Estratto del documento

Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci”

Anno Scolastico 2013/2014

Tesina per l'esame di Stato

Il sentimento dell’angoscia nella filosofia e nelle arti espressive

di

Lorenzo Gerini

Introduzione

Durante quest’ultimo anno scolastico abbiamo trattato tematiche che ci hanno permesso di comprendere meglio la sfera interiore dell’animo umano. Abbiamo studiato la nostra psiche attraverso i diversi punti di vista di ogni materia umanistica e non, mettendone in luce la complessità ed i meccanismi che la governano. Ciò mi ha spinto ad approfondire e cercare di capire meglio uno di quei sentimenti che più condizionano la nostra vita: l’angoscia. Quello dell’Angoscia e della Disperazione è un tema ricorrente nelle materie umanistiche, per questo ho avuto la possibilità di poterlo analizzare attraverso tre autori: Søren Kierkegaard, Edvard Munch e Dino Buzzati.

Del primo illustrerò i concetti fondamentali espressi nelle opere “Il Concetto dell’Angoscia”, “Aut-Aut” e “Malattia Mortale”. Successivamente tratterò le trasposizioni pittoriche di questi concetti nei dipinti “Angoscia”, “Disperazione” e “L’Urlo” di Edvard Munch. Infine analizzerò brevemente il romanzo “Il Deserto dei Tartari” e il racconto “I sette messaggeri” di Dino Buzzati, autore non trattato durante il corso di studi ma che ho deciso di inserire in questa tesina sotto il consiglio del mio professore di italiano.

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Nella filosofia: Søren Kierkegaard

Gli animali agiscono seguendo il proprio istinto, tendono a soddisfare le loro necessità primarie in modo naturale, come se ogni cosa fosse predisposta. I loro comportamenti non sono frutto di un apprendimento, né di una scelta personale, sono automatici. Posti dinanzi ad una determinata situazione, gli animali non saranno mai in grado di scorgere l’infinito mare di possibilità che li circonda. Possibilità che l’essere umano, dotato di intelletto e di una coscienza, è in grado di percepire. A differenza dell’animale, l’uomo pensa, ragiona e studia le situazioni che la vita quotidiana gli pone ed ha la capacità di compiere scelte consapevoli, non dettate da una predisposizione genetica. L’essere umano quindi è conscio del proprio io. Ciò significa che egli è in grado di provare sentimenti, i quali possono condizionarne l’esistenza. Tra tutti, uno di quelli che influenza maggiormente la vita degli uomini, è l’angoscia. Essa è strettamente collegata alla condizione umana. Può mancare, o essere presente in grado minore, in quei momenti in cui l’uomo si rende simile agli animali, come ad esempio in condizioni di eccessiva felicità. Il fatto che nella lingua tedesca le parole “Ansia” e “Angoscia” si esprimano entrambe con la parola “Angst” è particolare. Esse sono unite da un forte filo conduttore, in quanto l’angoscia si manifesta proprio come un forte stato d’ansia e di tristezza o, come era definito nel periodo romantico, “un dolore che preme il cuore”. Questo stato d’ansia è provocato da un senso d’incertezza verso il futuro, che sia remoto o imminente. Futuro, quello dell’uomo, che si costruisce in base alle scelte compiute dall’individuo stesso.

Il filosofo danese Søren Kierkegaard, nella sua opera “Il Concetto dell’Angoscia” scriveva:

Si può paragonare alla vertigine. Chi volge gli occhi al fondo di un abisso è preso dalla vertigine. Ma la causa non è meno nel suo occhio che nell’abisso: perché deve guardarsi. Così l’angoscia è la vertigine della libertà

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L’esistenza umana è caratterizzata dalla libertà, una possibilità assoluta, ed è proprio quando l’individuo scopre che tutto è possibile che subentra l’angoscia.

Poiché, quando tutto è possibile, è come se nulla lo fosse. Agli occhi umani, ogni possibilità favorevole è annientata da infinite possibilità sfavorevoli, e ciò rende l’angoscia praticamente insuperabile. Un individuo diventa vittima dell’angoscia quando colma la sua “ignoranza”, cioè quando viene a conoscenza delle infinite possibilità. Secondo Kierkegaard ciò è strettamente collegato al concetto di “peccato” e l’angoscia è il fondamento del peccato originale. Adamo è “innocente” finché resta “ignorante”, cioè finché non conosce le proprie infinite possibilità. Ma l’elemento che determinerà la sua caduta è già presente nell’ignoranza di Adamo. Questo elemento non è identificabile né con il turbamento, né con la calma interiore. In realtà è proprio questo “niente” a generare l’angoscia.

Il divieto divino rende inquieto Adamo perché sveglia in lui la possibilità della libertà. Ciò che si offriva all’innocenza come il niente dell’angoscia è ora entrato in lui, e qui ancora resta un niente: l’angosciante possibilità di potere. Quanto a ciò che può, egli non ne ha nessuna idea, altrimenti sarebbe presupposto ciò che ne segue, cioè la differenza tra il bene e il male. Non vi è in Adamo che la possibilità di potere, come una forma superiore d’ignoranza, come un’espressione superiore di angoscia, giacché in questo grado più alto essa è e non è, egli l’ama e la fugge. (“Il Concetto dell’Angoscia”)

Una volta posto il divieto divino, Adamo è invaso da una possibilità di libertà. Egli però non è consapevole delle conseguenze che la sua scelta può comportare, è semplicemente spinto dal puro sentimento della possibilità, che si identifica con l’angoscia. A differenza di Adamo, Kierkegaard sente gravare su di sé il peso della scelta, poiché è consapevole delle conseguenze che da essa possono derivare. Ma ciò che contraddistingue l’animo del filosofo danese è l’indecisione permanente, cioè un equilibrio instabile tra le opposte alternative che ogni scelta comporterebbe. Tale equilibro è detto dal filosofo stesso “punto zero”. Egli vive nell’impossibilità di trovare un compito preciso nella propria vita.

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Sintesi

Filosofia - Søren Kierkegaard

Storia dell'arte - Edvard Munch

Italiano - Dino Buzzati

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