La bellezza è nel mondo
Che cos'è la bellezza? Quando ci viene posta questa domanda non possiamo non fare riferimento alla nostra soggettività e quindi finiamo per rispondere con frasi del tipo “la bellezza sta negli occhi di chi guarda” o “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”.
Quando giudichiamo bello un oggetto, un'opera d'arte, una persona, un paesaggio, nel nostro giudizio si manifesta un qualcosa che “sentiamo” e che nello stesso tempo non riusciamo a definire in termini logico-concettuali. Ma anche sui dizionari alla voce bellezza si trova: “qualità di ciò che appare o è ritenuto bello ai sensi e all'anima”, quindi non viene data una risposta oggettiva e universalmente valida all'interrogativo iniziale, ma si rimanda sempre al soggetto che prova determinate sensazioni ed emozioni di fronte ad un oggetto osservato.
Etimologicamente, invece, il termine bellezza deriva dal latino “bellus”, diminutivo di una forma antica di “bonus”, quindi l'idea di bello rinvia alle idee di bene, di armonia e di ordine e trova, in questo senso più oggettivo, piena espressione nella filosofia greca.
Ad esempio, i pitagorici identificano il bello con la simmetria e la proporzione.
L'idea di armonia è anche un punto nodale del pensiero rinascimentale sul bello, che viene ancora, in questo periodo, identificato in una caratteristica obiettiva, ottenibile artisticamente e conoscibile criticamente.
Ma a partire dal XVIII secolo, quando si inizia a dare più valore alla percezione del soggetto, si arriva alla fondazione dell'estetica come disciplina autonoma e alla connessione sistematica di bellezza e arte. Il bello viene identificato inizialmente con la perfezione sensibile della rappresentazione artistica e successivamente con il piacere da esso suscitato.
L'estetica romantica identifica definitivamente l'arte con il bello, interpretandolo addirittura come manifestazione di verità: ne sono un esempio Schelling, Hegel o Schopenhauer.
Nell'estetica contemporanea, invece, è stata rimarcata la distinzione fra la bellezza come sinonimo di “valore estetico e artistico” e la bellezza come uno fra i tanti valori.
Proprio su questa concezione di bello si basa il film di Paolo Sorrentino, vincitore del premio Oscar 2014 come miglior sceneggiato straniero: “La grande bellezza”.
Protagonista è Jep Gambardella, giornalista napoletano e critico teatrale, dal fascino innegabile, impegnato a districarsi tra gli eventi mondani di una Roma così immersa nella bellezza del passato, quanto distrutta dallo squallore del presente. Egli, trasferitosi a Roma all'età di 26 anni per pubblicare il suo primo e unico romanzo “L'apparato umano”, viene presentato nel bel mezzo della festa dei suoi 65 anni quando, estraniatosi dai volgari e rocamboleschi balli, fa un'analisi interiore di sé stesso, definendosi sin da giovane «destinato alla sensibilità, destinato a diventare uno scrittore».
Eppure questa sensibilità è stata divorata dalla vita che egli stesso ha condotto, è stata divorata dalla gente e dai luoghi che ha frequentato. Jep, di cui tutti hanno apprezzato l'intensità emotiva nel suo romanzo giovanile, afferma inizialmente che non ha più potuto scrivere perché è «uscito troppo spesso la sera. Roma ti deconcentra, ti fa perdere un “sacco di tempo”».
Una mattina, tornando da una delle sue solite feste, incontra il marito di Elisa, il suo primo (e probabilmente unico) amore, che lo attende davanti alla porta di casa.
Collegamenti percorso bellezza nel mondo
- Italiano: Andrea Sperelli (Il Piacere)
- Filosofia: il giovane Friedrich Nietzsche
- Francese: teoria sull'arte di Marcel Proust
- Matematica: sezione aurea, quadrato magico, identità di Eulero.