L’economia del passato e del presente
Sommario 2
Italiano – Gabriele D’Annunzio.........................................3
Storia – Il regime fascista...............................................6
Diritto – Il Parlamento....................................................12
Scienze delle finanze – Il Bilancio dello Stato...............19
Economia aziendale – Il Bilancio d’esercizio..................24
Matematica – La ricerca operativa..................................29
Inglese – Marketing and promotion.................................39
Informatica – Il linguaggio SQL......................................42
Fonti..............................................................................45 2
Gabriele D’Annunzio
Una vita vissuta come un’opera d’arte
Biografia
Gabriele D’annunzio visse la sua vita con l’intento di farne un’opera d’arte, e questo fu il cardine della sua intera esistenza. Per questo motivo la sua vita fu un succedersi di trovate, colpi di scena o di effetti calcolati per creare un’arte anch’essa unica e inimitabile.
Quindi è difficile dividere le sue esperienze esistenziali dalla sua produzione letteraria, proprio perché entrambe seguivano un unico ideale: il successo.
Nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da una ricca famiglia borghese. Nel 1879 pubblicò la sua prima raccolta poetica di ispirazione carducciana: Prime vere alla tenera età di sedici anni. Frequentava il collegio Cicognini di Prato e si era già fatto notare per il suo carattere fiero e per la sua precoce vocazione poetica. Alla fine degli studi si trasferì a Roma per proseguire gli studi alla Facoltà di Lettere.
Ma a Roma Gabriele non terminò gli studi, infatti, si dedicò al giornalismo mondano trasformandosi in un dandy raffinato, sempre presente ai più importanti eventi sociali. I suoi articoli erano molto apprezzati specialmente per la prosa elegante e ricercata con la quale erano scritti.
Nel 1882 ottenne anche una critica favorevole dal pubblico per le sue due raccolte, Canto novo, Terra vergine, una di poesie, e una di novelle.
Grazie al successo di queste raccolte D’Annunzio era ormai un personaggio pubblico, e alimentava la sua fama attraverso amori, a volte prestigiosi e a volte scandalosi, sempre resi noti e ampiamente pubblicizzati. Il più noto è sicuramente quello con Eleonora Duse, con la quale D’Annunzio è stato legato dal 1897 al 1904.
Dal matrimonio D’Annunzio ebbe tre figli, ma nemmeno questo riusciva a placare le sue avventure erotiche, inoltre viveva sempre al di fuori delle sue possibilità economiche nonostante l’attività giornalistica ed editoriale gli garantissero entrate elevate; queste non erano sufficienti a coprire le spese per il suo tenore di vita così elevato. Viveva circondato da servitori, opere d’arte e in uno sfarzo che spesso scivolava nel cattivo gusto: amava i cavalli, i cani di razza, le automobili e gli aeroplani.
Dal punto di vista artistico D’Annunzio assimilò tutte le novità culturali presenti in Europa, il simbolismo francese, il verismo italiano e il superomismo di Nietzsche, elementi che ritroviamo nella sua vasta produzione letteraria sia lirica sia narrativa.
Nel 1889 pubblicò il romanzo Il piacere, seguito poi da Giovanni Episcopo (1891), L’innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), Le vergini delle rocce (1896), Il fuoco (1900) e Forse che sì forse che no (1910). Nel 1902 uscì la raccolta Le novelle della Pescara. Per quanto riguarda la lirica invece, dopo le prime due raccolte, abbiamo Intermezzo di rime (1883), Isotteo (1890). Mentre un’opera maggiormente influenzata dai decadenti francesi è il Poema Paradisiaco (1893).
Nel 1899 si dedicò anche al teatro, scrivendo opere di vario genere, le più importanti: per quanto riguarda i drammi ricordiamo La città morta, La gioconda, e poi la tragedia La figlia di Iorio.
Pastorale 2
L’interesse per il teatro coincideva con quello per la politica: infatti, D’Annunzio credeva che la politica consistesse più che altro nella capacità di influenzare le masse e che il teatro fosse il genere letterario più adatto a farlo.
La carriera politica di D’Annunzio iniziò nel 1897, quando fu eletto deputato alla Camera nei banchi dell’estrema Destra. In seguito passò all’estrema Sinistra pur rimanendo essenzialmente un uomo di destra. Dopo una rilevante partecipazione nei primi anni del ’900 si allontanò progressivamente dalla politica attiva.
A seguito dei numerosi creditori fu costretto a rifugiarsi in Francia da dove vide lo scoppio della Prima guerra mondiale, che lo spinse a tornare in Italia. Proprio in Italia iniziò un’accesa campagna per l’intervento dell’Italia in guerra.
All’entrata in guerra dell’Italia, nonostante i suoi cinquantadue anni si arruolò come volontario, combattendo la “sua” guerra fatta d’imprese eroiche e gesti valorosi e spericolati, come ad esempio l’incursione su Vienna nella quale a bordo di un aereo lanciò proclami e manifesti tricolori.
Nel 1916 a seguito di una ferita di guerra perse l’occhio destro e in quel periodo compose Notturno, quest’opera fu scritta in condizioni di completa oscurità impostagli durante la convalescenza.
Finita la guerra, si lanciò nell’impresa di occupare e governare la città di Fiume, in attesa che si concludessero i trattati di pace e che questa fosse assegnata all’Italia.
A quest’avventura pose fine il trattato di Rapallo, con il quale Fiume fu dichiarata città libera, e D’Annunzio fu costretto con la forza ad abbandonare la città.
Tornato in Italia, si ritirò sul Lago di Garda, dove si fece costruire e arredare una lussuosa villa, a spese dello Stato, che chiamò Vittoriale degli italiani, che diventò una specie di museo.
In questa villa D’Annunzio trascorse i suoi ultimi e malinconici anni, il fascismo, al quale si mostrò favorevole, lo ricoprì di onori ma allo stesso tempo lo isolò. Il suo ruolo era quello di precursore del fascismo, ma non aveva nessun ruolo attivo.
In questo periodo ricordiamo Le cento e cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele D’Annunzio tentato di morire, nelle quali emergeva un senso cupo di sconfitta e consapevolezza dell’estraneità nei confronti della nuova vita sociale e culturale.
Morì il 1° marzo 1938.
Poetica
I modelli seguiti da D’Annunzio sono il classicismo carducciano per la poesia e il verismo verghiano per la prosa, ma rinnovato di nuovi significati.
Nel caso delle poesie ad esempio già dalla prima raccolta, Primo vere, si fa ampio uso di ripetizioni sonore a segnare la volontà di accrescere la suggestione del testo.
Fin dalle prime opere, e in tutte le successive è evidente il riferimento a opere altrui, ma allo stesso tempo nelle sue opere c’è sempre qualcosa di nuovo e originale.
Nelle sue opere sperimenta vari generi letterari, ma i punti cardini sono due:
- La definizione di uno stile sublime, di un linguaggio iperletterario, molto distante dal linguaggio comune;
- La rappresentazione di una realtà dominata dalla sensualità.
Naturalmente questi concetti andavano di pari passo.
Nella sua esperienza poetica, D’Annunzio vivrà la sensualità come “panismo”, cioè come una fusione totale con la natura e il cosmo. Nel periodo del panismo, troviamo i risultati migliori della sua produzione.
D’Annunzio invece è quasi del tutto indifferente alle problematiche sociali, solo nel romanzo Il piacere è possibile cogliere una certa critica sociale, in questo testo diventato il punto di riferimento dell’estetismo italiano, viene esaltata la “bellezza” come unico valore di vita, ma descrive anche la malattia morale del protagonista, una malattia che è il prodotto del degrado della società moderna. 2
Ma anche questo piccolo atteggiamento critico, verrà annullato in D’Annunzio con la scoperta di Nietzsche e la poetica del superuomo. Un pensiero che ruota intorno al rifiuto della società borghese e di tutto ciò che contamina il senso di bellezza. Il superuomo dannunziano è quindi energico, aggressivo e violento, ma è anche un esteta, un cultore della bellezza perché proprio questo culto è uno degli elementi costitutivi della sua superiorità.
L’estetismo ora non è più il rifiuto della realtà, ma uno strumento di una superiore volontà di dominare la realtà stessa.
Il passaggio al superomismo è segnato dal romanzo Il trionfo della morte, in cui il protagonista non è più un eroe perdente, un malato, ma un superuomo.
Il piacere
Il piacere è il primo romanzo di D’Annunzio. Il testo ottenne immediatamente un enorme successo, un successo alimentato proprio dallo scandalo suscitato dai comportamenti immorali del protagonista.
Andrea Sperelli si presenta come una sorta di alter ego dell’autore: è, insieme, l’incarnazione di una sapiente fusione di arte raffinata e di abbandono agli istinti e il prodotto del degrado morale del mondo contemporaneo.
Il romanzo viene accolto come il manifesto dell’estetismo, insieme a Controcorrente di Desese e Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Willde.
D’Annunzio e il fascismo
Nel 1919 proprio mentre Gabriele D’Annunzio era a capo dell’esercito che occupava la città di Fiume il socialista Benito Mussolini fondava il movimento dei Fasci di combattimento in piazza San Sepolcro a Milano. D’Annunzio scrisse anche una lettera proprio in quell’anno a Mussolini nella quale lo si rimproverava di non aver collaborato, insieme allo Stato, alla riuscita della sua impresa dando anche del “pallone gonfiato” con l’espressione “Bucate almeno la pancia che v’opprime” a Mussolini stesso. 2
Il fascismo
La nascita del fascismo e lo squadrismo
Il movimento dei Fasci di combattimento venne fondato nel marzo 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, da Benito Mussolini. Socialista, direttore del giornale del partito “l’Avanti!”, Mussolini era stato espulso dal partito stesso nel 1914, per la sua posizione apertamente interventista.
Nel centinaio di persone che parteciparono alla fondazione dei Fasci, troviamo ex socialisti, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari, ex arditi (reduci dei reparti d’assalto), futuristi.
I Fasci nacquero come “antipartito”, con un programma repubblicano e anticlericale, apparentemente ultrademocratico (rivendicava il diritto di voto per le donne, l’abolizione del senato di nomina regia, la giornata lavorativa di otto ore, una tassazione straordinaria dei capitali).
Il neonato movimento fascista inizialmente ebbe una posizione marginale nella vita politica del paese. Due elementi, tuttavia, ne consentirono il decollo:
- L’abbandono del sinistrismo iniziale, con una conversione a destra, come organizzazione politica della borghesia produttiva e dei ceti medi che non si riconoscevano nei partiti tradizionali e nello stato liberale.
- L’impiego della violenza politica: verso l’autunno del 1920 incominciarono le spedizioni delle squadre d’azione fasciste contro esponenti e sedi del movimento socialista. Questo passaggio decisivo avvenne nelle campagne in quanto furono gli agrari a utilizzare le camicie nere per stroncare il movimento contadino, finanziandole, appoggiandole politicamente e talvolta dirigendone di persona le azioni. Questa reazione degli agrari fu innescata dalle conquista ottenute dai braccianti.
Le squadre fasciste si muovevano rapidamente da un borgo all’altro su camion, preferibilmente di notte; prelevavano dalle loro case i militanti sindacali e politici, uccidendoli o bastonandoli, terrorizzando il loro familiari.
Questa violenza aveva un forte contenuto simbolico: prima ancora che a eliminare fisicamente l’avversario politico, essa mirava a intimidirlo, deriderlo, svergognarlo.
Nello stesso tempo essa mirava anche ad attrarre, a fare nuovi proseliti: la violenza fascista esercitava un’attrazione e un vero e proprio fascino per una parte di giovani che si erano esaltati per una guerra che non avevano potuto combattere.
L’atteggiamento delle forze dell’ordine e della magistratura, nel reprimere e punire queste azioni, fu esitante, spesso connivente.
La violenza squadrista trovò generalmente la tolleranza, e spesso la complicità, di molte autorità locali, civili e militari. 2
L’instabilità politica e le elezioni del 1921
Dalla fine della guerra al primo governo Mussolini si susseguirono sei diversi governi. Questa instabilità politica era il sintomo di una grave crisi della vecchia classe dirigente liberale, che non riusciva più a esprimere maggioranze di governo, e dell’intero sistema politico italiano.
Nelle elezioni politiche del 15 maggio 1921 i fascisti furono chiamati a presentarsi all’interno delle liste di blocco nazionale. Ottennero però solo 31 seggi e quindi il problema della stabilità politica era tutt’altro che risolto: anzi il parlamento risultò ancora più frazionato. Le forze liberaldemocratiche potevano avere la maggioranza solo con i deputati fascisti (fra i quali Mussolini). Ciò rese debolissimo il nuovo governo, presieduto da Bonomi e accrebbe anche il peso politico dei fascisti.
Violenza e legalità: la nascita del Partito fascista
Il problema di Mussolini, a questo punto, era quello di trasformare il movimento fascista in una forza politica e vi riuscì al congresso dei Fasci, del novembre 1921, trasformando il vecchio movimento nel Partito nazionale fascista.
Il programma del Partito fascista era un programma di impronta nettamente conservatrice e nazionalistica, che rassicurava nello stesso tempo la borghesia agraria, industriale e commerciale.
Prevedeva:
- Uno stato forte e la limitazione dei poteri del parlamento;
- Esaltava la nazione e la competizione fra le nazioni;
- Proponeva la restituzione all’industria privata di servizi essenziali gestiti dallo stato, come le ferrovie e i telefoni;
- Invocava il divieto di sciopero nei servizi pubblici.
Le scissioni socialiste e la disfatta del socialismo italiano
Mentre Mussolini così consolidava la posizione del fascismo all’interno del sistema politico, mescolando violenza e legalità senza incontrare apprezzabili reazioni da parte dello stato, il movimento socialista si indeboliva a causa di ulteriori divisioni:
La prima e più importante si verificò al congresso di Livorno del Partito socialista, quando un gruppo di dirigenti dell’ala sinistra del partito (tra cui Gramsci), se ne distaccò dando vita al Partito comunista d’Italia;
Una seconda scissione si ebbe all’inizio dell’ottobre 1922, quando i riformisti decisero di dare vita a una nuova formazione politica, il Partito socialista unitario, che ebbe come primo segretario Giacomo Matteotti.
Profonde divergenze maturavano anche all’interno del Partito popolare tra la destra cattolico-moderata, il centro di Sturzo e De Gasperi, e la sinistra di provenienza sindacale. L’avanzata del fascismo approfondì questa frattura, poiché la destra conservatrice si orientò sempre più decisamente verso un’alleanza con Mussolini in funzione antisocialista e anticomunista.
La marcia su Roma
Nella tarda estate 1922 Mussolini giudicò maturi i tempi per un’azione di forza. Mentre da un lato trattava con gli esponenti liberali, tra i quali Giolitti e Salandra, la formazione di un nuovo governo che sostituisse Facta e che comprendesse anche ministri fascisti, dall’altro preparava una concentrazione di squadristi armati nella capitale: nel mese di agosto, Mussolini aveva rafforzato l’apparato militare del fascismo riorganizzando le squadre in una milizia fascista.
La cosiddetta marcia su Roma ebbe inizio negli ultimi giorni d’ottobre con l’occupazione di edifici pubblici in varie città dell’Italia centro-settentrionale, e il 28 ottobre colonne fasciste, senza incontrare resistenza da parte delle forze dell’ordine o dell’esercito, entrarono nella capitale. 2
Dal punto di vista militare, i fascisti non avrebbero potuto fronteggiare con speranza di successo una reazione dell’esercito italiano; ma tale reazione non vi fu, perché il 28 ottobre Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare lo stato d’assedio per difendere Roma sottopostogli da Facta, che si dimise.
Il primo governo Mussolini e la transizione verso la dittatura
Il sovrano si piegò di fronte alla minaccia dei fascisti e convocò a Roma Mussolini, al quale diede il compito di formare un nuovo ministero, che venne presentato in parlamento il 16 novembre. La marcia su Roma e la formazione del primo governo Mussolini segnarono il crollo delle istituzioni liberali e democratiche: per la prima volta nella storia d’Italia un uomo politico si era fatto assegnare il mandato governativo con la minaccia delle armi. Così stava per nascere in Italia una forma di governo di tipo totalitario.
Nuove istituzioni fasciste
Il regime fascista introdusse importanti elementi di cambiamento nel sistema politico italiano. Furono infatti costituiti:
- Il Gran consiglio del fascismo, un organo che comprendeva i massimi esponenti del partito e i membri fascisti del governo e che esercitava forte influenza sul governo stesso;
- La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, una sorta di esercito parallelo agli ordini del capo di governo, che inquadrava le squadre d’azione antifasciste.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
- Italiano: Gabriele D'Annunzio
- Storia: il Fascismo
- Diritto: il Parlamento
- Scienze delle finanze: il bilancio dello Stato
- Matematica: la ricerca operativa
- Informatica: il linguaggio SQL
- Inglese: Marketing and Promotion
- Economia aziendale: il bilancio