La libertà è non un dono ma una conquista
(Lord Acton)
Potere e libertà
Tesina di maturità A.S. 2012/13 Candidato:
Visciano Giuseppe
Percorso multidisciplinare volto ad evidenziare le forti contraddizioni riscontrabili nella storia dell’umanità tra l’esercizio del potere e la libertà dell’individuo.
Prefazione
Intendo intraprendere il mio percorso multidisciplinare, volto ad analizzare il continuo squilibrio tra l’esercizio del potere e la libertà dell’individuo, partendo dall’analisi di un film, visto qualche anno fa, che mi aveva particolarmente colpito già allora, ma che, alla luce degli studi affrontati quest’anno, mi sembra quanto mai utile ad iniziare il mio discorso.
Il film in questione è “The Truman show”, ossia la storia di un trentenne, Truman Burbank, che ignora di essere l’attore protagonista di uno spettacolo televisivo. Il Truman show è un racconto della sua stessa vita, ripresa in diretta sin dalla nascita, quando, frutto di una gravidanza indesiderata, è adottato da un set televisivo. Da allora tutta la vita di Truman è un’intera, inconsapevole finzione. Lo stesso salotto in cui abita è un gigantesco studio televisivo dove, nella cupola del finto cielo dirige, lo studio il regista Christof, una sorta di un trascendente burattinaio. Tutte le persone con le quali Truman si relaziona sono attori, compresi genitori e moglie, che hanno lo scopo di manipolare secondo le esigenze della pubblicità la sua vita.
Ad un certo punto del film, però, il protagonista comincia ad avvertire un senso di estraniazione e il desiderio di uscire da una vita, che avverte come non propria. Questa voglia di fuga, tenuta a bada con sempre maggiore difficoltà dagli sceneggiatori, anche a causa di alcuni inconvenienti tecnici, come la caduta di un faro di proiezione dal cielo e di alcune gaffe delle comparse trasformò i sospetti in certezza. Alla fine del film Truman non cederà alla tentazione del regista Christof, che gli parlerà direttamente dal cielo, di rimanere in questo falso Zolen e preferirà la vita reale e la propria libertà.
Questo film mi ha così tanto colpito, innanzitutto una lucida e amara visione, profetica per il periodo in cui è stato scritto, del potere incontrollato che oggi ha la televisione e i reality show e della loro invadenza crescente nella sfera privata ed intima degli individui.
Come non pensare al grande fratello, emblematico titolo per un reality, all’isola dei famosi o a tutti gli altri reality che in questi anni hanno riempito i palinsesti televisivi.
“The Truman show” è anche rivelatore del potere che la pubblicità ha sulle nostre vite condizionando, come nel film, scelte e preferenze. Ma l’aspetto più interessante di questo film è sicuramente il fatto che, dietro l’apparente di una commedia vivace e originale, presenta in realtà l’intreccio di numerosi e complessi temi culturali ed elementi antropologici: l’essere umano nasce libero ed è sempre in costante ricerca di libertà e verità, desideroso di poter essere artefice del proprio destino, anche a costo di superare le proprie paure, così come farà Truman nel film, quando supererà la paura dell’acqua e sfiderà il finto oceano in cerca di libertà. Dunque il finale offre un riscatto liberatorio, come se un individuo, per quanto lo si possa ingabbiare non può essere imprigionato ad oltranza.
Inglese: Orwell, 1984
Ripercorrendo il mio corso di studi di quest’anno, la figura di Christof non può che farmi venire in mente l’occhio onnipresente del Grande Fratello orwelliano, che, come Christof, controlla le vite altrui per soddisfare la propria voglia di potere. George Orwell, immaginando come sarebbe stato il mondo futuro, fece nel 1948 una forte critica ai regimi totalitari del ‘900 che hanno oppresso la libertà individuale attraverso la sua più famosa opera “1984”, un romanzo profetico e visionario: il mondo è diviso in due iperstati in guerra tra loro.
Plot
The novel describes a future England, a vast totalitarian system including North America, South Africa and Australia. The country is ruled by the Party, which is led by a figure called Big Brother.
The work is divided into three parts: part One the introduces the main character; Winston Smith in the oppressive world; Part two in which is described his love for Julia;
Part three deals with Winston’s imprisonment and torture by the Police.
Orwell combined various genres and styles in an original way, blending documentary realism and an acute eye for detail with parody and satire.
He presents a frightening picture of the future as being under constant control of Big Brother. There is on privacy because there are monitors, called telescreens watching every step people take. The party has absolute control of the press, communication and propaganda; language, history and thought are controlled in the interests of the state thought are controlled in the interests of the state through the gradual introduction of NewSpeak, the official language. Any form of rebellion against the rules is punished with prison, torture and liquidation. The novel does not offer consolation but reveals the author’s acute sense of history and his sympathy with the millions of people persecuted and murdered in the name of the totalitarian ideologies oh the 20 century.
In Oceania, dove vive il protagonista, la società è governata dal partito del Socing e dal Grande Fratello che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la polizia del desiderio che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, tranne pensare se non secondo il Socing, tranne amare se non per riprodursi, tranne divertirsi se non con i programmi del Socing. Dal loro rifugio “l’ultimo uomo in Europa” e la sua compagna lottano per conservare un granello di libertà. Quando Orwell scrisse questo che sarà il suo ultimo romanzo, aveva già constatato i limiti dei sistemi autocratici e i pericoli di quel totalitarismo che sarà il vero obbiettivo di tutta la sua critica. Egli arriverà alla consapevolezza che il socialismo non sa più di rivoluzione, di cacciata di tiranni: sa di stortura e di adorazione della macchia russa. Il socialismo è sfociato nella dittatura, deviano i principi che lo avevano ispirato. Per Orwell, però, sarà fondamentale porre al centro di questo contrasto tra potere e libertà il linguaggio che secondo lui è determinante nel modificare il modo di pensare dell’uomo.
Tant’è vero che nel “1984” il partito elaborerà la “Neolingua” il cui fine non sarà solo quello di fornire un mezzo di espressione per la concezione del mondo e per le abitudini mentali proprie ai seguaci del Socing, ma soprattutto quello di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. La “Neolingua” è legata all’ideologia che deve esprimere, qualsiasi parola in contrasto con i principi del Socing è eresia e come tale va eliminata attraverso un vero terrorismo linguistico. La “Neolingua” porta quindi ad una riduzione del vocabolario e tende ad eliminare parole che esprimono ciò che non esiste più. Sempre grazie alla manipolazione del linguaggio lo Stato riesce a cambiare il corso della storia passata e presente ammettendo verità opposte e facendo accettare qualsiasi menzogna del partito. In questo tipo di società chiunque non la pensi come il partito è una cellula malata e la sua malattia è quella di voler essere un uomo libero. In questo modo qualsiasi atto contrario al partito diviene un atto politico, infatti quando i protagonisti ribelli faranno per la prima volta l’amore il loro sarà un “political act”. Da questo mondo dominato dal potere e che cancella qualsiasi libertà non c’è via d’uscita, non è più possibile, per Orwell, l’utopia. In Orwell vi è l’ammissione della sconfitta di ogni spirito di libertà, di tensione al futuro, vi è la totale identificazione del modello con la realtà.
Latino: Tacito e Seneca e l’idea di libertà
Se il romanzo di Orwell si conclude con una sconfitta e la consapevolezza dell’impossibile conciliazione tra potere e libertà, nel passato, invece, c’è stato chi riteneva non utopistica tale visione. Quando si accinse a comporre le Historiae Tacito riteneva che fosse possibile conciliare libertas, l’impero con la a condizione che il principe fosse adoptio, nominato attraverso l’uso della che permetteva di Principatus Libertas scegliere il migliore. e sono conciliabili idealmente, ma durante la composizione dell’opera, lo storico maturò un nuovo convincimento politico, che lo portava a vedere il principale illuminato come una contraddizione in termini: la libertas garantita dall’imperatore era solo apparente, perché in realtà i cittadini non avevano alcun potere decisionale.
In quest’ottica Ottaviano Augusto appare come una figura piuttosto ambigua che ha creato un regime autoritario pur salvaguardando apparentemente le istituzioni repubblicane. Se nelle Historiae, dunque, è ancora possibile cogliere una parola di speranza, negli Annales si avverte un cupo pessimismo che non lascia via di uscita: principato e liberà non sono più conciliabili in quanto non è possibile trovare un equilibrio fra il rector e l’aristocrazia senatoria; d’altra parte l’impero è una necessità storica, che non lascia spazio ad alternative e porta come inevitabile conseguenza il “precipitare in schiavitù”. Tutta la storia tacitiana è una presa d’atto dell’irrimediabile collisione tra principato e libertà: il difetto non è, né nella struttura, né nella costituzione, ma negli uomini, perché per Tacito la storia è soprattutto individualistica, infatti, sono gli individui, le loro scelte, i meccanismi della loro psiche a regolare gli eventi.
Tacito è convinto che la storia scaturisca dalle pulsioni, dalle sensazioni, dalle ambiguità che dominano la psiche degli imperatori; al di là dell’assurdo e delle contraddizioni della vita e della storia è assente qualunque principio superiore di armonia e di equilibri. Se Seneca era riuscito a comporre alle antinomie dell’esistenza di una provvidenza storica, Tacito invece mostra di credere in una divinità malefica operante nelle vicende storiche e nell’azione cieca e imprevedibile del caso.
L’eroismo di Seneca, l’exitus di tanti uomini illustri, che diedero la morte nell’epoca più oscura della tirannide sono, per Tacito, solo gesti ambiziosi che niente hanno procurato ai fini del recupero della libertà perduta. Ma quella di Tacito è la stessa libertà di cui parlava Seneca? Certamente no, infatti, per lo scrittore la battaglia per la conquista della libertà si poteva combattere solo con l’arma della filosofia, tant’è vero che egli affermava che solo il saggio è libero.
Nelle opere di Seneca non si legge mai l’esaltazione dell’impero, nelle sue tradizioni e glorie militari. La meta da raggiungere è la virtù e che conquista la sapienza sa che “C’è un solo bene, la virtù”. Per conquistare un unico bene, l’uomo è solo e deve conquistarsi la sapienza da sé con sforzo, perché faticosa è la via che mena la libertà.
La libertà può essere posseduta solo da chi abbia l’anima grande, buona, retta e questa può trovarsi tanto in un cavaliere quanto in un liberto o in uno schiavo. Per Seneca sono cancellate tutte le distinzioni sociali, a cominciare dalla divisione degli uomini in liberi e schiavi. Le differenze di nascita dipendono solo dalla fortuna: la gloria dobbiamo conquistarcela noi stessi, faticando e soffrendo, perché non è nostra la gloria dei nostri antenati.
Questo Seneca suggerisce, non per provocare rivoluzioni e sovvertimenti dell’ordine sociale esistente, ma per dimostrare che la società umana deve essere fondata sull’amore e sul rispetto, non sul timore. Primo dovere dell’uomo è di giovare ai suoi simili: “Non può vivere felice colui che guarda solo a sé, che tutto volge alla sua utilità. Vivi per gli altri, se vuoi vivere per te”.
Anche per quanto riguarda l’uso del potere Seneca si rifà agli stessi principi, infatti, nel primo libro del De Clementia egli afferma che le forme di comando sono diverse, ma unico è il sistema di comandare per il principe verso i cittadini, per il padre verso i figli, per il maestro verso i discepoli, per l’ufficiale verso i soldati.
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Sintesi potere e libertà tesina
Intendo realizzare la mia tesina di maturità, volta ad analizzare il continuo squilibrio tra l’esercizio del potere e la libertà dell’individuo, partendo dall’analisi di un film, visto qualche anno fa, che mi aveva particolarmente colpito già allora, ma che, alla luce degli studi affrontati quest’anno, mi sembra quanto mai utile ad iniziare il mio discorso.
Il film in questione è “The Truman Show”, ossia la storia di un trentenne, Truman Burbank, che ignora di essere l’attore protagonista di uno spettacolo televisivo. Il Truman Show è un racconto della sua stessa vita, ripresa in diretta sin dalla nascita, quando, frutto di una gravidanza indesiderata, è adottato da un set televisivo. Da allora tutta la vita di Truman è un’intera, inconsapevole finzione. Lo stesso salotto in cui abita è un gigantesco studio televisivo dove, nella cupola del finto cielo, dirige lo studio il regista Christof, una sorta di trascendente burattinaio. Tutte le persone con le quali Truman si relaziona sono attori, compresi genitori e moglie, che hanno lo scopo di manipolare secondo le esigenze della pubblicità la sua vita. Ad un certo punto del film, però, il protagonista comincia ad avvertire un senso di estraniazione e il desiderio di uscire da una vita, che avverte come non propria. Questa voglia di fuga, tenuta a bada con sempre maggiore difficoltà dagli sceneggiatori, anche a causa di alcuni inconvenienti tecnici, come la caduta di un faro di proiezione dal cielo e di alcune gaffe delle comparse, trasformò i sospetti in certezza. Alla fine del film Truman non cederà alla tentazione del regista Christof, che gli parlerà direttamente dal cielo, di rimanere in questo falso Zolen e preferirà la vita reale e la propria libertà.
Questo film mi ha così tanto colpito: innanzitutto, per una lucida e amara visione, profetica per il periodo in cui è stato scritto, del potere incontrollato che oggi ha la televisione e i reality show e della loro invadenza crescente nella sfera privata ed intima degli individui.
Come non pensare al grande fratello, emblematico titolo per un reality, all’isola dei famosi o a tutti gli altri reality che in questi anni hanno riempito i palinsesti televisivi.
“The Truman Show” è anche rivelatore del potere che la pubblicità ha sulle nostre vite condizionando, come nel film, scelte e preferenze. Ma l’aspetto più interessante di questo film è sicuramente il fatto che, dietro l’apparenza di una commedia vivace e originale, presenta in realtà l’intreccio di numerosi e complessi temi culturali ed elementi antropologici: l’essere umano nasce libero ed è sempre in costante ricerca di libertà e verità, desideroso di poter essere artefice del proprio destino, anche a costo di superare le proprie paure, così come farà Truman nel film, quando supererà la paura dell’acqua e sfiderà il finto oceano in cerca di libertà. Dunque il finale offre un riscatto liberatorio, come se un individuo, per quanto lo si possa ingabbiare, non può essere imprigionato ad oltranza. Inoltre ho svolto la mia tesina, effettuando dei collegamenti interdisciplinari con altre materie scolastiche.
Collegamenti
Potere e libertà tesina
- Inglese: George Orwell, "The Big Brother" (1984).
- Latino: Tacito e Seneca e l'idea di libertà.
- Divina Commedia: La figura di Catone l'Uticense.
- Italiano: La libertà in Alessandro Manzoni.
- Filosofia: Il lavoro in Marx come fonte di liberazione.
- Storia: L'abolizione della libertà e l'abuso di potere dei regimi totalitari.
- Scienze: I satelliti artificiali.
- Fisica: Le onde elettromagnetiche.
- Matematica: I limiti.