Estratto del documento

Istituto tecnico economico

“A. Bassi” - Lodi

Grethel Mianhud Salazar Noriega

5^ H Erica

Lo sfruttamento minorile

Lodi – Anno scolastico 2012/2013

Indice

  • 1. Introduzione
  • 2. La seconda rivoluzione industriale
  • 3. Giovanni Verga
  • 3.1. Rosso malpelo
  • 4. Onofrio Tomaselli
  • 4.1. I Carusi
  • 5. Charles Dickens
  • 5.1. Oliver Twist
  • 5.2. Oliver wants some more
  • 6. Victor Hugo
  • 6.1. Les Contemplations
  • 6.1.1. Livre III (Melancholie)
  • 7. Explotación infantil en España
  • 8. Explotación infantil en Perú
  • 9. Bibliografia

1. Introduzione

Molte persone penseranno che lo sfruttamento dei minori non esista più, o perlomeno solo nei paesi più disastrati, tutte queste persone si sbagliano, perché basterebbe che si guardassero un po’ intorno e, si accorgerebbero che di bambini, con meno di dieci anni, costretti ai lavori più pesanti, ne è ricco il mondo.

Questa è una piaga della società del nuovo millennio, che persisterà fino a quando la gente non smetterà di far finta che tutto è bello e pacifico, quando invece ci sono bambini costretti agli abusi sessuali, ad andare in guerra, a lavorare in cantine umide e malsane, subendo la prepotenza dei “nuovi schiavisti”.

Quest’ultimi non tengono in considerazione la frustrazione che possono provare queste piccole persone vedendo i loro mille sogni, infranti contro un telaio, una guerra, una vita priva di diritti; ma soprattutto non si mettono nei loro panni.

Non fanno ciò, perché sennò scoprirebbero le torture che questi piccoli bambini sono obbligati a subire, e così la loro più sostanziale fonte di guadagno si dissolverebbe per un cuore tenero e pieno di compassione.

La cosa che più mi stupisce è che non c’è molto interesse pubblico su questo straziante fenomeno, inoltre ciò che fa l’UNICEF con le diverse organizzazioni non è sufficiente, perché il problema persiste.

Questo ci dovrebbe far pensare e analizzare le nostre azioni, sentendoci tutti responsabili di una situazione che non può e non deve continuare.

Dopo 10 anni dall’approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia si sono compiute numerose azioni e presi molti provvedimenti in difesa dei minori.

Ma, nonostante gli interventi contro i maltrattamenti, gli abusi, i disagi, purtroppo ancora centinaia di migliaia di minori in tutto il mondo sono privati dei loro diritti, vivono in condizioni di disagio fisico e/o psicologico, non conoscono l’affetto di una famiglia, non sanno cosa sia l’educazione; tutto questo come conseguenza della povertà, dell’abbandono, dello sfruttamento del lavoro, della violenza di maltrattamenti o dei traumi di una guerra.

I nuovi e moderni mezzi di comunicazione e di informazione diffondono solo marginalmente questa scottante realtà, una realtà vergognosa e raccapricciante, in netto contrasto con le idilliache e paradisiache immagini che siamo abituati a vedere e a sognare e tanto più inaccettabile in confronto ai grandi traguardi culturali e tecnologici che il mondo ha raggiunto.

I bambini i cui diritti vengono violati e calpestati sono centinaia di milioni in tutto il mondo.

2. La seconda rivoluzione industriale

Negli ultimi tre decenni dell’Ottocento si verificano delle innovazioni economiche, che gli storici chiamano seconda rivoluzione industriale. Il processo di affermazione della società industriale conobbe, a partire dagli anni settanta dell’Ottocento, non solo un’accelerazione poderosa, ma anche una trasformazione qualitativa. L’ultimo trentennio dell’Ottocento fu una fase di grande innovazione tecnologica. La meccanica vide un incessante perfezionamento dei macchinari. Dal canto suo, il settore siderurgico conobbe la rivoluzione dell’acciaio, una lega di ferro e carbonio, era conosciuta e apprezzata da tempo per la sua robustezza.

Ma il grande salto di qualità della seconda rivoluzione industriale venne dalla chimica, dall’elettricità e dal petrolio. La chimica permise la fabbricazione di nuovi materiali, come l’alluminio, e diffuse la soda, i coloranti artificiali e i concimi. Il petrolio, combustibile di alto rendimento e facile trasportabilità, consentì l’enorme sviluppo dei motori a combustione interna: iniziava così l’era dell’automobile, che sostituì la ferrovia quale bene strategico della civiltà industriale. Si diffuse l’impiego dell’acido solforico per la preparazione di concimi ed esplosivi.

Nel settore agricolo, grazie allo sviluppo dei trasporti, i mercati mondiali furono inondati dai cereali prodotti da Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia. Poiché il loro prezzo era inferiore a quello europeo, si verificò una tendenza al ribasso dei prezzi agricoli in Europa. I produttori europei reagirono a queste difficoltà in due modi: da un lato chiedendo e ottenendo dai governi l’adozione di politiche protezionistiche (dazi sulle importazioni); dall’altro con investimenti per innalzare la produttività delle aziende agricole (meccanizzazioni, impiego di nuovi concimi chimici). Naturalmente, solo le agricolture meglio attrezzate poterono compiere tale conversione.

In campo industriale la crisi fu originata da sovrapproduzione. Per quanto riguarda l’offerta, ciò derivò dalla comparsa sul mercato di nuove potenze industriali, come Stati Uniti, la Germania e il Giappone, e dell’industrializzazione delle periferie europee: Austria, Russia, Italia. La massa della produzione tendeva a crescere in modo eccessivo rispetto alla domanda, che rimaneva modesta a causa del basso reddito di gran parte della popolazione. Nei settori che necessitavano dell’investimento di capitali molto ingenti le imprese meno dotate di capitali non sopravvissero. Alcune fallirono, altre si fusero e altre furono assorbite da aziende maggiori. Tutto ciò contrastava con la teoria della libera concorrenza e favoriva la nascita di monopoli.

Si verifica una situazione di monopolio quando c’è solo un venditore a fronte di molti compratori. Prima della rivoluzione industriale la maggior parte della popolazione era addetta all’agricoltura e viveva nelle campagne. Con la nascita e lo sviluppo delle fabbriche molti si spostarono andando a vivere nelle città. Inizialmente le condizioni igieniche lasciavano molto a desiderare. Il sistema delle fognature fu costruito, nelle grandi città europee, solo nel corso dell’Ottocento.

Si affermarono i primi trasporti pubblici, per collegare i quartieri delle grandi città: dapprima i tram trainati dai cavalli, poi quelli elettrici e, sul finire del secolo, le ferrovie metropolitane.

Il trasferimento di grandi masse nelle nuove città dell’età industriale produsse una profonda trasformazione anche sul piano dei rapporti sociali. Se osserviamo i loro abitanti dal punto di vista dell’occupazione, del reddito e della loro collocazione nella scala sociale, vediamo che le città presentavano un quadro molto più articolato del passato. Un tempo, infatti, nelle città vivevano prevalentemente nobili e uomini di Chiesa, ricchi borghesi, domestici e poveri, più una minoranza di artigiani e operai. L’industria degli svaghi e dei divertimenti diventava sempre più ricca e piena di novità con il circo, l’operetta, il cinema: la più recente forma di intrattenimento inventata nel 1895 dai fratelli Lumière in Francia. Nei paesi più progrediti nacquero i moderni sistemi di istruzione pubblica.

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Sintesi

Seconda rivoluzione industriale

  • Storia - Seconda rivoluzione industriale
  • Italiano - Verga, Rosso Malpelo
  • Inglese - Charles Dickens, Oliver Twist
  • Francese - Victor Hugo, Les Contemplations (Melancholie)
  • Arte - Onofrio Tomaselli, I Carusi
  • Spagnolo - Realtà in Spagna e in Sud America dei bambini lavoratori
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