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Arthur Schopenhauer

Schopenhauer diceva che: “la vita è un pendolo che oscilla incessantemente tra noia e dolore,

passando per intervalli fugaci e per di più illusori di piacere”

Secondo Schopenhauer la vita è caratterizzata dal dolore in quanto, il desiderare qualcosa

porta ad uno stato di tensione, per la mancanza di ciò che si vorrebbe avere.

Il desiderio risulta quindi per definizione, assenza, vuoto, ossia dolore.

La condizione umana è quindi secondo Schopenhauer un’oscillazione tra due sentimenti:

  • Il dolore arrecato dal continuo desiderio di qualcosa;
  • La noia che incombe quando il desiderio viene appagato e non si desidera nulla.

Questi due sentimenti sono l’uno peggio dell’altro in quanto arrecano sofferenza all’uomo.

Il piacere è dato secondo Schopenhauer da una cessazione momentanea del dolore, ma è un

sentimento breve e illusorio nella vita umana.

La condizione di dolore esistenziale è vista in due noti poeti: Giacomo Leopardi e Eugenio

Montale.

Giacomo Leopardi – male di vivere

Secondo Giacomo Leopardi, l’uomo è per sua natura destinato all’infelicità. Egli infatti aspira

ad un piacere duraturo e infinito e finisce ben presto con lo scoprire che ciò non è possibile; si

forma quindi un senso di insoddisfazione perpetuo che non fa altro che generare

continuamente dolore, ovvero un vuoto nell’anima che porta a concepire il senso di nullità di

tutte le cose. L’infelicità non è quindi altro che l’assenza e il non raggiungimento del piacere.

In una prima fase del suo pensiero, egli concepisce l’idea secondo cui la profonda infelicità

dell’uomo moderno consisterebbe nel suo graduale arricchimento conoscitivo e nel progresso

della civiltà e della ragione.

L’infelicità sarebbe quindi da imputare fondamentalmente alla storia: il pessimismo storico è

quindi il pensiero secondo cui l’infelicità è sempre esistita, ma gli antichi non se ne rendevano

conto, perché distratti dalle illusioni, le quali producono nell’uomo una felicità che non è reale,

perché mascherano la vera realtà che è fatta di sofferenza.

Terminata la fase del pessimismo storico, Leopardi perviene a quella del pessimismo cosmico,

giungendo alla famosa concezione della natura come matrigna cattiva, cioè di una natura che

non vuole più il bene e la felicità per i suoi “figli”.

La natura è infatti la sola colpevole dei mali dell’uomo; essa è ora vista come un organismo

che prosegue incessantemente il suo compito di conservazione del mondo in quanto

meccanismo crudele che fa nascere l’uomo per destinarlo alla sofferenza.

Eugenio Montale – male di vivere

Per Eugenio Montale quella dell’uomo è una condizione altrettanto difficile e che non lascia

spazio alle illusioni. Attraverso gli elementi descritti nelle sue poesie, l’autore identifica la

situazione dell’uomo nel mondo, risultando estraneo alla realtà.

L’uomo moderno non riesce a capire la realtà: tutto ciò porta ad una paralisi conoscitiva, per la

quale l’individuo rimane sbalordito di fronte ad una realtà che non riesce a conoscere a fondo.

La poetica di Montale è quindi definita del “correlativo oggettivo”: ogni oggetto è emblema di

una condizione esistenziale. Questo avviene anche nella famosa poesia:

Spesso il male di vivere ho incontrato

Spesso il male di vivere ho incontrato

era il rivo strozzato che gorgoglia

era l'incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

In questa lirica, concisa ed essenziale ma al tempo stesso efficace, il male di vivere si

configura come la condizione esistenziale per eccellenza dell’uomo moderno, che Montale

non spiega ma incarna in alcuni elementi (quali, ad esempio, il rivo strozzato, l’accartocciarsi

della foglia, e il cavallo stramazzato). Nella lirica risalta inoltre un forte contrasto fra il male che

affligge l’uomo e la divina indifferenza, la quale è rappresentata come l’unica vera soluzione

di fronte al male. Di fronte a questa dura realtà, l’uomo deve ritirarsi e osservare il corso degli

eventi senza porsi problemi.

Montale tenta infine di instaurare, nelle sue poesie, un rapporto di solidarietà con il lettore,

consapevole del fatto che entrambi si trovano nella medesima situazione di sofferenza, e

stimola, in questo senso, un rapporto di compassione che aiuti a sopportare meglio il male di

vivere.

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Sintesi

Materie e argomenti

  • Filosofia – Arthur Schopenhauer
  • Fisica – Il pendolo
  • Italiano – Leopardi e Montale (male di vivere)
  • Latino – Seneca (De tranquillitate animi)
  • Francese – Baudelaire (Spleen – Les Fleurs du mal)
  • Arte – E. Munch (L'urlo)
  • Tedesco – Goethe (Die Leiden des jungen Werthers)
  • Inglese – S. Beckett (Waiting for Godot)
  • Matematica – funzioni monotone
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