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La noia

Zinna Valentina Maria

Anno scolastico 2008/09

Liceo scientifico “E. Fermi”

Classe V sez. E

“Per me la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto appunto provoca distrazione e dimenticanza. Il sentimento della noia nasce in me da quello dell’assurdità di una realtà insufficiente ossia incapace di persuadermi della propria effettiva esistenza. La noia non è che incomunicabilità; è mancanza di rapporti con le cose e con me stesso. La noia è simile a una specie di nebbia nella quale il mio pensiero si smarrisce continuamente, intravedendo soltanto a intervalli qualche particolare della realtà.”

A. Moravia in “La noia”

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Indice

  • Introduzione
  • Tubercolosi, cancro, fascismo
  • Il fascismo
  • La crisi economica e sociale del dopoguerra
  • Il “biennio rosso”
  • Il movimento fascista, lo squadrismo e l’avvento della dittatura
  • I caratteri generali del regime fascista
  • La politica economica del fascismo
  • La politica coloniale e le leggi razziali
  • L’antifascismo
  • L’opposizione intellettuale al fascismo
  • Giacomo Leopardi
  • La critica
  • La vita
  • Il pensiero
  • Il tedio durante il Positivismo…
  • …e durante il Decadentismo
  • Les fleurs du mal
  • “Al lettore”
  • “Spleen”
  • “Il viaggio”
  • “Languore”
  • “Noia”
  • Alberto Moravia
  • La vita
  • Le opere: “Gli indifferenti” e “La noia”
  • Esistenzialismo
  • Jean - Paul Sartre
  • Søren Aabye Kierkegaard
  • Arthur Schopenhauer
  • Friedrich Wilhelm Nietzsche
  • Flusso del campo magnetico e legge di Faraday
  • Forza elettromotrice indotta
  • Flusso del campo magnetico
  • Legge di Faraday dell’induzione elettromagnetica
  • Fisica quotidiana: applicazioni della legge di Faraday
  • Integrale indefinito
  • L’integrale indefinito come operatore lineare
  • Il tedium vitae
  • Lucrezio
  • Seneca
  • Il paradiso di Dante
  • Canto XVII
  • Il pianeta Marte
  • Il vulcanismo
  • Virginia Woolf
  • Life
  • Works (novels, essays and the other works)
  • Features and themes
  • To the Lighthouse
  • Storia dell’arte
  • Alienata con la monomania del gioco di Théodore Géricault
  • L’absinthe (l’assenzio) di Edgar Degas
  • Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? di Paul Gauguin
  • Bibliografia

Chi vive troppo tempo in un luogo perfetto finisce per annoiarsi

Paulo Coelho

Introduzione

La motivazione che mi ha spinta a trattare una tematica che, all’apparenza, potrebbe sembrare poco interessante o addirittura “noiosa”, è, in realtà, proprio il fascino che le appartiene in quanto sentimento umano. La noia è in assoluto un sentimento tra i più antichi.

Come nota Moravia, “Iddio, annoiandosi della noia, creò la terra, il cielo, l’acqua, gli animali, le piante, Adamo ed Eva; i quali ultimi, annoiandosi a loro volta in paradiso, mangiarono il frutto proibito. Iddio si annoiò di loro e li cacciò dall’Eden; Caino, annoiato d’Abele, lo uccise; Noè, annoiandosi inventò il vino; Iddio di nuovo annoiato degli uomini, distrusse il mondo con il diluvio; ma questo, a sua volta, l’annoiò a tal punto che Iddio fece tornare il bel tempo. I grandi imperi egiziani, babilonesi, persiani, greci e romani sorgevano dalla noia e crollavano nella noia; la noia del paganesimo suscitava il cristianesimo; la noia del cattolicesimo, il protestantesimo; la noia dell’Europa faceva scoprire l’America; la noia del feudalesimo provocava la rivoluzione francese; e quella del capitalismo, la rivoluzione russa”.

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Anche il fascismo, che avrò modo di approfondire nel mio discorso, era impregnato di noia, in quanto era “un regime politico che aveva eretto a sistema l’incomunicabilità del dittatore con le masse, come dei singoli cittadini fra di loro e con il dittatore”. Nel suo romanzo Moravia ha esplorato i temi della sessualità moderna, dell’alienazione sociale e dell’esistenzialismo. La sua è un’opera di “scavo” nel mondo borghese, il mondo cui appartiene, contrassegnato da ipocrisia, menzogna e dal dissolversi dei valori, tutte caratteristiche di un’epoca di decadenza quale quella fascista. Ne “La noia” vi sono altri due temi fondamentali: il denaro e il sesso. Moravia, che pensa la noia come mancanza di rapporti con le cose, ritiene che il sesso sia un modo di rapportarsi alla realtà o che il denaro possa aiutare a possedere la realtà. Un tema così ampiamente trattato ha subìto una molteplicità d’interpretazioni differenti nel corso del tempo e il mio obiettivo è discuterne, per quanto mi è possibile, partendo dalle importanti figure che ne hanno messo in evidenza gli aspetti e i contorni.

Etimologicamente la parola “noia” si riallaccia al verbo provenzale “enojar”, che deriva dal tardo latino “inodiare” (avere in odio). Il tedio esistenziale è appunto un particolare stato d’animo di noia grave e dolorosa, che può portare anche a una concezione pessimistica della vita.

Pascal diceva: “Senza il divertimento noi saremmo nella noia e la noia ci spinge a cercare un mezzo più solido per uscirne. Ma il divertimento ci diletta, così ci fa arrivare inavvertitamente alla morte”. Una situazione di assenza di passioni e occupazioni è insopportabile all’uomo poiché provoca noia. Schopenhauer osserva che “non appena miseria e dolore concedono all’uomo una tregua, la noia è subito tanto vicina che egli per necessità ha bisogno di un passatempo”. Dunque se si raggiungono i propri obiettivi, i desideri si placano e si dissolvono in una quiete che diviene sazietà insostenibile a causa della noia che produce. Secondo Kierkegaard la noia deriva dalla scarsa varietà del mondo che ci circonda.

Nella poesia oraziana si può scorgere il motivo della noia inteso come senso opprimente della precarietà della vita, ma anche come sofferenza interiore e malinconia, causate dall’incertezza del futuro e la certezza della morte. Anticipando l’esistenzialismo, Leopardi vedeva nella noia la sperimentazione della nullità di tutte le cose. Il fine cui tende l’uomo è la felicità che, però, non potrà mai essere raggiunta e da qui scaturisce il sentimento della noia. Egli scrive: “Quando l’uomo non ha sentimento di alcun bene o male particolare, sente in generale l’infelicità nativa dell’uomo, e questo è quel sentimento che si chiama noia”. Secondo Heidegger la noia è insita nell’indifferenza. Egli ha detto: “La vera noia

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non è quella che ci viene da un libro o da uno spettacolo o da un divertimento, ma quella che ci invade quando ci si annoia: la noia profonda che, come nebbia silenziosa, si raccoglie negli abissi del nostro essere, accomuna uomini e cose, noi stessi con tutto ciò che rivela l’esistente nella sua totalità”. Seneca considerava la noia una forma d’inerzia infelice che alimenta l’invidia fra gli uomini. Baudelaire afferma che tra i mali che affliggono l’umanità la noia è il peggiore fra tutti, perché non permette all’uomo di riscattarsi da una banale esistenza. Moravia, inoltre, è considerato il corrispondente italiano di un altro grande filosofo, Sartre, il quale parla di un sentimento di nausea, come indifferenza delle cose nella loro totalità, che può facilmente coincidere con la noia.

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Tubercolosi, cancro, fascismo

Umberto Saba

La metafora della “rigenerazione” del fascismo (1945)

Ogni epoca ha la sua malattia, alla quale risponde un’altra (ma probabilmente è la stessa) nel campo morale. L’Ottocento ebbe la tubercolosi e gli sdilinquimenti sentimentali; il Novecento ha il cancro e il fascismo. Tutto il processo del fascismo – manifestarsi della sua vera natura quando è già tardi per un efficace intervento chirurgico; sua impossibilità di morire se non assieme alla vittima alla quale si è abbarbicato; tendenza a riprodursi in luoghi lontani dalla sua prima sede; disperate sofferenze che genera in quelli che ne sono colpiti; guasti profondi che si rivelano all’esame necroscopico dei corpi (o paesi) sui quali abbia totalitariamente imperato – tutto, dico, il suo processo ha sorprendenti somiglianze con quello del cancro. Ma in un’altra cosa gli assomiglia ancora.

Nessuno ignora oggi che la tubercolosi è, molte volte, uno dei mezzi che i giovani impiegano per suicidarsi. Azzardo l’ipotesi che il cancro (malattia degli anziani) abbia le sue radici psichiche in un tentativo sbagliato dell’organismo per ringiovanire. La formazione di un neoplasma potrebbe significare il desiderio di rifarsi un nuovo organo; p. es. un nuovo stomaco. (Ho comunicata questa mia ipotesi ad alcuni medici intelligenti, i quali ne hanno tutt’altro che riso). Ebbene: che cosa è stata, in fondo, l’adesione al fascismo – in Italia e altrove – se non un tentativo sbagliato della borghesia di rifarsi una nuova vita, di ringiovanire? Troppo tardi si è accorta poi dell’errore; e allora… non c’è più rimedio; la buona cosa, la cosa provvidenziale, che si presentava apportatrice di un “ordine nuovo” recava invece inumane sofferenze; e, a più o meno lunga scadenza, la morte.

L’“Impero Romano” (nel secolo XX!) ebbe – purtroppo per noi – la genesi, i caratteri e le conseguenze di un neoplasma.

Il fascismo

Per me il passato non è che una pedana dalla quale si prende lo slancio per il più superbo avvenire

Benito Mussolini – 01/02/1924

La crisi economica e sociale del dopoguerra

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Il fascismo potrebbe essere considerato una delle conseguenze del sentimento della noia. Moravia riteneva che questo partito avesse dato vita a un regime politico, il quale aveva eretto a sistema l’incomunicabilità tra il dittatore e le masse come si può evincere da un’analisi delle cause che portarono all’avvento del fascismo.

Il dopoguerra fu un periodo inevitabilmente caratterizzato da una grande crisi; crisi che investiva il campo economico, con disoccupazione, inflazione e crollo dell’industria, e il campo sociale, in cui, attraverso le lotte, si cercava di arrivare a risultati concreti che garantissero aumenti salariali, l’imponibile di manodopera e la distribuzione delle terre.

L’andamento delle trattative di pace diffuse il mito della “vittoria mutilata”, secondo l’espressione di D’Annunzio che personalmente guidò l’occupazione di Fiume, in Istria.

Il “biennio rosso”

Era dunque un momento di fragilità per l’Italia, che costituì, nello stesso tempo, un terreno fertile per la nascita del Partito popolare italiano, fondato da Sturzo, che agevolava la piccola proprietà contadina. Nelle elezioni, però, primeggiò il partito socialista, costituito da una componente rivoluzionaria detta massimalista e guidata da Serrati, che puntava alla rivoluzione socialista, e una componente riformista di Turati e Treves, che escludeva traguardi di tipo rivoluzionario, abbracciando obiettivi di tipo riformista. Una prova lampante della debolezza che minava gravemente l’intera penisola, fu costituita dall’occupazione delle fabbriche, momento culminante delle lotte contadine e operaie che caratterizzarono il cosiddetto biennio rosso. Si arrivò a un gesto del genere, dopo che, dinanzi alle rivendicazioni salariali, gli industriali attuarono una serrata, in altre parole, la chiusura degli stabilimenti. Spiccò, in questo contesto, il gruppo rivoluzionario di Antonio Gramsci, raccolto intorno alla rivista “L’Ordine nuovo”. Di fronte alla situazione dell’occupazione delle fabbriche, si diffuse nella classe dirigente la paura per una rivoluzione socialista; ciò suscitò una soluzione reazionaria e antipopolare, che sfocerà nel movimento fascista.

Il movimento fascista, lo squadrismo e l’avvento della dittatura

Nessuno può illudersi che il fascismo dominante deponga le armi e restituisca spontaneamente all’Italia un regime di legalità e di libertà: tutto ciò che esso ottiene lo sospinge a nuovi arbitrii, a nuovi soprusi. È la sua essenza, la sua origine, la sua unica forza, ed è il temperamento stesso che lo dirige

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Giacomo Matteotti a Turati

Inizialmente il movimento fascista non ottenne molti successi; ma, in breve tempo, Benito Mussolini ebbe l’incarico da Vittorio Emanuele III di formare il governo, dopo la cosiddetta marcia su Roma degli squadristi armati. Questo cambio di tendenze politiche fu determinato da svariati fattori:

  • L’appoggio ottenuto dal fascismo da parte della borghesia agraria e industriale;
  • Il carattere antisocialista del partito, che affascinò i ceti medi urbani e rurali;
  • Il suo intento di ridimensionare la sinistra;
  • La debolezza e le divisioni interne che ormai minavano l’unità del partito socialista.

Bisogna ricordare che Mussolini fu espulso proprio dal movimento socialista, poiché era a favore di un eventuale intervento nel primo conflitto mondiale; così continuò la sua opera politica attraverso il quotidiano che aveva fondato: “Popolo d’Italia”. Il fascismo aveva programmi ben chiari; innanzitutto cominciarono a operare le squadre d’azione fascista contro il movimento socialista. Gli stessi proprietari terrieri, inoltre, indossarono le “camicie nere”, per stroncare il movimento contadino. Lo squadrismo fu caratterizzato da una violenza che doveva servire da esempio per tutti gli altri, una violenza che trovò spesso la tolleranza delle autorità locali antisocialiste. Mussolini riusciva così a consolidare il suo partito, mescolando violenza e legalità e agendo indisturbato. La violenza squadrista continuava impunita, culminando nella bastonatura del liberale antifascista Giovanni Amendola e nell’uccisione del sacerdote Don Minzoni. Fu costituita, poi, la cosiddetta Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, che mirava a spazzare definitivamente ogni residua opposizione, con una seconda ondata di rivoluzione

La nazione è un’unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello stato fascista. Il lavoro è un dovere sociale

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Benito Mussolini nella Carta del lavoro

fascista. Intanto il carattere autoritario e dittatoriale del regime cominciava nettamente a farsi sentire, attraverso provvedimenti sulla libertà di stampa, con un’ampia azione di censura, sulla scuola, con la Riforma Gentile, e sulle elezioni, con la nuova legge elettorale basata sul principio maggioritario, secondo il quale, alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti, sarebbero stati assegnati i due terzi dei seggi. Il fascismo si presentò all’interno di un listone nazionale che comprendeva nazionalisti, liberali e cattolici. Con intimidazioni e inganni, il listone ottenne successo. Questi brogli e violenze elettorali vennero poi denunciati, in un discorso, da Matteotti, il quale fu successivamente rapito da una squadra fascista e ucciso. Il delitto Matteotti aprì una grave crisi politica e, per la prima volta, il potere di Mussolini sembrò vacillare, tanto che molti se ne dissociarono. La sua astuzia lo portò a fare un discorso in cui si assunse la responsabilità politica, ma non morale, del delitto; così riprese in pugno la situazione.

I caratteri generali del regime fascista

Mussolini ricominciò ancor più accanito nel suo progetto di “fascistizzazione dello stato”, attraverso le leggi dette fascistissime, che prevedevano la soppressione della libertà di associazione, la sostituzione dei sindaci con podestà nominati dal sovrano, la chiusura dei giornali antifascisti, la severa censura su tutta la stampa, l’istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello stato, la proibizione dello sciopero, il pieno controllo dell’informazione e dei mezzi di comunicazione di massa, l’obbligo di iscriversi al partito. Mussolini arrivò, inoltre, a una conciliazione tra Stato e Chiesa, firmando con il cardinale Gasparri i Patti lateranensi, composti di tre documenti:

  • Un trattato, con cui la Santa sede riconosceva la sovranità dello stato italiano, con Roma capitale e lo stato riconosceva la sovranità pontificia sulla Città del Vaticano;
  • La convenzione finanziaria con cui lo stato versava al Vaticano una determinata somma;
  • Il Concordato che regolava i rapporti tra stato e chiesa; conferiva, infatti, effetti civili al matrimonio religioso e proclamava la dottrina cattolica come fondamento dell’istruzione pubblica, estendendone l’insegnamento anche nelle scuole secondarie.

Il lavoro è la cosa più alta, più nobile, più religiosa della vita

~ 9 ~ Benito Mussolini – 25/10/1923

La politica economica del fascismo

Dal punto di vista economico, il governo attuò, in un primo momento, provvedimenti atti a

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