“Nella vita psichica esistono processi e tendenze di cui il soggetto non sa assolutamente nulla, non sa nulla da lungo tempo, forse addirittura non ha mai saputo nulla.”
(Freud, Introduzione alla psicanalisi) Giada Greco
Introduzione
L’argomento di cui parlerò è la nascita della psicanalisi, o meglio, come la scoperta dell’inconscio, e quindi di una nuova dimensione fuori da qualsiasi schema, abbia cambiato l’immaginario collettivo del mondo e lo sviluppo dell’uomo fino ad oggi, oltre ad aver fatto i primi passi verso la psicanalisi.
Inizierò parlando del caso di una ragazza isterica e di come questo caso sia stato fondamentale per gli sviluppi successivi. I fenomeni isterici, e in generale tutto ciò che riguarda la psiche, mi affascinano molto e mi hanno indotto nella mia breve esperienza di vita a leggere e ad interessarmi a tutto ciò che mi è capitato di inerente all’argomento. Non è stato, infatti, difficile scegliere l’argomento della tesina, nonostante Freud non sia rientrato nel programma di studi di questo anno scolastico.
Mi hanno sempre attratto le dinamiche della vita psichica, e del corpo umano in generale, fin da quando, all’età di circa dieci anni, mi divertivo a costruire modellini del corpo umano e a disegnare ossa e muscoli anziché giocare ai videogiochi o guardare la tv.
Una passione che spero, un giorno, diventi lavoro; poter aiutare le persone che hanno bisogno, scoprire nuove terapie e dare propri consigli a chi è meno fortunato: di questo vorrei occuparmi nella vita. 2
Scrivendo questo elaborato ho notato come ogni evento, ogni piccola cosa che succede nel mondo non sia fine a sé stessa, ma sia indispensabile per la nascita di qualcosa di più grande e questo, secondo me, succede anche nella vita di tutti i giorni, in cui ogni gesto che compiamo incide profondamente nella vita, non necessariamente di chi ci sta intorno, ma anche di chi ci incontra per caso. Ogni evento è concatenato, tutto è collegato a qualcosa e tutto ha una qualche conseguenza, niente è fine a sé stesso. Questo è quello che ho imparato da questo percorso interdisciplinare: cercare di guardare oltre le apparenze e allontanarsi da una conoscenza settoriale e scandita in base alle discipline.
1. Filosofia: la “rivoluzione freudiana”
1.1. Il caso di Anna O.
Hystéra
Il termine isteria deriva dal vocabolo greco utero, e sta ad indicare uno stato patologico della psiche che si manifesta con sintomi somatici; al tempo di Freud si pensava fosse una malattia organica tipica delle donne. 3
Il caso di Anna O., descritto negli “Studi sull’isteria”, rappresenta un punto di svolta nella nascita della psicoanalisi. Protagonista del caso è Bertha Pappenheim, una donna giovane, bella, fantasiosa ed intelligente seppur profondamente sofferente. Bertha, figlia di una benestante famiglia viennese, cominciò a manifestare i primi squilibri in seguito allo sconvolgimento provato dovendo sorvegliare il padre moribondo. La madre di Bertha, preoccupata, si rivolse al miglior medico di Vienna: il dottor Joseph Breuer, poiché la ragazza manifestava sintomi quali tosse nervosa, disturbi visivi, strabismo convergente, paralisi dei muscoli del collo e degli arti, incapacità di parlare un’altra lingua al di fuori dell’inglese (nonostante conoscesse bene anche italiano, francese e tedesco), idrofobia, rifiuto del cibo, allucinazioni.
Breuer diagnosticò una forma di isteria e perciò decise di applicare il metodo ipnotico, recandosi ogni sera a casa della ragazza. A volte anche in stato di trance rimaneva muta, altre volte dalle sue labbra usciva un torrente di parole in quattro lingue, altre riusciva ad esprimersi correttamente.
Breuer si rese conto che Bertha viveva in due mondi: in uno si comportava in modo coerente, riuscendo ad esprimere i suoi sentimenti, mentre nell’altro era in preda ad allucinazioni e a immagini senza logica che non le permettevano di esprimersi sensatamente. Ben presto il medico si accorse che la ragazza riusciva ad eliminare i sintomi, uno alla volta, ricordando il momento in cui il sintomo era comparso; il primo sintomo che riuscì ad eliminare fu l’idrofobia, comparso quando aveva visto il cane bere dal bicchiere della governante rimanendone molto disgustata.
Da quel momento in poi, anche altri sintomi ripresentatisi dopo la morte del padre scomparvero o regredirono: diradarono le allucinazioni, scomparve la paralisi alla gamba destra e i suoi ragionamenti si fecero più lucidi. Nonostante diverse ricadute la paziente sembrava dare notevoli segni di miglioramento, soprattutto dopo che il medico ebbe incrementato il numero di visite giornaliere. Dopo diciotto mesi di assiduo lavoro le sedute erano terminate e apparentemente con un buon esito, quando Breuer ricevette una chiamata urgente dalla madre della ragazza poiché la figlia era in preda a terribili convulsioni e ad una gravidanza isterica il cui presunto padre sarebbe stato proprio il dottore. Breuer non poté fare altro che interrompere la cura e affidare la paziente ad un collega. 4
Dopo un po’ di tempo ne parlò con il giovane Sigmund Freud e tra i due si instaurò una solida collaborazione. Freud aveva inoltre avuto modo di conoscere gli studi sui fenomeni isterici portati avanti da Jean-Martin Charcot, quando si era recato a Parigi. Grazie allo studio del caso di Anna O., Breuer e Freud, mettono a punto il “metodo catartico”. Si pongono poi il problema dell’eziologia e arrivano a sostenere che le cause dell’isteria sono di tipo psicologico e non da interpretarsi in chiave somatica, andando contro alla medicina positivista e materialistica ottocentesca.
1.2. Primi passi verso la psicanalisi
Attraverso il trattamento con l’ipnosi dei casi d’isteria i due medici poterono constatare la connessione tra i sintomi del paziente e determinati fatti dimenticati della sua vita passata. La loro ipotesi iniziale fu che le reazioni emotive causate da tali eventi fossero rimaste prive di sfogo, ma questi impulsi continuavano a produrre sintomi patologici nonostante provenissero da fatti ormai remoti; per far sì che scomparissero si costatò, quindi, che occorreva riattivare il ricordo del fatto originario per rendere possibile la manifestazione degli impulsi a esso legati. Restava da chiarire il perché dell’oblio del fatto originario; la prima ipotesi (sostenuta soprattutto da Breuer) fu che gli eventi venivano dimenticati dal paziente perché erano stati vissuti in un momento al limite della coscienza, la seconda (sostenuta soprattutto da Freud) fu che gli eventi venivano dimenticati a causa della spiacevole natura del fatto stesso, che portava la persona interessata a difendersi eliminando dalla coscienza in modo consapevole il ricordo per lei inaccettabile. Questo pone le basi del concetto, elaborato in seguito, di rimozione. Freud sostenne poi l’applicabilità del metodo catartico anche a casi più complessi di quelli isterici, come le nevrosi ossessive che implicano la presenza ossessiva di un’immagine o la ripetizione indispensabile di un comportamento.
Da tali presupposti cominciarono a delinearsi le prime spiegazioni riguardo ai sintomi isterici, ossia: nel soggetto che vive un evento traumatico si determina una reazione di difesa che consiste nella rimozione del fatto stesso; a causa di determinate circostanze viene negata la normale espressione attraverso gesti, parole o azioni della carica emotiva legata all’evento, la quale determina la formazione dei sintomi, organici nei casi di isteria e psichici nei casi di nevrosi ossessiva. 5
Nel periodo compreso tra il 1895 e 1900, Freud pervenne alla conclusione che l’origine di tutte le nevrosi fosse sessuale poiché i fatti rievocati dai suoi pazienti tramite l’ipnosi avevano questa natura. Scoprì, infatti, che molti episodi narrati dai pazienti rivelavano l’esistenza di una complessa sessualità infantile.
Le teorie di Freud iniziarono così ad essere indipendenti rispetto a quelle di Breuer, costituendo il nucleo della successiva nascita della psicoanalisi.
Viene in seguito abbandonata da Freud la pratica dell’ipnosi poiché i sintomi che scomparivano con la terapia della catarsi, si ripresentavano quando il malato la interrompeva; perciò ne ricava che la temporanea guarigione fosse dovuta al potere di suggestione assunto del terapeuta nella relazione che veniva a formarsi con il paziente, relazione caratterizzata da un forte attaccamento affettivo a sfondo erotico (transfert), che impediva di risolvere il conflitto interiore oggetto della cura. Freud approda così al metodo delle libere associazioni, il cui obiettivo era di rompere quella resistenza esercitata inconsapevolmente dal paziente nei confronti della cura. Tale metodo è basato sulla tecnica di far raccontare al paziente tutto ciò che gli viene in mente in modo che tra le varie parole da lui pronunciate si instaurino delle catene associative collegate con il materiale rimosso che si vuole riportare alla luce, il quale funge da campo gravitazionale verso cui sono attratti i pensieri del malato; i tre principi fondamentali per una buona riuscita sono: la rilassatezza - favorita dalla posizione supina del paziente disteso su un lettino -, la consapevolezza che non verrà sottoposto ad alcun giudizio e la sincerità. Il terapeuta, che siede alle spalle del paziente, dovrà solo offrire spunti per far parlare il paziente.
Molti di questi elementi confluiranno poi nella scoperta dell’inconscio, ossia di un’attività non meno rilevante di quella razionale nella vita psichica dell’uomo.
Per cercare una conferma alle sue ipotesi, Freud si sottopone a un’autoanalisi di 4 anni utilizzando il metodo delle libere associazioni e individuando nell’analisi dei sogni una via per accedere all’inconscio.
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