Estratto del documento

Maturità 2011

Rinaldo Corso

Liceo scientifico P.N.I.

Magnani Monia

Follia: mistero oltre la ragione?

“Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia”.

(Erasmo da Rotterdam, Elogio alla follia)

Collegamenti interdisciplinari

Filosofia

Nietzsche

Latino

Seneca: “Furor versus ratio”

Italiano

Freud, Svevo, Pirandello

Storia

Adolf Hitler, lo sterminio degli ebrei e la Shoah

Scienze

Vulcani e terremoti

Fisica

Einstein, i buchi neri

Inglese

Beckett, “Waiting for Godot”; Orwell, “1984”

Storia dell’arte

Edward Munch, Vincent Van Gogh

Cos’è la follia?

I pazzi sono davvero tali o è il resto del mondo che li fa sentire folli? Dire che cosa sia realmente la follia è un’impresa abbastanza ardua, eppure in tanti hanno provato a dare un valido significato a questo termine.

La prima difficoltà è già tutta racchiusa nell’etimo del termine follia, dal latino follis, che significa mantice, sacco vuoto, pallone gonfio d’aria. Per traslazione, il folle è quindi colui che ha la testa vuota, piena d’aria.

Nel passato come nel presente, la follia si è manifestata in tanti suoi piccoli aspetti: attraverso il genio degli scienziati, i versi dei poeti, le melodie dei musicisti, i colori vivaci sulle tele degli artisti, le gesta inconsulte dei potenti.

Personalmente, credo che esistano due concetti nettamente distinti di pazzia: uno è orientato nella società, l’altro nell’individuo. Nel concetto di pazzia legato alla società, specie nelle letterature moderne dell’assurdità, il matto è colui che è più cosciente delle convenzioni e della vita borghese.

L’uomo è sano quando è all’altezza dei compiti che la società gli assegna, ovvero quando funziona in modo conforme ai bisogni della medesima.

Il concetto umanistico invece si distingue nettamente da quello precedente in quanto è basato sul fatto che non è il funzionamento conforme a una data società a determinare che cosa sia la malattia o la salute psichica, ma criteri insiti nell’uomo stesso.

In contrapposizione, artisti come Van Gogh e Nietzsche dimostrano che il folle può esprimere una realtà che agli occhi di persone normali può apparire distorta soltanto perché non è una visione comune.

Luigi Pirandello analizzò il tema della follia sotto molti aspetti, e non a caso, visto che sua moglie soffriva di “malattia mentale”. Riuscì a capire e ad analizzare il ruolo del folle come capace di capire la funzione delle maschere.

Nietzsche, in La gaia scienza, fa comparire il folle come profeta di una realtà che non tutti gli uomini riescono ad accettare. Ma lo stesso Nietzsche soffriva di follia.

Inoltre, perché non considerare una follia umana anche la vicenda di Hitler? Come ha potuto una sola persona far mobilitare l’intera massa e far uccidere milioni di persone con la sola colpa di appartenere alla cultura ebrea?

In tutte queste figure scorge una sorta di genialità, quella che, in una persona giudicata “normale” dalla società, non potrebbe venir fuori.

Come sostenevano Erasmo da Rotterdam e Platone, è vero che la follia sia da un lato una forza distruttrice, o una malattia, ma dall’altro una grande carica di energia interna che aiuta a “costruire” la propria vita secondo le proprie idee.

Svevo e Pirandello

Demolizione di certezze

L’opera di Svevo, insieme a quella di Pirandello, esprime la demolizione più coerente e più definitiva delle certezze positiviste e borghesi con le quali si era chiuso il secolo XIX.

Con Svevo e Pirandello la rappresentazione letteraria dell’uomo finisce col dipingere l’immagine di un essere senza verità, senza unità, senza speranza, scaraventato in un mondo caotico, malato, assurdo.

Parallelamente alla dissoluzione dell’immagine umana, questi due scrittori hanno scompaginato radicalmente le strutture stesse della rappresentazione letteraria, innovando profondamente il romanzo e il teatro nelle loro tecniche espressive.

A buon diritto, quindi, Svevo, con Pirandello, deve essere considerato uno degli autori più “rivoluzionari” della nostra storia letteraria e uno degli esponenti più alti della letteratura italiana ed europea.

Italo Svevo

Caratteristiche letterarie

  • Preminente attenzione ai problemi dell’uomo, di cui scruta i meandri più riposti della coscienza, i famosi “autoinganni”.
  • Rappresentazione della società del suo tempo con opere di rottura, per svelarne le ombre, le finzioni, le angosce, per smitizzarla e demistificarla, diversamente dai vari Pascoli e D’Annunzio, che ne esaltano i difetti.
  • Stile non elegante e antiletterario.

Svevo ebbe sempre difficoltà con la lingua italiana.

Ideologia

Secondo l’ideologia di Svevo la realtà è una buffa commedia, un indecifrabile caos, dove non c’è posto per la “felicità”, né per la “salute”, dove domina l’imprevedibile, il caso, il bizzarro, lo stato di malattia.

Cade definitivamente il “mito positivo” romantico e borghese e si afferma il tema dell’inetto, dell’“uomo senza qualità”.

Gli inetti dello Svevo non si possono definire dei “vinti” alla maniera del Verga: questi ultimi sono rigettati indietro dopo aver tentato di superare il livello della loro classe; per gli inetti, invece, l’insuccesso è legato al “male di vivere” ed è una rinuncia di tipo filosofico ed esistenziale.

Essi sono vinti ma senza grandezza perché la malattia della coscienza e l’inettitudine escludono la lotta. Sembra quasi che la malattia sia una condizione necessaria per conoscersi meglio, sia lo stato normale dell’uomo.

I motivi trattati nei romanzi sono pochi e ossessivi:

  • Amore
  • Senilità, non cronologica ma psicologica
  • Malattia e inettitudine alla vita
  • Difficili rapporti con gli uomini
  • Lavoro

La coscienza di Zeno

Il romanzo, oltre che esser costituito per gran parte dal memoriale di Zeno scritto a scopo terapeutico, è anche arricchito dal diario dello stesso.

Quando rifiuta la diagnosi medica che lo vuole vittima del complesso edipico, decidendo così di prescinderne, Zeno subisce una sorta di trasformazione; s’accorge d’essere sano e conclude con una visione apocalittica in cui l’uomo, creatore di “mostri distruttivi”, appare l’artefice di un disfacimento cosmico che sconvolgerà la terra, lasciando però spazio, forse, a un’utopistica, “sana” rinascita del mondo.

Si verifica così un incredibile capovolgimento che rende la concezione del confine tra salute e malattia assai sfumato.

La vera forza dell’inetto, rispetto a coloro che non lo sono, è proprio quella di non vivere inchiodato a certezze che potrebbero crollare da un istante all’altro, ma di mettersi, grazie al disagio, in continua discussione con se stesso e con gli altri.

Questo è il messaggio ultimo de “La coscienza di Zeno”, che imputa alla vita i sintomi di una malattia incurabile, perché inevitabilmente mortale, e che si rende essenziale, come prima opera di stampo psicoanalitico, all’interno della cultura letteraria italiana.

Luigi Pirandello

Pirandello e follia

Pirandello rappresenta lo stato d’animo di chi si ribella alla propria condizione di insoddisfazione, colui che viene reputato “folle”.

Generalmente si intende per normalità, secondo la massa, tutto ciò che viene fatto in base a leggi, norme e consuetudini che l’uomo ha creato per regolare la propria vita.

È, quindi, anormale, sempre secondo la massa, tutto ciò che non segue regole precise e prescritte.

Pirandello ribalta questa concezione: per l’autore è normale non ciò che risponde alle norme, ma ciò che da ciascuno viene fatto secondo i propri bisogni, e sono questi bisogni che portano l’uomo sulla via del progresso.

Il personaggio tende a ribellarsi quando si rende conto che l’osservanza delle norme gli impedisce di vivere e migliorare la propria condizione.

L’anormalità, per Pirandello, è il sottomettersi alle regole anche quando queste impediscono all’uomo di vivere. I pazzi sono felici in quanto schiavi di nessuna verità.

Sono liberi di inventare se stessi ogni giorno e sono privi del bisogno della certezza che assilla noi “non pazzi”, costringendoci a fissarci un “ruolo”, mentre si vorrebbe essere tanti, o meglio uno in un modo appagante.

Enrico IV

Enrico IV è una commedia in 3 atti scritta nel 1921.

È uno studio sul significato della pazzia e sul tema caro all’autore del rapporto, complesso e alla fine inestricabile, tra personaggio e uomo, finzione e verità.

Il protagonista di questa commedia pirandelliana “recita”, da circa 20 anni, la “parte” di Enrico IV di Germania in una villa adibita a reggia, da folle per 12 anni e da folle-cosciente per 8 anni.

Venti anni prima, infatti, era stata organizzata, per una festa di carnevale, una “cavalcata” in costume; a quel tempo egli, innamorato di una giovane nobildonna di nome Matilde Spina, aveva scelto di mascherarsi da Enrico IV, per poter “essere ai suoi piedi”.

Durante la cavalcata in costume, per un incidente provocato volontariamente da un rivale in amore, il barone Tito Belcredi, Enrico, cadendo da cavallo, aveva battuto la testa e si era “fissato” nel personaggio interpretato per gioco.

Dopo 12 anni si era svegliato da quello stato di follia, si era reso conto che la sua caduta non era stata accidentale, ma provocata dal suo rivale, che aveva poi sposato la sua innamorata.

Guardandosi intorno, si era reso conto che “tutto era finito”: che egli era invecchiato senza aver vissuto la sua vita; che “era arrivato con una fame da lupo ad un banchetto bell’e sparecchiato” — gli amici lo avevano tradito, il suo posto nel cuore della donna che amava era stato preso da un altro, ecc. —; aveva allora deciso di continuare quella finzione: “preferii restare pazzo e vivere con la più lucida coscienza la mia pazzia”, per vendicarsi della vita che lo aveva in qualche modo privato della sua.

Pazzo cosciente, in contrasto “con chi vive agitatamente, senza saperla e senza vederla, la sua pazzia”, illudendosi di fermare il tempo sotto “la maschera” del personaggio storico.

Un giorno erano giunti al suo castello i partecipanti a quella mascherata di venti anni prima, guidati da un medico che, con la rievocazione di quella circostanza, voleva fare un tentativo di risanare “il pazzo”.

Quando Enrico vide Matilde ebbe un impulso di passione, ma fu ancor più soffocato dalla rabbia per la giovinezza negatagli, quando vide Frida, la figlia di Matilde, perfettamente somigliante alla madre vent’anni prima.

Enrico fece per abbracciare la ragazza, ma poi si avventò su Belcredi e lo uccise, attuando finalmente la sua vendetta.

Così Enrico si ritrovò solo con i servi e riprese la maschera della sua follia e si rinchiuse per sempre nella sua disperata solitudine, non più per libera scelta, ma per sottrarsi alle leggi della società e sfuggire alla giustizia.

Commento

Il personaggio di Enrico IV, del quale non ci viene mai svelato il vero nome, quasi a fissarlo nella sua identità fittizia, è descritto minuziosamente da Pirandello.

Enrico è vittima non solo della follia, prima vera poi cosciente, ma dell’impossibilità di adeguarsi a una realtà che non gli si confà più, stritolato, nelle altrui vedute, nel ruolo fisso del pazzo.

La tragedia vera non è più tanto nella lucida volontà, da parte del protagonista, di chiudersi per sempre sotto l’apparenza della follia, quanto nel precedente “gioco” dell’uomo, invecchiato ormai sotto “la corona imperiale” che ha portato per venti anni, nell’agghiacciante fissazione con cui egli non ha esitato a ingannare se stesso, tessendo una tela i cui fili corrono tra realtà e finzione.

Con notevole anticipo sugli studi di psicoanalisi di Sigmund Freud, Pirandello trova sensatezza nella follia, che diviene punto di rottura con la falsità della realtà: Enrico IV è personaggio del suo tempo, metafora dell’uomo moderno con tutte le sue problematiche.

Sebbene pazzo, lo si connota come personaggio positivo, distruttore di verità fittizie ma, al contempo, è anche sinonimo di repressione volontaria, di senso della rinuncia.

Lucio Anneo Seneca

“Furor versus ratio”

Nel I secolo a.C., la morte di Mecenate segna la fine di un glorioso periodo letterario. Infatti in questo periodo diminuisce il potere del Senato e del popolo, mentre cresce il potere centrale dell’Impero.

I mutamenti della vita religiosa, morale, politica e sociale incidono sulla letteratura e ne determinano le trasformazioni: fino all’età augustea i letterati sono come isolati in ristrette cerchie.

All’inizio del nuovo secolo si diffondono invece le pubbliche “recitationes”, incontra fortuna la declamazione, larga concessione viene fatta al gusto del pubblico e della massa.

All’imitazione greca subentra l’imitazione dei grandi esempi della poesia latina.

La nuova età è caratterizzata soprattutto dal dissidio tra l’“io” e la società, tra reale e ideale, tra ratio e furor, e proprio di quest’ultimo dualismo si occupa uno dei più importanti letterati latini di questo secolo.

Lucio Anneo Seneca, detto il “filosofo”, per distinguerlo dall’omonimo padre detto “il vecchio” o il “retore”, ebbe una buona educazione retorica e filosofica in vista della futura carriera politica e a Roma iniziò la carriera di oratore e avvocato nel foro.

Accusato di coinvolgimento in uno scandalo di corte, nel ’41 venne condannato dall’imperatore Claudio all’esilio.

Fu richiamato a Roma per intercessione dell’imperatrice Agrippina, madre di Nerone, che lo scelse come tutore del figlio.

Quando poi l’imperatrice venne assassinata dal figlio, Seneca si ritirò gradualmente dalla scena per dedicarsi agli studi.

Nella primavera del ’65, accusato di aver partecipato alla congiura pisoniana contro l’imperatore, venne costretto al suicidio.

Della vasta produzione di Seneca, numerose sono le opere di carattere filosofico, scientifico e politico.

Il “Corpus” delle tragedie di Seneca costituisce l’anello di congiunzione fra la grande tragedia greca e quella dei tempi moderni.

Al centro di tutte le tragedie di Seneca troviamo la rappresentazione dello scatenarsi rovinoso di sfrenate passioni non dominate dalla ragione e delle conseguenze catastrofiche che ne derivano.

In esse l’autore parla infatti di uccisioni, anche se all’interno del gruppo familiare o a danno di amici, di incesti e parricidi, di rituali di magia nera, di maledizioni e di predizioni quanto mai macabre, di cerimonie di sacrificio e di atrocità di ogni genere, di crisi d’ira e di gesti incontrollabili, di atti di cannibalismo e di azioni nefaste, di insane passioni e di un uso folle e spregiudicato della violenza.

Infatti Seneca scrive: “L’ira è il momento di vera follia”.

Il significato pedagogico di quest’opera s’individua nell’intenzione di proporre esempi dello scontro nell’animo umano di impulsi contrastanti, positivi e negativi.

Da un lato vi è la ragione, di cui si fanno portavoce i personaggi secondari che cercano di dissuadere i protagonisti dai loro insani propositi; dall’altro vi è il “furor”, cioè l’impulso irrazionale, la passione — amore, odio, gelosia, ambizione, sete di potere, ira, rancore —, presentata in accordo con la dottrina morale stoica, come manifestazione di pazzia in quanto sconvolge l’animo umano e lo travolge irrimediabilmente.

In questa lotta tra furor e razionalità, lo spazio dato dal “furor” al versante oscuro, alla malvagità e alla colpa è senza dubbio molto elevato.

L’interesse per la psicologia delle passioni, che può apparire quasi morboso, sembra talora far dimenticare al poeta le esigenze filosofico-morali.

Inoltre è caratteristica delle tragedie senecane l’accentuazione delle tinte più fosche e cupe, degli aspetti più sinistri, dei particolari più atroci, macabri, raccapriccianti.

In poche parole Seneca enfatizza il pathos e dimostra la forza devastante della passione, indice di disintegrazione della personalità interiore.

I personaggi vengono analizzati in profondità: di essi vengono messi in risalto i contrasti interiori, la morte della ragione, la bestialità umana.

Sigmund Freud

Analisi della follia

La follia in psicoanalisi

La follia in psicoanalisi potrebbe essere definita come una sovrapposizione della parte istintuale su quella razionale.

Secondo Sigmund Freud il comportamento ordinario non è altro che il risultato di un continuo processo dialettico tra la parte più selvaggia e disorganizzata del cervello, l’Es, e quella più pesata e razionale, il Super-io.

Nel momento in cui una delle due parti prevale in maniera eccessiva sull’altra il comportamento può apparire irrazionale e privo di logica.

Friedrich W. Nietzsche

Seconda topica: istinto vitale (Eros)

Es

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Sintesi

Italiano

Svevo, Pirandello

  • Demolizione di certezze

Italo Svevo

  • Vita
  • Caratteristiche letterarie
  • Ideologia
  • La coscienza di Zeno

Luigi Pirandello

  • Pirandello e follia
  • Vita
  • Influenze
  • Genere letterario
  • Follia e alienazione
  • Enrico IV
  • Commento

Latino

Lucio Anneo Seneca

  • Furor versus ratio

Filosofia

Sigmund Freud

  • Analisi della follia
  • Vita
  • I fondamenti della Psicoanalisi
  • La scoperta della sessualità infantile
  • L’interpretazione dei sogni

Friedrich Nietzsche

  • La vita di Nietzsche naufragata nella follia
  • Il pensiero di Nietzsche
  • Nietzsche al manicomio
  • La nascita dell’ideologia nazista
  • Il concetto di superuomo

Scambio di lettere tra Einstein e Freud

Storia

Adolf Hitler

  • Quando la follia si impossessa dell’uomo
  • Ascesa politica
  • Hitler e le persecuzioni razziali
  • La follia del nazismo non è la follia di un capo ma è la follia di un popolo

Inglese

Samuel Beckett

  • Life
  • “Waiting for Godot”

George Orwell[/h3>
  • Life
  • “1984”

Storia dell'arte

Edward Munch

  • Vita
  • “Il grido” Analisi
  • Pittore dell’angoscia

Vincent Van Gogh

  • Van Gogh e follia
  • Vita
  • “Autoritratto con l’orecchio bendato”
  • “Campo di grano con volo di corvi”

Fisica

Albert Einstein

  • Introduzione
  • Studio sulla relatività
  • Albert Einstein e il pensiero filosofico

I buchi neri

  • Elementi perturbatori nella scienza
  • Come si forma un buco nero?
  • I buchi neri

Scienze

Vulcani, Terremoti

  • La follia della natura

Vulcani[/h3>
  • Introduzione
  • Attività vulcanica
  • Tipi di eruzione
  • Fenomeni secondari del vulcanesimo
  • Attività vulcanica italiana, rischio e prevenzione

Terremoti

  • Definizione ed elementi di un terremoto
  • Vari tipi di onde
  • I sismografi e la misurazione dei terremoti
  • L’Intensità e la Magnitudo dei terremoti
  • Cause dei terremoti
  • Principali zone sismiche
  • Previsione e difesa dei terremoti
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
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