Estratto del documento

La noia

Istituto statale d’istruzione secondaria superiore

Candidato:

Anno scolastico

2012/2013

Liceo scientifico

Il concetto di noia

Il concetto di noia è difficile da definire, ma può essere espresso come uno stato d'animo di sofferenza o fastidio verso gli uomini e le cose, che porta all'isolamento e alla depressione fino all'annullamento di sé, una sorta di malattia sociale, radicata nel contesto storico, economico e culturale di un'epoca che coinvolge anche gruppi più ampi e con connotazioni particolari a seconda delle premesse sociologiche, che li caratterizza. Nel corso del tempo, vari autori hanno espresso quest'atteggiamento nelle loro opere e nei loro personaggi in modo diverso. Nella filosofia contemporanea, ad esempio, si può dare sia una spiegazione di carattere esistenziale, sia un'interpretazione psicologica sociale, che fa derivare il disagio e il senso di frustrazione dell'automazione che aliena l'individuo dalla realtà: sostituito dalle macchine, l'uomo perde interesse per il lavoro e si sente inutile nel mostruoso ingranaggio di una civiltà inumana.

Tutti abbiamo, almeno una volta nella vita, provato la noia, c'è chi in modo frequente, c'è chi qualche volta. In realtà la noia cos'è?

Leopardi la definì come “l'assenza contemporanea” di piacere e di dolore. La noia corre sempre a riempire tutti i vuoti che il dolore e il piacere lasciano nell'animo umano. Per questo nell'animo umano non può esistere il “vuoto”, poiché non appena l'uomo abbandona un dolore o una passione, la noia si stabilisce nel suo animo. Altra definizione di “noia” è data dal grande filosofo tedesco Arthur Schopenhauer. Secondo lui l'uomo desidera sempre qualcosa, ma una volta che questo desiderio viene appagato, la sua volontà non si placa, e viene pervaso da nuovi desideri che reclamano anch'essi appagamento. Subentra, così, nell'uomo la noia, ossia la totale insoddisfazione per l'obiettivo raggiunto. Il desiderio, infatti, nel momento in cui non è appagato, è mancanza, una mancanza che non può che produrre “dolore”. La vita è proprio un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, dice il filosofo.

La noia nell'arte

Per questi motivi, ho deciso di trattare, in storia dell'arte, “L'urlo” di Edvard Munch. “Il grido” (o “L'urlo”, come viene spesso chiamata l'opera nella traduzione italiana), fa parte di una serie di opere realizzate da Munch tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento e che l'autore stesso ha idealmente raccolto in una serie intitolata “Fregio della vita”. Dell'opera esistono altre versioni, di cui alcune incisioni in bianco e nero che anticipano le versioni rese a colori. Una versione a colori anticipa di un anno questa prescelta: è un olio su tavola cm 83,5 x 66 ed è conservata ad Oslo al Munch Museet. La scelta della versione qui analizzata è stata orientata dalla maggiore possibilità di analisi coloristica dell'opera sull'utilizzo congiunto di olio, tempera e pastello.

La prima impressione che l'osservatore ha guardando questa particolare opera di Munch è di angoscia. Attraverso la forma e i colori quest'opera riesce dunque a trasmettere una sensazione e la comunicazione, che prima con gli impressionisti si giocava tutta sull'impressione visiva, si sposta adesso al livello dell'inconscio. L'opera agisce nell'animo stesso dell'osservatore perché è espressione diretta dell'animo dell'autore. Colori irreali, contrastanti, contorni dissolti, forme indefinite sembrano emergere dalla dimensione del sogno.

La noia nella letteratura latina

In letteratura latina, Seneca, il quale, in “De tranquillitate Animi”, tratta il tema del taedium vitae, già trattato da Lucrezio e Orazio. Il taedium vitae è la noia e il disgusto per la vita che affligge chi vive un’esistenza che gli appare priva di significato. Seneca, come Lucrezio e Orazio, sostiene che l’unica soluzione alla noia e al disgusto per la vita è la filosofia, che assicura all’uomo la sapienza e la felicità. Tuttavia in quest’opera segnala come possibili soluzioni anche l’impegno per il bene comune, mentre in altre opere, come nelle Epistulae morales ad Lucilium, consiglia la scelta dell’otium.

La noia nei regimi totalitari

Per quanto riguarda la mia scelta di storia, tratterò i problemi insiti ai regimi totalitari: Nazismo e Fascismo. Fascismo e Nazismo presentano numerose analogie, e al contempo anche alcune differenze. Sommariamente, il Nazismo può essere definito un sottoinsieme del Fascismo che, sviluppandosi dalle stesse basi di partenza, assunse poi estremismi e caratterizzazioni proprie (come il razzismo). Il Fascismo punta allo Stato come bene superiore, il Nazismo alla purificazione della razza e della nazione. Quindi, mentre il Fascismo sviluppa una forma di razzismo solo in seguito al suo avvicinamento con Hitler e la Germania nazista, nel 1938, il Nazismo nasce e si sviluppa già dal principio con una forte, consolidata e motivata ideologia razzista e di sterminio delle razze inferiori.

La noia nella letteratura inglese

In English literature I chose James Joyce and in particular his collection of short stories: “The Dubliners”. Dublin, Joyce's city of birth, is represented as the symbol of the entire world, like a dead background. The theme of death is common in his stories: the last is “The dead” and the last word is “dead”. In English literature Dubliners are chronicles of spiritual paralysis, political and social paralysis of a city. The fifteen novels of Dubliners reflect an Ireland disappointed, annoyed and displeased. Captives of boredom, soul and feelings become dry, the characters of these stories apparently banal, try to escape from the immobility of their country.

C’è una sola cosa orribile al mondo, un solo peccato imperdonabile: la noia. (Oscar Wilde)

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Sintesi

Materie e argomenti

  • Italiano: Leopardi e Montale
  • Filosofia: Schopenhauer e Kierkegaard
  • Storia: sistemi totalitari
  • Inglese: Joyce "Dubliners"
  • Storia dell'arte: espressionismo
  • Latino: Seneca "taedium vitae"
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