When You’re Strange
La forza creativa dell’inconscio
Antonio Ottavio Cattari
VF
A.S 2014\2015
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“Il Mandala rappresenta uno schema ordinatore che in certa misura si sovraimpone al caos psichico, così che
l’insieme che si sta componendo viene tenuto insieme per mezzo del cerchio che aiuta e protegge …”
“Ogni mattina schizzavo in un taccuino un piccolo disegno circolare un Mandala che sembrava corrispondere
alla mia condizione intima di quel periodo .. Solo un po’ per volta scoprii che cosa è verametne il Mandala …
Il Sè, la personalità nella sua interezza … che è armoniosa se tutto va bene …”
Carl Gustav Jung - L’uomo e i suoi simboli
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Tesina interdisciplinare
Introduzione
La creatività, l’immaginazione, l’istinto primordiale e l’inconscio
hanno da sempre rappresentato nella storia dell’umanità forze di
grande portata. Personaggi di tutte le epoche si sono distinti grazie
alla propria sensibilità nel percepire la realtà in maniera differente
dalla massa reinterpretandola attraverso la chiave di lettura
dell’inconscio.
L’inconscio è la pulsione che dall’interno muove l’individuo e gli
permette di raggiungere vette di conoscenza che con la pura ragione
non sarebbe possibile nemmeno sfiorare.
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Ambito filosofico
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Carl Gustav Jung - Il libro rosso
“Gli anni più importanti della mia vita furono quelli in cui inseguivo le mie immagini interiori.
(…) Mi ci sono voluti praticamente quarantacinque anni per distillare nell’alambicco del mio
lavoro scientifico le cose che sperimentai e annotai allora. Da giovane, la mia meta era di fare
qualcosa nella mia scienza. Ma poi fui travolto da questo torrente di lava, e il suo fuoco decise
nuova forma e nuovo ordine alla mia vita. Quelle prime fantasie e quei sogni furono per me
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come un magma fuso da cui si cristallizzò la pietra che potei scolpire”.
Il meglio conosciuto come il rappresenta l’epilogo
Liber Novus Libro Rosso
di una vita di sperimentazioni del padre della psicologia analitica su se stesso e
sulle dinamiche della psiche. La stesura di questa mastodontica opera impiegò
Jung nella sua composizione dal 1913 fino al 1930 con costanti rimaneggiamenti
fino al giorno della sua morte sopraggiunta nel 1961. L’opera è il risultato delle
trascrizioni delle fantasie e dei sogni riportati nei suoi diari privati, noti come
e un approfondito lavoro di commento e di riflessione sul loro
Libri Neri,
contenuto. Il dottor Jung suddivise in seguito gli elementi raccolti in due
insiemi: in cui lo stesso scrittore è protagonista e affronta una
Il Liber Primus,
sorta di apprendistato e iniziazione alla nuova dottrina, e il
Liber Secundus,
in cui lo psicologo, ormai pronto, trasmette il suo messaggio al mondo. La figura
che accompagna il dottore nel suo percorso di iniziazione è il vecchio
Filemone, dal mito di Filemone e Bauci,
che egli riprende dalle Metamorfosi di
Ovidio. Come il personaggio ovidiano egli è
povero ma la sua ricchezza è rappresentata
dal sapere: è un vecchio mago ritiratosi da
tempo, e quando Jung si reca da lui per
apprendere la magia, si rende conto che
questa (simbolo archetipo del sapere
superiore), è un non-sapere, inconoscibile e
inafferrabile; egli deve quindi abbandonare
ogni nozione precedente, perché quello che
Tratto da un’intervista di C.G. Jung, 1961
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scoprirà è un mondo completamente nuovo.
Ciascuno dei capitoli rappresenta il resoconto di una sessione di autoanalisi
compiuta dal Dottor Jung per mezzo della tecnica dell’immaginazione attiva
e della libera associazione.
Inconscio collettivo
Secondo Jung la radice vitale dell’uomo è propriamente inconscia, è istinto
psichico che ispira la tensione progettuale che identifica la specie umana. Dei
fenomeni della coscienza rappresenta il potenziale creativo agendo da matrice
per la progettualità della psiche umana. La mente umana dunque dovrà
apprendere ad ispirarsi a tale matrice. L’inconscio collettivo, secondo Jung
rappresenta un contenitore psichico universale, vale a dire quella parte
dell’inconscio umano che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. Esso
contiene gli archetipi, cioè le forme o i simboli che si manifestano in tutti i
popoli di tutte le culture. Gli archetipi esisterebbero prima dell’esperienza e in
questo senso sarebbero istintivi. Darò solo uno schematico richiamo alla
struttura base della tipologia psicologica junghiana quale segno grafico
rappresentativo immaginiamo una croce greca a braccia eguali. Al vertice
superiore della linea verticale poniamo la funzione superiore, ovvero, la
modalità cosciente più specializzata ed efficace, attraverso la quale una certa
persona preferibilmente si relaziona al mondo: il Nord della personalità.
Sulla linea orizzontale, disponiamo due diversi tipi di funzionamento che
possono essere in collegamento con il punto di vista conscio ma anche
appartenere allo sfondo psichico; sono zona di confine che delimita il campo
della coscienza egoica dalle espressioni dell’inconscio. Le chiameremo Est ed
Ovest. Infine c’è il Sud: al vertice basso della linea verticale è la funzione
inferiore, ovvero quegli aspetti della nostra personalità che per propria natura
sono irriducibilmente inconsci. Abituati ad identificarci col Nord, con il punto di
vista unilaterale dell’Io, tendiamo per lo più a svalutare la nostra funzione
inferiore, a nasconderci, colpevolizzarci. Si tratta infatti del lato di noi meno
facilmente adattabile alle circostanze; là dove più spesso incontriamo problemi e
soffriamo. D’altro lato, però, è in questo ambito che viviamo le più intense
emozioni e incontriamo la vera felicità. Jung amava ripetere che la funzione
inferiore è la porta attraverso cui passano il nostro angelo ed il nostro diavolo. In
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corrispondenza di questi punti cardinali, Jung propone di considerare quattro
funzioni psicologiche tipiche che rappresentano dei punti di riferimento per
comprendere le possibili diversità di funzionamento individuali a livello di
atteggiamento della coscienza. Due di esse, il pensiero ed il sentimento, sono
descritte da Jung come funzioni razionali, in quanto entrambe esercitano una
funzione ordinatrice sull’esperienza della vita, riconducendola a dei criteri
cognitivi o valutativi. In specie, il pensiero procede definendo la realtà secondo
un canone del tipo vero/falso; e, il sentimento ordina l’esperienza della realtà
mediante giudizi di valore del tipo buono/cattivo. Si tratta di modalità di
funzionamento razionale tra loro opposte, in quanto nella mentalità collettiva
appaiono scisse e difficilmente conciliabili. O prevale l’una o l’altra e la valenza
soccombente caratterizza la tendenza inconscia. Le altre due modalità basilari
prese in considerazione da Jung per descrivere le possibilità del funzionamento
cosciente sono la sensazione e l’intuizione; ovvero, rispettivamente: la facoltà di
relazionarsi alla realtà per quel che è, assumendola per come si presenta; e,
viceversa, la facoltà di collegarsi al potenziale di una situazione, cogliendone i
possibili sviluppi. Entrambe le modalità di funzionamento della coscienza sono
dette irrazionali in quanto sintetizzano semplicemente delle percezioni, rispetto
alle quali non esercitano un particolare ruolo d’ordinamento. Jung mette in
relazione a tale struttura una distinzione ulteriore tra due tipi di atteggiamento,
introverso/estroverso, che tendono a caratterizzare il funzionamento
preferenziale della coscienza in una direzione piuttosto che nell’altra.
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