I petali della Costituzione
I petali della Costituzione
Indice
Introduzione
1. La nascita della Costituzione: il contesto storico
……………………………………... pag. 3
2. Dallo Statuto Albertino all’Assemblea Costituente
……………………………………. pag. 5
I petali della Costituzione
3. Sintesi o compromesso?
……………………………………..…. pag. 6
4. Le caratteristiche del testo costituzionale……………………………………. pag. 7
5. Le basi filosofiche della Costituzione
………………………………………. pag. 8
6. I 12 Principi fondamentali: il Preambolo
…………………………………….... pag. 9
7. Conclusioni
…………………………………………………………………..
pag. 13
Bibliografia
Introduzione
[…] Voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito,
la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra,
metterci dentro il senso civico, la coscienza civica […]. Tutti i
nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti
sfociati in questi articoli. […] Dietro a ogni articolo di questa
Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi,
caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di
fame nei campi di concentramento, che hanno dato la vita
perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su
I petali della Costituzione
questa carta.
Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no,
non è una carta morta, questo è un testamento, un
testamento di centomila morti. […]
Sono queste le parole di Piero Calamandrei, che caratterizzano una parte del Discorso
ai giovani studenti milanesi nel 1955, nel quale traspare la paura che la Costituzione
rimanga una carta morta, ferma, priva di vita e quindi di senso. Si intravede, però,
anche la speranza e l’esortazione ai giovani, affinché sappiano leggere nella
Costituzione lo spirito che le ha dato vita e darle gambe ed entusiasmo perché gli
intenti diventino azioni e i buoni propositi diritti reali.
La Costituzione italiana deve essere considerata come un documento vivo, come la
carta d’identità di uno Stato, come l’Italia, la quale difende da sempre inestimabili e
nobili valori, mi riferisco al sentimento patriottico, agli ideali di libertà, di giustizia, di
uguaglianza, di pace e di democrazia.
Molteplici sono i diritti degli uomini difesi dalla nostra Costituzione, dalla quale emerge
chiaramente la tutela della dignità umana e un profondo rispetto per la vita. Ma la
garanzia assoluta non è la Costituzione in sé stessa, bensì l’onestà degli uomini che la
interpretano e la applicano. Avvicinarsi alla Costituzione vuol dire, quindi, avere
consapevolezza che la libertà di ognuno di noi si basa sul rispetto della libertà degli
altri e approfondire la conoscenza dei nostri doveri. È poi importante ricordare l’idea
patriottica della Costituzione, per ribadire l’identità della nazione italiana e la
necessità di mantenere la sua unità.
Non può quindi rimanere un semplice auspicio, un’aspettativa astratta, è in nome dei
principi dettati dalla nostra Costituzione che ogni cittadino deve difendere la
Repubblica Italiana.
1. La nascita della Costituzione: il contesto storico
[…] Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è
nata la Costituzione andate nelle montagne dove caddero i
partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi
dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per
I petali della Costituzione
riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col
pensiero perché lì è nata la Costituzione […].
L’Italia, nel conflitto mondiale, aveva scelto di schierarsi dalla parte degli aggressori e
ne era uscita sconfitta, divisa, distrutta moralmente, prima ancora che
economicamente. La Resistenza ebbe perciò, nello specifico caso italiano, un
particolare significato simbolico: il paese, infatti, si trovava dinanzi al compito di
riscattarsi per ricostruire il proprio futuro e porre su basi nuove la convivenza
all’interno della comunità nazionale. Il fascismo era caduto per una “congiura di
palazzo” a opera del re e delle alte gerarchie del regime, intenzionate a impedire che
l’inevitabile e ormai imminente crollo militare coinvolgesse l’intera classe dirigente.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il paese era diviso in due: una parte, il Regno
del sud, occupata dagli Alleati; l’altra, il centro-nord, occupata dagli ex alleati tedeschi
e retta dal governo mussoliniano della Repubblica sociale, del tutto subalterno alla
volontà di Hitler. A Roma si costituì il Comitato di liberazione nazionale (CLN) con il
compito di organizzare la lotta contro il nazifascismo e di assumere, in prospettiva, la
guida politica del paese. Ne facevano parte diversi partiti, d’ispirazione ideale a volte
antitetica: il Partito liberale, il Partito socialista, la Democrazia cristiana, il Partito
d’Azione, il Partito comunista. Nel centro-sud una vera e propria lotta di liberazione
non ebbe luogo, anche se Napoli si liberò da sola attraverso un’insurrezione popolare
(settembre 1943) e numerosi furono a Roma gli episodi di guerriglia contro i nazisti:
uno di questi, che costò la vita a 32 militari tedeschi, fu seguito dal massacro delle
Fosse Ardeatine, l’uccisione per rappresaglia di 335 italiani. Nonostante l’impegno
della Resistenza romana, la capitale fu liberata dagli Alleati nella loro avanzata verso
nord nel giugno del 1944. Nel centro-nord, invece, si costituirono inizialmente bande
partigiane, formate da militari sbandati dopo l’8 settembre, renitenti alla leva, giovani,
intellettuali, operai, che successivamente si organizzarono in formazioni regolari, sino
a costituire, nella primavera del 1944, un vero e proprio esercito di liberazione
nazionale, il Corpo volontari della libertà. Le formazioni partigiane rispecchiavano
diversi orientamenti politici e ideologici: vi erano quelle comuniste (brigate Garibaldi),
azioniste (brigate Giustizia e Libertà), socialiste (brigate Matteotti), democristiane,
badogliane, indipendenti. Ad accomunarle era l’idea di dover lottare attivamente
contro i nazisti occupanti e i fascisti della Repubblica sociale per liberare il paese.
Nell’aprile 1945, mentre le forze alleate avanzavano nella pianura padana, la
mobilitazione degli operai e il convergere delle brigate partigiane sui grandi centri
urbani accelerarono la disfatta dei tedeschi. Tra il 24 e il 26 aprile 1945 Genova, Torino
e Milano e poi via via tutte le città del nord insorsero e si liberarono: il 25 aprile 1945
è la data ufficiale della liberazione dell’Italia. La guerra di liberazione fu, da parte
del nostro popolo, la riscoperta della dignità dell’uomo.
Intanto la situazione politica in Italia stava cambiando, infatti quando il re Vittorio
Emanuele III abdicò a favore del figlio Umberto, il quale veniva proclamato
I petali della Costituzione
luogotenente del Regno d’Italia, il governo venne affidato ad Ivanoe Bonomi, il quale
formulò il decreto del 25 giugno 1944 secondo il quale tutti i cittadini, a guerra finita,
avrebbero potuto scegliere quale forma istituzionale dare all’Italia con un referendum, e
inoltre avrebbero dovuto eleggere un’assemblea a cui sarebbe spettato il compito di
elaborare una nuova Costituzione. Tale decreto fu considerato un atto rivoluzionario in
quanto, nonostante fosse flessibile, non era possibile interrompere improvvisamente
l’ordinamento costituzionale stabilito dallo Statuto Albertino.
Per identificare il vero e proprio entroterra culturale della nostra Costituzione
dobbiamo approfondire il ruolo ideologico che la Resistenza ha assunto durante gli
ultimi anni della guerra. Come lo stesso Calamandrei affermava, la carta costituzionale
è un testamento, il testamento dei caduti della Resistenza, quel meraviglioso
fenomeno popolare che ha caratterizzato l’azione militare antinazista negli anni finali
della guerra. Il movimento annoverò nelle sue fila migliaia di italiani, uomini, donne,
operai, contadini, professionisti e sacerdoti spinti dalla voglia di salvarsi dalla prigionia
tedesca e ispirati da un forte senso di libertà. La Resistenza nata in guerra come
abnegazione eroica di fronte alla morte, divenne il senso della politica intesa come
dovere di sacrificarsi al bene comune. La Resistenza significò volontà di creare una
società retta sulla collaborazione degli uomini liberi ed uguali. Essa in definitiva non
rappresentò solo un atto di liberazione dallo straniero, ma un impegno costruttivo di
lavorare su una strada aperta per la conquista di una vera democrazia.
[…] Parlavano diverse lingue, avevano la pelle di diverso
colore, avevano ideologie diverse eppure nella libertà e nella
dignità si sentivano fratelli, ed ognuno fu pronto a sacrificarsi
per il fratello.
Storia
Resistenza, Referendum 2 giugno 1946, Costituzione italiana
Filosofia
Giusnaturalismo, Kant, Personalismo