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La pazzia:

Tra patologia, passione e virtù

“Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati, godrebbero felici di un’eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia. Il Cuore ha sempre Ragione.”

[Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia]

Interpretazione del termine

La pazzia è comunemente intesa come qualsiasi forma di alterazione delle facoltà mentali, persistente o temporanea: essa è identificata come una mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell'ambiente e della società e sovente si manifesta come violazione delle norme sociali, compresa la possibilità di diventare un pericolo per se stessi e gli altri. Tuttavia, dietro a questa definizione oggettiva, si cela un significato ambiguo: l’aggettivo pazzo sta ad indicare semplicemente chi si ribella all'ordine della vita sociale per dar sfogo alle passioni, ai sentimenti, all'istinto, alla pura irrazionalità.

Per capire quest’ambiguità, bisogna osservare come il significato di questo termine è profondamente variato sia nel suo concetto sia nella sua interpretazione: nel mondo classico la “follia” era imprescindibilmente legata alla sfera sacra e il folle si incarnava nella figura dell’oracolo, svelando le voci divine presenti nel mondo, quindi doveva essere ascoltato ed interpretato. Al contrario, nel Medioevo il folle diventò il rappresentante del demonio, perciò bisognava liberarlo attraverso l'intervento riparatorio sul corpo guasto e nel caso di insuccesso l'eliminazione fisica del folle. È nel Rinascimento che, per la prima volta, il folle venne considerato una persona diversa sia per i valori sia per la sua filosofia di vita, e quindi andava rispettato, lasciato libero: una testimonianza ci è data dall'Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam. Questa corrente di pensiero influenzerà gli studi di Husserl e Jaspers, i padri della fenomenologia.

L'approccio terapeutico ai malati avvenne solamente verso la fine del ‘700 con il chirurgo Jacques René Tenon ed il fisiologo Pierre Jean Georges Cabanis, il quale rivoluzionò la mentalità medica dell'epoca introducendo il concetto di inviolabilità della persona umana e di libertà, seppur all'interno della struttura sanitaria, per il malato, distinguendo la terapia medica da quella solamente repressiva di tipo carcerario in vigore fino a quel momento. Nel Novecento Sigmund Freud, con l'intuizione della guarigione perseguibile tramite una ricerca interiore ed un rapporto più umano con il terapeuta, mutò nuovamente il significato della follia.

La psicanalisi di Sigmund Freud

“L'inconscio, il vero centro della nostra vita psichica, la parte di noi che è assai più vicina al divino della nostra povera coscienza — anch'esso può mentire!”

[casi clinici]

I problemi riguardanti la psiche dell'uomo non furono mai visti da un punto di vista scientifico sino alla seconda metà dell'Ottocento, quando in Germania nasce un fervido interesse per la psicologia, grazie agli studi del dottor Sigmund Freud, il padre della psicanalisi, cioè la teoria dell'inconscio umano.

Dopo aver elaborato una prima topica che suddivide la psiche umana in inconscio, preconscio e coscienza, Freud elabora quella definitiva, stratificata in tre metaforici luoghi psichici:

  • L’Es è la forza impersonale e caotica che costituisce la matrice originaria della nostra psiche, non conosce né il bene né il male, né la moralità, ma obbedisce solo al principio del piacere.
  • Il Super-io è la coscienza morale, ovvero l’insieme delle proibizioni che sono state instillate nell'uomo nei primi anni di vita e che poi lo accompagneranno sempre, anche in forma inconsapevole.
  • L’Io è la parte organizzata della personalità che deve mediare tra Es, Super-io e mondo esterno. L’Io deve equilibrare tramite opportuni compromessi passioni disparate e in contrasto tra loro, deve stabilire l’armonia tra le forze e gli impulsi che agiscono in lui e su di lui. Rende molto sottile il confine tra normalità e anormalità.

La malattia mentale è causata dalla compresenza di due fattori:

  • Esperienze particolarmente traumatiche vissute in passato e successivamente rimosse (e che risultano legate più o meno direttamente ai sintomi);
  • Conflitti tra forze inconsce di vario tipo (e che sono la vera “causa attiva” della malattia).
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Sintesi
  • Letteratura italiana - Luigi Pirandello, "Uno, nessuno e centomila"
  • Filosofia - Freud, Psicanalisi
  • Storia - Il nazismo e l'ideologia hitleriana
  • Storia dell'arte - Van Gogh
  • Letteratura inglese - Virginia Woolf
  • Letteratura latina - Seneca, "De tranquillitate animi"
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