Seminario "Il Signore degli Anelli" – Intervento a cura di Fabio Tarzia
Suddivisione dell'intervento
Il prof. Tarzia ha suddiviso il suo intervento su "Il Signore degli Anelli" in cinque parti: le prime tre riguardano l’ideologia alla base dell’opera e le sue interpretazioni a sfondo politico, religioso e storico; le ultime due osservano l’opera da un punto di vista mediale, parlando della metafora mediologica inscritta nella struttura, nei personaggi e nei fatti della storia raccontata e della sua rimediazione attraverso i tre film di Peter Jackson risalenti ai primi anni 2000.
Intercettare il ribellismo culturale
L'opera più famosa di Tolkien è sempre stata capace di intercettare in qualche modo il ribellismo di certe zone culturali "non illuminate", nonostante in realtà fosse stata concepita per un pubblico di nicchia (gli amici accademici dello scrittore). In particolare in Italia viene assunta come testo di riferimento della destra eversiva quando, verso il ’68, nelle generazioni più giovani si inizia a manifestare il desiderio di trovare un tipo di immaginario diverso da quello collegato al mondo classico della destra più tradizionale. Le nuove generazioni, infatti, cercano una nuova galassia culturale, svecchiata, da schierare nella lotta contro la modernità della globalizzazione e della massificazione portatrici di ibridazione delle identità, a scapito delle identità forti che gli attivisti di destra sono soliti assurgere a baluardo dei loro ideali.
Nuovi tipi di eroi
"Il Signore degli Anelli" propone dei nuovi tipi di eroi, che non sono senza macchia e senza paura, ma sono più vicini ai tipi umani a cui gli esponenti di destra si rifanno dopo la sconfitta politica del loro partito a partire dal secondo dopoguerra (il popolo hobbit è ben distante da qualsivoglia popolo guerriero, la specie degli uomini non riesce a prendere facilmente posizione e cede facilmente al fascino dell’anello). Inoltre, i personaggi di Tolkien costituiscono dei tipi particolarmente cattolici in questo senso, in quanto non sono dei predestinati ma, come il cattolico, conducono una lotta quotidiana contro il male rischiando di perdere in qualsiasi istante.
Concezione religiosa dell'opera
A questo proposito, "Il Signore degli Anelli" è stato concepito da Tolkien, per sua stessa affermazione, proprio come un testo religioso cattolico, teso al rifiuto dell’idea di apertura e rinnovamento proposta all’epoca dal papa Giovanni XXIII durante il Concilio Vaticano II, sulla spinta dell’incombente massificazione e conseguente omologazione del mondo. Una parte della chiesa è infatti contraria a questa modernizzazione e l’opera di Tolkien si propone come un testo vicino a una visione del mondo manichea, in cui la distinzione luce/tenebra, spazio chiuso/spazio aperto, bene/male impera, in cui il contatto con la diversità è rifiutato (non a caso l’ibridazione massima è rappresentata da Tolkien tramite le figure degli orchi), in cui la luce di Dio è soprattutto interiore, in quanto lo spazio aperto esterno è un luogo pericoloso abitato dal nemico.
Risonanza con l'esperienza di Tolkien
In questa interpretazione risuonano inoltre gli echi dell’esperienza di Tolkien nelle trincee della Prima guerra mondiale, in cui il luogo pericoloso per eccellenza è la terra di nessuno a metà strada tra i fronti nemici.
Conclusione
A differenza di quanto affermato dall’autore stesso, infatti, "Il Signore degli Anelli" è un’opera scritta nel corso di dieci anni (tra gli anni Trenta e Quaranta), nonostante la pubblicazione...