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Istituto tecnico-economico e turistico

Sfruttamento minorile

E se quel bambino fosse tuo figlio?

Introduzione

Il fenomeno del lavoro minorile coinvolge i bambini di età compresa fra i 5 e i 15 anni.

È una piaga che interessa quasi tutti i paesi del mondo: quelli industrializzati e quelli poveri, anche se sono soprattutto questi ultimi che contano il maggior numero di bambini lavoratori.

Non ci sono dati concreti sull'inizio dello sfruttamento minorile in ambito lavorativo. Sono tuttavia presenti numerosi riferimenti all'utilizzo nell'antichità di forme di sfruttamento legate alla schiavitù o al lavoro agricolo e di allevamento.

Fu con l'avvento della rivoluzione industriale che il lavoro minorile venne sfruttato su larga scala nelle fabbriche, soprattutto tessili, dove i bambini lavoravano fino a 15 ore al giorno e venivano pagati così poco da non poter comprarsi il cibo.

Esistono attività comprese tra il “Child Labour”, cioè i lavori pesanti legati allo sfruttamento e alla schiavitù, ed il “Child Work”, forme leggere di attività.

Altra distinzione necessaria è tra il lavoro consenziente, svolto in accordo con i genitori, ed il lavoro forzato, che vede l'allontanamento coatto dai genitori ed il passaggio ad una condizione di schiavitù.

Forme di sfruttamento minorile

Esistono varie forme di sfruttamento minorile, come:

  • Bambini di strada: In molti stati i bambini se non hanno i genitori o hanno abbandonato la loro casa per scappare da un ambiente troppo violento sono costretti ad affidarsi alla miseria della strada.
  • Il bambino di strada è ogni minore per cui la strada è divenuta la sua abituale dimora e quindi non ha un'adeguata protezione ed è vulnerabile a subire abusi e violenze.
  • Bambini soldato: Migliaia di bambini vengono impiegati negli eserciti e impiegati in azioni di guerra.
  • Moltissimi vengono catturati, mutilati, feriti, uccisi.
  • Quelli che sopravvivono si portano dietro per tutta la vita questo terribile e violento passato.
  • Inoltre, anche quando la guerra termina, continuano a venire uccisi dalle mine, disseminate ovunque, anche nei giocattoli lasciati appositamente ai bordi delle strade.

Nel rapporto dell'UNICEF del 1996 si legge che nel 1988 il numero dei bambini al di sotto dei 16 anni che hanno combattuto ammontava a 200.000.

Nel 1986, in Uganda, l'esercito di resistenza nazionale comprendeva 3.000 adolescenti, molti dei quali di età inferiore ai 16 anni, tra cui figuravano ben 500 bambine e tutti, molto spesso, sono stati imbottiti di anfetamine o altre droghe.

Un'altra forma di sfruttamento è quello sessuale, “praticato” dai turisti.

Turismo sessuale minorile

Il fenomeno del turismo sessuale con bambini, e più precisamente la loro prostituzione, è diventato di rilevanza mondiale.

È un fenomeno che è sempre esistito, ma negli ultimi anni si è intensificato sia a causa del maggiore impoverimento dei paesi del sud, dove i bambini entrano nel giro della prostituzione, spinti dalla fame, dalla miseria e dalla mancanza di lavoro dei familiari, sia anche a causa dell'aumento del turismo di massa grazie ai voli a basso costo, verso mete esotiche.

È la nuova prostituzione che punta a sfruttare senza alcun rispetto bambini indifesi, coinvolti in violenze, abusi sessuali, pedofilia e pedopornografia.

E se la manodopera del turismo sessuale è composta soprattutto da donne e bambini, è per questi ultimi che la situazione è sempre più tragica e vergognosa; le più colpite sono le bambine tra gli otto e i sedici anni, ma in molte regioni l'età delle prostitute bambine arriva fino a 4 anni, mentre i bambini vanno dai 13 ai 18 anni.

Spesso sono venduti già da piccoli ai bordelli dagli stessi genitori in cambio di denaro, appena sufficiente per sfamare gli altri figli.

Nelle case di Bangkok in Thailandia o di Fortaleza nel nord est del Brasile, si trovano drammaticamente bambini di tutte le età, anche di 4, 5 o 6 anni, che si possono “comprare” per pochi euro, andando così ad alimentare un business da 10 miliardi di dollari, che fa muovere un milione di persone all'anno con un'età media tra i 45 e i 55 anni.

In Europa, ad esempio, si contano circa 300 mila baby prostitute/i che forniscono servizi con prezzi dai 10 ai 40 euro.

Il mercato più ricco è quello dei paesi dell'est, dove i clienti, mariti, padri e nonni, sono francesi, tedeschi, svizzeri e, in percentuale maggiore, vergognosamente italiani.

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Per quanto riguarda l'Asia invece, sono la Thailandia, la Cambogia e la Cina, i paesi in cima alla squallida classifica del turismo sessuale, per l'America si registra la triste ascesa del Brasile e in Africa, Kenya e Madagascar.

Oggi il turismo sessuale è punito da una legge italiana del 1998 che perseguita penalmente chi è denunciato di pedofilia all'estero, anche una volta tornato in Italia.

Nel 2000 è stato approvato un “Codice di Condotta” promosso dall'industria turistica italiana e sottoscritto dalla stragrande maggioranza degli operatori di viaggio.

Il turismo sessuale oggi è una gravissima piaga del nostro tempo, ecco perché sono state lanciate tante campagne sociali per sensibilizzare il pubblico sul tema, sia da associazioni no profit, sia governative.

Governo italiano

Nel 2008 il Governo italiano ha promosso una campagna contro lo sfruttamento sessuale dei minori intitolata: “In certi paradisi quello che vedono i bambini è un inferno. E se quel bambino fosse tuo figlio?”

In questo slogan sono rappresentati gli occhi tristi di un bambino.

La campagna è stata promossa dal sottosegretario con delega al turismo Michela Brambilla e ha come punti chiave sia l'informazione e la sensibilizzazione, sia l'acquisizione, da parte di tour operator e viaggiatori stessi, di un codice di condotta per il turismo responsabile.

Gli operatori, con manifesti, spot, brochure, ecc. da affiggere e mostrare in tutti i luoghi di transito, come ad esempio gli aeroporti, devono rendere reattivo e cosciente il viaggiatore sulla gravità del fenomeno.

Con il “Codice Di Certificazione Del Turismo Responsabile” invece, si regolamentano le attività e i comportamenti di molti viaggiatori in modo concreto, ad esempio con clausole che l'agenzia deve stipulare con partner stranieri per non far incorrere il turista in situazioni poco consone, oppure obbliga a non usare manifesti pubblicitari vaghi, ma comunque riferiti allo sfruttamento sessuale, oppure impone alle strutture alberghiere di denunciare l'ingresso nelle stanze di minori, cosa che comunque vieta esplicitamente, a meno che non siano figli o assistiti.

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Sintesi

Collegamenti interdisciplinari

  • Economia turistica: Turismo sessuale minorile;
  • Storia: Sfruttamento dei bambini durante la seconda rivoluzione industriale;
  • Inglese: The consequences of the Industrial Revolution in London;
  • Italiano: Storia di Iqbal;
  • Arte: Onofrio Tomaselli (Carusi);
  • Francese: Carusi;
  • Tedesco: Kinderarbeit in Deutschland.
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