Estratto del documento

La saga di Tolkien come metafora del mondo reale

Aspetti letterari, storico-ideologici ed economici

Daniele Bertazzoli

Classe V E

I.I.S. Stanga

Scuola Casearia di Pandino

Anno scolastico 2013/2014

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Indice

  • Introduzione
  • 1 - “Il Signore degli Anelli”: trama
  • 2 - Italiano: la figura dell’antieroe ne “Il Signore degli Anelli” di Tolkien e ne “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello
  • 2.1 - L’antieroe ne “Il Signore degli Anelli”
  • 2.2 - Storia della figura dell’antieroe
  • 2.3 - L’antieroe ne “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello
  • 2.4 - “Il fu Mattia Pascal”: breve trama ed analisi
  • 2.4.1 - La narrazione
  • 2.4.2 - I personaggi
  • 2.4.3 - I temi
  • 3 - Storia: la figura di Hitler
  • 3.1 - Somiglianze ideologiche tra Hitler e Saruman
  • 3.2 - Infanzia e adolescenza
  • 3.3 - L’esperienza della Prima guerra mondiale
  • 3.4 - Il Partito nazionalsocialista e la sua corsa al potere
  • 3.5.1 - La Seconda guerra mondiale: le vittorie
  • 3.5.2 - Le sconfitte
  • 3.6 - La morte
  • 4 - Economia: bilancio economico della “Terra di Mezzo”
  • 5 - Inglese: Tolkien, l’autore e l’opera
  • 5.1 - Brevi cenni sulla vita
  • 5.2 - Le opere principali
  • 5.2.1 - “Lo Hobbit”
  • 5.2.2 - “Il Signore degli Anelli”
  • 5.3 - Trasposizioni sul grande schermo
  • 6 - Tecniche di produzione: la birra
  • 6.1 - Processo produttivo
  • 6.2 - Tipi di fermentazione
  • 6.3 - Classificazione
  • 6.3.1 - Ale
  • 6.3.2 - Lager
  • 6.3.3 - Lambic

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  • 7 - Diritto: il marchio
  • 7.1 - La Proprietà intellettuale
  • 7.2 - Codice della Proprietà industriale
  • 7.3 - Il marchio
  • 7.3.1 - Requisiti per la tutela
  • 7.3.2 - Tipologie di marchi
  • 7.4 - Diritto d’autore
  • 8 - Ecologia: malattie dell’orzo
  • 8.1 - Nanismo giallo: Virosi
  • 8.2 - Mal di piede: Fungina

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Introduzione

Ovvero: perché scegliere l’universo de “Il Signore degli Anelli” come tema principale in una tesina di maturità?

I motivi di questa mia scelta sono molteplici e più o meno variegati.

Inizialmente lo scelsi per un puro guadagno personale; quando decisi l’argomento pensai: “Non ho ancora letto il Signore degli Anelli nonostante mi appassioni molto l’argomento e tutto quello che gli gira attorno. Ho visto molte volte i film della trilogia di Peter Jackson e mi sono sempre piaciuti, non solo per la componente puramente tolkeniana, ma anche per i magnifici paesaggi che Jackson è riuscito a catturare nella lontana Nuova Zelanda, per le straordinarie musiche create appositamente da Howard Shore che aggiunsero la perfetta musicalità alle opere di Jackson, per la bellissima interpretazione degli attori che fecero prendere vita alla miriade di personaggi di Tolkien, per gli effetti speciali che fecero camminare alberi enormi e che fecero prendere forma a Gollum come un vero personaggio e infine per tutta quella magia che tutta la troupe di Jackson riuscì ad infondere in quei film che riescono a far provare allo spettatore un’infinità di emozioni durante la visione.

Quindi, dato che mi sono così tanto piaciuti i film, perché non leggere il libro, che sicuramente mi piacerà, usandolo come scusa per creare una tesina?”

E così è successo!

Mi sono immerso nell’universo del Signore degli Anelli assaporandone pian piano tutti i particolari che Tolkien ha voluto inserirci, dalle magnifiche città e ambientazioni che ha creato con la propria fantasia, alle tradizioni e usanze di tutti i popoli abitanti della Terra di Mezzo; dai riferimenti religiosi e filosofici alla storia di ogni singolo personaggio, che rendono l’universo creato da Tolkien un vero e proprio mondo dove è possibile lasciarsi affascinare continuamente e per molto tempo.

È grazie a queste motivazioni che ho tenuto l’opzione di fare la tesina su “Il Signore degli Anelli”, nonostante io mi renda perfettamente conto che questa scelta non combacia perfettamente con gli argomenti di una scuola ad indirizzo agrario. Ho voluto però ampliare questa “politica” della scuola agraria ed integrarla con un libro che presenta infinite chiavi di lettura e che sa fare riferimenti a qualsiasi argomento rendendosi malleabile ad ogni discussione ed argomentazione.

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Il Signore degli Anelli: trama

Bilbo Baggins, Hobbit abitante di Hobbiville della Contea, decide di festeggiare i suoi 111 anni con una sontuosa festa, alla quale invita tutte le famiglie Hobbit vicine e non. A questa festa partecipa anche suo nipote Frodo Baggins, il quale riceverà, finiti i festeggiamenti, un misterioso anello, donatogli proprio da suo zio. Quest’ultimo partirà poi senza dare più notizie di sé ad anima viva.

Anni dopo, Frodo è raggiunto da Gandalf, vecchio Stregone amico sia di Frodo che di Bilbo, che, durante una visita inaspettata, gli dice di allontanarsi il prima possibile dalla Contea per un motivo non precisato.

Frodo, accompagnato da tre suoi fidati amici, Sam, Pipino e Merry, si dirige verso Brea, piccolo borgo ad occidente rispetto alla loro terra natale. Qui incontrano Grampasso, il cui vero nome è Aragorn: egli è un Ramingo, mandato da Gandalf per guidare i quattro Hobbit fino a Gran Burrone, dimora di Elrond, il più importante tra gli elfi della Terra di Mezzo.

Arrivati a destinazione, i giovani Hobbit ritrovano sia Bilbo che lo stregone Gandalf. Qui avviene il Consiglio di Elrond: una riunione dove si istituisce la Compagnia dell’Anello. Essa è formata dagli Hobbit Frodo, Sam, Pipino e Merry, dagli Uomini Aragorn e Boromir, dall’Elfo Legolas, dal Nano Gimli e ultimo lo Stregone Gandalf. Tale compagnia ha uno scopo: distruggere l’Unico Anello che Bilbo donò a Frodo. Esso fu creato dall’Oscuro Signore Sauron; quest’oggetto possiede infatti particolari poteri che si amplificano in base a chi lo indossa.

Toccherà a Frodo distruggere l’Unico Anello nel Monte Fato, e porre così fine alle guerre tra Sauron e i Popoli liberi della Terra di Mezzo. Ma Frodo è restio al suo compito di Portatore dell’Anello, poiché egli è solo un piccolo Hobbit, e si chiede perché non potrebbero affidare questo compito a persone più adatte e coraggiose, come Gandalf o Elrond.

Spaventato e sconsolato si allontana da Gran Burrone con la Compagnia che lo guiderà e proteggerà.

La Compagnia si spinge a Sud fino alle Miniere di Moria con l’intento di attraversare la catena montuosa delle Montagne Nebbiose. Qui lo Stregone Gandalf cade in un buio baratro mentre protegge la Compagnia da un Balrog: un essere dalle fattezze demoniache rimasto intrappolato nelle profondità delle Miniere di Moria da lunghissimo tempo.

Gli altri componenti sono però costretti ad andare avanti nonostante la perdita di un loro compagno, e, dopo aver fatto tappa nella foresta di Lórien, ove Galadriel, una degli Elfi più importanti, dona a ciascun membro della compagnia un dono, si dirigono a Sud seguendo l’Anduin, chiamato anche “il Grande Fiume”.

Qui arrivano alle Cascate di Rauros, dove vengono attaccati da un gruppo di Uruk-hai, una particolare razza di Orchi.

La Compagnia dunque è costretta a dividersi: Frodo e Sam partono verso da soli verso Mordor; Aragorn, Legolas e Gimli si dirigono a Ovest alla ricerca di Pipino e Merry, rapiti dal gruppo di Uruk-hai, mentre Boromir perde la vita nel tentativo di proteggere la Compagnia.

Nel frattempo Saruman, il più potente tra le fila dell’ordine degli Stregoni, corrotto da Sauron, si prepara a dichiarare guerra al popolo di Rohan. Egli dimora a Isengard, territorio circondato da foreste, principalmente

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dalla foresta di Fangorn: immensa foresta dove finiranno poi Pipino e Merry dopo essere scappati dagli Uruk-hai. Saruman, dunque, decide di disboscare e radere al suolo tutte le foreste vicine per armare il suo enorme esercito formato da Uruk-hai e Orchi. Questi ultimi sono visti come carne da macello dallo Stregone, e vengono trattati come semplici soldati da usare solo nel momento del bisogno. Gli Uruk-hai sono invece messi al comando da Saruman, con lo scopo di controllare e guidare l’enorme esercito di Orchi.

L’inizio della guerra ha dunque luogo: le truppe di Saruman attaccano i Rohirrim nel Fosso di Helm ed essi resistono a fatica, finché non arriva in loro soccorso Gandalf con rinforzi.

Gli Uruk-hai sono costretti a fuggire, ma vengono completamente annientati dagli Ent, giganteschi alberi con fattezze umane, giunti per sconfiggere Saruman.

Gandalf decide quindi di andare a Minas Tirith, la fortezza che impedisce a Sauron di espandere il suo potere a Ovest, e combattere l’ultima grande battaglia che deciderà il destino della Terra di Mezzo.

La battaglia ha inizio: dapprima il popolo di Minas Tirith ha la peggio, ma le sorti cambiano quando giunge Aragorn, con l’esercito dei Morti, antichi soldati che, per aver infranto un giuramento fatto, non possono trovare pace. La battaglia è dunque vinta, ma il potere di Sauron è ancora grande; infatti l’Anello non è ancora distrutto.

I capitani di Minas Tirith decidono allora di usare un piccolo drappello di uomini come diversivo per permettere a Frodo di distruggere l’agognato Anello nel Monte Fato.

Frodo e Sam, dopo aver incontrato Gollum – un essere ormai sottomesso dal potere dell’Anello che prima gli apparteneva che li aiuta a giungere a Mordor –, finalmente arrivano sui pendii del vulcano dove l’Anello può essere distrutto. Ma Frodo ha un ultimo ripensamento: egli decide di tenere l’Anello solo per sé e lo indossa, rivelando la sua posizione a Sauron. Gollum però cerca di sottrarglielo e cade rovinosamente nel vulcano insieme all’Anello ch’egli ha tanto cercato per anni, ponendo fine all’esistenza di Sauron.

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2. Italiano

La figura dell’antieroe ne “Il Signore degli Anelli” di Tolkien e ne “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello

2.1 - L’antieroe ne “Il Signore degli Anelli”

Frodo Baggins è uno Hobbit nato e cresciuto nella Contea, il cui unico problema è il mantenimento della casa lasciatagli in eredità dallo zio Bilbo.

Basso di statura, timido, impacciato, senza alcun vero pregio se non quello della fedeltà e dell’amicizia, viene investito di un ruolo fondamentale nello svolgimento degli eventi futuri della Terra di Mezzo.

Egli infatti è incaricato di portare l’Unico Anello, oggetto magico che amplifica i poteri del portatore, direttamente nella terra del suo creatore, per distruggerlo e porre così fine alle guerre che continuano a susseguirsi in quegli anni.

Vicino al fallimento svariate volte, porterà infine a termine il suo compito grazie soprattutto ai membri della Compagnia, che gli salveranno la vita in più occasioni, sostenendolo e aiutandolo nei momenti più tragici, come Aragorn che lo medica dopo essere stato ferito dai Nazgûl, o Sam che sacrifica sonno e cibo per aiutare il suo Padrone mentre viaggiano a Sud accompagnati da Gollum.

Per le sue peculiarità somatiche e caratteriali è possibile classificare Frodo tra i personaggi letterari cui si attribuisce l’etichetta di “antieroe”, categoria già presente a tratti nella letteratura ottocentesca che troverà pieno sviluppo in alcuni dei maggiori romanzi del Novecento, tra i quali in particolare “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello.

2.2 – Storia della figura dell’antieroe

L’origine dell’antieroe è riconducibile a due grandi tragediografi del mondo classico: Apollonio Rodio e Sofocle.

Il primo nel poema epico “Le Argonautiche” crea un personaggio, Giasone, che parte per una spedizione riguardo alla quale è dubbioso ed incerto, poiché non ne afferra la vera utilità ed è continuamente demotivato. Quindi il personaggio vive una sorta di crisi dei valori e delle virtù tradizionalmente presenti nella figura dell’eroe.

Sofocle introduce l’antieroe nella sua tragedia “Edipo re”. Edipo, difatti, si macchia di crimini quali parricidio ed incesto, compiuti sì incolpevolmente, ma a causa dei quali svilupperà poi enormi sensi di colpa. Questi concetti verranno in seguito ripresi da Freud, che li utilizzerà per sviluppare le sue teorie per la psicanalisi.

Il vero prototipo di antieroe è comunemente riconosciuto nel protagonista del Don Chisciotte di Cervantes: egli infatti è visto come una caricatura dei valorosi cavalieri che combattono contro interi eserciti o mostri raccapriccianti, mentre in realtà combatte solo contro greggi di pecore e mulini a vento, identificati rispettivamente come eserciti e mostri.

Il libro è una parodia delle imprese eroiche tipiche dei grandi personaggi storici e non, e Don Chisciotte è il simbolo di un “eroe” che viene deriso e sconfitto dalla realtà, anche se acquisisce la simpatia del lettore che riesce ad immedesimarsi in questa figura.

Questi personaggi sono gli antesignani dell’antieroe contemporaneo, la cui definizione è già presente nel romanzo “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij, dove il protagonista viene definito “un mascalzone, il più abietto, il più ridicolo, il più dappoco, il più stupido, il più invidioso di tutti i vermi della terra” dallo stesso protagonista-narratore.

Questa descrizione rappresenta ed incarna perfettamente la crisi dell’uomo moderno e il suo conflitto con la realtà che lo circonda.

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L’autore, in questo romanzo, indaga e scruta il proprio io; nella prima parte del romanzo egli discute e mette in dubbio molte tesi collegate all’Illuminismo, quali la verità della scienza e la fede nella ragione, a cui contrappone le forze oscure e dannate che risiedono inconsapevolmente nell’inconscio di ognuno; nella seconda parte il protagonista amplia le sensazioni precedenti, rivelando il proprio lato più tenebroso e sadico, che non sa, o non vuole, trovare la luce in quello che lo circonda.

Prigioniero di se stesso, egli non chiede nulla più che restare nel suo sottosuolo: “Le mie riflessioni sono serie, ma se non volete prestarmi la vostra attenzione, non sarò io a pregarvi. Io ho il sottosuolo”.

La prima metà del ‘900 vede la continua chiamata in causa del protagonista antieroe:

  • Ne “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, ad esempio, il protagonista Zeno Cosini non prova né dolore né rimpianto: di fronte allo scorrere della propria vita in forma di ricordo, egli rimane indifferente, incapace di scrollarsi di dosso quella pigrizia mentale e sentimentale che è la caratteristica principale della sua inettitudine;
  • Lo Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle combatte sì i cattivi, ma solo per il proprio gusto personale, per gratificare il proprio ego e dimostrare la sua intelligenza a tutti, e non per il bene comune;
  • Nell’“Ulisse”, James Joyce delinea un personaggio che non fa nulla di particolare e speciale, dalla personalità piatta, pieno di insicurezze, incapace di essere utile alla società.

Le proteste collettive della controcultura degli anni Sessanta videro gradualmente eclissarsi dalla narrativa la figura dell’antieroe, figura tuttavia ripresa da altre forme d’arte differenti dalla letteratura; eccone alcuni esempi:

  • Nel cinema: in “Taxi driver” di Martin Scorsese con Robert de Niro o in “Pulp fiction” di Quentin Tarantino con il personaggio di Jules Winnfield;
  • Nel fumetto: in Devilman, di Go Nagai, pilastro importante per la cultura manga che si svilupperà negli anni successivi alla sua pubblicazione; in Batman, in particolare nella versione ideata da Frank Miller negli anni ‘80, dove compare un supereroe più crudele, cinico e sanguinario;
  • In televisione, ad esempio in “Breaking bad”, con il geniale personaggio di Walter White/Heisenberg, e con Tony Soprano nella serie tv culto “The Sopranos”.

2.3 - L’antieroe, protagonista de “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello

È lo stesso Mattia Pascal a definire se stesso un inetto senza qualità.

Infatti il protagonista, distaccandosi in questo completamente dai personaggi tipici di Settecento e Ottocento, non riesce a combattere le avversità che il destino gli oppone, venendone completamente travolto.

La formazione personale che egli riceve è quasi nulla, e per colpa di tale formazione è diventato incapace di elaborare valori e modelli di vita stabile, vivendo continuamente la propria vita come una sconfitta, impotente davanti ad essa, poiché, appunto, gli manca una base su cui costruirsi una vita serena.

Nel momento in cui egli decide di diventare Adriano Meis si lancia in un’avventura finalizzata proprio alla ricerca di una personalità, di una identità e in definitiva di una vita mai appartenutagli.

Trasformatosi da semplice contadino a viaggiatore benestante, egli riesce a vedere chiaramente i meccanismi di una società borghese che inizialmente lo attira, ma che poi si rivelerà null’altro che una trappola sociale all’interno della quale egli non riesce ad emergere, a distinguersi e a realizzare la sua nuova personalità: subirà dunque l’ennesima sconfitta, in quanto sarà costretto a tornare allo stadio di partenza, però ulteriormente danneggiato.

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Egli infatti, pur essendosi liberato della sua identità originaria, è tuttavia costretto ad uno stato di “identità sospesa” che non ha alcuna possibilità di concretizzarsi; è lo stesso protagonista ad ammetterlo, alla fine del romanzo: “Io non saprei proprio dire ch’io mi sia!”

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Sintesi
  • Italiano - La figura dell'antieroe ne "Il Signore degli Anelli" di Tolkien e ne "Il fu Mattia Pascal" di Luigi Pirandello
  • Storia - Somiglianze ideologiche tra Hitler e Saruman
  • Economia - Bilancio economico della "Terra di Mezzo"
  • Inglese - Tolkien: l'autore e le opere
  • Tecniche di produzione - La birra
  • Diritto - Il marchio
  • Ecologia - Le malattie dell'orzo
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