Estratto del documento

Le rivoluzioni industriali

Dinamiche ed effetti delle tre Rivoluzioni Industriali

Elisa Cattin 5G Mercurio

Polotecnico Adria

Indice

1. Storia

1.1 La Rivoluzione Industriale inglese

1.2 La Seconda Rivoluzione Industriale

2. Italiano

2.1 Romanzo Realista

2.2 Charles Dickens – Oliver Twist

3. Inglese

3.1 Great Exhibition

4. Diritto

4.1 Statuto dei Lavoratori

4.2 Articolo 18 dello Statuto

4.3 Legge Biagi

5. Economia

5.1 Sistema Ford-tayloristico

6. Informatica

6.1 La “Terza” Rivoluzione (rivoluzione tecnologica)

7. Bibliografia e Sitografia

Storia

La Rivoluzione Industriale inglese

Il processo di innovazione che investì l’Inghilterra alla fine del ‘700 fu chiamato dagli storici rivoluzione industriale non perché fu un processo improvviso, ma perché portò in pochi anni ad un cambiamento radicale e profondo dal punto di vista economico e sociale e che segnò in modo determinante la storia europea e mondiale.

Inghilterra, 1750-1850; il prodotto nazionale della Gran Bretagna aumentò di sette volte, quello pro capite raddoppiò, la popolazione aumentò del 60% e le importazioni aumentarono di dieci volte, le esportazioni di quattordici.

Il decollo industriale inglese non ebbe un’unica causa ma risultò il frutto di diverse condizioni:

  • Disponibilità di capitale da investire
  • Abbondanza di materie prime e fonti energetiche
  • Moderne infrastrutture e vie di comunicazione
  • Manodopera a basso costo
  • Clima sociale e politico aperto all’innovazione
  • Rivoluzione agricola: dissoluzione dei vincoli feudali, privatizzazione delle terre (recinzioni) con manodopera salariata
  • Affermazione dell’azienda capitalista

Il commercio internazionale giocò un ruolo primario nel decollo inglese. Con l’aumento demografico crebbe anche la domanda interna ed estera. Nella seconda metà del ‘700 l’Inghilterra fece grandi passi con la dotazione di infrastrutture e la costruzione di una fitta rete di strade (a pedaggio) collegando miniere, fabbriche e mercati anche lontani.

Anche l’innovazione tecnologica fu fondamentale nel processo di industrializzazione, tanto che si possono distinguere tre fasi principali:

  • Prima fase: 1760-90, meccanizzazione della filatura e nuovi metodi in siderurgia
  • Seconda fase: 1790-1830, tessitura meccanica e macchina a vapore
  • Terza fase: 1830-50, utilizzo della ferrovia

Nel 1775 James Watt brevettò una macchina a vapore che risolse il problema dell’estrazione di carbone e fornì all’industria una forza motrice più potente, costante e flessibile di quella umana. Successivamente, nel 1814 Stephenson costruì la prima locomotiva che diventò nel 1830 una rete ferroviaria che contava quasi 10000 miglia e che riduceva i tempi e i costi di trasporto e stimolò la domanda interna.

Cronologia della Rivoluzione Industriale

  • 1712, macchina a vapore di Newcomen per il pompaggio dell’acqua
  • 1738, brevetto per il filatoio meccanico di Lewis Paul e John Wyatt
  • 1759, canale per il trasporto del carbone
  • 1769, filatoio idraulico di Arkwright
  • 1775, macchina a vapore di Watt
  • 1814, prototipo della locomotiva di Stephenson
  • 1830, inaugurazione della linea ferroviaria Liverpool-Manchester

Dall’Inghilterra l’industrializzazione si diffuse in tutta l’Europa, ma non fu tuttavia uniforme né dal punto di vista cronologico né geografico, né di modelli di sviluppo.

  • 1830-60, Francia e Germania mantennero anche un’identità contadina e rurale mentre il Belgio era più simile all’Inghilterra
  • Fine ‘800, Russia
  • Inizio ‘900, Italia

Un altro aspetto importante fu che con il processo di urbanizzazione, l’abbandono delle terre e l’aumento demografico accompagnato da un decremento della mortalità per il maggior “benessere”, si affermò per la prima volta un intervento pubblico assistenziale. Lo stato si faceva carico di chi non trovava posti di lavoro nelle fabbriche, un grande cambiamento considerando che nella società preindustriale era la collettività ad occuparsi della popolazione e non c’era nessun intervento pubblico. Nasce quindi con la Rivoluzione Industriale la figura del disoccupato. Questa questione passò sotto una serie di leggi: Poor Laws che vennero approvate tra il 1830 e 1850 e prevedevano ai poveri e agli indigenti, attraverso l’erogazione di un salario minimo. Queste leggi sancivano l’erogazione alle parrocchie che allora avevano una funzione sia amministrativa che religiosa.

Tra il 1850-70 ci fu, inoltre, una vera e propria rivoluzione finanziaria con la diffusione della banca mista che raccoglieva risparmi e li indirizzava agli investimenti e dalle politiche liberoscambiste seguite dai principali governi, che superando il protezionismo favorirono la creazione di un mercato internazionale più ampio.

Le campagne continuarono a svolgere una funzione economica fondamentale ma se in alcune aree europee, le attività agricole erano già organizzate intorno alla grande azienda capitalista, in altre erano ancora diffuse la piccola proprietà e la grande proprietà aristocratica.

Nelle aree evolute, l’aumento della produttività agricola determinò fenomeni di sovrappopolazione, spingendo larghe masse verso impieghi industriali.

Nel corso dell’‘800 ci fu quindi, una vera rivoluzione demografica in cui, per la prima volta, la popolazione e le risorse crebbero congiuntamente. Il tasso di natalità elevato e il decremento della mortalità indicavano miglioramenti igienico-sanitari e alimentari. Ci furono consistenti flussi migratori verso le città.

Il simbolo della nuova società industriale divenne la grande metropoli, cresciuta a dismisura intorno alle fabbriche e ai quartieri operai in cui si ammassava il proletariato industriale.

L’industrializzazione diede vita a una società più stratificata. La borghesia capitalista era la forza trainante del nuovo mondo industriale e il proletariato operaio forniva la forza-lavoro in cambio del salario. Tuttavia questi ceti diversificati, erano composti da individui differenti sia per condizione, reddito e aspirazioni.

Nonostante i vari aspetti positivi della rivoluzione, le condizioni di sfruttamento, miseria e insicurezza, in cui versava il proletariato misero in luce l’esistenza di una vera e propria questione sociale. Alle classi dirigenti si pose un problema nuovo: evitare che il malcontento e la disperazione sfociassero in rivoluzione sociale.

Il primo germe di protesta operaia fu gettato dal luddismo, un movimento di lotta violenta contro l’introduzione delle macchine industriali. I luddisti erano artigiani e lavoratori, prevalentemente tessili che attribuivano all’industrializzazione le cause del proprio immiserimento.

Inoltre già negli anni 30 dell‘800 iniziarono a nascere in Inghilterra, le prime società di mutuo soccorso, ovvero gli operai creavano casse comuni per acquistare beni e migliorare le condizioni di vita. Nacquero anche i primi sindacati di mestiere, associazioni che lottano per il riconoscimento di alcuni diritti dei lavoratori.

La lotta organizzata degli operai, costituiva una novità storica rispetto alle tradizionali esplosioni di protesta contadina.

L’industrializzazione e le sue conseguenze stimolarono gli economisti a riflettere sulla nuova società e sulle sue contraddizioni. Due economisti avevano esposto la loro opinione sulla questione tra assistenza pubblica e mercato.

  • Mill pensava che le Poor Laws favorissero la disoccupazione, perché la gente che non trovava lavoro aveva garantito il salario minimo e quindi, questo non li incentivava alla ricerca
  • Ricardo sosteneva che la legislazione sociale era una garanzia per lo sviluppo industriale inglese perché riduceva il conflitto sociale, poiché la gente che non trovava lavoro non aveva reazioni violente e inoltre era una garanzia maggiore per chi voleva fare l’imprenditore, perché se qualcosa andava male e l’attività falliva, aveva comunque un reddito minimo assicurato.

Le analisi storiche davano ragione a Ricardo poiché con questo reddito minimo, aumentava la capacità di intraprendere della società, che lasciava la terra per tentare di lanciarsi in nuove attività.

La critica della società alimentò la riflessione, anche di molti pensatori del primo socialismo. Per Karl Marx, il principale teorico del socialismo ottocentesco, il motore del progresso storico è l’incessante conflitto fra le classi: come la borghesia ha compiuto una grande missione distruggendo il sistema feudale e sostituendovi il sistema industriale capitalista, così il proletariato abbatterà la società capitalista, abolirà le classi e la proprietà privata, darà vita a una società più giusta ed egualitaria.

La Seconda Rivoluzione Industriale

Nel periodo tra il 1873-96 l’economia europea attraversò una fase di difficoltà, che viene chiamata “grande depressione” perché i ritmi dello sviluppo e il livello dei prezzi videro interrompersi la continua ascesa dei decenni precedenti. Fu in realtà un periodo che alternò fasi di recessione, con altre di ripresa e nel quale maturarono imponenti trasformazioni tecnologiche e organizzative.

L’agricoltura europea conobbe una fase di crisi, determinata dall’afflusso di cereali a minor prezzo provenienti dalla Russia e da paesi extraeuropei (USA, Australia), fenomeno reso possibile grazie all’abbattimento dei costi e dei tempi di trasporto.

Da qui la caduta dei prezzi agricoli, cui le agricolture europee reagirono o elevando barriere protezionistiche o rinnovando i sistemi produttivi. Anche il settore industriale conobbe una fase di difficoltà, legata all’aumento della concorrenza internazionale e all’esaurirsi della spinta economica rappresentata dalle ferrovie.

Inoltre la sovrapproduzione determinò la tendenza al ribasso dei prezzi dei prodotti industriali e dei margini di profitto.

L’industria conobbe in questa fase, una grande trasformazione tecnologica che venne chiamata “seconda rivoluzione industriale” legata all’affermarsi di nuovi settori (acciaio, elettricità, chimica, petrolio), al rinnovamento degli impianti tradizionali e al diffondersi della grande fabbrica.

Nasce in questo periodo il legame tra ricerca scientifica, tecnologia e industria, che avviò un processo di innovazione tuttora presente. Ne furono investiti tutti i campi, ma in particolare quelli dei trasporti e delle telecomunicazioni grazie all’invenzione del telegrafo e poi del telefono, protagonisti del vero e proprio decollo di ciò che noi chiamiamo “globalizzazione”, ovvero l’integrazione a livello planetario di merci, persone e informazioni.

Videro luce anche altre novità in campo culturale:

  • Fotografia
  • Fonografo che permetteva la riproduzione della musica
  • Cinematografo creato dai fratelli Lumière che battezzarono la macchinetta che permetteva di proiettare immagini in movimento

Si sviluppò anche la cosiddetta industria del tempo libero che comprendeva appunto l’insieme delle attività ricreative, turistiche e sportive. Grazie a questo tipo di industria nacque il nuovo mezzo di trasporto rivoluzionario che spopolò a partire dal 1870: la bicicletta.

In questo periodo mutarono anche le strutture organizzative del capitalismo industriale: al capitalismo concorrenziale, costituito da un gran numero di piccole e medie imprese in concorrenza fra loro, subentrò un sistema fondato su grandi imprese o gruppi di imprese capaci di esercitare un controllo molto stretto del mercato e dei prezzi, nacque così il capitalismo monopolistico o oligopolistico. Le ricorrenti fasi di crisi, che misero fuori mercato le imprese meno competitive, e l’alto costo degli investimenti determinarono una forte concentrazione del capitale industriale.

Questo nuovo capitalismo determinò un intreccio fra potere economico e politico: i governi sostennero l’industria nazionale difendendola con misure protezionistiche, alimentandola con commesse pubbliche e conquistando nuovi mercati.

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Sintesi

Collegamenti interdisciplinari

  • Italiano - Oliver Twist di Charles Dickens (argomento che si può portare anche in inglese)
  • Storia - La prima e la seconda Rivoluzione Industriale
  • Informatica - La terza Rivoluzione Industriale (rivoluzione tecnologica)
  • Economia - Taylorismo e catena di montaggio
  • Inglese - Great Exhibition del 1851
  • Diritto - Statuto dei Lavoratori, articolo 18 dello statuto, Legge Biagi e Riforma Fornero
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