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Hegel

Hegel è il 3° rappresentante dell’idealismo, vive tra il 1770-1831. Questo periodo è caratterizzato da diversi avvenimenti importanti, soprattutto in Europa; in questo periodo infatti avviene la rivoluzione francese, la dominazione napoleonica, la rivoluzione industriale in Inghilterra ecc., ma soprattutto avviene la coscienza della patria, della nazionalità, da parte dell’uomo.

Hegel nasce a Stoccarda nel 1770 e frequenta il Ginnasio nello stesso paese con indirizzo umanistico, successivamente studia all’università di Teologia a Stifc-titubil e contemporaneamente compie studi di filosofia e conosce e fa amicizia con Schelling e Hölderlin. Kant fu l’autore più studiato insieme a Herder e altri illuminati tedeschi.

Hegel considera la rivoluzione francese come un inizio di una nuova epoca per l’umanità.

Nel 1797, grazie all’amico Hölderlin, si trasferisce a Francoforte dove farà il precettore in una famiglia di commercianti. Proprio a Francoforte scrive diverse opere, tra cui: “Lo spirito del cristianesimo e il suo destino” e “Il frammento di sistema”. Alla morte del padre abbandona il lavoro per conseguire la carriera accademica dell’università, infatti nel 1801 svolge il primo insegnamento dove trova Schelling e da lì continua la sua carriera da scrittore, infatti tra il 1801 e il 1802 scrisse: “Differenze filosofiche tra Fichte e Schelling”, “Il rapporto dello scetticismo con la filosofia”, “Fede e sapere”, “La filosofia della riflessione della soggettività” e “I modi scientifici di trattare il diritto naturale”.

Negli ultimi anni di Jena cambia prospettiva filosofica e svolge una critica serrata a Schelling nell’opera “Fenomenologia dello spirito”, pubblicata nel 1807.

Si trasferisce a Norimberga per poter fare il rettore del ginnasio e fu lì che pubblicò “Scienza della logica”. Solo due anni dopo fu chiamato all’università di Heidelberg dove fu chiamato per il suo prestigio e da qui fu ispirato a scrivere “L’enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio”, libro dedicato agli studenti (1807); è una rappresentazione filosofica a fini didattici del sistema hegeliano, come manuale di filosofia per i suoi studenti.

Gli ultimi anni li trascorre a Berlino dove scrive l’ultima opera “Lineamenti del diritto”, successivamente morì il 14 novembre 1831 di infezione del colera.

Pensiero filosofico

Hegel basa la sua filosofia sul confronto delle vicende storico-politiche e facendo riferimenti agli orientamenti culturali del suo tempo. Egli pensa di poter eliminare le cose in sé al di là del mondo fenomenico.

Nella “Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e Schelling”, Hegel sostiene che l’idealismo è la filosofia che intende superare i dualismi kantiani, cioè il fenomeno e la cosa in sé, tra il pensiero e la realtà. Con Hegel si ha il pensiero più pieno poiché il principio assoluto è l’idea che comprende l’infinito e finito, pensiero e realtà; e questo è il 1° ostacolo che risolve Hegel.

In questo scritto Hegel spiega cosa significa fare filosofia per lui, questo scritto pone un confronto tra il suo pensiero e quello di Schelling e Fichte. Lui prende posizione nei suoi confronti e sostiene che “non si può fare filosofia se non si tiene conto di quanto è stato pensato precedentemente, i contenuti di coloro che ci hanno preceduto condividendoli o non condividendoli; fare filosofia richiede il confronto-scontro con la riflessione di altri filosofi passati e presenti”.

La critica a Fichte

Hegel definisce l’Io puro di Fichte il “falso” o “cattivo-infinito” o “negativo-infinito” e fa l’esempio della semiretta di cui si conosce l’inizio ma non la fine, come l’Io puro, sappiamo dire l’inizio dell’Io ma non la fine.

Quindi Hegel definisce la filosofia di Fichte non vera poiché essa non è una filosofia dell’infinito perché fra Io e Non-Io, il Non-Io è il limite che l’Io si pone, che supera ma sempre ricompare, è questo Io che supera il Non-Io, è solo una forma per realizzare la moralità che è fondata sullo sforzo (Streben).

Quindi Hegel apprezza la dialettica fichtiana ma la considera insufficiente e illusoria perché si svolge in due termini: l’Io come tesi e il Non-Io come antitesi. Il fatto che manchi la sintesi per Hegel è grave, poiché essa rappresenta l’adeguamento della tesi nell’antitesi, come nascita di una realtà nuova e per questo Hegel afferma che la filosofia di Fichte non presenta la coincidenza tra finito e infinito, reale e irreale, che costituisce la sostanza dell’idealismo.

La critica a Schelling

Per quanto riguarda Schelling, Hegel riconosce il merito di aver attribuito l’assoluto come principio originario e di averlo considerato come identità e unità di finito e infinito, ma gli rimprovera di non aver colto tale entità come risultato di un processo da ricostruire nei vari momenti nel proprio sviluppo.

L’assoluto di Schelling risulta “indifferenziato” e lo definisce come “la notte” in cui tutte le vacche sono nere. Fa questo paragone perché Schelling non spiega come avviene il passaggio dall’assoluto alla natura e per Hegel l’assoluto non poteva darsi immediatamente ma si otteneva poco alla volta; proprio da qui nasce la concezione della filosofia come “sapere rigoroso” che ha come compito di giustificare e spiegare tutti i passaggi dalla nozione più semplice a quella immediata, fino al raggiungimento più alto dell’esperienza umana.

Capisaldi del sistema hegeliano

Essi sono 3:

  • La razionalità del reale
  • Il vero e l’intero
  • La dialettica

Razionalità del reale

Hegel afferma che “ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale”. Questa formula rappresenta il cardine fondamentale del suo pensiero; nella prima parte afferma che la razionalità non è pura idealità ma la stessa forma di ciò che esiste, cioè di ciò che è reale, perché la ragione governa il mondo.

Nella seconda parte afferma che la realtà non è una materia caduca, ma la manifestazione di una struttura irrazionale; da ciò si deduce che la realtà coincide tutta con la realizzazione, il dispiegarsi progressivo di un principio razionale, quindi è reale in quanto si attua nella realtà in forme concrete. La ragione non rimane un concetto astratto o un ideale ma è riscontrabile in quanto manifestazione concreta della ragione.

Dunque per Hegel tutto ciò che è ragionevole diventa realtà, attua in forme concrete e afferma che “un ideale razionale prima o poi si realizza e se non accade non è razionale”.

Ma con questa definizione decide di fare una distinzione fra reale ed esistente in modo da non confondersi: egli considera reale solo gli aspetti più profondi e universali dell’esistenza come, ad esempio, sul piano politico non sono reali i sentimenti ma le istituzioni e lo Stato, il reale per Hegel non deve riguardare il singolo individuo ma l’universale rappresentato dalle leggi e dallo Stato. Invece la manifestazione dell’esistenza non sono essenziali e non sono

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