«La fotografia non mostra la realtà,
mostra l'idea che se ne ha»
Introduzione
La parola fotografia deriva dal greco PHOTÒS (luce) e GRAPHìA (scrittura).
Denota perciò “scrittura con la luce”. La scrittura con la luce nasce già nell’antichità con la camera oscura, veniva usata dai pittori in modo da riportare quadri più realistici, ma rimaneva il problema di fissare l’immagine senza il bisogno di pitturarla.
Questo viene risolto all’inizio del XIX dai francesi Louis-Jacques Mandé Daguerre e Nicèphore Nièpce. Le prime fotografie infatti prendono il nome di Daguerre, sono i Dagherrotipi, immagini fissate su una lastra d’argento attraverso un complicato lavoro con liquidi chimici.
Questo problema viene risolto poco dopo dall’inglese William Henry Fox Talbot, che inventa l’attuale Negativo, grazie al quale si può fare un numero infinito di copie con un singolo scatto fotografico. Da qui nasce la prima vera fotografia.
Tutti capiscono l’importanza innovativa di questa invenzione, che fa subito il giro del mondo: infatti per ricordare qualcuno con un’immagine, non serve più un lungo e costoso ritratto.
Nascono così molti studi fotografici, la fotografia viene usata in modi diversi:
- Come strumento scientifico;
- Per documentare fatti, persone o cose;
- Nell’arte, come nell’impressionismo per cogliere l’attimo fuggente.
Nel 1888 la fotografia diventa ancora più facile ed economica, perché viene inventata la prima macchina fotografica portatile, la “Kodak” (George Eastman).
Dalla fine dell’800 ad oggi la fotografia si è ancora notevolmente sviluppata, grazie all’invenzione della fotografia a colori nel 1947 e quella della macchina fotografica digitale, nel 1975, entrambe dovute alla “Kodak”.
Biologia – L’occhio come la macchina fotografica
L’occhio è quell’organo di senso, dalla struttura sferica del diametro di 2,5 centimetri, che ci permette di vedere e la sua struttura ricorda da vicino quella di una macchina fotografica, o meglio noi abbiamo costruito la macchina fotografica "copiando" quello che la natura aveva già inventato.
L’apparato visivo è costituito da due organi, pari e simmetrici, posti anteriormente nel cranio: gli occhi, o bulbi oculari, collegati direttamente dai nervi ottici, servono a trasmettere ciò che noi vediamo al cervello.
Quando fissiamo un oggetto, la luce che proviene da esso entra nei nostri occhi, attraversa una serie di lenti naturali, che sono in sequenza la cornea (attraverso cui la luce entra nel nostro occhio), l’iride (un anello muscolare pigmentato che conferisce all’occhio il suo colore) ed il cristallino (una lente che ha il compito di mettere a fuoco i raggi luminosi).
Tali lenti naturali corrispondono alle lenti dell'obiettivo di una macchina fotografica, la luce va ad "impressionare" una pellicola fotosensibile, la retina, che di conseguenza, eccitata dalla luce che la colpisce, trasmette informazioni al "regista", il cervello, attraverso un cavo elettrico, il nervo ottico, che interpreta e decodifica le immagini rimpicciolite e capovolte, rimettendole nella posizione.
Una membrana muscolare, l'iride, al cui centro è ricavata un'apertura, la pupilla, cioè un diaframma naturale di diametro variabile, simile a quello contenuto in una qualsiasi macchina fotografica, il cui compito è quello di modulare la quantità di luce che va a colpire la retina.
Retina: è l’involucro più interno del bulbo oculare, corrisponde al sensore della macchina fotografica ed è il punto d’inizio della via visiva.
I classici della fotografia
Artisti che hanno saputo usare l'obiettivo con la sensibilità di un poeta, immortalando l’anima delle persone, dei luoghi e degli eventi del secolo scorso.
Per rivivere attraverso gli scatti dei più grandi maestri della fotografia: da Henri Cartier-Bresson a Steve McCurry, da Robert Capa a Josef Koudelka e Luigi Ghirri, contemporaneo.
1) Henri Cartier-Bresson
“Se il Ventesimo secolo è stato quello dell’immagine, Henri Cartier-Bresson è stato l’occhio del secolo”.
E’ stato un fotografo francese e viene presentato così il più famoso tra i fotografi nella biografia ufficiale della Fondation HCB a lui dedicata.
Ed è a quest’uomo, che forse più di ogni altro ha contribuito a rendere popolare la fotografia nel mondo, ha realmente scritto la storia della fotografia, ispirando un’intera generazione di fotografi e regalandoci una visione che va ben al di là della semplice rappresentazione della realtà, consacrando la fotografia come arte a tutti gli effetti.