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Il futuro dei viaggi spaziali

Esami di Stato 2014

Il futuro dei

Viaggi spaziali

Un’analisi non-tecnica che affronta il tema dei viaggi spaziali da una prospettiva filosofica, storica, artistica e letteraria, e un’analisi tecnica su alcuni dei progetti più promettenti e all’avanguardia del settore.

Michele Marcone

Liceo Scientifico C. Cafiero

Barletta, A.S. 2013/2014

Michele Marcone 1

Il futuro dei viaggi spaziali

Il futuro dei viaggi spaziali

Perché questo argomento?

Ho sempre avuto due grandi passioni nella mia vita: la fisica e il volo. Sulla prima non so dire quando sia nata, anzi forse è nata proprio in seguito alla seconda; per quanto riguarda il volo si tratta di una curiosità che è nata quando all’età di sei anni sono salito per la prima volta a bordo di un aereo. Col tempo è diventata una vera e propria passione e di qui a qualche mese diventerà il mio motivo principale di studio.

Considero quello aerospaziale un settore dell’ingegneria che pone l’uomo a confrontarsi continuamente con i suoi limiti, sia tecnici e sia umani, e come figlio della generazione degli anni ’90 guardo con un po’ di invidia la corsa allo spazio degli anni ‘60-‘70: erano sì gli anni di tensione della guerra fredda ma erano anche gli anni di Jurij Gagarin e Neil Armstrong, eroi dell’umanità.

Oramai noi siamo abituati a pensare che andare nello spazio sia una cosa ordinaria, ma – se ci si pensa – il confine fra il cielo e tutto quello che c’è al di là è il più grande che la mente umana può immaginare. Forse il limite più inviolabile, dopo quello fra la vita e la morte, le vere Colonne d’Ercole della conoscenza umana.

L’ingegnere aeronautico Burt Rutan che nel 2004 ha vinto un premio di 10 milioni di dollari per SpaceShipOne, la prima nave privata ad entrare nello spazio due volte in due settimane, sostiene che “sta iniziando una seconda generazione di assenza di progresso in termini di volo umano nello spazio. Anzi siamo andati indietro” [vedi grafico a pag. 3 di Power Point: il grafico mostra le velocità raggiunte dai velivoli commerciali, militari e di ricerca nel corso degli anni].

In una conferenza per TED, Rutan dice che nella storia dell’aviazione ci fu un periodo fantastico durato quattro anni dove centinaia di aerei furono costruiti, senza dei progetti precostituiti: molti di questi spesso finivano male ma è a partire da questi che l’uomo ha inventato i concetti di base degli aerei che volano oggi.

Tutto questo nel volo spaziale non è mai accaduto: “il primo anno iniziò con il volo di Gagarin nello spazio seguito alcune settimane dopo da Alan Shepherd, ci furono cinque voli spaziali umani il primo anno. Nel 2003 tutti gli astronauti USA che volarono morirono. Ci furono solo 3 o 4 voli in tutto nel 2003. Nel 2004 solo due: due Soyuz Russe per la stazione spaziale internazionale, e io che volai 3 volte nel Mojave col mio piccolo gruppo di due dozzine di persone per portare il totale a cinque: lo stesso totale del 1961. Nessuna crescita, nessuna attività, nulla”.

1: L’ingegnere aeronautico Burt Rutan

Questo è successo perché la corsa allo spazio negli anni ’60 è avvenuta, dice Rutan, “per questioni di prestigio”, è stata cioè una partita di calcio tra i due reparti tecnici più all’avanguardia del mondo, quello sovietico e quello statunitense.

Per cui dopo il 1972, quando la missione Apollo va in pensione, il volo spaziale è rimasto una prerogativa di stato, ma dopo lo sbarco sulla Luna non c’era più nulla di nuovo da scoprire e più nulla da conquistare. 2: La SpaceShipOne

Ma adesso sta per succedere qualcosa di molto interessante. Già da diverso tempo è possibile acquistare in Russia un biglietto per lo spazio. Questo è possibile perché il programma spaziale russo è senza finanziamenti e fa loro piacere avere 20 milioni di dollari in cambio di un posto a sedere in più: è la logica commerciale del turismo spaziale.

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Il futuro dei viaggi spaziali

Parlando dello sviluppo commerciale del volo spaziale umano, secondo Rutan, ci sono circa 1,5 – 1,7 miliardi di investimenti nel volo spaziale privato che non provengono in nessun modo dal governo. Quest’industria sarà certamente remunerativa visto il costo del biglietto, 200.000 dollari da solo vale 10 volte il costo del volo.

Tutto il denaro speso nel progetto privato (riferiti a SpaceShipOne), che verrà usato con un’efficienza 10 – 15 volte maggiore, ciò significa che rapidamente “il progresso nel volo umano, senza contributo pubblico arriverà a cinque volte il budget attuale della NASA per il volo spaziale umano”.

Come Burt Rutan oggi ci sono molti imprenditori e ingegneri i cui progetti oscillano tra la pazzia e il visionario: tra questi Richard Benson, fondatore dell’impero Virgin Group, si è gettato nell’impresa Virgin Galactic acquistando la nave SpaceShipOne e progettando la SpaceShipTwo.

Il progetto prevede di offrire 500 posti all’anno al costo di 200.000 dollari l’uno per raggiungere quote superiori ai 100 km d’altezza e per offrire sei minuti di assenza di peso.

Rivelata recentemente invece è la capsula orbitale da trasporto Dragon V2, realizzata da SpaceX in collaborazione con la NASA. La società, fondata da Elon Musk, inventore della PayPal, è stata la prima a raggiungere privatamente la Stazione Spaziale e promette di essere la prima in un volo spaziale orbitale intorno alla Terra.

Accanto a queste compagnie bisogna citare anche Space Adventures, Blue Origin, EADS Astrium, Armadillo Aerospace, Rocketplane Limited, e il progetto europeo Project Enterprise. Poi ci sono decine di progetti visionari, come alberghi orbitanti, ascensori spaziali, musei e parchi antropologici sulla Luna, colonie di uomini su Marte, navicelle spaziali a vela, navi generazionali e astronavi a propulsione nucleare.

Questo è il futuro dei viaggi spaziali.

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Il futuro dei viaggi spaziali

Quello dei viaggi spaziali è un argomento molto tecnico e specifico ma la mia analisi si allontana dall’ambito scientifico per cercare di rispondere a quesiti che sono strettamente legati a questo tema ma sono in realtà ben più ampi e abbracciano la filosofia, la storia e la letteratura.

La mia analisi dei viaggi spaziali parte quindi da un’analisi non-tecnica su un argomento in realtà molto tecnico, come dichiarò anche Heidegger prima di dedicarsi allo studio dell’essenza della tecnica, per poi concludere in fisica con uno dei progetti più promettenti e più all’avanguardia in questo settore.

Filosofia

Terra: luogo dell’abbandono o del ritorno?

Il lancio del primo Sputnik era sembrato che dovesse rappresentare un vero spartiacque nella vicenda della modernità: il momento in cui gli uomini avevano cominciato a pensare di poter fare a meno del proprio pianeta (Hannah Arendt) o la definitiva affermazione di quel “potenziamento tecnico” dell’esperienza che non assegna più ruoli di primo piano a dio e agli uomini, ma lascia al centro della scena solo il dominio delle macchine (Martin Heidegger).

Nel 1968 l’Apollo 8, con il suo equipaggio, entra per la prima volta nell’orbita lunare: l’obiettivo era di scattare delle foto ravvicinate del nostro satellite per individuare spazi adatti al futuro allunaggio. Si tratta per questo della seconda missione spaziale più importante che precede quella del 20 Luglio 1969: l’Apollo 11.

Al ritorno sul suolo terrestre il comandante Bill Anders commentò così l’impresa: “Abbiamo fatto tutta questa strada per esplorare la Luna e la cosa più importante che abbiamo scoperto è stata la Terra”. Delle 850 immagini scattate a bordo ben 150 ritraevano il nostro pianeta, e tra queste c’è uno degli scatti più belli e famosi dell’intera missione Apollo, conosciuto con il nome di Earthrise.

Il filosofo Husserl aveva esplicitamente ipotizzato che la Luna, al pari di ogni altro corpo celeste, avrebbe potuto trasformarsi in suolo d’esperienza e che nessuna visione globale della sfera terrestre avrebbe mai potuto rendere per noi la Terra un semplice oggetto e farci perdere il suo senso di patria, suolo natale, luogo di provenienza.

Se avvenisse che l’uomo colonizzi la Luna, come poi è successo, secondo Husserl l’umanità non sarebbe stata privata della propria patria ma disporrebbe di “due Terre”, di due suoli”. Ma disporre di due Terre significherebbe disporre di tanti frammenti di “un’unica Terra”, fondata su “una sola umanità”.

Quella che chiamiamo Terra infatti, non è la singolarità di un corpo celeste, ma il terreno unitario e trascendentale che sta a fondamento della nostra comune umanità. Insieme costituiscono “un unico Mondo” per l’unità totale dell’umanità.

Commentando la visione dell’alba terrestre, Bill Anders pronunciò parole che non sarebbero state fuori luogo in un testo di Husserl. Disse che, di fronte a quell’immagine, l’umanità si sarebbe sentita una cosa sola, parte di un unico destino legato al fluttuare nello spazio di un piccolo e coloratissimo pianeta avvolto nel buio.

L’ottimismo di Husserl e Anders viene però tradito dalla stessa parola pace che si trovava scritta su una placca di alluminio agganciata al modulo lunare, definita ironicamente dal filosofo Gunther Anders il “biglietto da visita della stupidità”:

3: Earthrise - l’alba terrestre (Apollo 8, 1968)

Qui uomini del pianeta Terra

Hanno messo piede sulla Luna per la prima volta

Luglio 1969 d.C.

Siamo venuti in pace per tutta l’umanità.

“Con quel biglietto da visita da loro portato sulla Luna gli astronauti si sono comportati come gli americani sono abituati a fare in qualsiasi paese straniero, o almeno in quelli che ricadono sotto la loro influenza: come esseri che si ritengono comprensibili da tutti, il cui linguaggio è il linguaggio di tutti, e che non riescono a farsi capaci del fatto che possano esistere esseri normali che tuttavia non parlano inglese” (Anders 1970).

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Il futuro dei viaggi spaziali

Sullo stesso piano di Husserl, ma in linea opposta e radicale, Martin Heidegger commenta la foto che ritrae per la prima volta in assoluto la Terra accanto alla Luna. Il 12 Settembre 1966, pochi giorni dopo lo scatto della foto, Heidegger riceveva nella sua casa di Friburgo tre redattori del settimanale “Der Spiegel” per un’intervista.

“La tecnica strappa e sradica l’uomo sempre più dalla Terra. Non so se Lei è spaventato, io in ogni caso lo sono stato appena ho visto le fotografie della Terra scattate dalla Luna. Non c’è bisogno della bomba atomica: lo sradicamento dell’uomo è già fatto. Tutto ciò che resta è una questione puramente tecnica. Non è più la Terra quella su cui l’uomo oggi vive”.

Contro una concezione antropologico-strumentale Heidegger dichiara di voler affrontare uno studio sull’essenza non-tecnica della tecnica, la quale per questo si pone come un modo del disvelamento.

Se tra gli antichi greci la tecnica era percepita come pro-duzione, ossia come un rendere manifesto ciò che prima non era tale (per esempio una costruzione, un vaso, una casa), la tecnica moderna invece è vista come pro-vocazione, ovvero come accumulo e impiego di energia sottratta alla natura.

L’energia accumulata assume così la forma di un “fondo”, in cui ogni cosa trova la sua precisa collocazione e cessa di esistere come oggetto ma diviene risorsa, riserva di energia.

Per descrivere l’essenza della tecnica moderna Heidegger usa il termine Gestell, traducibile nel significato di “totalità del porre tecnico”. In quanto modo del disvelamento il Gestell non dipende da una iniziativa umana, anzi lo stesso uomo viene pro-vocato dal Gestell, ovvero ridotto a fondo, perché egli stesso si trova a esistere in quel modo del disvelamento che è il Gestell.

Da qui la diagnosi di Heidegger sui pericoli della tecnica, che non sono tanto pericoli mortali legati all’evoluzione delle macchine, piuttosto sono dei pericoli che possono portare allo smarrimento dell’essenza dell’uomo e della verità, dovuti all’essenza nichilistica della tecnica.

Ma l’uomo non può fuggire dalla tecnica, e non deve farlo perché nonostante la sua essenza nichilistica il Gestell contiene la possibilità di un disvelamento più originario, in grado di fare spazio alla verità dell’essere.

Ritornando dunque alla questione iniziale, la tecnica rischia di sradicare l’uomo dalla Terra, che nella concezione Heideggeriana rappresenta il fondamento dell’essenza umana, e quindi rischia di far smarrire all’uomo la sua essenza.

Nella sua concezione infatti l’uomo è esserci, ovvero esso non è un essere isolato e astratto, ma è essere nel mondo, è apertura ermeneutica verso il mondo. L’uomo dunque è tale perché vive in rapporto con il mondo e perché si prende cura del mondo.

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Storia

Come la terza rivoluzione industriale ha reso possibili i viaggi spaziali

Quello aerospaziale è sicuramente un settore dell’ingegneria che porta l’uomo a misurarsi costantemente con i limiti della tecnica. Il primo grande limite è stato superato quel 20 Luglio del 1969, quando Neil Armstrong compì il celebre “piccolo passo” (“small step”).

Il fronte della tecnica è in continuo movimento, e a piccoli passi l’uomo infrange sempre più limiti e per questo la tecnica ha un valore fortemente storico. L’allunaggio quindi si colloca in un preciso contesto, quello della globalizzazione, della Guerra Fredda, dell’informatizzazione, ma esso è anche solo il first step che ha aperto le porte all’era spaziale.

Adesso quindi usciamo fuori da questo fenomeno circoscritto per allargare il nostro campo visivo sul passato, presente e futuro dell’era spaziale analizzando come la terza rivoluzione industriale ha determinato il suo successo attraverso tre fenomeni: la rivoluzione informatica e delle comunicazioni, la delocalizzazione e la globalizzazione, e l’occidentalizzazione dei paesi in via di sviluppo.

Un primo elemento imprescindibile e determinante è stata la rivoluzione informatica. La rivoluzione informatica è stata determinante sia nella progettazione e nella costruzione dei moduli spaziali sia negli strumenti di bordo.

Entrambe le cose richiedevano una grande capacità e velocità di calcolo, e se si pensa che i calcolatori del 1969 non valevano più di un minuscolo microchip di oggi, allora capiamo quanto imponente è stata la portata delle imprese spaziali di quegli anni.

Negli anni Ottanta la rivoluzione informatica ha raggiunto l’apice, consentendo un incredibile risparmio di manodopera i cui compiti venivano completamente assorbiti dai computer. Questo passo diede avvio a una trasformazione della società verso quella che è stata definita dal sociologo Daniel Bell, la società post-industriale: una società dove diminuisce il numero dei lavoratori industriali (cioè degli operai), mentre aumenta il numero degli addetti ai servizi.

Strettamente legata alla rivoluzione informatica è l’introduzione di nuovi e potenti sistemi di comunicazione. A tal proposito non posso non fare riferimento al libro di Luciano Gallino, “Globalizzazione e disuguaglianze”.

Come sostiene Gallino, le NICT (New Information and Communication Technologies) hanno annullato lo spazio e ridotto i costi della distanza esistente tra gli operatori grazie a centinaia di migliaia di reti di trasmissione dati interconnesse dinamicamente tra loro e che ricoprono tutto il pianeta.

L’analisi di Gallino si concentra sugli effetti che la rivoluzione dei sistemi di comunicazione ha avuto sulla società, in particolare sull’industria, sul mercato, sull’economia e sulla vita privata del cittadino.

Lo sbarco sulla Luna forse non sarebbe mai stato possibile senza il collegamento diretto da Houston: gli astronauti infatti mantenevano costantemente aperto il collegamento con la Terra che forniva ordini e istruzioni indispensabili alla riuscita della missione.

Infatti nel passaggio dell’Apollo 8 attraverso il “Quiet Cone”, la “zona d’ombra” della luna dove non si possono né ricevere né inviare messaggi con la Terra, viene descritto dagli astronauti come il momento di più alta tensione della missione.

Venendo al presente, la terza rivoluzione industriale ha un ruolo chiave nel settore aerospaziale. Non esiste più infatti un programma spaziale, tra i paesi occidentali, circoscritto a un solo paese.

Tutti ad ogni modo dipendono dalla collaborazione dei diversi distretti spaziali sparsi per il mondo che lavorano alla progettazione, alla costruzione e all’assemblaggio dei moduli aerospaziali.

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Il futuro dei viaggi spaziali

Da questo punto di vista, come ha fatto più volte notare l’astronauta italiano Luca Parmitano, l’Italia, e ancora più specificatamente la Puglia, rappresenta uno dei distretti mondiali più importanti nel settore dell’aerospazio.

Tra i paesi dell’ESA (European Space Agency) l’Italia è tra i contribuenti più significativi nella costruzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

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  • Filosofia - Husserl, Heidegger
  • Storia - Terza rivoluzione industriale
  • Italiano - Luigi Pirandello
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