipzig und dann Bergwissenschaft in Freiburg. Er war mit Fichte, Schiller und den Brüdern Schlegel befreundet und schrieb für die Zeitschrift Athenäum. 1795 verlobte er sich mit der 13-jährigen Sophie von Kühn, die zwei Jahre später starb. Der Geliebten widmet er die Hymnen an die Nacht (1797). Novalis bekanntestes Werk ist der Märchenroman Heinrich von Ofterdingen, der ein Fragment geblieben ist. Er wurde 1802 von Tieck herausgegeben.

Das Werk: Heinrich von Ofterdingen

Das Fragment von Heinrich von Ofterdingen spielt im Mittelalter. Die Hauptgestalt trägt den Namen eines sagenhaften Minnesängers, der im 13. Jahrhundert gelebt haben soll: Heinrich von Ofterdingen. Das Werk besteht aus zwei Teilen: Die Erwartung und Die Erfüllung. Im ersten Teil reist Heinrich von Eisenach nach Augsburg zum Großvater. Unterwegs lernt er durch Erzählungen, Märchen und Begegnungen, die Welt kennen. In Augsburg trifft er das Mädchen, von dem er geträumt hatte: Mathilde. Sie ist die Tochter eines Dichters namens Klingsohr, der Heinrich den Weg zum Dichter weist. Nur die Liebe zu Mathilde kann das Dichterische in ihm erwecken.

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Der zweite Teil des Romans ist ein Fragment und wir wissen nicht, ob Novalis den Roman wegen seiner Krankheit oder absichtlich nicht vollendet hat. Dieser Roman ist ein Bildungsroman, weil die Hauptgestalt durch die Welt reist, um sich selbst kennen zu lernen und den eigenen Weg in die Welt zu finden. Heinrich entfernt sich immer mehr von der Gesellschaft und findet in der Poesie das Ziel und die Erfüllung seines Lebens.

Fragment des ersten Kapitels von Heinrich von Ofterdingen

“Der Jüngling lag unruhig auf seinem Lager und gedachte des Fremden und seiner Erzählungen. »Nicht die Schätze sind es, die ein so unaussprechliches Verlangen in mir geweckt haben«, sagte er zu sich selbst; »fern ab liegt mir alle Habsucht: aber die blaue Blume sehn’ ich mich zu erblicken. Sie liegt mir unaufhörlich im Sinn, und ich kann nichts anderes dichten und denken. So ist mir noch nie zumute gewesen: es ist, als hätt ich vorhin geträumt, oder ich wäre in eine andere Welt hinübergeschlummert; denn in der Welt, in der ich

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Sintesi

Tedesco: il fiore azzurro nel romanticismo tedesco, Novalis e Eichendorff

  • Inglese: Oscar Wilde, The Nightingale and the Rose
  • Italiano: Gabriele D'Annunzio, il simbolismo floreale nei romanzi
  • Spagnolo: Garcia Lorca, il simbolismo floreale nei romanzi
  • Storia: guerra del Vietnam e Hippies
  • Scienze: Floriterapia
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