Tesina esame terza media
Hitler e la seconda guerra mondiale
Antonio Mellone
Anno 2008/2009 1
Adolf Hitler 2
Hitler, Adolf (Braunau am Inn, Austria 1889 - Berlino 1945), uomo politico tedesco di origine austriaca, Führer (“guida”) e cancelliere del regime nazista, fu l’artefice di uno dei più compiuti stati totalitari che la storia del XX secolo abbia conosciuto e dello sterminio pianificato di sei milioni di ebrei.
Una volta assunto il potere nel 1933, Hitler attuò una politica di riscatto della nazione tedesca in nome dei valori nazionalistici, sfociata nella rimilitarizzazione della Germania e nella revisione degli equilibri europei, processi, questi, che finirono per trascinare l’intera Europa nella seconda guerra mondiale. Dopo aver fatto della xenofobia, dell’antisemitismo e dell’espansionismo del popolo ariano i fondamenti della sua propaganda e della sua politica, tentò di imporre un “ordine nuovo” trasformando il Partito nazionalsocialista nello strumento per abbattere il regime democratico in Germania e per dare una diffusione mondiale al movimento fascista.
L’ascesa politica
Figlio di un modesto funzionario delle dogane austriaco, fu uno studente mediocre e non portò mai a termine le scuole secondarie. Dopo aver tentato invano di essere ammesso all’Accademia di belle arti di Vienna, lavorò in questa città come decoratore e pittore, leggendo con voracità opere destinate ad alimentare le sue convinzioni antisemite e antidemocratiche, così come la sua ammirazione per l’individualismo e il disprezzo per le masse. Trasferitosi a Monaco, fu qui sorpreso dallo scoppio della prima guerra mondiale (1914) e si arruolò come volontario nell’esercito bavarese.
La fondazione del Partito nazista
Dopo la guerra tornò a Monaco e rimase nell’esercito fino al 1920; iscrittosi al Deutsche Arbeiterpartei (Partito tedesco dei lavoratori), di impronta nazionalista, ne divenne in breve il capo e, associandovi altri gruppi nazionalisti, lo rifondò con la denominazione di Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei (Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, abbreviato in Partito nazista), del quale fu eletto presidente con poteri dittatoriali; mentre diffondeva la sua ideologia incentrata sull’odio di razza e sul disprezzo per la democrazia, si legò ai gruppi squadristi paramilitari (Sturmabteilungen, le SA “Squadre d’assalto”), fondati dal maggiore Ernst Röhm, avallandone le azioni di violenza contro uomini e sedi della sinistra socialdemocratica e comunista.
Il Putsch di Monaco e il Mein Kampf
Hitler incentrò la sua azione politica nell’attacco alla Repubblica di Weimar, accusata di tradimento e di cedimento agli stranieri, raccogliendo l’adesione di personaggi quali Rudolf Hess, Hermann Göring e Alfred Rosenberg. Nel novembre del 1923, in un momento di confusione e debolezza del governo del paese, Hitler fece la sua prima apparizione sulla scena politica tedesca guidando un tentativo di colpo di stato in Baviera, il cosiddetto Putsch di Monaco. L’esercito però non fu compatto nel sostenere l’operazione e il Putsch fallì.
Riconosciuto responsabile del complotto, Hitler venne condannato a cinque anni di reclusione, ridotti a otto mesi per un’amnistia generale.
Durante la detenzione Hitler dettò la sua autobiografia, Mein Kampf (“La mia battaglia”), nella quale esponeva i principi dell’ideologia nazista e della superiorità della razza ariana. Tornato in libertà nel 1924, l’anno seguente ricostruì il partito senza che il governo, che pure aveva cercato di rovesciare, facesse nulla per impedirlo.
La conquista del potere
Scoppiata nel 1929 la Grande Depressione, che portò il tracollo del marco tedesco e una rapida crescita della disoccupazione, Hitler seppe sfruttare il malcontento popolare guadagnando consensi al Partito nazista e assicurandosi l’appoggio dei settori di destra dell’alta finanza, della grande industria e dell’esercito; con la promessa di creare una Germania forte, ricca e potente attirò milioni di elettori. La sua capacità oratoria infiammava le masse: nelle elezioni del 1930 i seggi dei nazisti al Reichstag (Parlamento) passarono dai dodici del 1928 a centosette; contemporaneamente rafforzò le strutture paramilitari del partito utilizzando le SA di Röhm e le SS (Schutzstaffeln, “Squadre di protezione”), create da Heinrich Himmler.
Durante i due anni seguenti il partito continuò a crescere, traendo vantaggio dalla forte disoccupazione, dalla paura del comunismo, dalla risolutezza di Hitler e dalla debolezza dei suoi rivali politici. Hitler riuscì ad accreditarsi come l’uomo forte, capace di far uscire il governo dall’immobilismo e dalle secche dei contrasti tra Parlamento e presidenza della Repubblica. Con il sostegno dei vertici militari ottenne dal presidente Paul von Hindenburg l’incarico di cancelliere (30 gennaio 1933). Alla morte di Hindenburg (1934) riunì nella sua persona anche la carica di presidente, facendo ratificare l’atto con un plebiscito che gli attribuì il 90% dei consensi. A quel punto il suo progetto totalitario poté dispiegarsi senza ostacoli.
Il regime nazista
Giunto al potere, Hitler si trasformò rapidamente in dittatore. Un Parlamento sottomesso gli concesse pieni poteri, così che egli fu in grado di asservire la burocrazia statale e il potere giudiziario alle esigenze del partito. I sindacati furono eliminati, migliaia di oppositori rinchiusi nei campi di concentramento e ogni minimo dissenso messo violentemente a tacere. L’organizzazione della polizia politica fu affidata a Himmler, il capo delle SS. Il 30 giugno 1934, nella “notte dei lunghi coltelli”, Hitler si liberò degli elementi più critici e radicali presenti nel suo stesso partito e nelle SA. In breve tempo l’economia, i mezzi di comunicazione e tutte le attività culturali passarono sotto l’autorità nazista attraverso il controllo della lealtà politica di ogni cittadino esercitato dalla Gestapo, la famigerata polizia segreta.
Il riarmo tedesco e la politica di espansione territoriale
Hitler si riservò come settore di sua esclusiva competenza la politica estera. Nel 1935 denunciò il trattato di Versailles del 1919, proclamando la sua ferma intenzione di riportare la Germania al rango di grande potenza militare e navale, e per cominciare, attraverso un plebiscito, riprese la regione della Saar, alla frontiera occidentale.
Nel 1936 ritenne che i tempi fossero maturi per dare inizio alla sua politica d’espansione: inviò truppe nella Renania smilitarizzata, firmò con l’Italia fascista di Mussolini un’alleanza che prese il nome di Asse Roma-Berlino, e sottoscrisse con il Giappone il patto Anticomintern in funzione anticomunista e antisovietica. Nel 1938 decise di invadere e di annettere l’Austria (Anschluss), senza trovare alcuna resistenza militare. All’incontro di Monaco (vedi Patto di Monaco) ottenne che fosse ratificato lo smembramento di una parte della Cecoslovacchia (vedi Questione dei Sudeti), premessa della sua dissoluzione, avvenuta nel marzo 1939. Da questi eventi scaturì la seconda guerra mondiale.
La guerra e il genocidio degli ebrei
La guerra scoppiò nel settembre del 1939 con l’invasione della Polonia, che aveva stretto un’alleanza con la Gran Bretagna. Nel 1940 l’esercito tedesco occupò Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio e Francia; nel giugno del 1941 ebbe inizio l’attacco all’Unione Sovietica. Nel luglio successivo Hitler incaricò il capo delle SS, Reinhard Heydrich, di elaborare e pianificare la “soluzione finale della questione ebraica” che avrebbe portato al genocidio di sei milioni di ebrei.
Nel dicembre del 1941 l’andamento della guerra cambiò direzione: la controffensiva russa respinse l’esercito tedesco, infliggendo gravissime perdite alla Germania; Hitler rifiutò di autorizzare la ritirata. In quegli stessi giorni gli Stati Uniti entrarono in guerra. Davanti all’avanzata degli eserciti nemici sia sui fronti europei sia su quelli africani, Hitler, sopravvissuto a vari complotti orditi da ufficiali tedeschi che volevano porre fine ai combattimenti e all’annientamento della Germania e convinto fino all’ultimo che la disfatta fosse colpa degli ebrei.
Primo Levi
Uno dei maggiori poeti italiani rinchiusi nei campi di concentramento e Primo Levi. Primo Levi nacque il 31 luglio del 1919 a Torino, da genitori di religione ebraica, Primo Levi si diploma nel 1937 al liceo classico Massimo D’Azeglio e si iscrive al corso di laurea in chimica presso la facoltà di scienze dell’Università di Torino. Nel ’38, con le leggi razziali, si istituzionalizza la discriminazione contro gli ebrei, cui è vietato l’accesso alla scuola pubblica. Levi, in regola con gli esami, ha notevoli difficoltà nella ricerca di un relatore per la sua tesi: si laurea nel 1941, a pieni voti e con lode, ma con una tesi in Fisica. Sul diploma di laurea figura la precisazione: «di razza ebraica».. Comincia così la sua carriera di chimico, che lo porta a vivere a Milano, fino all’occupazione tedesca: il 13 dicembre del ’43 viene catturato a Brusson e successivamente trasferito al campo di raccolta di Fossoli, dove comincia la sua odissea. Nel giro di poco tempo, infatti, il campo viene preso in gestione dai tedeschi, che convogliano tutti i prigionieri ad Auschwitz.
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri 7
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
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