I padri hanno molto da fare per riparare al fatto di avere dei figli.
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Friedrich Nietzsche
Analisi del conflitto fra padre e figlio nell’immaginario novecentesco
di Eleonora Nardi
Classe V BSC
A.S. 2012/2013 1
Indice
- 1 Introduzione pag. 4
- 2 Il quadro storico e culturale di riferimento pag. 5
- 2.1 La caduta delle certezze tradizionali
- 3 Analisi rapporto padre-figlio attraverso l’analisi freudiana pag. 7
- 3.1 Il complesso di Edipo
- 3.2 “Il caso del piccolo Hans”
- 4 La figura paterna nella letteratura novecentesca pag. 10
Il conflitto con il padre in:
- 4.1 - Italo Svevo: “La coscienza di Zeno”
- 4.2 - Franz Kafka: “Lettera al padre”
- “La metamorfosi”
- 4.3 - Luigi Pirandello: “Uno, nessuno e centomila”
5 Conclusioni pag. 17 2
1. Introduzione
Si può dire che la spinta al conflitto con l’autorità cui si è sottoposti sia una condizione atavica dell’uomo. Una fase necessaria dello sviluppo dell’individuo in quanto tale, che per questo motivo è difficile da analizzare, proprio perché indipendente da ogni fattore esterno se non il meccanismo della vita stessa. Probabilmente rientra in quell’impulso all’affermazione legato all’istinto alla sopravvivenza che l’essere vivente sente di dover realizzare.
Hegel, nell’elaborazione della fenomenologia dello spirito, teorizza che alla trasformazione della coscienza in autocoscienza segue un processo di acquisizione di consapevolezza che spinge tale figura a desiderare tutto ciò che la circonda e a vedere il mondo stesso come ostacolo per il conseguimento di questi desideri. Questa percezione di ostilità porta la stessa autocoscienza ad affermare la propria volontà attraverso un violento conflitto con le altre autocoscienze, allo scopo di ottenere un riconoscimento. È nel conflitto che Hegel introduce l’incontro con la morte, perché un’autocoscienza può vedersi vincitrice solo al soccombere della sua rivale.
Sembra quindi che, anche se in diverse forme, sia un’idea intrinseca comune quella di dover, ad un certo punto, scegliere l’autocoscienza, l’autorità o l’ostacolo più forte, combattere con esso, e sconfiggerlo per poter semplicemente essere.
Ciò nonostante, quest’analisi vuole evidenziare come, in seguito a determinati cambiamenti storici, sociali, politici ed economici, e sullo sfondo di una nuova epoca, si sia diffusa nell’immaginario generale che una qualsiasi autocoscienza, una qualsiasi autorità o un qualsiasi ostacolo, sia diventato quell’autocoscienza, quell’autorità e quell’ostacolo e cioè: la figura paterna. 3
2. Quadro storico e culturale di riferimento
Il periodo storico che potrebbe essere considerato il fondamento o addirittura la causa del cambiamento e più specificatamente dell’individuazione, qui in analisi, è quella che vede alcune tra le trasformazioni più profonde nella storia della modernità nascere, avere luogo e incidere le proprie conseguenze nella mentalità e nella coscienza degli individui che le vissero: la seconda rivoluzione industriale, il tentativo di una politica democratica di massa nell’età giolittiana, la prima guerra mondiale e il disastroso dopoguerra.
La lunga pace a livello europeo e il crescente benessere generale, che fu tale dalla fine dell’800 fino allo scoppio della prima guerra mondiale, promosse nella speranza comune l’illusione dell’inizio di una stabile situazione di prosperità e serenità che rese ancora più brusco e sconvolgente il risveglio che i conflitti e le crisi portarono e più profonda la delusione che seguì.
La seconda rivoluzione industriale, che trasformò l’Europa tra il 1895 e il primo decennio del 1900, condusse anche l’Italia verso la tanto attesa modernizzazione e pose a confronto, ma più che altro in conflitto, due grandi figure che caratterizzarono la struttura sociale italiana per lungo tempo: il padrone capitalista e l’operaio proletario.
L’espansione dell’industrializzazione favorì la diffusione della razionalizzazione scientifica dell’organizzazione del lavoro, che ridimensionò inevitabilmente quella che prima era l’identità dell’operaio autonomo e possessore del proprio lavoro, in una massa di lavoratori senza alcuna identità professionale sfruttati e ignorati nei loro bisogni.
Di fronte alle ingiustizie sociali che la classe proletaria subiva, l’operaio venne progressivamente investito della responsabilità di rivoluzione dei deboli contro i forti. I fautori di tale nomina non furono soltanto le organizzazioni sindacali, che stavano acquisendo un ruolo sempre più importante nel legittimare la lotta al padrone, ma anche pensatori e filosofi come Marx.
Questo potrebbe essere interpretato non solo come la necessità di cambiamento di molte più categorie sociali di quelle che avevano a che fare con fabbriche e produzione industriale, ma anche come l’estrema convinzione che l’unica possibile via d’uscita fosse una rivoluzione e che questa rivoluzione poteva avere soltanto un nemico: l’autorità economica e politica.
L’esigenza di mutamento che portò a una situazione di grave instabilità sociale trovò apparentemente risposta nella concezione politica di Giolitti, che nel 1903 divenne capo del governo e scelse di affrontare le proteste con una politica di mediazione fra padronato, aristocrazie operaie e dirigenza moderata, senza però riuscire a placare il malcontento generale sul lungo termine.
Contemporaneamente le contraddizioni fra le diverse potenze imperialistiche precipitarono progressivamente fino a giungere, nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, conflitto che si spense definitivamente solo nel 1918, con conseguenze devastanti per tutti i paesi coinvolti.
Il dopoguerra italiano si caratterizzò per una generale inquietudine e turbolenza, causate dall’insoddisfazione sia della classe operaia, che riprese le lotte influenzata dalle vicende della Russia bolscevica, sia della piccola borghesia, vittima di un riambientamento e di una sistemazione lavorativa difficile per i reduci dal fronte.
Le rivendicazioni culminarono nelle lotte violente del proletariato urbano e delle masse contadine, riportando il dopoguerra alla situazione che precedette il conflitto, caratterizzata da un forte malcontento della popolazione e da una consolidata instabilità politica economica e sociale.
Tutti gli eventi storici che caratterizzarono questo periodo ebbero irrimediabilmente un impatto immenso anche sull’organizzazione della cultura e sulla condizione degli intellettuali. 4
Con lo sviluppo della scuola, dell’istruzione e la diminuzione dell’analfabetismo i nuovi canali della cultura, i giornali, i periodici settimanali, il teatro di varietà e il cinema, cominciano a svilupparsi quali moderni mezzi di comunicazione di massa, proponendo, attraverso un processo di massificazione della vita culturale che seguì quello della vita politica, un’omogeneizzazione del pubblico.
Tale fenomeno, se da una parte rese la cultura accessibile a una grande parte della popolazione, dall’altra acuì la distinzione fra cultura di consumo e arte vera, spingendo l’artista verso la ricerca di un’espressione sempre più rivoluzionaria e incomprensibile per le masse comuni e incidendo profondamente soprattutto sull’arte narrativa.
La nascita di una società democratica di massa e la modernizzazione dello stato favorì lo sviluppo di un nuovo ceto intellettuale che, a differenza degli intellettuali ottocenteschi che vivevano di rendita occupandosi solo della loro arte, si trova costretto a mantenersi trasformando la letteratura in una realtà lavorativa.
Il processo di industrializzazione e le caratteristiche di massa acquisite dagli intellettuali determinarono la crisi del ruolo tradizionale ricoperto dall’intellettuale quale poeta-vate della società come sostenuto da Carducci, che venne negato e rifiutato dal nuovo intellettuale moderno.
Tale negazione avvenne però in assenza di un’alternativa accettabile da parte di coloro che volevano ancora considerare la figura del letterato separata dai meccanismi economici che riguardavano le altre merci di consumo.
Questa ribellione verso le tradizionali concezioni cadde così in un senso di smarrimento e perdita che accompagnò l’intellettuale per tutto il Novecento, dando vita a personaggi-modello come quello dell’inetto e dirigendo l’indagine letteraria verso una costante ricerca d’identità e di senso.
2.1 La caduta delle certezze tradizionali
La crisi che caratterizzò la condizione dell’intellettuale novecentesco fu però soprattutto causata da una rivoluzione delle tradizionali concezioni sulla vita e sul mondo, che colpì l’intera indagine dell’uomo sulla realtà e su se stesso e che provocò la caduta di tutte le certezze tradizionali.
Nei primi anni del Novecento si assiste, infatti, a rivoluzioni che furono decisive nella formazione di una nuova concezione della conoscenza e quindi dell’esperienza del mondo.
La prima è da considerarsi quella della comunicazione, che con l’uso delle nuove invenzioni come il telegrafo, il telefono e la radio, permise scambi di informazioni in tempo reale e che, insieme allo sviluppo dell’industria automobilistica e dei mezzi di trasporto accessibili anche alle masse, condizionò fortemente come venivano concretamente vissuti il tempo e lo spazio.
Una seconda è riscontrabile nel campo scientifico con l’elaborazione della teoria della relatività del fisico tedesco Albert Einstein, che pose in crisi la concezione unitaria e oggettiva dell’universo, sostenendo l’impossibilità del raggiungimento di una verità assoluta nell’osservazione dei fenomeni fisici a causa dell’influenza esercitata su di essa dai mezzi utilizzati e dal metodo seguito.
Nella stessa prospettiva Heisenberg formulò il principio di indeterminazione secondo il quale l’osservatore incide sull’esperimento, ponendosi nella schiera di coloro che supportavano la relatività della verità.
Le ricerche che influenzarono maggiormente la letteratura furono però le indagini del medico viennese Sigmund Freud, che diede vita alla psicanalisi e riprese il termine “inconscio” dichiarando la presenza della parte oscura e nascosta della nostra mente, portandone alla luce i meccanismi di funzionamento.
Tali innovazioni comportarono una problematizzazione del concetto di verità e sottolinearono i limiti della ragione umana, alla quale si opposero anche i nuovi pensieri filosofici: Bergson denunciò infatti l’inadeguatezza della ragione e del sapere scientifico come metodo attraverso il quale conoscere le cose del mondo in quanto soltanto una conoscenza di tipo istintuale, denominata da lui “intuitiva”, avrebbe potuto cogliere l’essenza stessa delle cose. 5
Non serve dire che tutti i cambiamenti sopra descritti sovvertirono completamente il tradizionale approccio dell’individuo all’esistenza nella sua interezza, modificando di conseguenza la ricerca intellettuale e la concezione dell’utilità del romanzo, che diventa così ora un mezzo per ricercare una nuova conoscenza e una nuova identità.
3. Analisi rapporto padre-figlio attraverso l’analisi freudiana
Nella sua ricerca riguardo l’attività psichica umana e negli esperimenti terapeutici condotti con i suoi pazienti, Freud giunse a comprendere, attraverso i racconti ottenuti dai malati sui traumi subiti, come l’infanzia svolgesse un ruolo fondamentale nella possibile formazione nell’individuo di psicosi e nevrosi.
L’infanzia è la fase della vita dell’individuo nella quale il soggetto fa la sua prima esperienza del mondo ed entra per la prima volta in contatto con la realtà esterna che ci influenza nel corso di tutta l’esistenza.
Proprio per questo l’individuo è fragile e vulnerabile come non lo sarà mai, ed è a causa di tale condizione che lo studioso assegna a questo periodo una responsabilità di così grande importanza.
Il bambino, infatti, percepisce quello che lo circonda e quello che gli succede senza alcuna conoscenza o saggezza di sorta, assimilando le informazioni attraverso un’interpretazione inconscia e quindi irrazionale.
Questa consapevolezza, unita a quelle riferite alla presenza costante in tutti gli individui della libido come pulsione primaria che ricerca il piacere, conduce Freud all’elaborazione di un sistema di fasi dello sviluppo psicosessuale del bambino.
Nel corso dello sviluppo la libido si concentra in varie zone del corpo dando origine a diversi tipi di organizzazione delle pulsioni. In ognuna di queste fasi cambiano la fonte di piacere, l’obiettivo e l’oggetto delle pulsioni.
Secondo Freud la personalità dell’individuo si forma attraverso l’azione di controllo
Programma di studio
Letteratura
La coscienza di Zeno, Italo Svevo, Lettera al padre e La metamorfosi, Franz Kafka, Uno, nessuno e centomila, Luigi Pirandello.
Psicologia
Il complesso edipico di Sigmund Freud e riferimento a “Il caso clinico del piccolo Hans”.
Storia
Quadro storico generale del 1900.