Estratto del documento

Percorso pluridisciplinare realizzato

Da: Giglio Vincenzo

Anno scolastico 2010/2011

Classe 3°E

Indice

  • Storia Pag. 1-4
  • Italiano Pag. 5-8
  • Arte Pag. 9-12
  • Spagnolo Pag. 13
  • Musica Pag. 14
  • Geografia Pag. 15-19
  • Inglese Pag. 20
  • Ed. fisica Pag. 21-23
  • Tecnica Pag. 24-26
  • Scienze Pag. 27-28
  • Cittadinanza Pag. 29

La seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale durò ben sei anni, dal 1939 al 1945. Le origini di essa vanno ricercate in primo luogo nei trattati di pace stipulati alla fine della prima guerra mondiale. Le dure condizioni imposte alla Germania favorirono il diffondersi di un forte spirito di rivalsa, che permise a Hitler di formulare e attuare un piano espansionistico per costruire una grande Germania.

A tale scopo, Hitler aveva provveduto a rianimare l’esercito. Nel marzo del 1938, il dittatore tedesco iniziò la sua politica di espansione con l’annessione dell’Austria. Pochi mesi dopo minacciò la Cecoslovacchia. I paesi europei, per evitare la guerra, percorsero la via diplomatica e nella conferenza di Monaco venne riconosciuta a Hitler la possibilità di estendersi verso l’est Europa.

Il 15 marzo 1939 le truppe tedesche invasero la Cecoslovacchia. Prima di proseguire nella sua politica di espansione europea, Hitler si assicurò la neutralità dell’Unione sovietica, con la firma, nel 1939, del patto di non aggressione. Lo stesso anno Hitler aveva stipulato un’alleanza militare con l’Italia, noto come patto d’acciaio. Francia e Gran Bretagna capirono che la via diplomatica non bastava per arrestare le mire espansionistiche di Hitler.

Il primo settembre 1939, l’esercito tedesco invase la Polonia senza alcuna dichiarazione di guerra. Le due potenze europee dichiararono guerra alla Germania: era l’inizio della seconda guerra mondiale. Nel giro di poche settimane la Polonia fu conquistata. Successivamente furono invase Danimarca e Norvegia, poi toccò alla Francia.

La Francia fu divisa in due parti: il nord fu occupato dai tedeschi, mentre il sud sotto il governo collaborazionista alla guida di Philippe Pétain. L’Italia, anche essendo legata alla Germania dal patto d’acciaio, inizialmente non era entrata in guerra, ma Mussolini si convinse che di fronte alle rapide vittorie tedesche la guerra sarebbe terminata presto e nel conflitto dichiarando guerra a Francia e Gran Bretagna.

L’esercito italiano registrò numerosi insuccessi e nel 1940 le truppe inglesi sconfissero quelle italiane. Successivamente decise di invadere la Grecia. Sconfitta la Francia, l’unico stato europeo in grado di fronteggiare l’avanzata tedesca era la Gran Bretagna. Alla guida del governo, nel maggio 1940, era Winston Churchill.

Nell’estate 1940 Hitler lanciò l’operazione “Leone marino”, finalizzata all’invasione dell’isola. Nel settembre 1940 Germania, Italia e Giappone avevano stipulato il patto ripartito, che a guerra finita prevedeva la suddivisione del mondo in tre aree: l’Europa continentale sotto l’egemonia della Germania, il Mediterraneo all’Italia e l’Asia orientale al Giappone. Nel frattempo Hitler pianificò l’attacco all’URSS avviando l’operazione “Barbarossa”.

Il 2 giugno 1941, senza alcuna dichiarazione di guerra e senza denunciare il patto di non aggressione, i tedeschi penetrarono nel territorio russo. Gli ordini di Hitler erano di distruggere la città e sterminare la popolazione. In pochi mesi l’esercito tedesco occupò i paesi baltici, l’Ucraina e la Crimea.

Successivamente gli Stati Uniti dichiararono guerra al Giappone e quindi Germania e Italia. Tra il 1942 e il 1943 vi fu una svolta nell’andamento della guerra e le potenze del patto tripartito subirono sconfitte decisive. La Germania si trovò in difficoltà sul fronte russo, in particolare le fu fatale l’assedio di Stalingrado.

L’esercito tedesco, che doveva affrontare per il secondo anno consecutivo il terribile inverno russo, venne stretto tra gli attacchi dell’Armata Rossa e dei partigiani. I tedeschi furono costretti a ritirarsi nel gennaio 1943. Nel dicembre 1942 anche le truppe italiane dovettero iniziare la ritirata.

Nel corso del 1943 gli alleati decisero di fiaccare la Germania e l’Italia con ripetuti bombardamenti. Nell’estate 1943, per far sì che anche l’Italia si ritirasse dal conflitto, fu colpita anche Roma. Nella primavera del 1943, gli alleati conquistarono il fronte nordafricano e così poterono effettuare lo sbarco in Sicilia, compiuto nel luglio 1943, che portò alla caduta di Mussolini e alla firma dell’armistizio da parte dell’Italia.

Successivamente il Giappone subì numerose sconfitte da parte degli Stati Uniti. L’Europa era occupata dai nazisti, essi dominavano direttamente o indirettamente gran parte dell’Europa continentale. I campi di concentramento e di sterminio nazisti, i cosiddetti lager, rappresentano uno dei capitoli più drammatici della storia dell’umanità.

In questo luogo si consumò uno spaventoso genocidio e vennero commesse le più crudeli atrocità. Nei lager i prigionieri venivano divisi in categorie. Gli Ebrei erano il “nemico” per eccellenza da annientare. La campagna antisemita raggiunse il culmine negli anni 1942 e 1943, quando Hitler decise di attuare la soluzione finale della questione ebraica, che prevedeva lo sterminio di massa di tutti gli Ebrei d’Europa.

Nelle città controllate dal Terzo Reich vennero costituiti dei nuovi ghetti, dove venivano ammassati gli Ebrei in attesa della deportazione nei lager. I deportati venivano spogliati di tutti i loro averi personali e, una volta giunti a destinazione, i prigionieri venivano distinti tra quelli che erano in grado di lavorare e quelli da eliminare immediatamente.

Alcuni erano costretti a lavorare patendo la fame, la sete, il freddo ecc……. Altri venivano usati come cavie per i nuovi farmaci. L’eliminazione fisica dei prigionieri inizialmente avveniva con l’utilizzo di armi da fuoco, ma poi tutto ciò avveniva nelle camere a gas camuffate da docce o sale di disinfestazione in grado di eliminare più di 10.000 persone al giorno.

Dopo essere stati uccisi, venivano bruciati nei forni crematoi. A testimoniare l’immane tragedia, chiamata “Shoah”, rimasero pochissimi sopravvissuti.

La lotta alla liberazione, nota come Resistenza, si manifestò in forme diverse nei paesi occupati e controllati dai nazisti. In alcuni paesi la resistenza si limitò alla lotta contro i nazisti per recuperare la libertà politica, in altri assunse i caratteri di una guerra civile tra opposte fazioni. Particolarmente sanguinosa fu la resistenza in Jugoslavia.

Il 6 giugno del 1944, passato alla storia come D-day, fu effettuato lo sbarco sulla costa francese della Normandia. A settembre, tutta la Francia e il Belgio erano liberi.

Nell’aprile-maggio 1945 ci fu la conquista di Berlino. L’avanzata delle truppe anglo-americane da ovest convinse l’opposizione interna alla Germania che ormai la guerra era persa e che era necessario evitare l’estrema rovina.

Già nel luglio 1944, un gruppo di ufficiali tedeschi progettò un attentato a Hitler, che però fallì. Nel 4-11 febbraio 1945 i capi dello Stato U.S.A., URSS e Gran Bretagna delineavano, nella conferenza di Yalta, i futuri assetti dell’Europa liberata dal nazismo.

Il 30 aprile 1945 Hitler si tolse la vita insieme ad alcuni ufficiali e alla moglie Eva Braun. La Germania firmò la resa incondizionata nei primi giorni di maggio: era l’atto finale della seconda guerra mondiale.

Nel giugno 1944, nella battaglia delle Filippine, gli Stati Uniti, Harry Truman, decisero di usare la nuova arma messa da poco a punto dai laboratori statunitensi, la bomba atomica, la più micidiale arma usata dall’uomo. Il 6 agosto Hiroshima e il 9 agosto Nagasaki furono incenerite in pochi secondi.

Il 14 agosto l’imperatore Hirohito annunciava la resa incondizionata del Giappone, firmata il 2 settembre 1945, ponendo fine al più vasto e devastante conflitto della storia.

In Italia i tantissimi insuccessi militari, l’incubo dei bombardamenti alleati ecc…, miravano profondamente il consenso verso il regime fascista. Mussolini era ritenuto responsabile di questa situazione. Nella primavera del 1943 il malcontento si espresse in una lunga serie di scioperi. Il 9 luglio 1943 le truppe anglo-americane sbarcarono in Sicilia. Il 25 luglio il Gran Consiglio del fascismo dichiarava in sostanza la sfiducia a Mussolini.

Quando il Duce si presentò a Vittorio Emanuele III, fu inviato a rassegnare le dimissioni, quindi arrestato dai carabinieri e condotto in una località segreta del Gran Sasso. Il re nominò un nuovo governo presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio, decretando la fine del regime fascista.

Badoglio firmò l’armistizio con gli alleati, che venne reso pubblico l’8 settembre. Anziché segnare la fine della guerra, l’annuncio dell’armistizio precipitò l’Italia in un conflitto ancora più grave. Era l’inizio dell’occupazione tedesca che sarebbe durata fino all’aprile 1945.

I tedeschi liberarono Mussolini che il 23 settembre 1943 poté annunciare la ricostruzione dello stato fascista denominato “Repubblica Sociale Italiana”, con sede a Salò sul lago di Garda.

Alla fine del 1943 l’Italia si trovò divisa in due parti: il centro-nord occupato dai tedeschi e le regioni meridionali sotto il controllo degli alleati. Successivamente venne liberata Roma a giugno e Firenze ad agosto.

Il 25 aprile 1945, ricordato come giorno della liberazione, il Comitato di “Liberazione Nazionale” lanciò l’ordine dell’insurrezione. Alla fine di aprile, l’esercito tedesco firmava la resa.

Mussolini cercò di fuggire in Svizzera, ma, scoperto e arrestato dai partigiani, fu ucciso il 28 aprile insieme all’amante Claretta Petacci e ad alcuni gerarchi.

L’Italia uscì distrutta dal conflitto, bisognava ricostruire il paese e l’economia. La guerra finì il 2 aprile 1945 con paesi distrutti e tantissimi morti.

Primo Levi

Nato il 31 luglio del 1919 a Torino, da genitori di religione ebraica, Primo Levi si diploma nel 1937 al liceo classico Massimo D’Azeglio e si iscrive al corso di laurea in chimica presso la facoltà di Scienze dell’Università di Torino.

Nel 1938, con le leggi razziali, si istituzionalizza la discriminazione contro gli ebrei, cui è vietato l’accesso alla scuola pubblica. Levi, in regola con gli esami, ha notevoli difficoltà nella ricerca di un relatore per la sua tesi: si laurea nel 1941, a pieni voti e con lode, ma con una tesi in Fisica. Sul diploma di laurea figura la precisazione: «di razza ebraica».

Comincia così la sua carriera di chimico, che lo porta a vivere a Milano, fino all’occupazione tedesca: il 13 dicembre del 1943 viene catturato a Brusson e successivamente trasferito al campo di raccolta di Fossoli, dove comincia la sua odissea.

Nel giro di poco tempo, infatti, il campo viene preso in gestione dai tedeschi, che convogliano tutti i prigionieri ad Auschwitz. È il 22 febbraio del ’44: data che nella vita di Levi segna il confine tra un “prima” e un “dopo”.

«Avevamo appreso con sollievo la nostra destinazione. Auschwitz: un nome privo di significato, allora e per noi» (P. Levi, Se questo è un uomo, Einaudi 1998).

L’autore è deportato a Monowitz, vicino Auschwitz, in un campo di lavoro i cui prigionieri sono al servizio di una fabbrica di gomma. Al lager, persi nei loro pensieri, presi da mille domande, da ipotesi continue che per quanto catastrofiche non si avvicinano neanche lontanamente alla verità, si ritrovano in pochissimo tempo rasati, tosati, disinfettati e vestiti con pantaloni e giacche a righe.

Su ogni casacca c’è un numero cucito sul petto. I prigionieri vengono marchiati come bestie. Il loro compito: lavorare, mangiare, dormire, “obbedire”.

Per i prigionieri, sopravvivere è una lotta continua. Dietro quel numero non c’è più un uomo, ma solo un oggetto: häftling, cioè “pezzo”. Se funziona, va avanti. Se si rompe, è gettato via.

Primo Levi è tra i pochissimi a far ritorno dai campi di concentramento. Ci riesce fortunosamente, grazie a una serie di circostanze e solo dopo un lungo girovagare nei Paesi dell’est.

Come tutti i testimoni dell’orrore, Primo Levi comincia a scrivere, elaborando così il suo dolore, il suo annientamento, il suo avventuroso ritorno a casa. Nel 1947, rifiutato dalla Einaudi, il manoscritto “Se questo è un uomo” è pubblicato dalla “De Silva editrice”.

Il libro ottiene un discreto successo di critica ma non di vendita. Solo nel 1956 la Einaudi comincia a pubblicare tutti i suoi lavori: “Se questo è un uomo” è tradotto in diverse lingue, La Tregua vince la prima edizione del Premio Campiello.

Nel 1967 raccoglie i suoi racconti in un volume intitolato “Storie naturali”. Nel 1971 esce “Vizio di forma”, nuova serie di racconti e nel 1978 “La chiave a stella”, che vince il Premio Strega.

Nel 1981 viene pubblicata un’antologia personale dal titolo “La ricerca delle radici”, nella quale sono raccolti tutti gli autori che hanno contato nella formazione culturale dell’autore. Nel novembre dello stesso anno esce Lilìt e altri racconti e l’anno successivo “Se non ora quando?”, che vince il Premio Viareggio e il Premio Campiello, e negli anni successivi molte altre opere come: “Ad ora incerta”.

Nel 1985 pubblica un sistema periodico con una cinquantina di scritti, che vengono raccolti in un unico volume intitolato “L’altrui mestiere”. Levi lavora anche come traduttore.

L’11 aprile del 1987 Primo Levi muore. Claudio Toscani dice di lui: «L’ultimo appello di Primo Levi non dice non dimenticatemi, bensì non dimenticate».

Le poesie di Primo Levi

Scritto da Primo Levi fra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, dopo il suo ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz, dove l’autore era stato rinchiuso dalla fine del 1943 e pubblicato per la prima volta nel 1947, Se questo è un uomo non ottenne un successo immediato.

Nel 1956 la casa editrice Einaudi, la stessa che ne aveva rifiutato la pubblicazione nove anni prima, lo accolse fra i “Saggi”. Da allora Se questo è un uomo è divenuto un successo editoriale pubblicato e ristampato in tutto il mondo.

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo

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Sintesi

Materie e argomenti

  • Storia: La Seconda Guerra Mondiale
  • Letteratura: Primo Levi, "Se questo è un uomo"
  • Geografia: Gli Stati Uniti
  • Ed. fisica: La pallavolo
  • Scienze: Le malattie genetiche
  • Storia dell'arte: Il novecento, il cubismo, Juan Gris, "chitarra sopra una sedia"
  • Musica: Il Jazz
  • Inglese: The U.S.A
  • Spagnolo: Juan Gris
  • Tecnologia: Energia nucleare
  • Cittadinanza: Art. 3
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