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Lo sfruttamento minorile

L’articolo 32 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia cita: “Gli Stati riconoscono il diritto d’ogni bambino ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e a non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”.

Tuttavia, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro, nel mondo attuale 250 milioni di bambini al di sotto dei 14 anni sono costretti a lavorare. È difficile però avere dati certi sull’entità dello sfruttamento minorile, in quanto non esistono statistiche complete e nella gran parte dei casi i governi e i datori di lavoro si rifiutano di ammetterne l’esistenza.

Ma, nonostante la relazione tra povertà e lavoro minorile, non bisogna concludere che lo sfruttamento minorile sia il frutto inevitabile della povertà: il lavoro minorile si sviluppa quando la gente deve affrontare da sola la propria povertà. Senza scuola, sanità gratuita, senza quella solidarietà sociale che consente di soddisfare almeno i bisogni di base, le famiglie, comprendenti anche i più piccoli, sono costrette a rispondere ad un unico imperativo: sopravvivere.

Questo tema molto attuale, ma anche con dei precedenti storici molto rilevanti, ha attirato la mia attenzione e ha suscitato in me la voglia e l’interesse di saperne di più. Per documentarmi ho infatti letto un libro molto bello e interessante sull’argomento, che mi avrebbe permesso di conoscere meglio la storia dello sfruttamento dei minori.

Questo libro, scritto da Francesco D’Adamo, intitolato “Storia di Iqbal”, narra la storia vera di Iqbal, un bambino pakistano che da schiavo è diventato un modello di lotta contro lo sfruttamento minorile e l’ingiustizia.

La storia inizia dal cedimento di Iqbal, da parte della sua famiglia, a causa di un debito di 16 dollari, a un commerciante di tappeti. In questo modo fu costretto a lavorare, dall’alba al tramonto, in una tessitura di tappeti, in condizioni disumane e quindi incatenato al telaio, d’altronde come altri bambini, suoi amici.

Iqbal tentò più volte di fuggire dall’impianto della tessitura, con risultati non soddisfacenti. Però, una volta, durante una sua fuga, fu presente a delle manifestazioni del Fronte contro lo sfruttamento minorile, si rivolse ad un poliziotto e spiegò a quest’ultimo la sua situazione e quella dei suoi amici.

Il giorno seguente i poliziotti e Iqbal si recarono alla tessitura. Hussain Khan, il padrone, ovviamente negò tutto e Iqbal ritornò alla vita di prima. Per punizione, da parte di Hussain Khan, fu mandato nella Tomba, un luogo scuro; al ragazzo, però, non era consentito né mangiare né bere.

In seguito, dopo essere uscito dalla Tomba, si ricordò di avere nelle sue tasche un volantino del Fronte, così, dopo aver organizzato un’altra fuga dalla tessitura, riuscì a rintracciare Eshan Khan, il capo del Fronte.

Successivamente Eshan Khan, Iqbal e altri uomini del Fronte si recarono a casa di Hussain. Iqbal mostrò a questi uomini il laboratorio di tessitura, ma anche la Tomba. Ne restarono allibiti. Dopo quest’episodio tutti gli sfruttati, compreso Iqbal, furono portati alla sede del Fronte, in attesa di trovare le loro famiglie.

Iqbal decise di collaborare con gli uomini del Fronte per la liberazione di altri bambini sfruttati. Per riuscirci dovette studiare molto, partecipare a tutte le riunioni del Fronte. Dopo un po’ di tempo Iqbal divenne quasi “famoso” perché era riuscito a penetrare in alcune tessiture di tappeti al fine di denunciarne i proprietari. In questo modo tutti i giornali parlavano di Iqbal e fu a quest’ultimo che venne assegnato un premio, il premio della “Gioventù in azione”, costituito da 15.000 dollari.

Successivamente Iqbal ed Eshan Khan furono invitati in Svezia ad una conferenza internazionale sui problemi del lavoro; inoltre ad Iqbal fu assegnata, da un’università di Boston, una borsa di studio.

Dopo questi viaggi, Iqbal si recò dai suoi genitori per circa un mese, al fine di festeggiare la Pasqua con loro. In quel giorno Iqbal fu ucciso nel suo villaggio, e l’assassino non fu identificato.

Si potrebbe pensare che la storia di Iqbal sia una storia triste, in quanto narra di sofferenza, violenza e morte; ma in realtà l’avventura di questo bambino ha dato, secondo me, gran voce alle forze che si oppongono a ingiustizie di questo genere, che continuano, nonostante l’evoluzione che la società ha subito.

Iqbal, a mio giudizio, è un esempio di coraggio e speranza da seguire poiché, nonostante vivesse questa situazione di disagio, ha sempre creduto nella possibilità di una vita migliore e ha sempre affermato che bisogna mai avere paura di lottare per essa. Penso che se tutti i bambini del mondo che vengono sfruttati avessero questa forza d’animo e questo coraggio, lo sfruttamento minorile sarebbe solo un brutto ricordo.

Il Verismo e Giovanni Verga

Come sappiamo, questo tema ha suscitato l’interesse di molti autori anche in passato, in particolare a trattarlo in Italia, riscuotendo molto successo, è stato Verga, autore del verismo.

Il Verismo nasce in Italia nella seconda metà dell’800 come conseguenza degli influssi del Positivismo, che suscitò negli intellettuali fiducia nel progresso scientifico. L’influenza del Positivismo si manifestò in vari settori, fra i quali la letteratura. Esso è un movimento filosofico che nasce in Francia attorno alla metà dell’800 e si diffonde grazie al francese A. Comte e all’inglese C. Darwin.

Verso la fine degli anni ’70, grazie all’impegno critico di Luigi Capuana e al genio narrativo di Giovanni Verga, si afferma il Verismo. Fra i principali motivi che contribuirono all’affermazione di questo movimento vi fu prima di tutto la crescente attenzione verso lo sviluppo del sapere scientifico, che sembra fornire gli strumenti più adeguati all’osservazione e alla spiegazione dei fenomeni naturali e dei comportamenti umani.

Il secondo elemento determinante fu l’emergere della questione sociale in genere e, in particolare, il diffondersi dell’interesse per le condizioni di vita del Meridione, un argomento che costituiva la materia privilegiata per quell’analisi oggettiva della realtà che i nuovi orientamenti della cultura consideravano un’esigenza primaria. Un ulteriore motivo di diffusione fu la volontà di favorire la crescita del livello culturale dei ceti popolari.

La dottrina del Verismo fu elaborata nel centro culturale più vivace di quel periodo, l’ambiente milanese.

Colui che ne enunciò per primo i canoni teorici fu L. Capuana e il suo romanzo “Giacinta” può essere considerato un vero e proprio manifesto programmatico della nuova poetica. Sulle sue teorie esercitarono il loro influsso i modelli del realismo inglese, ma soprattutto i romanzi del naturalista francese Emile Zola.

Le idee del Capuana sul romanzo ebbero una palese influenza su tutto il gruppo della Scapigliatura lombarda e in particolare su G. Verga, che fu spinto verso il definitivo abbandono della maniera tardo-romantica.

Il Verismo che si diffonde in Italia deriva direttamente dal Naturalismo, ma è fedele alle indicazioni provenienti dalla Francia più nella teoria che nell’applicazione concreta.

Verismo e Naturalismo condividono una narrativa realistica, impersonale e scientifica, che non lascia trapelare nessun intervento né giudizio da parte del narratore, mentre differiscono per quanto riguarda i contesti dove sono ambientate le vicende.

Il Naturalismo si focalizzava di norma su ambienti metropolitani e classi, dal proletariato all’alta borghesia, legate alle grandi città e al loro sviluppo; il Verismo, invece, privilegiava le descrizioni di ambienti regionali e municipali e di gente della campagna. La piccola provincia e la campagna, con la miseria e l’arretratezza, gli stenti e le ingiustizie sociali, divennero i luoghi e i temi prediletti di esso e contribuirono in modo decisivo a svelare aspetti profondi o addirittura sconosciuti della realtà sociale.

La figura e le opere di Verga

In questo contesto storico e sociale Giovanni Verga comincia a dedicarsi alla stesura delle sue opere, che sono di stampo puramente verista.

Nato a Catania nel 1840, fu il massimo esponente del verismo. La sua prima formazione romantico-risorgimentale si svolse a Catania, dove, abbandonando gli studi giuridici, decise di dedicarsi esclusivamente alla letteratura.

Trasferitosi a Firenze nel 1865, compose i suoi primi romanzi, Una peccatrice e Storia di una Capinera. Successivamente, a Milano, frequentò l’ambiente degli Scapigliati, rappresentando in modo fortemente critico il mondo aristocratico-borghese.

In seguito alla scoperta del naturalismo francese matura la sua svolta decisiva verso il verismo, che sarà segnato dai racconti e dai romanzi di ambiente siciliano: Vita dei campi, 1880; I Malavoglia, 1881; Novelle rusticane, 1883; Mastro don Gesualdo, 1889.

Lo scrittore crede nel progresso, ma si interessa ai vinti e ai deboli; la sua è una visione della vita tragicamente pessimistica che si pone in antitesi con l’ottimismo imperante nei suoi tempi. Rappresenta un mondo di primitivi in lotta con il destino avverso, cui inesorabilmente soccombono quando si staccano dalla religione, dalla famiglia e dal lavoro.

Il linguaggio verghiano è innovatore: infatti dà spazio al dialetto e alla voce corale. Lo scrittore muore nella sua città natale nel 1922.

Verga, a differenza di altri scrittori, non espose le proprie idee sulla letteratura e sull’arte in opere compiute; preferisce invece immergersi nel suo scrupoloso e concreto lavoro di scrittore.

Il canone fondamentale a cui si ispira è quello dell’impersonalità, peraltro comune ai veristi, che egli intende innanzi tutto come “schietta ed evidente manifestazione dell’osservazione coscienziosa”.

Verga vuole indagare nel misterioso processo dei sentimenti umani, presentando il fatto nudo e schietto come è stato “raccolto, con le medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare; la mano dell’artista rimarrà invisibile e ‘l’opera d’arte sembrerà essersi fatta da sé’”.

Verga vuole rappresentare la lotta per la vita ripercorrendo la scala sociale, dai livelli più bassi a quelli più elevati e questo sia per la sua esigenza personale di rimeditare la propria esperienza umana e artistica e anche per estendere l’indagine, che si era in genere limitata ai ceti popolari, alle classi più alte.

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Sintesi

Introduzione tesina sullo sfruttamento minorile

L’articolo 32 della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia cita: “Gli Stati riconoscono il diritto d’ogni bambino ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e a non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”.

Tuttavia, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro, nel mondo attuale 250 milioni di bambini al di sotto dei 14 anni sono costretti a lavorare. È difficile però avere dati certi sull’entità dello sfruttamento minorile in quanto non esistono statistiche complete e nella gran parte dei casi i governi e i datori di lavoro si rifiutano di ammetterne l’esistenza. Ma, nonostante la relazione tra povertà e lavoro minorile, non bisogna concludere che lo sfruttamento minorile sia il frutto inevitabile della povertà: il lavoro minorile si sviluppa quando la gente deve affrontare da sola la propria povertà. Senza scuola, sanità gratuita, senza quella solidarietà sociale che consente di soddisfare almeno i bisogni di base, le famiglie, comprendenti anche i più piccoli, sono costrette a rispondere ad un unico imperativo: sopravvivere.

Questo tema molto attuale ma anche con dei precedenti storici molto rilevanti ha attirato la mia attenzione e ha suscitato in me la voglia e l’interesse di saperne di più. Per documentarmi ho infatti letto un libro molto bello e interessante sull’argomento che mi avrebbe permesso di conoscere meglio la storia dello sfruttamento dei minori. Questa tesina di terza media permette di collegare l’argomento dello sfruttamento minorile con i seguenti argomenti: in italiano Giovanni Verga, Verismo e Rosso Malpelo, in Storia la Seconda rivoluzione industriale, in Geografia l’India, in Scienze il movimento delle zolle (Himalaya), in Tecnica il petrolio, in letteratura italiana il Romanticismo, in Scienze motorie sportive l’hockey su prato, in francese le Naturalisme.

Collegamenti

Tesina sullo sfruttamento minorile

  • Italiano: Giovanni Verga, Verismo e Rosso Malpelo.
  • Storia: Seconda rivoluzione industriale.
  • Geografia: India.
  • Scienze: Movimento delle zolle (Himalaya).
  • Tecnica: Petrolio.
  • Letteratura italiana: Romanticismo.
  • Scienze Motorie Sportive: Hockey su prato.
  • Francese: Le Naturalisme.
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