“Ogni bambino impara ciò che vive”
[Doret's Law Nolte]
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Premessa
Ho iniziato ad interessarmi al problema dello sfruttamento minorile l'anno scorso dopo aver letto la storia di Iqbal.
Sono venuta a conoscenza di una storia di diritti negati che ha origini antichissime ma che purtroppo continua, in alcune zone, ad essere molto presente: a tutt'oggi nel mondo esistono 218 milioni di bambini lavoratori tra i 5 e i 17 anni. Molti di loro sono orfani o sono stati abbandonati, altri scappano da maltrattamenti e abusi sessuali. Maltrattati, trascurati, indifesi.
Sono centinaia di milioni nel mondo i bambini che vivono senza alcuna protezione, vittime di sfruttamento e di discriminazioni. Sono i cosiddetti “bambini invisibili”.
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Indice
Storia
- La rivoluzione industriale: i bambini, manodopera a basso costo pag. 7
- Conseguenze sociali della rivoluzione industriale: Marx e Owen pag. 10
Italiano
- Victor Hugo: Dove vanno tutti questi fanciulli? pag. 14
- Il Romanticismo pag. 15
- Giacomo Leopardi: L'infinito e Passero solitario pag. 17
Tecnologia
- Le invenzioni del XX secolo: la macchina a vapore pag. 26
Scienze
- Il carbone ... e non solo pag. 31
Francese
- Le nuove forme di energia pag. 38
Arte e immagine
- Dalle avanguardie all'astrattismo pag. 42
- Kandinsky pag. 43
Musica
- Le avanguardie musicali pag. 47
- Schoenberg e la dodecafonia pag. 48
- Neoavanguardie: John Cage pag. 49
Inglese
- I disastri ambientali pag. 51
Educazione fisica
- Le schiave bambine della ginnastica cinese pag. 55
- La mia esperienza pag. 56
- La ginnastica artistica pag. 57
Geografia
- La Cina pag. 60
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Lo sfruttamento minorile: una piaga antica
La condizione del bambino nel corso dei secoli
Lo sfruttamento dei minori è nato con l'uomo, ha seguito la sua storia, l'evolversi delle strutture sociali e culturali.
I bambini hanno sempre vissuto nella “storia”, ma quasi mai da protagonisti, spesso sono stati vittime di problemi economici, politici e culturali.
Il precoce avviamento al lavoro dei minori nel passato era una piaga sociale giustificata dalla necessità di sopravvivenza, dalla normalità di un fenomeno che rientrava nella “natura delle cose”.
L'età antica
Andando ad analizzare civiltà come quella egizia, babilonese, fenicia, ebraica, o più recenti come quella greca e romana, possiamo vedere come presso le antiche culture il neonato non era considerato parte del genere umano.
Al neonato egizio, attraverso alcune preghiere, veniva ricondotta l'anima al corpo; presso i babilonesi il padre alitava sul figlio per infondergli lo spirito. Nel periodo precedente a questi rituali il bambino era sottoposto alle volontà del padre che poteva condannarlo a morte. Come è noto, nella civiltà greca era lecito gettare dalla rupe Tarpea i bambini deformi, e con i romani il padre aveva il “diritto di vita e di morte” sui figli. Inoltre, nella Roma imperiale era molto diffuso l'abbandono.
Pratiche d'infanticidio erano solite usarsi anche in occasione di sacrifici rituali come offerta propiziatoria.
Per quanto concerne l'educazione, rimaneva incontestato l'uso di sanzioni fisiche per gli allievi; l'uso ripetuto della frusta era ricorrente presso popolazioni come i Sumeri.
Con l'avvento del Cristianesimo si è acquistata una nuova visione della persona, una nuova attenzione viene rivolta verso tutti i bambini anche se orfani.
Con Costantino l'infanticidio viene riconosciuto un crimine, oltre all'influenza cristiana anche per questioni demografiche. Rimane la soppressione dei bambini cosiddetti illegittimi.
La Chiesa prosegue l'opera in difesa della dignità umana.
Dopo il 700 viene riconosciuto al bambino il diritto alla vita, ma solo in termini di sopravvivenza fisica.
L'età moderna
Sembra di poter rilevare in epoca moderna un maggiore interesse per i bisogni del bambino.
Nel XIV secolo si usa mandare il bambino per due anni dalla balia presso le famiglie aristocratiche, aumenta l'attenzione da parte di medici e maestri e si avvia la presa di coscienza della tutela del bambino. Questi processi sono dovuti al mutamento sociale, prima di tutto della struttura familiare: comincia a prevalere il sentimento a discapito dell'interesse. Questa tendenza sempre più marcata culminerà con l'organizzazione di istituzioni scolastiche apposta per l'infanzia, quindi ad una separazione del bambino dalla società adulta, e a un'accresciuta indipendenza di questo.
Nel XVI l'educazione è molto dura e utilizza punizioni corporali, la scuola non è ancora obbligatoria e le femmine ne sono totalmente escluse.
L'utilizzo di manodopera minorile non fu considerato un problema sociale fino alla Rivoluzione industriale, che introdusse tempi e ritmi di lavoro, mutandone completamente l'organizzazione.
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È in questo periodo che si affaccia il lavoro minorile, paesi come Francia e Inghilterra sono pieni di piccoli lavoratori a partire dai sei anni o anche dai quattro per gli spazzacamini. La durata della giornata lavorativa era 14/16 ore.
Il bambino era legato al datore di lavoro da un rapporto di dipendenza morale e materiale. Al bambino in cambio d'obbedienza veniva insegnato un mestiere dal mastro, dunque gli veniva fornita un'educazione.
Con la prima fase dell'industrializzazione, con la problematica dei salari, degli orari e delle condizioni lavorative, inizia lo sfruttamento sistematico della manodopera minorile.
Solamente nel 1800 verranno emanate delle leggi tutelanti il bambino ma solo sul fronte lavorativo, rimane la difficile situazione interfamiliare con il potere esercitato dal padre, culminante con punizioni e abusi sessuali, spesso ad opera di domestici.
Società contemporanea
La consapevolezza della negatività di questo fenomeno ha tardato molto a svilupparsi e a tutt'oggi, nonostante la Convenzione Internazionale sui diritti dell'Infanzia approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, il numero di bambini sottoposti a violenze, abusi e sfruttamento raggiunge cifre incredibili.
Il lavoro minorile continua a costituire oggi un grave problema in molte parti del mondo, soprattutto nei paesi sottosviluppati dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia, dove le condizioni di vita dei fanciulli lavoratori sono misere e le possibilità di istruzione minime. In certi casi essi vengono ceduti dalla famiglia stessa a padroni che hanno anticipato una somma di denaro sulla quale sono dovuti onerosi interessi, che i fanciulli devono rimborsare col proprio lavoro, venendo così a trovarsi in una situazione di vera e propria schiavitù.
L'industrializzazione ha creato per i minori condizioni lavorative praticamente simili a quelle delle fabbriche e delle miniere europee del nono secolo. È difficile ottenere statistiche precise poiché il lavoro minorile è ufficialmente illegale quasi ovunque: per le autorità è molto difficile quantificare il problema, e quindi controllarlo.
L'infanzia rubata: non solo lavoro minorile
Oggi parlare di sfruttamento minorile non significa solo discorrere di bambini sfruttati sul lavoro, ma anche di bambini dimenticati, abbandonati e costretti a crescere da soli come se fossero già adulti.
Infatti, dopo vent'anni dall'approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, si sono compiute numerose azioni e sono stati adottati molti provvedimenti in difesa dei minori ma, nonostante tutti gli interventi contro i maltrattamenti, gli abusi, i disagi, ancora centinaia di migliaia di bambini sono privati dei loro diritti, vivono in condizioni di disagio fisico e psicologico, e molti di essi non conoscono cosa sia l'affetto e l'amore dei genitori; ciò non deve esclusivamente imputarsi a genitori incoscienti che abbandonano i propri figli, ma alla grande povertà che investe gran parte dei paesi del mondo, alla violenza, ai maltrattamenti e ai traumi delle guerre.
Ebbene, nonostante siamo nell'era delle tecnologie e dell'informazione, i nuovi mezzi di comunicazione diffondono solo marginalmente questa scottante realtà.
I bambini di strada
In molti stati i bambini non sono considerati soggetti degni di diritti ma solo “responsabilità dei loro genitori”. Se non hanno genitori o hanno abbandonato la loro famiglia perché cresciuti in un ambiente troppo violento, sono costretti ad affidarsi alla miseria della strada. Viene considerato bambino di strada ogni minore per cui la strada è diventata unica dimora, privo di un'adeguata protezione e vulnerabile a ogni genere di abuso e violenza.
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I bambini soldato
Migliaia di bambini vengono arruolati negli eserciti e impiegati in azioni di guerra; moltissimi vengono catturati, mutilati, feriti, uccisi. Quelli che sopravvivono si portano dietro, per tutta la vita, questo terribile e violento passato. Bisogna considerare che, anche quando la guerra termina, continuano a venire uccisi dalle mine, disseminate ovunque, perfino nei giocattoli lasciati appositamente ai bordi delle strade. Questa è la realtà dei bambini soldato, che per poter sopportare il dolore della guerra spesso vengono imbottiti di anfetamine e altre droghe.
Sfruttamento sessuale
Non bisogna tralasciare lo sfruttamento sessuale che devono subire molti minori, sotto diverse forme come prostituzione, traffico di bambini e utilizzo per uso pornografico. Spesso bambini e bambine vengono rapiti e venduti nei bordelli e sacrificati alla perversione di individui insospettabili, per lo più occidentali. Le piccole vittime sono tenute in tuguri dove raramente entra la luce, in condizioni igieniche deprecabili, minacciate e seviziate al fine di stroncare ogni possibile resistenza o tentativo di fuga. In molte regioni dell'Africa, inoltre, viene ancora praticata l'infibulazione alle bambine, in nome della tradizione.
Il dramma delle adozioni internazionali illegali
Sono venuta a conoscenza di questo problema guardando casualmente un servizio giornalistico delle IENE. Il tenore e lo stile di vita del mondo occidentale hanno progressivamente portato ad un tasso di infertilità tra le coppie molto elevato e di conseguenza ad un aumento esponenziale delle domande di adozione. I tempi che occorrono per riuscire ad adottare un bambino sono generalmente molto lunghi, così si assiste sempre di più al dilagare della “vendita” vera e propria di minori. Il servizio in particolare evidenziava un caso in cui questo fenomeno assume dimensioni drammatiche, che è quello delle situazioni estremamente caotiche che si creano dopo i grandi disastri ambientali. Gli sciacalli mossi solo da ambizioni economiche rapiscono nel vero senso della parola i piccoli orfani, spesso senza nemmeno sapere se lo sono davvero, e li immettono sul mercato, strappandoli, in un momento così drammatico, dalla loro terra e dai loro legami.
La nave Garaventa: un modello di recupero di minori disagiati
Il mio trisnonno si chiamava Nicolò Garaventa ed insegnava matematica in un liceo di Genova alla fine del 1800. Una sera, tornando verso casa, si imbatté in un ragazzino che chiedeva l'elemosina e che gli raccontò la sua storia di povertà e disagio. Non era un delinquente e così il mio avo decise che aveva diritto ad avere un'opportunità e che non lo avrebbe lasciato cadere vittima della delinquenza, peraltro dilagante in quel periodo.
Smise così di fare il professore e decise di mettere al servizio di tanti giovani sventurati la sua esperienza e il suo impegno. Raccolti i primi reietti con lo scopo di allontanarli dal degrado sociale in cui vivevano, li condusse sulla spianata dell'Acquasola e, parlando loro in dialetto genovese per farsi comprendere con più facilità, offrì loro l'opportunità di redimersi iscrivendosi alla scuola che da tempo aveva in mente di costruire. Egli aveva visto che una vecchia nave della marina di guerra riposava in deposito e, ottenutane la donazione da parte della Marina Militare italiana, vi impiantò la scuola di redenzione sociale che da tempo progettava.
Nacque così il 1º dicembre 1883 la Scuola-officina per orfani e ragazzini poveri o discoli, basata sui principi della vita di mare e all'insegna della moralità e religiosità. Da quel momento iniziò la ricerca di tutti i giovani sbandati inferiori ai 16 anni, pregiudicati o in procinto di divenirlo. Il suo motto era: “Prevenire e redimere”. Nicolò riuscì in questo modo a sottrarre migliaia di ragazzini alla povertà, allo sfruttamento e alla delinquenza, insegnando loro un mestiere: alcuni diventarono mozzi, altri cuochi, altri ancora marinai esperti.
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La rivoluzione industriale: i bambini, manodopera a basso costo
La prima rivoluzione industriale
Dopo quella americana e francese la grande rivoluzione del Settecento fu quella industriale, che, iniziata in Inghilterra verso la fine del secolo, raggiunse il suo massimo splendore nella prima metà dell'Ottocento. Si ritiene sia stata la più grande rivoluzione compiuta dall'umanità dopo la diffusione dell'agricoltura nel periodo neolitico. Con la rivoluzione industriale l'uomo inizia a produrre mediante macchine, mosse dall'energia generata da altre macchine.
Il primo settore in cui la meccanizzazione risultò efficace fu la filatura del cotone. Qualche anno dopo cominciò ad essere meccanizzata anche la tessitura del cotone, mentre per la lana bisognò aspettare i primi decenni dell'Ottocento. L'introduzione della macchina a vapore, inventata da James Watt, fu di estrema importanza, sia nel settore tessile che in quello estrattivo e siderurgico. Il lavoro si concentrava nelle fabbriche, intorno alle macchine. Le fabbriche a loro volta si concentravano, per diminuire i costi di trasporto.
Nasceva così la città industriale. Il fenomeno dell'inurbamento fu la prima conseguenza della rivoluzione industriale; essa si diffuse irregolarmente, e soltanto dove le condizioni economiche e politiche lo consentivano.
Così l'Inghilterra era diventata una nazione industriale fin dagli ultimi anni del ‘700, mentre la Francia e il Belgio lo sarebbero diventate soltanto dopo il 1830. La Germania seguì vent'anni più tardi; in Italia lo sviluppo industriale fu ancora posteriore (1890) e limitato al solo Settentrione.
Mentre si affermava l'importanza della classe borghese e gli imprenditori aumentavano i loro capitali, centinaia di migliaia di operai che lavoravano nelle fabbriche e nelle miniere conducevano una vita misera e soprattutto pericolosa, con salari bassi, in luoghi malsani, lavorando dalle 12 alle 18 ore al giorno. Non lavoravano in pessime condizioni solo gli uomini, ma anche le donne e soprattutto i bambini.
La rivoluzione industriale provocò quindi un grave peggioramento delle condizioni di vita delle classi sociali più deboli. Infatti, le grandi masse di uomini che dovevano lasciare le campagne per andare nelle città, dovevano abbandonare le loro vecchie abitudini per assumerne altre. La vita in campagna non era per niente agevole ma si svolgeva secondo ritmi umani. I bambini incominciavano presto a lavorare nei campi aiutando i genitori; le bambine aiutavano in casa a preparare il pane e i pasti. Le feste e le fiere erano, per l'intera comunità, un'occasione per consolidare i rapporti. Naturalmente in città tutto ciò non avveniva. La famiglia finì con il trasformarsi profondamente: i salari erano talmente bassi che entrambi i genitori dovevano lavorare, e mettere al mondo molti figli affinché guadagnassero anch'essi.
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Gli apprendisti delle filande inglesi
In Inghilterra, al tempo della rivoluzione industriale, i fanciulli venivano assunti soprattutto per lavorare come apprendisti nelle filande: la filatura è infatti facile da imparare, non richiede grande forza muscolare, ma buona agilità delle dita. Oltre a ciò i bambini potevano essere pagati con circa un terzo del salario di un adulto e per la loro tenera età erano più docili e ubbidienti.
D'altra parte già prima della rivoluzione industriale i bambini venivano impiegati in pesanti attività lavorative: dall'età di 6-7 anni, e a volte anche meno, aiutavano nei laboratori artigianali ed erano sottoposti a fatiche considerevoli. L'impiego di manodopera infantile nelle prime fabbriche non causò quindi grande stupore e parve abbastanza normale che si scegliessero innanzitutto i figli dei poveri, che vivevano grazie all'assistenza dello Stato.
Soprattutto all'inizio della rivoluzione industriale, i proprietari prendevano accordi con le parrocchie, le quali si incaricavano di reclutare i giovani lavoranti fra le famiglie più misere. Un po' con l'inganno, promettendo buon vitto, alloggio confortevole ed elevato salario, un po' con la forza, gruppi di 50/100 ragazzi venivano spediti, come merce, a fare gli apprendisti nelle filande. I vantaggi andavano solo agli imprenditori, che ottenevano manodopera poco costosa, e alle parrocchie, che si toglievano un buon numero di bocche da sfamare. Per i fanciulli iniziava invece una vita terribile, piena di fatiche e sofferenze di ogni tipo.
Gli orari lavorativi nelle filande duravano fino a 18 ore, con turni anche di notte. I bambini entravano dai cancelli alle cinque del mattino e ne uscivano verso le otto di sera, compreso il sabato. I pasti venivano consumati in brevi soste: mezz'ora per la prima colazione, un'ora per il pranzo. Ogni mancanza o ritardo veniva punita con feroci battiture. I bambini più piccoli venivano impiegati per scivolare sotto i macchinari e recuperare i rocchetti di cotone. Il lavoro dei bambini-operai era reso ancor più duro dalle condizioni in cui si svolgeva.
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Introduzione tesina 3 media sull'infanzia negata
La seguente tesina per l'esame di terza media verte sul tema dell'infanzia negata e permette anche i seguenti collegamenti interdisciplinari: in Storia Owen e le prime leggi a favore dei minori lavoratori, in Italiano Victor Hugo: Dove vanno tutti questi fanciulli?, il Romanticismo, Giacomo Leopardi: L'infinito e Passero solitario, in Tecnologia le invenzioni del XX secolo: la macchina a vapore, in Scienze il carbone... e non solo, in Francese le nuove forme di energia, in Arte e immagine dalle avanguardie all'astrattismo: Kandinsky, in Musica le avanguardie musicali: Schoenberg e John Cage, in Inglese i disastri ambientali, in Educazione fisica le schiave bambine della ginnastica cinese e la mia esperienza e in Geografia la Cina.
Collegamenti
Tesina 3 media sull'infanzia negata
- Storia: Owen e le prime leggi a favore dei minori lavoratori.
- Italiano: Victor Hugo: Dove vanno tutti questi fanciulli?; il Romanticismo; Giacomo Leopardi: L'infinito e Passero solitario.
- Tecnologia: Le invenzioni del XX secolo: la macchina a vapore.
- Scienze: Il carbone... e non solo.
- Francese: Le nuove forme di energia.
- Arte e immagine: Dalle avanguardie all'astrattismo: Kandinsky.
- Musica: Le avanguardie musicali: Schoenberg e John Cage.
- Inglese: I disastri ambientali.
- Educazione fisica: Le schiave bambine della ginnastica cinese e la mia esperienza.
- Geografia: La Cina.