Manuale psicologia generale
Capitolo 1
La psicologia scientifica deriva dalla psicologia ingenua o del senso comune, la quale è una forma indispensabile di sapere che ci pone nelle condizioni di capire ed interpretare i comportamenti nostri e altrui grazie al ragionamento pratico, ma sono conoscenze deboli, scarsamente attendibili. Se facciamo affidamento solo su di esse rischiamo di commettere errori.
L’evoluzione della nostra specie è iniziata 7 milioni di anni fa, in Africa, nel Toumaide, deserto del Ciad, con l’ominide che si separò dagli scimpanzé mediante sottrazione del DNA, oggi abbiamo in comune con loro il 96% del genoma. Cosa ha comportato l’eliminazione di questo 4%, ovvero 510 pezzi di DNA? Per esempio, è stato eliminato il gene recettore androgeno che implica l’estinzione delle spine cheratinose dal pene, questa mutazione ha cambiato notevolmente le modalità dei rapporti sessuali: veloci e brevi negli scimpanzé, lenti e lunghi negli umani, in modo così da poter instaurare legami affettivi più profondi. Viene eliminato anche il genoma inibitore del tumore al cervello, che implica un evidente svantaggio, ma allo stesso tempo promuove l’aumento della massa cerebrale.
L’evoluzione della nostra specie non è avvenuta in modo lineare e progressivo, ma in modo irregolare e discontinuo, con dei picchi di evoluzione, questo secondo la teoria degli equilibri punteggiati di Stephen Gould. 100.000 anni fa, la specie umana diventava una specie simbolica, in grado di maneggiare i simboli, intesi in senso generale come entità che rappresentano mentalmente altre entità. In quello stesso periodo, l’Homo sapiens migrò fuori dall’Africa per colonizzare tutta la Terra e nello stesso periodo comparve il linguaggio, necessario per comunicare. Capacità simboliche e linguaggio hanno fatto diventare la specie umana una specie psicologica, in grado di riflettere sugli eventi in termini mentali.
Con la rivoluzione del Neolitico, avvenuta circa 10.000 anni fa, con la scoperta dell’agricoltura, l’uomo da una vita fatta di caccia e spostamenti passa ad una vita sedentaria, alla coltivazione e agli allevamenti. Nascono quindi i confini, la proprietà, la suddivisione dei ruoli, la difesa, il matrimonio, l’eredità, lo Stato.
Gli empiristi inglesi lo hanno sempre detto con forza: ogni forma di conoscenza a nostra disposizione deriva dall’esperienza per tramite delle sensazioni. Non vi sono quindi idee innate. L’esperienza viene accumulata dall’uomo tramite il coinvolgimento personale nelle azioni (apprendimento individuale) e tramite l’imitazione dei comportamenti altrui (apprendimento sociale e culturale). Ma limitandoci solo all’esperienza, che non è una dimostrazione, bensì un avvenimento personale limitato nel tempo e nello spazio, non si può giungere ad una psicologia scientifica, che al contrario si deve basare su un metodo scientifico.
Alla psicologia hanno contribuito la filosofia e la biologia. Aristotele, con il suo “De Anima”, descrive i processi cognitivi e in particolar modo percezione e memoria. Ippocrate individua 4 tipi di personalità (sanguigno, collerico, melanconico, flemmatico). Nel Seicento si contrappongono poi il razionalismo, che vede la ragione al di sopra di tutto e il corpo come una macchina oggetto di indagine naturalistica, e l’empirismo, che pone in evidenza l’importanza decisiva dell’esperienza per acquisire le conoscenze.
Nell’Ottocento Bell e Magendie scoprirono che recidendo le vie sensoriali l’uomo perdeva la sensibilità, recidendo le vie motorie, la capacità di muovere i muscoli, e che quindi erano indipendenti, la teoria dell’arco riflesso. Lo studio della frenologia portò ad individuare che le aree del cervello si sviluppavano in modo differente e più si esercitava una determinata facoltà più aumentava il volume cerebrale corrispondente a quella area, fino a modificare la scatola cranica.
Capitolo 2
Kant riteneva che non fosse concepibile misurare i fenomeni e i processi mentali. La psicologia come scienza sperimentale si è proposta di affrontare domande del tipo: in che modo posso misurare il pensiero, la memoria, le emozioni, il desiderio? Come è possibile valutare l’andamento dell’attenzione? In che modo posso calcolare l’intensità di una sensazione?
La psicologia scientifica segue un metodo, che significa “fare percorso”, sperimentale. Lo psicologo ricercatore deve essere mosso da un interesse, all’inizio dell’attività di ricerca vi deve essere la meraviglia, lo stupore. All’essere umano non basta capire l’evidenza di una cosa, ma vuole scoprire il perché accade una determinata cosa. L’uomo tende quindi a voler raggiungere lo scopo del fenomeno. Gli umani vengono infatti detti sistemi teleonomici.
A quel punto, il ricercatore deve formularsi una domanda di ricerca, ovvero deve domandarsi cosa vuole dimostrare, quale è il suo obbiettivo, così da definire il campo di ricerca e seguire un preciso percorso. È ovvio che la domanda di ricerca deve essere originale e innovativa. Il ricercatore quasi sempre parte da una letteratura di riferimento, ovvero consulta altre ricerche effettuate nel medesimo campo. La ricerca quindi parte da una domanda alla quale segue una ipotesi di ricerca, ovvero degli enunciati provvisori, se e allora, se si verificano certe condizioni allora sono prevedibili determinati esiti. È essenziale quindi stabilire se esiste un legame causa-effetto tra fatto antecedente e fatto susseguente. Tutte le azioni che il ricercatore pone in essere devono essere documentate. Le operazioni devono seguire un protocollo. Per esaminare la validità o meno delle ipotesi di ricerca, il ricercatore deve procedere alla loro verifica sperimentale, anche se non è affatto semplice, perché è umano commettere errori e non considerare altre variabili che hanno influito sul fatto conseguente. Pertanto, il ricercatore per aumentare la validità e la attendibilità deve tendere a dimostrare che l’ipotesi opposta è nulla; la totalità dei risultati in base ai quali il ricercatore rigetta l’ipotesi nulla è chiamata ragione critica.
Precisate le ipotesi, occorre procedere appunto con il metodo scientifico. È necessario ottenere la partecipazione dei soggetti che rispondono ai requisiti richiesti dal ricercatore (ad esempio sesso, età, condizioni fisiche) e tale gruppo verrà chiamato gruppo target, ovvero gruppo sperimentale, che costituisce la fonte delle informazioni.
In numerosi esperimenti è prevista la partecipazione di un gruppo di controllo, per verificare il rapporto causa effetto tra la variabile indipendente e la variabile dipendente. I soggetti sono invitati ad eseguire una serie di operazioni in una condizione artificiale (laboratorio) o naturale (ambiente naturale). In laboratorio abbiamo degli esperimenti guidati, nell’ambiente abbiamo degli esperimenti naturali.
Prima di procedere con il compito che viene assegnato ai soggetti si devono consegnare le informazioni, che devono essere il più possibile semplici e chiare. Una volta consegnate le istruzioni e comunicati i compiti vengono utilizzati degli strumenti, semplici o sofisticati. Mentre il gruppo target e l’eventuale gruppo di controllo eseguono i compiti del ricercatore, egli effettua la manipolazione o la semplice osservazione. Nella manipolazione vi sono almeno due variabili, una indipendente, manipolata dal ricercatore, e una dipendente, che varia al variare della prima. Esse possono differire per qualità o quantità. Il ricercatore deve però tener conto delle variabili estranee che si distinguono in: sistematiche e asistematiche. Le variabili sistematiche hanno un’influenza costante e ineliminabile sulla variabile dipendente, come ad esempio il tempo. Le variabili asistematiche invece sono del tutto imprevedibili.
È necessario standardizzare le variabili per renderle univoche, esplicite e costanti. Vanno poi misurate seguendo un livello nominale, ordinale, di intervallo e/o di rapporto. Cioè a ogni variabile corrisponde un soggetto, le variabili possono andare in ordine crescente o decrescente, le variabili possono essere seguite da intervalli, le variabili possono avere un determinato rapporto tra di loro.
I compiti del ricercatore costituiscono quello che è il disegno di ricerca. Nel disegno di ricerca devono essere individuati quegli strumenti semplici o sofisticati che il ricercatore intende adottare e che costituiscono il tipo di trattamento. Il disegno di ricerca può essere svolto entro i soggetti, quando tutti i soggetti dell’esperimento scientifico sono soggetti alle stesse condizioni. Ha il vantaggio di essere economico, ma lo svantaggio che la variabile dipendente risente dell’effetto dell’ordine e della sequenza, ovvero che la variabile dipendente non dipenda dalla variabile indipendente, ma dall’ordine o dalla sequenza che hanno costituito la somministrazione delle variabili indipendenti. Per evitare questo occorre controbilanciare gli stimoli.
Nel disegno di ricerca può essere svolto tra i soggetti, il ricercatore in questo caso costituisce due gruppi: uno sperimentale e uno di controllo. Al primo viene somministrato il trattamento vero, al secondo un trattamento falso. Si tratta di una ricerca più dispendiosa, ma che offre una validità maggiore. Tuttavia si può incorrere nell’effetto placebo, ovvero il soggetto sottoposto ad esperimento o perché crede fortemente nelle ipotesi o per accondiscendere il ricercatore manifesta la variabile dipendente anche se la variabile indipendente non è stata manipolata, questo effetto accade molto spesso con gli psicofarmaci e gli antidepressivi. Per tenere sotto controllo l’effetto placebo, si fa ricorso alla tecnica del doppio cieco: né i soggetti che del gruppo sperimentale né i soggetti del gruppo di controllo sono a conoscenza dell’entità del gruppo al quale appartengono.
Nei disegni fattoriali, invece, vengono manipolate 2 o più variabili. Tutto questo crea una situazione sperimentale. Famosi esperimenti sono lo strange situation e lo still face. Il ricercatore deve poi controllare che i soggetti non abbiano alterato i compiti o non abbiano eseguito le istruzioni.
Una volta raccolti i dati e protocollati, essi vengono elaborati e viene eseguita una statistica. Una volta redatti i dati essi vengono pubblicati, resi quindi noti, tramite riviste specializzate, libri o siti internet, alla comunità scientifica, così che possa essere instaurato un dibattito, un confronto con altri esperti. Il ricercatore deve però cercare di essere il più oggettivo possibile, non deve quindi farsi influenzare dalle aspettative, la c.d. profezia che si autoavvera. Celebre l’esperimento di Rosenthal, il quale fece addomesticare dei topi, tutti dello stesso ceppo, a due gruppi di ragazzi, al gruppo A fu detto che i topi appartenevano ad un ceppo particolarmente abile nel muoversi all’interno di un labirinto, al gruppo B fu detto il contrario. Il risultato fu che i topi del gruppo A eseguirono prestazioni altamente maggiori, anche se appartenevano allo stesso ceppo dei topi del gruppo B.
I dati degli esperimenti possono essere raccolti tramite:
- Questionari a risposta chiusa, aperta o scalata (una scala di valori);
- Interviste (conversazioni orali tra ricercatore e soggetto);
- Colloqui clinici (le risposte devono essere motivate dal soggetto).
L’osservazione in laboratorio avviene tramite un vetro-specchio e tutto quello che accade nel laboratorio viene registrato con videocamera. Vengono poi utilizzate delle tecniche per rivelare comportamenti nascosti, come ad esempio le espressioni microfacciali, che durano 1/15 di secondo. Vi sono poi tecniche neuropsicologiche che vanno a individuare la localizzazione di determinate aree cerebrali in relazione alle attività cerebrali svolte in base alla fMRI (risonanza magnetica funzionale). Quando però un soggetto svolge un compito è facile che impieghi più attività cerebrali, pensiamo ad esempio alle attività di calcolo, se il soggetto ripete ad alta voce le operazioni e il risultato egli andrà anche ad utilizzare quell’area cerebrale addetta al linguaggio. Per evitare ciò, il ricercatore deve procedere alla sottrazione cognitiva.
Il TSM invece è la stimolazione magnetica transcraniale, che mediante la generazione di deboli correnti elettriche localizza dove si svolgono le attività cerebrali e come si svolgono. Per verificare il grado di attendibilità dei risultati è necessario ripeterli a distanza di tempo, effettuando così il test-retest. Per verificare la validità è necessario invece eseguire il self-report, ovvero esaminare i contenuti impiegati e analizzare il grado di connessione tra variabile indipendente e variabile dipendente.
Capitolo 3
“Tutto scorre e tutto cambia” diceva Eraclito. Eppure abbiamo la certezza di vivere in un mondo stabile e coerente, fatto di regolarità e di alternanze cicliche. Il giorno dopo la notte, il caldo dopo il freddo, e così via. Emerge però a questo punto la domanda cruciale: in che modo giungiamo a questa condizione per noi soddisfacente?
Nel bagaglio dei nostri “attrezzi mentali” possediamo potenti dispositivi che ci consentono di sentire e percepire la realtà. La sensazione può essere definita come l’impressione soggettiva, immediata e semplice che corrisponde a una data intensità dello stimolo fisico. Nella maggioranza dei casi, le sensazioni di un individuo sono simili a quelle di un altro. Tra lo stimolo fisico e lo stimolo psicologico vi è una relazione psicofisica. Grazie ai suoi ricettori nervosi, ogni sistema sensoriale è sensibile in modo definito alle manifestazioni e variazioni di una data forma di energia fisica. Grazie agli apparati ricettivi, gli organi di senso, siamo in grado di captare e ricevere sensazioni psicologiche.
Ci sono però 2 limiti alla sensibilità umana. L’essere umano può captare solo una piccola parte degli stimoli fisici che l’ambiente manifesta, ad esempio noi non siamo capaci di vedere le radiazioni ultraviolette o i batteri presenti nell’aria. Inoltre, siamo capaci di cogliere gli stimoli solo quando essi hanno una certa intensità. Qualsiasi stimolo fisico deve raggiungere un livello minimo per suscitare una sensazione, questo livello viene chiamato “soglia assoluta”, che segna il confine tra gli stimoli che vengono recepiti dall’organismo (stimoli sovraliminari) e gli stimoli che, pur essendo presenti, non sono percepiti dall’individuo (stimoli infraliminari). La soglia assoluta è il valore dello stimolo che nel 50% dei casi ha la probabilità di suscitare una sensazione. Occorre però altresì distinguere tra la soglia assoluta iniziale e quella terminale, al di sopra della quale la sensazione viene a cessare, come nel caso degli ultrasuoni. Parimenti, anche la variazione di intensità fra due stimoli (che può essere in aumento o in decremento) deve essere sufficientemente elevata per essere colta dall’organismo, in questo caso parliamo di “soglia differenziale”.
Ci si chiese però se le sensazioni potessero essere misurate e al riguardo furono messi a punto 3 diversi metodi psicofisici. Il termine psicofisico indica la relazione tra la sensazione del soggetto e la stimolazione di ordine fisico. I 3 metodi psicofisici sono:
- Metodo dei limiti: in questo metodo, vengono presentati al soggetto ripetutamente diversi stimoli, alcuni in modo crescente e altri in modo decrescente e il soggetto deve dire quando lo stimolo inizia o cessa procurargli una sensazione. Questo metodo non è però esente da errori, uno dei quali è l’abitudine psicologica.
- Metodo dell’aggiustamento: si richiede al soggetto di aggiustare in modo continuo attraverso una manopola il livello di intensità di uno stimolo fino a quando è in grado di suscitare in lui una risposta.
- Metodo degli stimoli costanti: al fine di ottenere misurazioni più stabili e coerenti, le stimolazioni vengono rappresentate in ordine causale.
Per quanto riguarda la soglia differenziale, ad ogni prova si presenta una coppia di stimoli (uno standard e uno di confronto) e il soggetto è invitato a riferire quando avverte una differenza fra i due stimoli. I possibili errori sono: l’errore del campione, ovvero lo stimolo standard tende ad essere spesso sovrastimato, e l’errore di posizione, ovvero lo stimolo viene sovrastimato in base alla posizione che occupa nello spazio.
Nel 1834, il medico tedesco Weber formulò la c.d. legge di Weber che dice che la soglia differenziale dello stimolo è una proporzione costante (K) dello stimolo iniziale (R). Per esempio, nella sensazione tattile, la proporzione costante è pari a 0,002.
Nel 1860, Fechner estese gli studi di Weber ed elaborò la formula per calcolare l’intensità della sensazione:
S = c log R + C,
dove c è la costante di Weber, R la grandezza dello stimolo e C una costante di integrazione. Successivamente, nel 1957, Stevens diede origine alla psicofisica soggettiva, andando ad utilizzare direttamente il soggetto per valutare direttamente l’intensità di uno stimolo. Ad esempio, si faceva sentire ad un uomo un suono al quale veniva attribuito valore 10 e poi altri suoni e in base alle intensità egli doveva moltiplicare o dividere il numero di partenza. Con questa procedura, Stevens scoprì che la funzione che meglio descrive la relazione fra il giudizio sensoriale del soggetto e l’intensità dello stimolo è lineare.
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